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lunedì 6 marzo 2017

L'ambiente malato UCCIDE nel mondo ogni anno un milione e 700mila bambini


Un milione e 700mila bambini muoiono ogni anno nel mondo per cause legate all'ambiente, dall'inquinamento all'igiene inadeguata. Lo afferma l'Organizzazione mondiale della sanità in due rapporti appena pubblicati. Gran parte dei decessi per polmonite, dissenteria e malaria, le cause principali di morte sotto i 5 anni, secondo l'Oms sarebbero evitabili con interventi sull'ambiente, dall'accesso ad acqua pulita a quello a combustibili non tossici.
L'esposizione pericolosa agli agenti inquinanti, sottolineano gli esperti dell'Oms, può iniziare già durante la gravidanza, aumentando il rischio di nascita prematura. Durante l'infanzia inquinamento indoor e outdoor e fumo passivo aumentano inoltre il rischio di polmonite infantile, oltre che quello di tumori e malattie respiratorie per tutta la vita.

"Un ambiente inquinato è letale - afferma Margaret Chan, direttore generale dell'Oms - specialmente per i bambini. Gli organi e il sistema immunitario ancora in sviluppo e le vie aeree e i corpi più piccoli li rendono particolarmente vulnerabili all'acqua e all'aria inquinate".

Infezioni vie respiratorie prima causa di morte - Tra le cause di morte dei più piccoli, al primo posto, con 570mila vittime, ci sono le infezioni respiratorie causate dall'inquinamento indoor e outdoor e dal fumo passivo. La diarrea, prevenibile con migliori condizioni igieniche, fa 361mila vittime all'anno. Altre 200mila morti sono dovute alla malaria, che può essere prevenuta con interventi sull'ambiente tesi a ridurre le aree con condizioni favorevoli alla crescita delle zanzare.

Anche traumi e ferite attribuibili all'ambiente malsano o pericoloso, come avvelenamenti, cadute o affogamenti, costano secondo gli esperti 200mila vite l'anno.

Oms: "Rischi ambientali sono destinati ad aumentare" - Alcuni dei rischi ambientali sono destinati ad aumentare, sottolinea il rapporto. "Ad esempio pericoli emergenti come quelli derivanti dai rifiuti elettronici - si legge -, che espongono i bimbi a tossine che causano riduzione del quoziente intellettivo e danni ai polmoni. Anche il riscaldamento globale, con l'aumento della CO2 atmosferica, favorisce un aumento dei tassi di asma. Già oggi tra l'11% e il 14% dei bambini sotto i 5 anni nel mondo ha sintomi di questa malattia, che nel 44% dei casi sono causati da fattori ambientali".

sabato 13 febbraio 2016

OMS, lo smog uccide più di alcol e di droga


GINEVRA, 13 febbraio - Non ha una dichiarazione di "emergenza di salute pubblica" come per Zika o Ebola, ma lo smog è "uno dei più grandi problemi di salute pubblica mondiali". Come denuncia l'Oms, le morti per inquinamento sono al quarto posto tra le cause di decesso, precedute solo da pressione alta, fumo e rischi legati all'alimentazione, e precedono quelle per alcol, droga e malattie a trasmissione sessuale. Nonostante gli studi indichino chiaramente le responsabilità dello smog nelle malattie, e anche i danni economici, che secondo un rapporto dell'ufficio europeo dell'Oms sono di quasi 1.500 miliardi di euro l'anno nel continente, tutto il mondo fa fatica a stare sotto il limite di 25 microgrammi per metro cubo fissato come limite dall'organizzazione. L'85% della popolazione mondiale vive infatti in aree che superano questa soglia, soprattutto in Asia.

Effetti peggiorano con l'avanzare dell'età - Anche se i livelli di inquinamento dovessero rimanere costanti i numeri legati a questo problema, avverte l'Oms, sono destinati a peggiorare con l'invecchiamento progressivo della popolazione, perché le persone più anziane sono le più vulnerabili a problemi cardiovascolari, tumori ai polmoni, broncopneumopatie e infezioni polmonari, le principali patologie legate allo smog.

