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mercoledì 23 settembre 2015

ECONOMIA/ S&P, l'Italia fuori dalla recessione, ma la ripresa è tiepida


NEW YORK, 23 settembre - "L'economia italiana sta finalmente uscendo dalla recessione dopo 3 anni e mezzo di contrazione. Tuttavia, è probabile che la ripresa sia tiepida a causa della bassa crescita dei salari e dell'alto tasso di disoccupazione che frenano la domanda dei consumatori più che in altri paesi della zona euro". E' quanto si legge in un report di S&P sull'Italia.
Il titolo dell'ultimo report dell'agenzia di rating Standard&Poor's si intitola ''Ripresa superficiale dell'Italia''. ''Nel primo trimestre l'economia italiana è ritornata in vita; la fiducia nelle imprese sta migliorando e le indagini sui consumatori mostrano un livello di fiducia che non si vedeva dal 2008 ma la ripresa è debole rispetto ai paesi vicini dell'eurozona'' scrive il capo economista Jean-Michel Six ricordando che il Pil reale è aumentato dello 0,7% nel primo semestre contro l'1,2% dell'eurozona. ''Ci sono segnali che indicano che le esportazioni italiane iniziano a funzionare meglio, ma una ripresa sostenibile avrà ancora bisogno di una forte ondata di investimenti'' dice il rapporto di S&P's. "Il settore bancario italiano rimane vulnerabile e non è in una posizione ideale per sostenere gli investimenti privati. Tutte le categorie incluso - inesigibili, incagli, scaduti e ristrutturati - nonperforming prestiti (NPLs) sono triplicati dal 2007 fino a raggiungere un massimo storico del 24% del PIL nel mese di giugno 2014, o il 16,8% del totale dei crediti - sottolinea il rapporto - . Rispetto alla media europea, il Rapporto NPL è più di quattro volte superiore ed è aumentato ad un ritmo molto più veloce. E' cruciale, oltre l'80% delle sofferenze bancarie sono nel settore corporate''. "Anni di declino nella formazione di capitale hanno danneggiato il potenziale di crescita e la competitività globale dell'economia, e la continua crescita dei salari al di sopra tendenze della produttività si è aggiunta a questo deterioramento" sottolinea Six. "Dalla fine del 2014 si sono visti segni di un'economia che sta rinascendo ma sarà una lunga strada per tornare a tassi di crescita del PIL semplicemente superiori a 1,5%" ha concluso Six.  

venerdì 18 settembre 2015

INTERNI/ IL CDM vara un dl per inserire i musei nei servizi pubblici essenziali

Renzi: l'oggettiva ripresa è partita, nel 2015 abbiamo svoltato, nel 2016 acceleriamo

ROMA, 18 settembre - "Questo è il momento in cui tutti insieme dobbiamo spingere con ancora più determinazione perché l'oggettiva ripresa è partita in Italia grazie ai provvedimenti e le riforme. Nel 2015 abbiamo svoltato, nel 2016 acceleriamo"Così Matteo Renzi dopo l'approvazione del Def in cdm. "Si aspettavano un dato più basso della nostra crescita, ma oggi molti indicatori dicono che l'Italia è ripartita e il Def non può che fotografare lo stato dell'arte, una crescita più alta, +0,9%" per il 2015". Il 2016 si chiuderà con una crescita del Pil dell'1,6% e un rapporto deficit/Pil programmatico del 2,2%. Sono le stime contenute nelle tabelle della Nota di aggiornamento del Def approvata in cdm. Ad aprile le stime del governo indicavano una crescita dell'1,4% e un deficit/Pil programmatico dell'1,8%.
Il pareggio di bilancio slitta ancora rispetto alle stime del Def. Nella Nota di aggiornamento del Def l'obiettivo viene infatti spostato dal 2017 al 2018."Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia. Oggi decreto legge #Colosseo#lavoltabuona". Così Matteo Renzi su twitter. E infatti il premier ha proposto oggi in Consiglio dei Ministri un dl per inserire musei e luoghi della cultura nei servizi pubblici essenziali.
"La chiusura ai visitatori dei principali siti archeologici della Capitale questa mattina, motivata da un'assemblea sindacale (peraltro regolarmente convocata), porta, ancora una volta, alla ribalta l'urgenza di ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali",  aveva infatti scritto stamane il Garante degli scioperi Roberto Alesse.
   

