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giovedì 9 marzo 2017

RENZI. "Sulla CONSIP sto con i giudici"


ROMA, 9 marzo - Dal no all'aumento dell'Iva, ai dubbi sul taglio del cuneo fiscale. Alla vigilia del Lingotto, dove intende tracciare il programma dei "prossimi dieci-venti anni", Matteo Renzi manda dei segnali ben precisi sulla "manovrina" che il governo Gentiloni dovrà varare nei prossimi mesi. Ribadisce "pieno sostegno" al premier: "Giochiamo con la stessa maglia, nella stessa squadra, non conta chi fa gol". Ma sottolinea che se il voto è "previsto nel 2018", non si possono passare questi mesi a "parlarsi addosso: l'importante è fare cose concrete".

Consip, Renzi dalla parte dei giudici - Nello studio di Porta a Porta, Renzi torna sulla vicenda Consip, invocando processi "per arrivare alla verità". "Umanamente sono preoccupato per mio padre ma sto con i giudici" spiega. E sul piano politico respinge l'idea che esista un "sistema di potere toscano: è solo negli editoriali, non nella realtà". Certo, i renziani non nascondono la preoccupazione per i sondaggi che danno l'affluenza alle primarie in picchiata come conseguenza della scissione e delle inchieste. Ma confidano che da qui al 30 aprile la tormenta giudiziaria si calmi.  


Le primarie del Pd - Da qui al 30 aprile, l'ex premier dovrà battersi con Andrea Orlando e Michele Emiliano per la segreteria del Pd. "Orlando dicono sia forte tra gli iscritti e Emiliano nelle primarie aperte, io non lo so. Ho rispetto dei miei avversari e non passerò il tempo ad attaccarli. Uno l'ho scelto come ministro, l'altro l'ho aiutato a vincere in Puglia". Ma al governatore che si dice favorevole a una futura alleanza con i Cinque stelle replica: "A cena è andato con Berlusconi. Non so se Grillo sceglierebbe Emiliano... Io aspiro ad avere la maggioranza".

“Impossibile litigare con Gentiloni” - Con Gentiloni, con cui a più riprese rivendica un rapporto saldissimo e "l'impossibilità di litigare", si può arrivare a fine legislatura ma, sottolinea, solo se si "fanno le cose", senza restare immobili. In primo piano c’è la battaglia in Europa, a partire dall'unione fiscale. E poi una politica economica che non "sprema" i cittadini. "È un errore politico oggi aumentare l'Iva in un momento come quello che stiamo vivendo", afferma, dicendosi persuaso che quella che emerge in questi giorni non sia un'idea di Gentiloni ma di tecnici per i quali è "un evergreen".

giovedì 7 aprile 2016

SALVO RIINA a PORTA A PORTA: la mafia? non so cos'è. I vertici RAI alla Commissione antimafia