Effetti iniziano ancor prima della nascita - Ma gli effetti di polveri e gas nocivi non si limitano solo agli anziani, e anzi iniziano prima ancora della nascita. Secondo uno studio recente della Boston University vivere vicino a strade trafficate aumenta il rischio di infertilità dell'11%, e addirittura del 21% in caso di seconda gravidanza. L'esposizione in gravidanza poi riduce il peso alla nascita dei bebè, mentre nei bambini aumentano allergie, asma e altri problemi respiratori. Oltre agli effetti a breve termine dei picchi di smog, inoltre, ci sono anche quelli che si manifestano a distanza di anni. Secondo la rivista Thorax dopo 30 anni dall'esposizione la mortalità aumenta del 2%.

lunedì 1 febbraio 2016

L'OMS: ZIKA "Emergenza Internazionale di Salute Pubblica"

GINEVRA, 1 febbraio - Come Ebola (dall'agosto 2014) e la Polio (da maggio dello stesso anno) e com'era stata a suo tempo l'influenza 'suina', ora anche il virus Zika è una 'Emergenza Internazionale di Salute Pubblica'.  Lo ha deciso il comitato di esperti convocato dall'Oms, che ha dato l'annuncio durante una conferenza stampa a Ginevra. "Serve uno sforzo internazionale contro il virus", ha affermato il direttore generale Margaret Chan
"Gli esperti - ha spiegato Chan - sono stati d'accordo nell'affermare che la relazione causale tra l'infezione da virus Zika in gravidanza e la microcefalia è 'fortemente sospetta', anche se non è ancora scientificamente provata".
Il comitato, ha aggiunto Chan, non ritiene al momento che ci siano le condizioni per chiedere restrizioni nei viaggi o nei commerci per prevenire la diffusione del virus. 
Quella da virus Zika non è un'infezione temibile come le altre già dichiarate Emergenza Internazionale di Salute Pubblica. Ha ricordato David Heymann, a capo della commissione dell'Oms che ha preso la decisione. "Lo Zika virus da solo non sarebbe stato definito un'emergenza - ha sottolineato - perchè per quanto ne sappiamo non causa condizioni cliniche gravi. E' solo per questo possibile legame con la microcefalia che abbiamo deciso di dichiararla emergenza internazionale, ma non sappiamo quanto ci vorrà per trovare il link". Heymann ha ricordato che al momento per le donne in gravidanza sono sconsigliati i viaggi nei paesi colpiti.
   

lunedì 26 ottobre 2015

ALIMENTAZIONE/ Ecco le carni cancerogene, secondo l'OMS

LIONE, 26 ottobre - Carni in scatola, hot dogs, prosciutto: sono solo alcuni esempi di carni trattate, considerate cancerogene per l'uomo dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Sono invece considerate 'probabilmente cancerogene' le carni rosse: questa categoria, spiega l'Oms, ''si riferisce a tutti i tipi di carne di muscolo di mammifero, come ad esempio manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra''. Le carni trattate o lavorate sono quelle indicate come più pericolose per l'uomo, essendo state inserite dall'Oms nel gruppo 1 per rischio cancerogeno. Le carni lavorate, spiega l'Oms, includono le carni che sono state trasformate ''attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione''. La maggior parte delle carni lavorate contiene maiale o manzo, ma le carni lavorate è possono anche contenere altri tipi di carni rosse, pollame, frattaglie o prodotti derivati dalla carne come il sangue. Esempi di carni lavorate includono dunque, avverte l'Oms, gli hot dogs, prosciutto, salsicce, carne in scatola, preparazioni e salse a base di carne.

La notizia della ''condanna'' da parte dell'agenzia per la ricerca sul cancro dell'Oms, IARC, era uscita sulla stampa inglese ma L'Organizzazione Mondiale della Sanita' aveva nei giorni scorsi comunicato che ''nessun materiale embargato'' era stato condiviso o violato. Secondo le indiscrezioni pubblicate alla vigilia dal Daily Mail arriverebbe una bocciatura anche alla carne rossa fresca, che potrebbe essere inserita nella "enciclopedia dei cancerogeni" ed etichettata come "lievemente meno pericolosa" rispetto ai lavorati industriali.

