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mercoledì 22 luglio 2015

SANT'ANGELO IN VADO, Ismaele, 17 anni, sgozzato dai due albanesi per gelosia

Ismaele Lulli tra i suoi due assassini
SANT'ANGELO IN VADO (Pesaro), 22 luglio - A Ismaele Lulli, il 17enne sgozzato a Sant'Angelo in Vado, fu tesa una trappola: il ragazzo incontrò i suoi carnefici Igli Meta e Marjo Mema alla fermata dell'autobus e accettò la proposta di andare a fare un bagno al fiume. Salì spontaneamente sull'auto di Meta, "senza costrizioni" hanno detto oggi i carabinieri durante una conferenza stampa a Pesaro. L'auto si diresse a San Martino in Selva Nera, luogo dell'omicidio. Ismaele è staot legato con del nastro adesivo da pacchi e colpito alla gola con un coltello sotto ad una croce di ferro, in cima ad un poggio in località San Martino in Selva Nera. E' morto così Ismaele Lulli, nella ricostruzione dei carabinieri che hanno condotto le indagini. Un solo colpo mortale al collo, talmente forte che il 17enne "è stato quasi decapitato" ha detto il col. Antonio Sommese, dei carabinieri di Pesaro. La morte è stata rapida. 
La morte del 17enne avrebbe un movente passionale: la gelosia. Di mezzo ci sarebbe la gelosia del ventenne per la frequentazione della fidanzata diciannovenne con Ismaele. Frequentazione per altro assolutamente innocente, secondo alcuni investigatori.
Hanno dunque cominciato a collaborare, facendo le prime ammissioni, i due giovani albanesi. "E' come si stessero rendendo conto ora dell'enormità del fatto", racconta una fonte investigativa che parla di "un delitto da videogame"Durante le ore di interrogatorio, davanti alla caserma dei carabinieri di Sant'Angelo in Vado, si sono radunati parenti e amici di Ismaele: dolore, rabbia, disperazione che sono sfociate in momenti di tensione quando i due ragazzi fermati sono stati fatti salire su mezzi dei carabinieri e portati al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro.

A quel punto urla, calci e pugni alle auto, invettive, lacrime. "Conoscevo Ismaele da quando era bambino", ha singhiozzato un uomo anziano.

Le famiglie dei due fermati non sono coinvolte in alcun modo e non hanno aiutato i figli. "Sono persone irreprensibili, che lavorano e ben inserite" osserva uno degli investigatori. I due ragazzi invece avrebbero denotato "pochi interessi e una certa tendenza a tirare a campare: uno non ha finito gli studi, l'altro sì ma non lavora".

martedì 21 luglio 2015

SGOZZATO e buttato in un dirupo diciassettenne a SAN NARTNO IN SELVA NERA (Pesaro)


URBINO, 21 luglio - Presenta un profondo taglio alla gola il corpo di Ismaele Lulli, il 17enne trovato morto in un dirupo nei pressi di una chiesa in località San Martino in Selva Nera,frazione di Sant'Angelo in Vado (Pesaro Urbino). I familiari del ragazzo, studente del luogo, ne avevano denunciato ieri la scomparsa. Sotto interrogatorio due ragazzi albanesi.
Le indagini, dirette dal pm Irene Lilliu della Procura di Urbino, sono supportate dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Roma.
II corpo di Ismaele è stato trovato a pancia in sotto e, secondo le prime ipotesi, potrebbe essere stato ucciso altrove e portato successivamente vicino alla chiesa. L'allarme oggi è stato dato da un passante, che ha visto il corpo. Ismaele, che frequentava il secondo anno dell'istituto alberghiero di Piobbico, viveva con la madre e una sorella più piccola. Ieri sera non è tornato a casa e la madre si è rivolta ai carabinieri. Contemporaneamente gli amici hanno lanciato una serie di appelli su Facebook con la sua foto.
Quanto al movente, si pensa ad uno sgarro per questioni di ragazze o a debiti non pagati per piccolo spaccio di droga. In ogni caso ad un chiarimento finito in tragedia, se non addirittura a un omicidio premeditato. Il giovane, infatti presenta sul corpo diverse tracce di nastro adesivo per pacchi, come se avessero tentato di legarlo. Oppure è stato legato e poi il caldo di questi giorni ha fatto gonfiare il corpo e i legacci sono saltati. Un delitto feroce: chi lo ha sgozzato lo ha fatto con violenza, tanto che Ismaele è stato quasi decapitato. Sul corpo altri tagli e escoriazioni, ma sarà l'autopsia a stabilire se si tratti di ferite da trascinamento o riportate durante la caduta nel dirupo, oppure di coltellate inferte post mortem.