lunedì 15 giugno 2015

DRAGHI, ripresa a un passo moderato, GREXIT terra ignota

SRASBURGO, 15 giugno - La ripresa "procede ad un passo moderato" ma "dovrebbe ampliarsi" e "le proiezioni" sono per una crescita "dell'1,5% nel 2015, dell'1,8% nel 2016 e del 2,0% nel 2017". Lo afferma il presidente della Bce, Mario Draghi, in apertura del suo intervento nell'audizione davanti alla Commissione Economico finanziaria del Parlamento europeo.  Draghi risponde alle domande degli eurodeputati sulla situazione economica della zona euro e sui negoziati in corso sul programma di riforme della Grecia.
Inflazione a +1,5% nel 2016 e a +1,8% nel 2017 - "Ci aspettiamo che l'inflazione resterà bassa nei mesi a venire" dice Mariricordando che "dopo mesi" in cui è rimasta ferma a zero, a maggio è tornata in positivo a +0,3%. Il presidente della Bce aggiunge che le proiezione dello staff dell'Eurosystem sono di un'inflazione "a 1,5% nel 2016 e a 1,8% nel 2017".
Serve accordo forte, palla in campo Grecia  - "Abbiamo bisogno di un accordo forte e complessivo con la Grecia, che produca crescita, sia socialmente equo e finanziariamente sostenibile". Così il presidente della Bce. "Tutti gli attori devono correre l'ultimo miglio, ma la palla è nel campo della Grecia" e "la Bce sta facendo tutto quanto in suo potere". 
Serve credibile prospettiva di soluzione - Perché la Bce riveda il tetto agli acquisti di T-bills greci "ci dovrebbe essere una credibile prospettiva di una positiva conclusione della corrente revisione" del programma e la sua "conseguente messa in atto, che implicherebbe il pagamento dei fondi da parte dei paesi dell'Eurozona". Così Mario Draghi. 
Situazione economica è drammatica. "La situazione economica in Grecia è drammatica" ma "non è responsabilità degli altri paesi dell'Eurozona o delle istituzioni europee" e ricorda le cifre i 223 miliardi di prestiti bi e multilaterali, "più" l'Ela, "più i soldi del Fmi", "più l'haircut del 53,3%". 
Con Grexit entreremmo in terra ignota - Con una 'Grexit', "entreremmo in un terreno ignoto", perché se anche dopo le ultime riforme del sistema finanziario ci sono strumenti per gestire la situazione nel breve, "nel medio lungo periodo quali sarebbero le conseguenze per l'Ue? Questo non siamo in grado di prevederlo". 
Decisione politica, in interesse eurozona - Un'intesa sulla revisione del programma della Grecia e sugli esborsi "è una decisione politica" e "spetta interamente all'Eurogruppo", ma "un accordo forte e credibile" e che arrivi "molto presto" è "necessario, non solo nell'interesse della Grecia ma dell'intera eurozona". 
Conosciamo problemi,cerchiamo fare possibile - E' "la disoccupazione la maggior causa di inuguaglianza" e "la migliore soluzione per ridurre l'inuguaglianza" à quella di "ridurre i tassi di interesse". Lo dice Mario Draghi rispondendo al parlamentare del M5S, Marco Valli che lo accusa di essere "un'icona per operatori finanziari alla Gordon Gekko". Concludendo la sua replica in inglese, Draghi passa ll'italiano: "Siamo consapevoli dei problemi e cerchiamo di fare il possibile. Se non ci riusciamo, ci abbiamo provato". 
La Grecia ha dato parola che onorerà debiti - "Non voglio speculare su un possibile mancato pagamento" dei prestiti dovuti da parte della Grecia "perché abbiamo avuto la parola delle autorità greche che questi saranno fatti". Così Draghi, aggiungendo che per questo "è inutile speculare se i pagamenti non saranno effettuati".
Draghi respinge accusa 'ricatto', Bce segue regole - Mario Draghi respinge l'accusa alla Bce di aver "ricattato" la Grecia non acquistando i suoi bond negli anni scorsi sollevata da un parlamentare della sinistra spagnola. "La Bce non è una entità politica" afferma, sottolineando che "applichiamo le regole". Poi specifica i "tre motivi" per cui la Bce non acquista titoli greci ed aggiunge che tali condizioni possono "essere riviste non appena sarà concluso con successo" la revisione del programma di aiuti.
Da Bce liquidità a banche finché solventi - Dalla Bce "continuerà ad essere data liquidità alle banche greche" per "continuare a finanziare l'economia" e lo farà "finché saranno solventi e avranno sufficienti collaterali". Lo afferma Draghi, ricordando che le decisioni del direttivo "vengono prese in piena indipendenza", che "non ha obiettato la settimana scorsa" all'aumento dell'Ela di oltre 2 mld e che attualmente il livello di liquidità è "a 118 mld di euro, quasi il doppio del 2014", cifra che "è il 66% del pil greco" ed il più alto dell'Eurozona.
Da Qe rischi contenuti su stabilità finanziaria - I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dai programmi di Qe della Bce "sono piuttosto contenuti per ora". In particolare nel settore immobiliare "non vediamo nessun segno di sopravvalutazione generale", e sia per prezzi e mutui nel settore "abbiamo visto tassi bassi per entrambi". "Monitoriamo gli sviluppi da vicino", ha assicurato Draghi, e, in caso di necessità, "devono essere utilizzati strumenti macroprudenziali per salvaguardare la stabilità".