Che alcune carni come quelle rosse o quelle piu' grasse siano rischiose per la salute non e' certo una novità. Non si contano le prese di posizione da parte della comunita' scientifica e medica. Questa sarebbe invece la prima classificazione ufficiale da parte della più alta istituzione sanitaria mondiale fra le sostanze che causano i tumori.

"La decisione della International Agency for Research on Cancer (IARC) dell'Oms di inserire carni lavorate e carni rosse nella lista delle sostanze cancerogene - commento 'a caldo' Carmine Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) - è un invito a tornare alla dieta mediterranea. La Iarc conferma dati che conoscevamo da tempo - spiega Pinto - ovvero che la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una 'soglia di esposizione' oltre la quale ci si ammala sicuramente. Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è invece un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore". Secondo uno studio Aiom il 9% degli italiani nel 2010 mangiava carne rossa o insaccati tutti i giorni, il 56% 3-4 volte a settimana. Per il ministero della Salute il cancro del colon-retto, quello di cui si è trovata la maggiore associazione con il consumo di carne lavorata, è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 55.000 diagnosi stimate per il 2013.

SALUTE/ OMS: le carni lavorate (wurstel, prosciutto) sono cancerogene, come il fumo


LIONE, 26 ottobre - Le carni lavorate come i wurstel ''sono cancerogene'', e vanno inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Lo afferma l'International Agency for Research on Cancer (IARC) dell'Oms. Meno a rischio quelle rosse non lavorate, inserire fra le 'probabilmente cancerogene'. Il consumo di salumi, prosciutto e ogni genere di carne lavorata (wurstel) è dunque, secondo l'OMS cancerogeno
La decisione è stata presa, si legge nel documento, dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. "Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colonrettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa"
 l'Iarc  - che ha stilato un rapporto sulla base di oltre 800 studi sul legame tra una dieta che comprenda le proteine animali e il cancro - fa rilevare che il dato conferma le attuali raccomandazioni "a limitare il consumo di carne". L'agenzia include la carne di maiale tra la carne rossa, insieme a quella di manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre.
Le carni lavorate, come gli insaccati, sono nel gruppo di rischio cancro nel quale entrano sostanze come alcol, funo, benzene, naftalina, ma anche farmaci come la ciclosporina. L'Oms, che stila la lista, le ha infatti inserite nel Gruppo 1, che contiene i carcinogeni umani certi e comprende oltre 115 sostanze. "Il gruppo di lavoro (che ha esaminato 800 studi, ndr) - si legge nell'articolo dell'agenzia tumori dell'Oms publicato su Lancet - ha classificato il consumo di carne lavorata come 'cancerogena per esseri umani' (Gruppo 1) sulla base di sufficienti evidenze per il cancro al colon-retto". Mentre il consumo di carne rossa è stato inserito nel Gruppo 2A, perche' associata al cancro al colon-retto, al pancreas e alla prostata". Il Gruppo 2A comprende cancerogeni "probabili per l'uomo" e conta al momento circa 70 agenti.

venerdì 26 dicembre 2014

EBOLA, il macabro conteggio OMS: 7693 morti su 19.695 contagiati


GINEVRA, 26 dicembre - Il numero di morti accertati dell'epidemia di Ebola è salito a 7.693 su un totale di 19.695 casi registrati di contagio nei tre Paesi dell'Africa occidentale colpiti. Lo rende noto il bollettino dell' Organizzazione mondiale della sanità (Oms). In Liberia ci sono 3.384 morti su 7.862 casi di contagio; in Sierra Leone i morti sono 2.655 su 9.203 contagi e in Guinea 1.654 sono morti su 2.630 contagiati. Fuori da questi tre Paesi, L'Oms registra 8 morti in Nigeria, 6 in Mali e uno negli Usa.