ROMA, 7 aprile - "Io ho rispetto sempre per i morti, tutti". Queste le parole dette ieri notte a Porta a Porta daSalvo Riina, figlio del "capo dei capi" della mafia corleonese Totò. Rispondendo ad una domanda di Bruno Vespa sulla morte dei giudici Falcone e Borsellino, ha sottolineato di non voler dire troppo sui magistrati uccisi, perché le sue parole potrebbero essere strumentalizzate. Un figlio può giudicare suo padre, ma se lo deve tenere per sé, non può andare in giro a dirlo in pubblico", afferma ancora Salvo Riina presentando il suo libro, di cui precisa: "Molti penseranno che è un libro reticente" ma "i rimproveri non toccano a me". Poi un affondo al "sistema pentiti". "Solo in Italia succede ciò. In tanti altri Paesi democratici non succede che un pentito che dice di aver commesso centinaia di omicidi non fa neanche un giorno di carcere. Poi accusano le persone, le mandano in carcere poi tornano a fare quello che facevano prima. Si poteva scegliere di fa scontare un minimo delle cose che avevano fatto", dice il figlio del super boss.
"Mafia, può essere tutto e nulla" - "La mafia cos'è? Non me lo sono mai chiesto, non so cosa sia. Oggi la mafia può essere tutto e nulla. Omicidi e traffico di droga non sono soltanto della mafia". Riina, raccontando della sua vita, parla di "un'infanzia molto serena, perché a casa nostra non ci hanno mai trasmesso determinate problematiche che potevano vivere i miei genitori". E a Vespa che gli chiede se si è mai chiesto perché non andasse a scuola, Salvo Riina replica: "Per noi non era normale ma non ci siamo mai chiesti perché non ce le facevano queste domande, eravamo una sorta di famiglia diversa, abbiamo sempre vissuto un po' questa vita diversa dagli altri. L'arresto mio padre è stato uno spartito"."C'era - prosegue - una sorta di tacito accordo familiare, noi eravamo bambini particolari, il nostro contesto era diverso, abbiamo vissuto anche in maniera piacevole, nella sua complessità è stato come dire un gioco".
"Nel '92 non sospettai mio padre su Capaci" - "Noi solitamente uscivamo con la nostra compagnia e sentimmo un sacco di ambulanze, spesso se ne sentivano, ma questa volta c'era un viavai di ambulanze e auto della polizia che andavano verso Capaci. Ci dissero che avevano ucciso Giovanni Falcone. Restammo tutti ammutoliti, poi tornammo a casa e c'era mio padre che guardava il tg. Non mi venne mai il sospetto che mio padre era dietro gli attentati". Così Salvo Riina ricordando i momenti successivi alla strage di Capaci, del 23 maggio 1992.
"Amo e rispetto mio padre, non sta a me giudicarlo" - "Amo mio padre non sta a me giudicare. Amo mio padre, amo la mia famiglia, al di fuori di tutto quello ci hanno contestato, io non giudico, per quello c'è lo Stato, ci sono i giudici; la mia famiglia, mio padre mi hanno insegnato tante cose, il rispetto della famiglia, dei valori, della tradizione, la persona che sono la devo a loro", continua Riina jr, ripetendo: "Io non devo dire se mio padre ha sbagliato, per questo c'è lo Stato non tocca a me dirlo". Mentre Vespa più volte sottolinea le condanne, i 18 ergastoli comminati a suo padre e che nel libro "Riina family life" non c'è mai neanche una parola di rimprovero per il padre-boss, Salvo Riina sottolinea: "Il giudizio non sta a me", e per lui "al di là di tutto c'è la persona umana, mio padre". "Salvatore Riina - conclude - è mio padre, Totò Riina è un acronimo identificato dai giornalisti".
La Commissione parlamentare Antimafia ha convocato per oggi alle 16 i vertici Rai, ovvero la presidente della Rai Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto, per una audizione urgente sulla vicenda dell'intervista al figlio di Riina nella trasmissione Porta a Porta su Raiuno.
La Rai nel confermare la messa in onda dell'intervista del figlio di Totò Riina da Bruno Vespa, ha precisato che "per offrire un ulteriore punto di vista contrapposto a quello offerto dal figlio di Riina Porta a Porta ospiterà inoltre domani sera una puntata dedicata alla lotta contro la criminalità e a chi alle battaglie contro le mafie ha dedicato la propria esistenza anche a costo della vita. Tra gli altri saranno ospiti il ministro dell'Interno Angelino Alfano e il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone".

mercoledì 6 aprile 2016

PORTA A PORTA, bufera per l'intervista che andrà in onda stasera al figlio di RIINA


ROMA, 6 marzo - Bufera per l'intervista, che dovrebbe andare in onda questa sera a 'Porta a Porta' al figlio di Totò Riina.  Riina - annuncia la scaletta del programma - ricorda i sedici anni accanto al padre latitante, l'immagine di Totò Riina dinanzi al televisore che trasmetteva le stragi di Capaci e via D'Amelio, i silenzi in una famiglia che sapeva e non parlava. Salvo Riina si rifiuta di rispondere alle domande di Vespa su Falcone e Borsellino. Nessuna presa di distanza dai molti delitti del padre, nonostante i ripetuti inviti del giornalista.
Dura la presa di posizione della presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. "Mi auguro - dice la Bindi - che in Rai ci sia un ripensamento. Ma se questa sera andrà in onda l'intervista al figlio di Totò Riina, avremo la conferma che 'Porta a Porta' si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia e chiederò all'Ufficio di Presidenza di convocare in Commissione la Presidente e il Direttore generale della Rai".
Ma anche Michele Anzaldi, deputato del Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai va all'attacco. "Io sono di Palermo. A me una cosa come questa fa male all'anima. Il direttore Antonio Campo Dall'Orto e la presidente Monica Maggioni devono venire in Vigilanza a spiegare come sia possibile che il servizio pubblico si presti a queste operazioni ". Michele Anzaldi, deputato Pd segretario in Commissione di Vigilanza Rai, commenta così, in un'intervista a "Repubblica.it", l'annunciata intervista di "Porta a porta".
"Apprendo costernata della decisione di far partecipare per la presentazione del proprio libro,alla puntata di 'Porta a porta' di domani il figlio di Totò Riina, carnefice di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e centinaia di altri servitori dello Stato, e anch'egli condannato per associazione mafiosa". Lo dice all'ANSA Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti di scorta nella strage di Capaci.

