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sabato 13 maggio 2017

"Contatti con AMRI", TUNISINO ESPULSO


ROMA, 13 maggio - Un tunisino di 36 anni, irregolare, abitante nella provincia di Catania, è stato espulso dall'Italia per motivi di pericolosità sociale. Lo afferma il Viminale precisando che l'uomo "è emerso all'attenzione delle indagini investigative, svolte dalle Digos di Roma e di Catania, per i contatti avuti in Italia con il noto attentatore di Berlino Anis Amri". Aveva mantenuto contatti con lui anche dopo il trasferimento di Amri a Latina e poi in Germania.
Inoltre - prosegue la nota del Viminale - è stato accertato che il cittadino espulso aveva fornito ad Amri, all'uscita dal Centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta, una sua utenza mobile italiana, utilizzata da Amri nel giugno/luglio 2015.

La capillare analisi del traffico telefonico sulle utenze a lui intestate, ha inoltre evidenziato contatti con soggetti di orientamento radicale, consentendo di rilevare, lo scorso 30 aprile, il suo repentino allontanamento dal catanese per raggiungere in Francia una connazionale che gli avrebbe dovuto fornire le risorse economiche per attraversare il confine clandestinamente.

Rintracciato lo scorso 2 maggio a Torino e trattenuto nel Centro permanente per rimpatri Brunelleschi, è stato rimpatriato, con accompagnamento in Tunisia, con un volo decollato dall'aeroporto di Caselle.

Con questo rimpatrio, il 42/o del 2017, salgono a 174 i soggetti gravitanti in ambienti dell'estremismo religioso espulsi con accompagnamento nel paese di provenienza dal gennaio 2015 ad oggi.

martedì 14 marzo 2017

Era alla "caccia" dei poliziotti che hanno ucciso AMRI il tunisino espulso dall'Italia


ROMA, 14 marzo - Hisham Alhaabiil 37enne tunisino, espulso domenicaera sulle "tracce" dei due poliziotti che hanno ucciso, rispondendo al fuoco, l'attentatore di BerlinoAnis Amri, con cui l'uomo aveva avuto frequenti contatti. Lo rivela Il Messaggero, spiegando come Alhaabi avesse intrapreso una costante ricerca di Luca Scatà e Cristian Movio, soprattutto tramite internet.
Non chiaro quale potesse essere lo scopo del tunisino: forse minacciare i due agenti? O peggio? Sta di fatto che questo è stato uno degli elementi decisivi che hanno portato all'espulsione. Contemporaneamente il procuratore di Roma Francesco Scavo, titolare dell'inchiesta sui presunti collegamenti in Italia di Amri, ha dato mandato di perquisire le abitazioni di alcune delle persone risultate in contatto con l'attentatore di Berlino. Molto il materiale in arabo sequestrato e che ora è al vaglio degli inquirenti.

Il ruolo di Alhaabi - Alhaabi era uno dei contatti presenti nel cellulare di Amri più frequentemente contattato. Il 37enne era però estraneo al giro dello spaccio a cui, in Italia, l'attentatore di Berlino faceva parte. Alhaabi lavorava per un'azienda agricola e viveva in un fabbricato campagna a Borgo Podgora, di proprietà di della compagna di Yacoubi Monstar, altro presunto membro della cellula a cui apparteneva Amri e che nel 2015 e nel 2016 lo aveva più volte ospitato. Alhaabi si era già fatto notare anche prima che il suo nome spuntasse nell'inchiesta collegata alla strage di Berlino: le sue posizioni radicali erano note soprattutto per gli scontri avuti con l'imam moderato di Latina.

venerdì 3 marzo 2017

ANIS AMRI assumeva abitualmente cocaina e hashish


MILANO, 3 marZO - Anis Amri, il tunisino autore della strage di Berlino ucciso in un conflitto a fuoco con due poliziotti a Sesto San Giovanni (Milano), assumeva abitualmente cocaina e hashish. Tuttavia il giorno in cui e' morto non aveva preso droghe. E' questo il risultato dell'autopsia disposta dalla Procura di Monza durante la quale sono stati disposti anche gli esami tossicologici. 