giovedì 4 settembre 2014

EBOLA: i morti sono più di 1900. Oggi riunione OMS a Ginevra


GINEVRA - Più di 1.900 persone sono ora morte per l'epidemia di Ebola in Africa occidentale, ha affermato l'Organizzazione Mondiale della Sanità.Ci sono stati finora 3.500 casi confermati o probabili in Guinea, Sierra Leone e Liberia. "I focolai sono nati prima delle attività di controllo in questi paesi", ha detto il capo dell'OMS Margaret Chan.
L'OMS si riunisce oggi per esaminare i trattamenti più promettenti e per discutere di come produrne in quantità sufficiente. Esperti di controllo delle malattie,  ricercatori medici, funzionari dei paesi colpiti e specialisti in etica medica saranno tutti rappresentati alla riunione di Ginevra.
Almeno 600 milioni di dollrai sono necessari per combattere il virus, e più di 20.000 persone potrebbero essere infettati prima che l'epidemia sia messa sotto controllo, ha avvertito l'OMS. La signora Chan ha descritto l'epidemia come "la più grande e più grave e più complessa che abbiamo mai visto"

martedì 12 agosto 2014

EBOLA, l'Oms consente l'utilizzo di farmaci non testati


GINEVRA - Farmaci non testati possono essere utilizzati per il trattamento di pazienti infettati con il virus Ebola, dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L'OMS ha detto che ciò appare etico alla luce della portata del focolaio e dell'elevato numero di morti, oltre 1.000 persone in Africa occidentale ..
La dichiarazione è stata fatta dopo che i suoi medici esperti si sono riuniti in Svizzera il ieri per discutere la questione. La mossa è venuto dopo che la Liberia ha comunicato che stava aspettando il farmaco sperimentale, Zmapp, dopo le richieste al governo degli Stati Uniti. L'OMS ha detto che dove i trattamenti sperimentali sono utilizzati i pazienti devono essere informati e i risultati del trattamento raccolti e condivisi.In una dichiarazione, sxi afferma: «Nelle circostanze particolari di questa epidemia, e purché siano soddisfatte determinate condizioni, il panel ha raggiunto il consenso che è etico di offrire interventi non provati con efficacia e effetti avversi ancora sconosciute, come potenziale trattamento o la prevenzione. "
La scorsa settimana l'OMS ha dichiarato l'epidemia di Ebola  emergenza sanitaria globale.
Quali farmaci esistono attualmente?
C'è una manciata di farmaci che ha dimostrato di funzionare bene negli animali. Uno è Zmapp, il farmaco richiesto dal governo liberiano. Contiene un cocktail di anticorpi che attaccano le proteine ​​sulla superficie del virus.
Un solo farmaco ha effettuato i primi test di sicurezza negli esseri umani. Conosciuto come TKM-Ebola, interrompe il codice genetico del virus e impedisce di creare le proteine ​​che causano la malattia.
Il farmaco è stato sperimentato su volontari sani, all'inizio del 2014, ma il regolatore di farmaci americano ha chiesto ulteriori informazioni sulla sicurezza. Il produttore dice che gli studi umani potrebbero presto riprendere.
Vaccini per la protezione contro l'acquisizione della malattia sono stati anche sperimentati nei primati. Le autorità americane stanno prendendo in considerazione il loro sviluppo e dicono che potrebbero essere in uso nel 2016.
Ma gli esperti avvertono che in ultima analisi, l'unico modo per essere sicuri che un farmaco o vaccino è efficace è quello di vedere se funziona nei paesi colpiti da Ebola.