martedì 15 dicembre 2015

RENZI a Porta a Porta sulle banche: Chi ha truffato dovrà pagare


ROMA, 15 dicembre - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ospite a Porta a Porta dice: "Chi ha truffato dovrà pagare e chi è stato truffato sarà risarcito"."Io sono molto contento che il governo abbia firmato il dl. Stiamo parlando di un milione di persone di correntisti e di 7200 stipendi non pagati. E' chiaro che c'è qualche migliaio di persone che accederanno ad un arbitrato e si vedrà che se hanno diritto a riprendere i soldi come io auspico".
"Fino a 3 anni fa si potevano mettere soldi per rafforzare banche. La Merkel ha messo 247 miliardi di euro. I governi precedenti in Italia hanno deciso di non farlo ma, nonostante il livello medio, le banche italiane ora sono più solide di quelle tedesche", ha detto ancora Renzi spiegando le modifiche introdotte dal bail in.
"Ci sono troppi Cda, troppi direttori generali e troppi consulenti. Le banche vanno accorpate e lo faremo a partire dalle banche di credito cooperativo. È arrivato il momento di dire che ci sono stati troppi che hanno giocato a fare i piccoli banchieri. Io vorrei che ci fosse un gruppo bancario delle Bcc".  
"Vedo un attacco al governo per dire che è tutta colpa del governo. Non risponderò che è colpa di altri. Io difendo tutte le realtà istituzionali in questo momento perché si riesce insieme da una situazione di tensione. Poi le responsabilità si verificheranno in una commissione d'inchiesta". 
E ancora: "Il Parlamento deciderà chi saranno gli arbitri. Io credo che non abbia senso chiamare il collegio arbitrale di Consob, essendo anche la Consob chiamata in causa da alcune parti politiche". 
"Noi abbiamo mandato a casa l'intero cda in cui c'era il padre di Boschi; il cda è stato sanzionato e il padre di Boschi ha pagato una sanzione. La legge è uguale per tutti, è finito il tempo delle leggi ad personam": così il premier, a 'Porta a Porta', sulle accuse di conflitti di interessi del ministro Boschi sulla vicenda banche.
In merito alle mozioni di sfiducia, il premier ha detto: "Io credo che sarà un autogol per loro, ma non lo dico perché devo difendere un membro del governo".
"Non ci sono molti uguali di esperienze nate dal basso, come la Leopolda, fino al governo. Io non sono fatto per vivacchiare: o si fanno le cose o vado a casa", ha detto Renzi.
"Gli 80 euro per le forze ordine varrà anche per gli anni a venire", ha poi detto Renzi spiegando che la misura decisa nella legge di stabilità sarà finanziata anche nei prossimi anni.
"Il prossimo anno saremo sopra l'1 per cento, io spero l'1,5. Piano piano, vedrete, non ce n'è: possono farci quello che vogliono, noi questo Paese lo cambiamo". 

venerdì 16 ottobre 2015

INTERNI/ Il ministro BOSCHI: cambiare l'Italicum? No, no e no


ROMA, 16 ottobre - "No, no e no". Maria Elena Boschi risponde secca e concisa a Porta a Porta sulla possibilità di modificare l'Italicum. "Ci sono delle proposte per cambiarlo", ma "va bene così", afferma il ministro per le Riforme"La prima ragione per non modificarlo - ha spiegato - è la serietà: la abbiamo approvata da poco, è stato faticoso, e lo abbiamo fatto con una maggioranza ampia". La seconda ragione riguarda i contenuti dello stesso Italicum: "Dà finalmente stabilità dopo che per 50 anni abbiamo avuto 70 governi. Ora con l'Italicum chi vince le elezioni governa per cinque anni". Spostare il premio di maggioranza dal partito vincente alla coalizione, ha spiegato ancora, sarebbe un errore: "Abbiamo avuto coalizioni fatte per vincere ma non per governare che si sono sciolte come neve al sole. L'Italicum fa acquistare al Paese affidabilità internazionale e dà fiducia ai cittadini". 