sabato 25 febbraio 2017

Espulsi due tunisini, uno aveva contatti con AMRI


PALERMO, 25 febbraio - Due tunisini sono stati espulsi "per motivi di sicurezza dello Stato". Uno dei due, un 47enne senza fissa dimora, è intestatario di un'utenza telefonica che risulta tra i contatti dell'attentatore del mercato di Natale di Berlino, Anis Amri, nel giugno 2015. A quell'epoca il terrorista di Berlino era ospite della famiglia di un connazionale, attualmente detenuto presso il carcere di Velletri per reati comuni.
L'altro espulso è un 34enne segnalato dai servizi di intelligence nell'ambito del monitoraggio della comunità islamica della provincia di Perugia, quale "elemento di orientamento radicale facente parte di un sodalizio di spacciatori tunisini, operanti nel capoluogo umbro, legati ad altro connazionale già espulso dal territorio nazionale per motivi di sicurezza dello Stato il 14 maggio 2015". Dalle indagini svolte è emerso, inoltre, che il tunisino espulso, oltre ad aver evidenziato le sue simpatie per il Daesh, durante la sua permanenza a Lucca, non avrebbe escluso la possibilità di recarsi in Siria.
Rintracciato a Palermo il 14 febbraio e risultato irregolare sul territorio nazionale, è stato trattenuto nel centro di Caltanissetta. E' stato rimpatriato dalla frontiera area di Palermo con un volo diretto a Tunisi. Quanto al 44enne, a seguito delle indagini svolte, è stato trattenuto nel centro di Caltanissetta in attesa dell'espulsione avvenuta dalla frontiera marittima di Palermo, con una nave partita verso Tunisi. Salgono così a 147 i soggetti gravitanti in ambienti dell'estremismo religioso espulsi con accompagnamento alla frontiera dal gennaio 2015 ad oggi. Di questi, 15 eseguiti nel 2017.

domenica 22 gennaio 2017

Accuse tedesche: l'Italia non espulse AMRI perché voleva infiltrarlo tra i terroristi


BERLINO,22 gennaio - Dalla Germania arriva un attacco all'Italia sulla vicenda di Anis Amri: il terrorista considerato responsabile della strage ai mercatini di Natale a Berlino il 19 dicembre scorso e ucciso a Sesto san Giovanni nella notte tra il 22 e il 23 dicembre. A lanciare l’accusa è il domenicale “Welt am Sonntag” che, in un’inchiesta, sostiene che il nostro Paese avrebbe potuto espellere Amri già nel 2011, ma che non lo fece perché tentò di infiltrarlo negli ambienti del terrorismo. Immediata la risposta del capo della Polizia Franco Gabrielli: “È una ricostruzione falsa e totalmente inventata”. 

L’ipotesi tedesca - Fonti del quotidiano sottolineano che Roma avrebbe potuto espellere Amri appena arrivato in Sicilia come richiedente asilo, ma non lo fece "in quanto l'intelligence italiana cercò di assoldarlo come infiltrato in ambienti islamisti". Il giornale sostiene, inoltre, che l'Italia avrebbe dovuto allontanare il terrorista che si proclamava minorenne dopo che Tunisi lo aveva riconosciuto come proprio cittadino, fornendo la data di nascita.

Gabrielli: “Scoop falso” - Secondo il capo della Polizia, Franco Gabrielli, la ricostruzione del “Welt am Sonntag” è “falsa e totalmente inventata". Il quotidiano “fa derivare, in spregio alla più elementare deontologia professionale, accuse infamanti per le quali gli autori dell'articolo saranno chiamati a rendere conto innanzi alle corti di giustizia competenti, nonché, moralmente, alle stesse vittime dell'attentato”. Il capo della Polizia sottolinea poi come una notizia contenente una grave accusa agli apparati di sicurezza nazionale, sia stata lanciata senza “effettuare una puntuale verifica al fine di conseguire l'effimero risultato di uno scoop che, seppur falso, ha arrecato un gratuito discredito all'intero Paese”.

I ritardi delle autorità tunisine - La ricostruzione temporale della permanenza di Amri in Italia arriva, in risposta alle accuse tedesche, dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Quest'ultimo spiega che la richiesta di riconoscimento e identificazione del terrorista di Berlino, necessaria per l’espulsione, era stata inoltrata a ottobre del 2014 alle autorità tunisine, che non hanno assecondato la richiesta. Terminato il periodo in carcere, Amri “fu immediatamente associato al Cie di Caltanissetta che tempestivamente rinnovò la richiesta allo Stato Tunisino ma, in questa occasione, la risposta arrivò tardivamente dato che erano stati superati i 30 giorni previsti dalla legge come tempo limite massimo per il trattenimento presso il Cie di un soggetto che aveva appena ultimato di scontare un periodo di detenzione in carcere. All'arrivo della risposta, quindi, il cittadino tunisino era stato necessariamente rilasciato". 