venerdì 8 agosto 2014

EBOLA, "emergenza di salute pubblica di livello internazionale", secondo l'OMS


GINEVRA - L'epidemia di Ebola in corso in Africa occidentale è una "emergenza di salute pubblica di livello internazionale". Lo ha deciso il comitato di emergenza istituito dall'Oms, che ha dato l'annuncio durante una conferenza stampa a Ginevra. Lo status prevede misure aggiuntive di contenimento. L'epidemia, ha aggiunto Chan, è ''la peggiore che si sia avuta in almeno 40 anni''. ''Ci sono le condizioni per dichiarare l'epidemia un'emergenza di salute pubblica internazionale - ha spiegato il segretario generale dell'Oms -. Uno sforzo coordinato a livello internazionale è indispensabile per fermare la diffusione del virus''.
Ebola ''non è una malattia misteriosa, si può fermare''. Lo ha affermato Keiji Fukuda, vicesegretario dell'Oms, durante la conferenza stampa del Comitato di emergenza istituito per far fronte all'epidemia in corso. ''Abbiamo preparato raccomandazioni sia per gli stati affetti che per quelli che ancora non lo sono - ha spiegato -. La prima è che tutti i paesi in cui c'è trasmissione del virus dichiarino lo stato di emergenza nazionale''.
Non sono necessarie restrizioni internazionali ai viaggi per evitare i contagi da Ebola, ma i paesi dove l'epidemia è presente devono fare test a tutti i passeggeri di porti e aeroporti in uscita. Lo affermano le raccomandazioni dell'Oms illustrate oggi in una conferenza stampa. ''Tutti i paesi - ha spiegato Keiji Fukuda - devono essere pronti ad accogliere potenziali casi''. Le compagnie aeree non dovrebbero interrompere i voli per i paesi colpiti da Ebola. Lo ha affermato il segretario generale dell'Oms Margaret Chan, secondo cui le misure di prevenzione sono sufficienti a garantire la sicurezza di passeggeri ed equipaggi. ''Abbiamo invitato i governi dei paesi colpiti a spiegare alle compagnie quali sono le misure messe in atto - ha affermato Chen -. Se le precauzioni che consigliamo sono seguite alla lettera il rischio è veramente minimo. Interrompere i voli rischia di mettere in ginocchio le economie di quei paesi'',

lunedì 4 agosto 2014

EBOLA: la conta dei decessi è di 887. In Liberia si cremano i morti

Le proteste in Liberia: la gente non vuole la sepoltura dei morti di Ebola
GINEVRA - E' salito a 887 morti e oltre 1.600 casi di contagio il bilancio della diffusione dal virus Ebola in Africa. Lo annuncia l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Solo negli ultimi 4 giorni sono decedute 150 persone. Le vittime sono state 358 in Guinea, 255 in Liberia, 273 in Sierra Leone e due in Nigeria.
Il governo della Liberia ha ordinato che tutti i corpi di persone uccise dal virus Ebola vengano cremati. La decisione segue il rifiuto di alcune comunità di consentire la sepoltura delle vittime di Ebola nei loro cimiteri. la cremazione non è parte della cultura in Liberia, magli esperti sanitari dicono che le cerimonie funebri hanno svolto un ruolo nella trasmissione del virus.
Il ministro dell'informazione della Liberia Lewis Brown ha dato l'annuncio alla radio di stato della decisione sulle cremazioni dopo un incidente durante il fine settimana quando una comunità ha rifiutato di consentire la sepoltura di alcuni corpi, la maggior parte dei quali vittime di Ebola. Trentaquattro corpi sono stati sepolti ma per le proteste 12 sono stati lasciati a cielo aperto per un giorno fino a quando si è deciso di cremarli. Brown ha anche avvertito che le imprese che non installano impianti di lavaggio delle mani verranno chiuse.
Nel frattempo, la Nigeria ha un secondo caso Ebola, quello di uno dei medici che ha curato un uomo poi morto di Ebola dopo il suo arrivo dalla Liberia.
L'epidemia si diffonde attraverso il contatto con sangue infetto e fluidi corporei e toccare il corpo di qualcuno che è morto di Ebola è particolarmente pericoloso.
Il ministro della Salute nigeriano Onyebuchi Chukwu ha detto che 70 persone sono state individuate perché venute in contatto con l'uomo che è morto, Patrick Sawyer, otto delle quali sono ora in isolamento.
Sawyer, un dipendente del ministero delle finanze liberiano, era arrivato a Lagos da Monrovia dopo aver cambiato aereo nella capitale del Togo, Lome, il 20 luglio ed era morto cinque giorni dopo in quarantena.
Come parte degli sforzi per contribuire a contenere l'epidemia, gli Stati Uniti stanno progettando di inviare almeno 50 esperti di salute pubblica entro i prossimi 30 giorni.
L'EBOLA