martedì 26 maggio 2015

VISCO, la ripresa del primo trimestre può consolidarsi

Visco interviene al c ongresso ASSIOM FOREX
ROMA, 26 maggio - "La ripresa avviata nel nostro Paese nel primo trimestre di quest'anno dovrebbe consolidarsi in quello in corso e nei prossimi". Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nelle considerazioni finali di Bankitalia.

In Italia ''è stata avviata un'azione di riforma, riconosciuta a livello internazionale'' ha detto Visco. ''Per non deludere le aspettative di cambiamento occorre allargarne lo spettro e accelerarne l'attuazione. In alcuni casi i benefici non sono immediati ma questo è un motivo in più per agire, con un disegno organico e coerente''.
Per legge non si produce ricchezza e non si creano posti di lavoro ma si può, anzi si deve, intervenire dove il mercato incontra i suoi limiti aiutando a generare sviluppo economico. 
''La politica monetaria da sola non può garantire una crescita duratura ed elevata''. Secondo  Visco ''il sostegno alla domanda aggregata che deriva dalla politica monetaria non è un'alternativa alle riforme ma consente di accelerarle e di assorbirne più agevolmente i costi di breve periodo''.
"Il riacutizzarsi della crisi greca ha avuto ripercussioni finora limitate sui premi per il rischio sovrano nel resto dell'area", nondimeno le difficoltà greche nel definire e attuare le riforme "alimentano tensioni gravi potenzialmente destabilizzanti". "Nell'interesse di tutti i i paesi dell'area dell'euro la crisi (greca) va governata", ha affermato Visco.
''In un contesto ancora difficile la politica di bilancio ha cercato un equilibrio fra rigore e sostegno dell'economia. Dopo gli interventi fortemente restrittivi imposti dalla crisi di fiducia del 2011 è stato appropriato dosare le azioni di consolidamento di bilancio per non ostacolare la ripresa''.
Il giudizio sugli effetti del Jobs Act è ancora "prematuro" ma è positivo l'aumento delle assunzioni a tempo indeterminato nei primi mesi del 2015 favorito anche dai consistenti sgravi fiscali.
In Italia c'è ''un ritardo sia nei livelli di istruzione sia nelle competenze funzionali. Per migliorare i programmi di insegnamento - ha detto il governatore di Bankitalia - accrescerne la qualità e indirizzare le risorse dove sono più necessarie non si può prescindere da una valutazione sistemica e approfondita dei servizi offerti''.
"L'attività innovativa è in Italia meno intensa che negli altri principali paesi avanzati, soprattutto nel settore privato". Visco sottolinea che "il ritardo, particolarmente ampio rispetto alla Germania, è accentuato nei settori industriali a più elevato contenuto tecnologico".