Il corpo di Amri ancora in obitorio - Un mese dopo la sparatoria di Sesto San Giovanni, il corpo di Anis Amri è ancora a disposizione dell'Autorità giudiziaria, e non può quindi ricevere alcun nulla osta ad essere rimpatriato o affidato a eventuali parenti che lo reclamassero per le esequie. Al momento comunque non sembra che nessun familiare si sia fatto avanti per occuparsi del funerale, quando la salma sarà disponibile. Gli inquirenti non escludono che, tra gli altri accertamenti su Amri, ci possano essere esami tossicologici per sapere se l'uomo consumava regolarmente cocaina e ecstasy e per verificare se durante l'attacco fosse magari anche sotto effetto di droghe.

mercoledì 4 gennaio 2017

La pistola di AMRI è la stessa che ha ucciso l'autista del camion a BERLINO


ROMA, 4 gennaio - L'arma con cui Anis Amri ha ucciso l'autista del camion della strage di Berlino è la stessa con cui ha ferito il poliziotto a Sesto San Giovanni. La perizia svolta dalla Polizia scientifica italiana ha confermato inequivocabilmente che si tratta della stessa pistola grazie alla comparazione effettuata tra i bossoli esplosi. Le tracce lasciate dall'arma utilizzata dal terrorista nella sparatoria del 23 dicembre nel milanese combaciano con quelle repertate dalla Polizia tedesca dopo l’attacco nella capitale tedesca del 19 dicembre. 

Il proiettile estratto dalla spalla dell'agente italiano ferito non è stato, invece, utile per il confronto perché troppo danneggiato. Il lavoro degli esperti di balistica cercherà ora di appurare se l'arma sia stata utilizzata in altri episodi criminali, in Italia o altrove.

Indagini sui soldi trovati nello zaino - Le indagini degli investigatori si stanno concentrando anche sui mille euro che Amri aveva nello zaino al momento della sua morte. Queste banconote, ora al vaglio dell'antiterrorismo, tutte in tagli da 50 e 20 euro, potrebbero essere state prelevate da uno sportello Bancomat, lasciando una traccia utile per ricostruire nuovi tasselli sulla fuga del giovane e gli eventuali appoggi può aver ricevuto in Italia.

Berlino: fermato uomo che cenò con Amri - Intanto a Berlino è stato fermato un tunisino di 26 anni che ha cenato con Anis Amri la sera prima dell'attentato in un ristorante del quartiere Mitte. Secondo la portavoce della procura generale di Karlsruhe "i due hanno "parlato intensamente". Si sospetta che possa aver avuto un ruolo nell'attacco o fosse a conoscenza delle intenzioni di Amri, ma "allo stato delle investigazioni i sospetti non si sono concretizzati in un arresto".
 Sempre dalle indagini in Germania è emerso che dopo l'attentato Amri è stato ripreso da una telecamera alla stazione di Zoologischer Garten di Berlino, a pochi metri dal luogo dove aveva compiuto l'attacco. Era consapevole di essere ripreso e ha mostrato il dito medio verso la camera. 

mercoledì 28 dicembre 2016

Arrestato a BERLINO tunisino "presunto contatto" di AMRI


BERLINO, 28 dicembre - Un tunisino di 40 anni è stato arrestato a Berlino nell'ambito delle indagini sull'attentato di Anis Amri a Berlino. Lo ha confermato la procura generale, come riporta la Dpa. L'uomo è sospettato di essere "un presunto contatto" di Amri, giacché il suo "numero di telefono era nello smartphone" dell'attentatore ritrovato dagli investigatori
"Ulteriori indagini indicano" che il tunisino "potrebbe essere coinvolto nell'attentato" di Berlino, precisa la Procura tedesca spiegando "che per questo è stato temporaneamente arrestato". Secondo quanto riferisce Spiegel online, citando "ambienti di sicurezza" le perquisizioni sono avvenute nel quartiere di Tempelhof, a sud della città.
Amri è passato da Amsterdam per arrivare a Lione. E' quanto riferiscono i media olandesi e belgi citando quelli francesi. Anis Amri avrebbe quindi raggiunto la Francia via l'Olanda, con un bus della società Flixbus partito dalla stazione di Sloterdijk di Amsterdam sino a Lione senza mai essere stato controllato nonostante viaggiasse armato. Non si sa ancora come invece abbia raggiunto Amsterdam da Berlino.