  • I sintomi comprendono febbre alta, emorragie e danni al sistema nervoso centrale
  • Il tasso di mortalità può raggiungere il 90%
  • Il periodo di incubazione è di due a 21 giorni
  • Non esiste un vaccino o una cura
  • La terapia di supporto come la reidratazione in pazienti che hanno diarrea e vomito può aiutare il recupero
  • La frutta è considerata ospite naturale del virus '

venerdì 1 agosto 2014

"Ebola avanza più velocemente degli sforzi per controllarla"


CONAKRY (Guinea) - "Ebola avanza più velocemente degli sforzi per controllarlo". L'allarme è stato lanciato dalla direttrice dell'Organizzazione mondiale della sanità.  Margareth Chan ha messo in guardia contro le "conseguenze catastrofiche" della diffusione del virus e del rischio di propagazione ad altri Paesi sottolineando che le forze 'schierate' in campo a livello di singoli Paesi e internazionale sono "tristemente inadeguate". Le dichiarazioni della direttrice dell'Oms sono state fatte nel corso di un summit regionale sull'epidemia a Conakry (Guinea). "Questo incontro - ha aggiunto - segna una svolta nella lotta contro l'epidemia".
Dall'inizio dell'epidemia, lo scorso dicembre, in Africa occidentale ci sono stati 1323 casi e 726 morti, dei quali 57 negli ultimi quattro giorni. I dati, sottolinea l'Oms in una nota, sono aggiornati al 27 luglio. "Tra il 23 e il 27 luglio - si legge - si è avuto un aumento dell'8,5% dei decessi e del 10% dei casi". La Guinea, da cui è partita l'epidemia, conta 460 casi e 339 morti, la Liberia - dove sono state chiuse le scuole - 329 casi e 156 morti e la Sierra Leone 533 casi e 233 morti. E proprio dalla Guinea, domani, parte un piano da 100 milioni di dollari per bloccare il contagio. Ne discuteranno i presidenti dei Paesi africani colpiti insieme al direttore generale dell'Oms Margaret Chan, perché - ha spiegato - il livello dell'epidemia e "la persistente minaccia che pone" richiede "una risposta ad un nuovo livello". Situazione ad altissimo rischio, dunque. Ma che non dovrebbe allargarsi fuori dalla regione. A rassicurare è Peter Piot, il virologo belga fra gli scopritori del virus, secondo il quale anche se qualche persona infetta volasse in Europa, negli Stati Uniti o in altre parti dell'Africa difficilmente potrebbe causare un ampio contagio perché l'infezione si trasmette solo con un "contatto molto ravvicinato". Ma servono comunque precauzioni, e anche molto serie.
 L'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile (Icao) fa sapere che potrebbe rivedere le procedure di ispezione dei passeggeri e che, proprio per questo, sta lavorando con l'Oms e la Iata, l'associazione del trasporto aereo internazionale. Diverse compagnie aeree, sottolinea un comunicato dell'Icao, hanno già interrotto i voli per i paesi interessati soprattutto dopo che un passeggero liberiano diretto in Nigeria ha manifestato i sintomi appena atterrato a Lagos. Per l'Italia non c'è "nessun rischio" Ebola, afferma il ministero della Salute in una nota, che sottolinea come "il nostro Paese è attrezzato per valutare e individuare ogni eventuale rischio di importazione della malattia".

Mentre è scontro in Gran Bretagna dopo che il segretario generale del sindacato per i dipendenti del servizio immigrazione, Lucy Moreton, ha dichiarato alla Bbc che le dogane del Regno Unito non sono pronte per fronteggiare un'emergenza sanitaria causata dal virus. La Francia invece "ha i mezzi per far fronte al virus Ebola", assicura la ministra francese della Salute. Negli Usa infine si è deciso di aumentare i controlli al Jfk e in altri aeroporti con scali internazionali, nel timore di un'epidemia globale dell'ebola. I pazienti con eventuali sintomi del virus verranno subito messi in quarantena.