"Unioni civili slitteranno" - "Le unioni civili slitteranno a dopo la legge di stabilità, probabilmente a gennaio", ha poi annunciato il ministro.

"Primarie? A Roma probabili, a Milano forse" - "Credo che si debba scegliere a secondo delle situazioni. Le primarie non sono un obbligo: se non c'è una persona forte, allora occorre farle, ma se si trova un accordo su una personalità non c'è bisogno", ha detto il ministro. "A Roma probabilmente le faremo", ha detto Boschi, la quale ha invece commentato con un "vedremo" per quel che riguarda Milano. "L'importante è trovare una persona che non solo ami la città ma che la conosca a fondo". Per quanto riguarda poi il quesito se sia meglio un politico come candidato sindaco o un esponente della società civile, Boschi ha replicato: "Non c'è una regola, dipende dalle persone che si mettono a disposizione. Ma prima ancora delle persone contano le idee: occorre un progetto per la città, per esempio per Roma, e poi le persone si trovano".

mercoledì 9 settembre 2015

FATTI DELLA VITA/ La figlia di CASAMONICA a Porta a Porta: mio padre? Come papa Francesco


ROMA, 9 settembre - Ieri sera, durante la trasmissione condotta da Bruno Vespa, la figlia di Vittorio Casamonica, Vera, ha paragonato il padre a papa Francesco. "Lo chiamavamo papa perché era troppo buono, come papa Francesco", ha detto alle domande del conduttore sul perché la famiglia Casamonica lo paragonasse al Pontefice. E sulla foto affissa sul muro della basilica Don Bosco in cui il padre veniva raffigurato vestito di bianco con una croce al collo, Vera Casamonica si difende. "Non era vestito come il papa - dice -, aveva i pantaloni blu anche se non si vedono. Forse siete voi ad aver interpretato male quell'immagine".
"Io quel funerale lo rifarei tale e quale - sottolinea -, anche con l'elicottero ed i petali di rosa. E poi quale colpa abbiamo noi se il pilota ha sorvolato il centro di Roma dove non si poteva? Era lui che doveva dirci che era vietato...". E sulla musica del Padrino, ribatte: "A mio padre piaceva quel film e quella canzone e noi abbiamo solo realizzato il suo desiderio".
"E' stato uno spettacolo vergognoso ed offensivo quello al quale i cittadini e le cittadine romane in primis, ma anche tutti gli italiani, hanno dovuto assistere ieri sera durante la trasmissione 'Porta a Porta' di Bruno Vespa. Vedere accomodati rappresentanti della famiglia Casamonica nel salotto buono della tv di Stato finanziata con il canone dei contribuenti, doverli sentire rivendicare proprio quei funerali che hanno indignato e offeso la nostra comunità, ascoltarli mentre stabilivano accostamenti improponibili e ignominiosi tra grandi figure della Chiesa e il loro congiunto, è stato un vero e proprio affronto per tutti coloro che sono impegnati nella battaglia contro le mafie e l'illegalità, mettendo spesso a rischio la loro stessa incolumità". Lo afferma il gruppo Pd in Campidoglio.
"Chiediamo ai parlamentari eletti nel collegio di Roma e del Lazio e a quelli che siedono nella commissione di vigilanza Rai - continua la nota - di intervenire perché sia fatta piena luce immediatamente su questa incredibile vicenda, che ha visto esponenti di una famiglia i cui intrecci e commistioni con la malavita organizzata non solo romana sono noti e di lunga data, trovare spazio sulla rete ammiraglia della tv pubblica per rappresentare le loro tesi aberranti, grottesche e provocatorie, peraltro senza la presenza di un contraddittorio che ne potesse smentire o contestare in tempo reale le mistificazioni riportate. Presenteremo, inoltre, immediatamente all'assemblea di Roma Capitale una mozione di censura di questo abuso compiuto ai danni del servizio pubblico, dell'immagine della Capitale e di tutti coloro che sono impegnati per combattere le mafie e la criminalità organizzata".