IL terrorista killer AMRI in stazione a TORINO

Nel suo peregrinare da una stazione italiana all'altra il terrorista Anis Amri è stato ripreso anche da una telecamera della stazione di Porta Nuova a Torino, sempre solo e sempre con lo zainetto in spalla, dove custodiva la pistola con cui ferirà l'agente di polizia a Sesto San Giovanni prima di essere ucciso. Secondo gli inquirenti, dopo essere passato da Lione e Chambery, prima di arrivare a Torino Amri si era fermato anche a Bardonecchia. A Sesto era poi arrivato in pullman


martedì 27 dicembre 2016

CASO AMRI, il poliziotto ferito torna a casa a UDINE: Non sono un eroe


Ha potuto passare Natale a casa, coi genitori, Cristian Movio,l’agente scelto che con il collega Luca Scatà ha fermato il terrorista di Berlino. Lui è rimasto ferito ad una spalla ma non vuole essere dipinto come un eroe: "Ho fatto il mio dovere". Ed è ai colleghi che lo hanno dovuto sostituire che rivolge i suoi pensieri: "Dovevo lavorare a Natale". Intanto si alza l'allerta in Italia per il timore di vendette Isis e il Viminale schiera i super poliziotti.

Il ritorno nella sua Udine - Cristian Movio risponde a poche domande che il cronista del Corriere della Sera è riuscito a fargli. Nella sua casa in provincia di Udine ha potuto passare il Natale con la madre Daniela e il padre Giovanni. Non si sente affatto un eroe, ha svolto il lavoro che gli hanno insegnato in Accademia ed è potuto sopravvivere ad un conflitto a fuoco con un terrorista. Di quella sparatoria non dice quasi nulla, dovrà raccontare la sua versione al magistrato che indaga.

Si teme la vendetta dell'Isis - Nel resto del Paese si alza però l'allerta. Ora i poliziotti potrebbero essere un nuovo obiettivo dei terroristi, un po' come accaduto in Francia. "E' la prima volta che un terrorista viene ucciso in Italia e sicuramente una divisa è diventata bersaglio privilegiato. Noi siamo la vetrina dello Stato", lo dice Maurizio Vallone, capo del servizio controllo del territorio del Dipartimento della Pubblica sicurezza, intervistato dal Corsera.

In campo i super poliziotti - Più uomini e mezzi a disposizione: oltre 1.800 agenti e 400 macchine in più al giorno per una spesa che supera i 100milioni di euro al mese. Per garantire la sicurezza saranno messe in campo le Unità operative antiterrorismo. "Si tratta di pattuglie addestrate dai Nocs che si muovono su macchine blindate e con la dotazione di fucili ad alta precisione. Sono sempre su strada e intervengono in caso di emergenza", dice Vallone.

Non agenti in borghese, più divise a fare scudo ai civili - Ma contro la minaccia terroristica non saranno messi in campo più agenti in borghese, anzi. "Vedere le divise serve a rassicurare i cittadini e quindi a far sì che aumenti la percezione di sicurezza. Inoltre riteniamo che la loro presenza sulle strade sia uno strumento per attirare la minaccia e distoglierla dal cittadino indifeso", aggiunge Vallone.

Pronti ad annullare gli eventi pubblici - E saranno le manifestazioni pubbliche, come i concerti in piazza, ad essere messi maggiormente sotto tutela. E se non rispetteranno le indicazioni fornite dal Viminale potrebbero anche essere annullate. I "filtraggi", cioè l'analisi delle persone che partecipano e le barriere anti camion saranno elementi indispensabili per ottenere il via libera.

Poliziotti nel mirino - E Vallone non si nasconde, sa che dopo Sesto San Giovanni i poliziotti sono diventati un obiettivo primario: "Dobbiamo essere particolarmente attenti, prendere tutte le iniziative possibili di autotutela. Non è un caso se le circolari del prefetto Gabrielli riguardano anche le modalità di intervento per il personale fuori servizio. Noi contiamo sulla professionalità di chi effettua i servizi in strada, i nostri uomini hanno il massimo livello di addestramento", conclude Vallone.

sabato 24 dicembre 2016

AMRI, che cosa era venuto a fare in ITALIA?