martedì 6 maggio 2014

L'Oms lancia l'allarme: emergenza poliomielite in 10 Paese

GINEVRA - L'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) ha decretato un'emergenza sanitaria mondiale per il forte aumento dei casi di poliomielite in una decina di Paesi negli ultimi sei mesi. La decisione arriva dopo una settimana di discussioni in seno al Comitato di emergenza, formato da esperti della materia, che hanno suggerito di decretare lo stato d'emergenza in quanto ritengono che i casi di contagio costituiscano una minaccia per il resto del mondo, ha riferito il direttore aggiunto dell'Oms, Bruce Aylward. I Paesi in cui si sono registrati i casi di contagio della malattia, nota anche come 'paralisi infantile', sono Afghanistan, Camerun, Etiopia, Guinea Equatoriale, Iraq, Israele, Nigeria, Pakistan, Somalia e Siria. Tre di questi -Camerun, Pakistan e Siria- stanno esportando il virus e infettando altri Paesi. Uno dei motivi che ha influito sulla decisione e' che i casi si riferiscono ad un periodo considerato di 'bassa stagione' per il virus, quello tra gennaio e aprile compresi. Il mese ad alto rischio contagio e' proprio quello in corso. In particolare, l'Oms raccomanda ai cittadini dei Paesi coinvolti nell'infezione di viaggiare con un certificato di vaccinazione. La situazione attuale, si legge sempre nel comunicato dell'Oms, è in netto contrasto con la quasi cessazione della diffusione, a livello internazionale, del poliovirus selvaggio, alla quale si e' assistito dal gennaio 2012 fino ad aprile 2013. La decisione finale sulla dichiarazione dell'emergenza e' stata presa in prima persona dalla direttrice del Comitato di emergenza, Margaret Chan. Una nota di ottimismo è legata al fatto che quasi tutti i casi provengono dal virus diffusosi in Pakistan, per cui, se si riesce a tenere sotto controllo quel ceppo ci sono buone possibilità di controllare l'emergenza. Secondo i dati dell'Oms, quest'anno i casi sono 74, tra cui 59 in Pakistan, 3 rispettivamente in Camerun e Siria, quattro in Afghanistan, 2 in Nigeria. I Paesi 'esportatori' dovranno dichiarare l'emergenza nazionale, assicurarsi che tutti i residenti siano stati vaccinati prima di viaggiare in Paesi terzi. Alla fine del 2013, infatti, il 60 per cento dei casi di polio sono stati il risultato della diffusione internazionale di poliovirus selvaggio, incrementata dagli adulti viaggiatori: durante la stagione di bassa diffusione, nel 2014, il poliovirus si e' diffuso dall'Asia Centrale (dal Pakistan all'Afghanistan), nel Medio Oriente (dalla Siria all'Iraq) e nell'Africa Centrale (dal Camerun alla Guinea Equatoriale).

mercoledì 9 aprile 2014

Ebola, allarme dell’OMS: è l’epidemia più spaventosa della storia

GINEVRA - L'epidemia di Ebola più spaventosa della storia sta flagellando l'Africa occidentale: è tra le piu' difficili da affrontare da quando la malattia, circa quarant'anni fa, apparve per la prima volta. Lo ha detto Keiji Fukuda, vice direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della SanItà (Oms): "E' uno dei focolai di Ebola più difficili che abbiamo mai affrontato". 
Finora i morti per il virus sono 111, ma l'epidemia si sta ancora espandendo. Cominciata in Guinea Conakry, si e' gia' estesa alla Liberia e ci sono vari focolai: tre 'punti caldi' sono in Guinea Forestiere, una regione circa 900km a sud della capitale della Guinea, Conakry, una città' dove sono già stati registrati una ventina di casi. Il periodo di incubazione del virus e' tra i due e i 21 giorni, tempo estremamente breve che però, oggi, non mette al riparo l'Occidente dall'eventualità di un contagio: un viaggiatore in pochissimo tempo può passare da Conakry (centro dell'epidemia) ad una capitale europea. Per questo i microbiologi dell'Amcli lanciano un appello: "Sarebbe bene che anche l'Italia iniziasse ad attivare misure di attenzione negli aeroporti e nei centri di prima accoglienza" alla luce dell'epidemia di Ebola in corso in Guinea. Gli scienziati ricordano come il codice rosso sia già' scattato negli aeroporti europei di Parigi, Bruxelles, Madrid, Francoforte e Lisbona, principali scali dei voli provenienti dall'Africa.
  "Questa e' la vera novità rispetto ai passati 40 anni di piccole epidemie - spiega Pierangelo Clerici, Presidente Amcli - purtroppo questa volta il virus non si è fermato ai villaggi rurali, ma ha iniziato a diffondersi in un grande centro urbano dove vivono due milioni di persone e si tratta del ceppo piu' aggressivo (ceppo Zaire). L'isolamento dei casi non basta, e' fondamentale tracciare la catena di trasmissione".