"Mi auguro che qualcuno alla Rai abbia il buon gusto di chiedere scusa alla città di Roma, ai romani e a tutti i cittadini". Così parla il vicesindaco della Capitale, Marco Causi, dopo la partecipazione a Porta a porta di due esponenti dei Casamonica.
Sabella a Porta a Porta - Bruno Vespa, da parte sua, risponde con una nuova puntata del programma dedicata ai Casamonica: mercoledì sera sarà ospite di Porta a Porta l'assessore alla Legalità del Comune di Roma, Alfonso Sabella, per parlare ancora una volta dei funerali del boss.

Sindaco Marino: invito in tv grave e paradossale - "La partecipazione a una delle trasmissioni di punta del servizio pubblico Rai della famiglia Casamonica è grave. Oltre che paradossale. Credo che tutto ciò non sia accettabile in un servizio pubblico". Così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha commentato la puntata di Porta a Porta.

Usigrai: "Che servizio pubblico volete?" - Intervento pesantemente polemico anche dal sindacato dei giornalisti Usigrai, che ai vertici di Saxa Rubra chiedono: "Quale Rai servizio pubblico vogliono? Quali messaggi il servizio pubblico deve dare ai cittadini? Qui la questione non è censurare, ma scegliere quale Paese raccontare e come". E ancora: "Quando si darà lo stesso spazio alle colleghe e ai colleghi minacciati dai Casamonica? Alle colleghe e ai colleghi minacciati, o addirittura sotto scorta, per il loro impegno contro le mafie? La Rai servizio pubblico che noi vogliamo - sottolinea il comunicato diffuso - è quella che i riflettori li accende sul malaffare, sulle persone impegnate ogni giorno contro le mafie, a favore della legalità".


Grillo: servizio pubblico paramafioso - Al coro delle contestazioni si unisce anche il blog di Beppe Grillo, che scrive un post dal titolo "Rai, servizio pubblico paramafioso" e commenta così la serata di Porta a porta. "La famiglia Casamonica ospitata dalla Rai nel salotto buono di Bruno Vespa per esibirsi davanti a 1.340.000 di italiani (14,54% di share) nell'apologia di Vittorio Casamonica, il boss il cui funerale ha indignato Roma, è un oltraggio a tutti gli italiani onesti".

lunedì 7 settembre 2015

INTERNI/ RENZI a Porta a Porta: un fatto di giustizia non pagare le tasse sulla prima casa


ROMA, 7 settembre - Il premier Matteo Renzi ospite a Porta a Porta: "Il 16 dicembre sarà l'ultima volta in cui si paga la tassa sulla prima casa. La prima casa tornerà ad essere esentata dalle tasse, uno ha lavorato 30 anni e ha fatto un mutuo è giusto che sulla prima casa non paghi nulla".  "L'economia sta meglio - ha detto -, dobbiamo dare messaggi di serenità, noi stiamo ripartendo e dopo tre anni con il segno meno ora l'Italia torna con il segno più". 
"Mi piace pensare che gli italiani al di là del governo stiano vedendo un Paese più solido più tranquillo e più giusto - ha spiegato il presidente del Consiglio -. Io lo giudico un fatto di giustizia non pagare le tasse sulla prima casa dopo che magari uno per trent'anni ha pagato un mutuo. Dobbiamo dare un messaggio di tranquillità, ora possiamo finalmente ripartire". 
"Noi abbiamo tolto Imu e Tasi e daremo ai sindaci un assegno corrispondente, non facciamo un'operazione per cui noi togliamo e i comuni aumentano. L'idea è che in Italia si è pagato troppo, le tasse le devono pagare tutti, ma l'idea che le tasse sono bellissime è forse nei paesi dove sono basse. Da noi il messaggio deve essere riduzione: dalla casta ed infatti abbiamo messo un tetto ai manager pubblici ai corpi di polizia da da 5 a 4". 
Nel 2014 abbiamo dato gli 80 euro, nel 2015 l'operazione su Irap e costo del lavoro, nel 2016 via Imu e Tasi che è l'operazione che abbiamo annunciato a luglio ed ecco perché il 16 dicembre ci sarà il funerale delle tasse sulla casa, Nel 2017 penseremo all'Ires e nel 2018 all'Irpef", ha detto ancora Renzi.
"Stiamo ragionando su alcune proposte" per il Sud. "C'è chi suggerisce di usare il credito di imposta, che è già stato utilizzato, per il Mezzogiorno: una forma di fiscalità agevolata per chi investe. Avrebbe un importo di un paio di miliardi, secondo le stime".
"O l'Italia riparte o non riparte. Dall'ultimo governo Berlusconi a oggi si è perso un milione di posti di lavoro. I 247 mila posti mi fanno piacere ma sono ancora pochi. C'è una parte del settore come ad esempio l'edilizia che ancora non è ripartito, uno po' per colpa nostra, troppa complessità nella pubblica amministrazione. E poi io spero, penso e credo che togliere Imu e Tasi abbiano un effetto psicologico sul mattone".
"Dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare in pensione un po' prima rinunciando a un po' di soldi possa farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi". "Spererei di farlo nelle prossime settimane e mesi. Sono ottimista ma per lo stato deve essere a somma zero".