MILANO, 24 dicembre - Da Chambery al piazzale della stazione di Sesto San Giovanni in dieci ore, le ultime della sua vita: la morte di Anis Amri, se da un lato chiude la caccia all'uomo più ricercato d'Europa, dall'altro apre una serie di domande che soltanto nelle prossime ore potranno, forse, trovare risposta. Come ha fatto ad attraversare l'Europa senza essere riconosciuto da nessuno? Cosa veniva a fare in Italia? Quale era la sua meta finale? Aveva appoggi nel nostro paese o cercava documenti falsi che gli consentissero di abbandonare l'Europa? Oppure era tornato in Italia per vendicarsi degli anni passati in prigione?
L'ultimo viaggio del terrorista che ha fatto strage a Berlino inizia nella stazione di Chambery, cittadina francese ai piedi della Alpi dove Amri è arrivato proveniente dalla Germania. Senza documenti, senza libri o testi scritti, senza telefono, con pochi soldi e pochissimi effetti personali. Ma con una pistola in tasca. "Era come un fantasma", dirà poi il questore di Milano Antonio De Iesu. A Chambery il tunisino sale su un treno diretto in Italia e arriva a Torino attorno alle 20.30. Gli investigatori ritengono che l'uomo, dopo aver varcato il confine, abbia preso dei treni locali con i quali ha raggiunto la stazione di Porta Nuova.
Qui Amri rimane tre ore circa e, secondo chi indaga, non avrebbe avuto contatti con alcuno. La Digos ha in ogni caso già acquisito le immagini delle telecamere di sicurezza per cercare di ricostruire i suoi spostamenti e verificare eventuali incontri. Quel che è certo è che Anis arriva in stazione Centrale, a Milano, attorno all'una di notte e poi, secondo alcune fonti con un bus navetta che sostituisce il servizio della metropolitana, a quell'ora chiusa, raggiunge Sesto San Giovanni. Anche i filmati delle telecamere delle due stazioni sono già stati acquisiti e saranno analizzati. Sono ormai passate le 3 di notte: Anis si incammina con le mani in tasca e lo zainetto sulle spalle. A meno di 300 metri dalla stazione incrocia la volante della Polizia. Gli agenti gli chiedono i documenti e lui reagisce, estraendo l'arma. E' il suo ultimo atto: viene raggiunto da due colpi di pistola, uno dei quali mortale. Appena le impronte digitali hanno confermato l'identità, sono scattate le indagini per capire cosa ci facesse Amri a Sesto. Una prima risposta potrà arrivare dal telefonino, ritrovato nel camion utilizzato per compiere la strage e già da due giorni in mano agli investigatori della Bka tedesca. Tra gli effetti personali del tunisino, inoltre, ci sarebbe anche una scheda sim. Si dovrà verificare se tra i contatti e le chiamate in entrata o in uscita vi siano delle utenze che rimandano all' Italia.
Oppure se quella scheda sia stata utilizzata per contattare persone all'estero. E' plausibile che nei quattro anni trascorsi nelle carceri siciliane, Amri abbia stabilito dei contatti che possano essergli tornati utili in questa occasione. Sesto San Giovanni, tra l'altro, è un centro con una forte presenza di migranti di origine maghrebina e dunque non è escluso che cercasse qualcuno che lo ospitasse per qualche tempo in modo da far perdere le sue tracce e far abbassare l'attenzione nei suoi confronti. Le ipotesi sul tavolo di intelligence e antiterrorismo sono comunque diverse. Una è che Amri fosse a Milano per reperire dei documenti falsi: Sesto San Giovanni si trova a meno di 5 chilometri da via Padova, zona dove è presente una moschea è dove, soprattutto, indagini passate hanno rilevato la presenza di centrali per la fabbricazione di documenti falsi. In Germania Amri era stato fermato la prima volta con un falso documento italiano e alle autorità ha fornito almeno una decina di alias: l'obiettivo poteva dunque essere quello di ottenere una nuova identità per lasciare l'Europa.
Un'ulteriore ipotesi da verificare è che il tunisino avesse scelto Sesto perché dalla stazione partono decine di pullman internazionali, con destinazione soprattutto i paesi dell'Est. Un modo per uscire dall'Ue e avvicinarsi ai territori ancora in mano all'Is. Ma c'è un'altra possibilità, che gli investigatori non tralasciano: Amri è arrivato a Milano perché con il nostro paese aveva un conto in sospeso. In Italia ha passato 4 anni in carcere e un paio di mesi nei Cie, maturando probabilmente sentimenti di rivalsa e di rabbia. Visto in quest'ottica, il suo piano era perfetto: il testamento in cui invita i fratelli a colpire, la strage al mercatino, il viaggio solitario fino in Italia e l'ultimo gesto eclatante nel nostro paese. Sulla sua strada, però, ha trovato una volante della Polizia.

venerdì 23 dicembre 2016

La BILD: E' finita!