  L'Oms comunque per ora non raccomanda restrizioni di viaggio ne' in Guinea, dove il contagio e' apparso il 22 marzo e sono stati registrati 157 casi, 101 vittime e 67 casi sono stati confermati dai test di laboratorio; ne' in Liberia, un Paese confinante, dove sono stati accertati 21 casi, 10 sono morti, e i casi confermati sono 5. 

martedì 25 marzo 2014

Allarme Oms: l'inquinamento dell'aria ha ucciso nel 2012 7 milioni di persone

GINEVRA - L'inquinamento dell'aria ha provocato la morte di sette milioni di persone nel mondo nel 2012, un dato pari a un decesso su otto a livello mondiale e pari a più del doppio delle precedenti stime. Lo rivela uno studio dell'Organizzazione mondiale della sanità pubblicato oggi a Ginevra (Oms). ''Non sono dati positivi. L'inquinamento dell'aria, all'interno e all'estero, è oggi il maggior rischio ambientale per la salute'', ha detto l'esperta dell'Oms Maria Neira, direttrice del dipartimento Salute pubblica, determinanti sociali e ambientali della salute.
Rispetto all'ultima stima del 2008 l'aumento è soprattutto dovuto a una nuova metodologia e alle nuove conoscenze del legame con alcune malattie, come le cardiopatie e gli ictus, e non a ''un'esposizione piu' alta'' all'inquinamento, ha spiegato alla stampa l'esperta Annette Pruss-Ustum. I nuovi dati mostrano infatti un legame particolarmente forte tra l'inquinamento dell'aria, negli ambienti chiusi e all'esterno, e le malattie cardiovascolari, gli ictus e le cardiopatie ischemiche da un lato, e tra l'inquinamento dell'aria e il cancro dall'altro.
Questi elementi si sommano al ruolo dell'inquinamento nello sviluppo delle patologie respiratorie. Le nuove stime indicano che l'inquinamento dell'aria interna nelle abitazioni con cucine a carbone, legno o a biomasse ha causato nel 2012 4,3 milioni di morti. L'inquinamento dell'aria all'esterno, dovuto a fonti urbane e rurali, è invece all'origine di 3,7 milioni di decessi. Poiché molte persone sono esposte sia all'inquinamento dell'aria interna che esterna, il totale non corrisponde alla somma ma è pari a circa 7 milioni. A livello regionale, le regioni a basso e medio reddito delle del Sud- Est asiatico e del Pacifico occidentale sono le piu' colpite con un totale nel 2012 di 3,3 milioni di decessi prematuri legati all'inquinamento dell'aria negli ambienti interni e 2,6 milioni di decessi prematuri per l'inquinamento all'esterno. La pubblicazione di questi nuovi dati - ha sottolineato Maria Neira - è un primo passo sulla strada della prevenzione delle malattie connesse all'inquinamento dell'aria. Nel corso dell'anno, l'Oms prevede infatti di pubblicare linee direttrici sulla qualità dell'aria e un aggiornamento delle misure della qualità dell'aria per 1.600 città in tutte le regioni del mondo. Una lotta efficace contro l'inquinamento dell'aria permetterebbe di salvare ''milioni di vite'', sottolinea l'Oms.