martedì 16 giugno 2015

RENZI, se Marino governa vada a avanti, se non è capace vada a casa

ROMA, 16 giugno - "Succede di perdere: in alcune città il Pd ha perso, altre le abbiamo riprese ma certo quando i cittadini scelgono altro, il partito deve riflettere. Un anno fa il Pd aveva il segno più 40% e i posti di lavoro avevano segno meno. Oggi l'economia torna a tirare e abbiamo 260mila posti di lavoro in più". Così Matteo Renzi a Porta a Porta.
C'è gente che dice "'dobbiamo discutere al nostro interno'. Non ne possiamo più di un ragionamento in cui quando si parla di politica siamo sempre a discutere del nostro ombelico", ha detto Renzi a 'Porta a Porta' sottolineando: "forse parlare un po' meno in politichese…sempre delle correnti del Pd...caspita, che barba che noia...". "In alcune Regioni e città le primarie non hanno funzionato perché uno fa le primarie e poi non rispetta le regole" e poi "c'è stata poca partecipazione": così il premier sottolineando al tempo stesso: "credo nelle primarie come strumento per uscire da segrete stanze dei partiti. Alla gente - aggiunge - interessa che il sindaco sia scelto con primarie o con selezione segreteria Pd o che strade della città siano pulite?".
Poi su Marino: "Marino è una persona perbene, lo riconoscono tutti. Si continua a dire se va avanti o no. A me interessa capire se l'amministrazione pulisce le strade, mette a posto buche e emergenza. Se sanno governare governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa". Il premier aggiunge che "deciderà il Pd romano". Roma "è una città bellissima, ha tutto, ha un'eco internazionale straordinaria. Quest'anno c'è il Giubileo, tutto il mondo ci guarderà, la vogliamo smettere di stare a discutere di questioni che riguardano solo gli addetti ai lavori?", evidenzia il presidente del Consiglio. E chi gli chiede quali potrebbero essere i tempi per capire se a Roma sarà possibile andare avanti, Renzi risponde: "Deciderà il Pd romano, assieme alla coalizione, tra l'altro Orfini sta facendo un lavoro meraviglioso". "L'ipotesi del commissariamento per mafia non esiste. Leggeremo come governo le carte ma per noi non ci sono gli estremi" dice poi Renzi.
E dopo il tornante, duro per il Pd, dei ballottaggi, Matteo Renzi, di fronte all'assemblea del gruppo parlamentare non si nasconde e ammette senza mezzi termini che "questo è il momento più difficile della legislatura". La riunione è convocata per eleggere il successore alla guida del gruppo della Camera dopo le dimissioni di Roberto Speranza nei giorni del voto sull'Italicum. Renzi candida Ettore Rosato, attuale vice capogruppo, la persona, sottolinea il premier che "ha caratteristiche di tenacia, determinazione necessarie per guidare il Gruppo più numeroso della storia della Repubblica e che dovrà gestire riforme ambiziose"
"E' una proposta di cui mi assumo la responsabilità, se ci sono proposte alternative fate pure", aggiunge.  "Di fronte a noi - ha detto Renzi - ci sono molte sfide, dalle riforme ai diritti civili. Ci vuole quindi una leadership autorevole del gruppo". "In questi due anni - ha aggiunto - il lavoro svolto da Rosato lo rende il candidato naturale. Ettore ha caratteristiche di tenacia, determinazione necessarie per guidare il Gruppo più numeroso della storia della Repubblica e che dovrà gestire riforme ambiziose". Matteo Renzi ha spiegato che, scegliendo Ettore Rosato come nuovo capogruppo del Pd, ha scelto la continuità: "C'erano due strade, o la riforma complessiva del gruppo-partito in un nuovo equilibrio o affrontare in modo più agile il solo problema del capogruppo".