I siti tedeschi si sono subito gettati, come è ovvio, sulle notizie provenienti da Sesto San Giovanni, dove la polizia ha ucciso Anis Amri, il killer di Berlino. Questo è il sito della Bild Zeitung.
Fabrizia,riposa in pace. 

E' IL KILLER DI BERLINO l'uomo ucciso dalla polizia a SESTO SAN GIOVANNI


SESTO SAN GIOVANNI, 23 dicembre - E' il killer di Berlino Amri l'uomo morto la scorsa notte nel Milanese, durante un conflitto a fuoco con la Polizia. 
Antiterrorismo: arrivato in treno dalla Francia - Secondo fonti dell'antiterrorismo, Amris sarebbe arrivato in Italia in treno passando attraverso la Francia, da Chambery.
Le impronte corrispondono - La conferma che l'uomo ucciso è Armi arriva anche dai rilievi fatti dall'antiterrorismo milanese, secondo cui coincidono sia i tratti somatici sia la comparazione delle impronte.

Secondo le prime informazioni l'uomo durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio a Sesto S.Giovanni, intorno alle 3, ha estratto una pistola e sparato agli agenti di una Volante  che hanno risposto al fuoco uccidendolo. Secondo quanto riferito dalla polizia, la Volante si sarebbe fermata in piazza primo maggio, di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni, per un normale controllo. L'uomo, che era a piedi, alla richiesta di mostrare i documenti avrebbe tirato fuori una pistola dallo zaino e avrebbe sparato a un poliziotto, colpendolo a una spalla. A quel punto gli agenti avrebbero risposto al fuoco, sparando all'uomo, poi deceduto. L'uomo, che con sè non aveva documenti, non è ancora stato identificato. Il poliziotto colpito alla spalla è stato portato all'ospedale di Monza: le sue condizioni non sarebbero gravi.
Ad uccidere il terrorista Anis Amri è stato un agente in prova al Commissariato di Sesto San Giovanni. Si chiama Luca Scatà, ha 29 anni. L'agente di polizia che è stato ferito da Amri si chiama Christian Movio, ha 36 anni, ed è del Commissariato di Sesto San Giovanni. L'agente scelto è ricoverato all'ospedale di Monza con un proiettile conficcato in una spalla. Deve essere operato, ma le sue condizioni sono buone.
Dagli accertamenti dalla Digos, coordinati dal capo dell'antiterrorismo milanese Alberto Nobili, Anis Amri, è arrivato in Italia dalla Francia, in particolare da Chambery, in Savoia, da dove ha raggiunto Torino. Dal capoluogo piemontese ha preso poi un treno per Milano dove è arrivato attorno al'una di notte. Infine dalla Stazione Centrale si è spostato a Sesto san Giovanni dove attorno alle 4 ha incrociato i due agenti della volante che poi, durante una sparatoria, lo hanno ucciso.

Minniti, in Italia sistema sicurezza funziona  - In Italia esiste un "livello elevato di controllo del territorio che consente, nell'imminenza dell'ingresso nel nostro paese di un uomo in fuga perchè ricercato, di identificarlo e neutralizzarlo. Questo vuol dire che c'è un sistema di sicurezza che funziona". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Marco Minniti, incontrando i giornalisti al Viminale.
Il ministro dell'Interno tedesco Thomas De Maizière ha detto che la morte di Anis Amri è «un sollievo», mentre il portavoce del ministro degli Esteri di Berlino e ha espresso la gratitudine all'Italia: «Siamo molto grati alle autorità italiane per la stretta collaborazione» ha detto in conferenza stampa Martin Schaefer. «Devo ringraziare perché fin dall'inizio c'è stato uno stretto, confidenziale e utile scambio di informazioni, sia con Roma che con Milano».