giovedì 5 giugno 2014

Confcommercio: ci vorranno 11 anni per tornare ai livelli di consumi pre crisi


ROMA - Resta critico il livello dei consumi in Italia: nel 2014, a fronte di un Pil a +0,5%, è prevista infatti una crescita appena dello 0,1%. Secondo l'Ufficio studi della Confcommercio, a livello nazionale serviranno più di 11 anni per tornare ai livelli pre crisi e al Sud, nel 2015, si raggiungeranno 12.160 euro pro capite, un livello addirittura inferiore a quello di 20 anni fa (12.195 euro).
La ripresa, stima Confcommercio, si allontana e si conferma più debole del previsto. Si prevede "un leggero recupero nel 2015 con Pil a +0,9% e consumi a +0,7%. Cresce la fiducia ma consumi e investimenti mostrano l'altra faccia del Paese, quella di un'economia reale drammaticamente ferma al palo". Tra il 2007 e il 2013 il prodotto pro capite si è ridotto di oltre 3.100 euro e fino al 2015 non è atteso nessun significativo recupero.
Meno 12mila imprese nei primi 3 mesi - Inoltre resta critico lo stato di salute delle attività commerciali e dei servizi, con oltre 12mila imprese in meno nei primi tre mesi del 2014. L'80% di queste riguardano settori non alimentari e in particolare l'abbigliamento. Si amplia, segnala ancora l'Ufficio studi della Confcommercio, il divario economico-sociale tra il Nord e Sud del Paese.
"Combinato Imu-Tasi-Tari letale per imprese" - "Il combinato mal-disposto di Imu, Tasi, Tari potrebbe essere letale per le nostre imprese", dice Carlo Sangalli, presidente Confcommercio. "Non soltanto c'è il rischio di un incremento di pressione fiscale" ma "c'è anche un problema di crescente incertezza su quanto, quando e come pagare questi complicatissimi tributi. Semplificazione, dunque".

giovedì 27 marzo 2014

Cgia Mestre: la ripresa nel Nord est è iniziata

VENEZIA - La ripresa economica nel Nordest è iniziata. Lo sostiene la Cgia di Mestre, secondo cui nel Triveneto nel 2014 tornerà a crescere il Pil grazie ai risultati dalle province di Bolzano (+1,7%), di Treviso (+1,6%), di Padova e di Pordenone (entrambe con +1,3%). Le previsioni di crescita per l'anno in corso sono dedotte da dati Istat e Prometeia. Secondo questi studi tuttavia l'aumento del Pil non comporterebbe alcun aumento dell'occupazione.
"Rispetto al 2013, quando tutte le nostre realtà provinciali hanno registrato una crescita negativa - segnala Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia - con picchi molto preoccupanti come quelli di Rovigo (-3,8%) e Belluno (-2,9%), quest'anno invece tutte cambieranno segno e si posizioneranno sul quadrante positivo". Se il Nordest chiuderà con un aumento medio del Pil dell'1,1%, nel Veneto l'incremento si attesterà all'1,2% e nel Friuli Venezia Giulia a +0,9%.
La ripresa in atto non riuscirà però a incidere sulla disoccupazione che, secondo alcuni istituti di ricerca, dovrebbe salire ancora. In attesa di poter tradurre in numeri le previsioni per quest'anno, la Cgia ha calcolato l'aumento del tasso di disoccupazione avvenuto dall'inizio della crisi fino al 2013. Le situazioni più critiche sono a Venezia (+5,7), a Padova (+5,5) a Pordenone (+5,1) e a Belluno (+ 5). Ad esclusione di Padova, negli ultimi sette anni la disoccupazione in tutte queste realtà è praticamente triplicata. 

Imprese, fiducia al top da tre anni  
Arrivano buoni segnali anche sul fronte della fiducia delle imprese, che segna il quinto rialzo consecutivo secondo l'Istat: l'indice tocca quota 89,5, il top da settembre 2011, cioè da due anni e mezzo, nella prima rilevazione successiva all'insediamento del governo Renzi. La spinta arriva dalla manifattura e soprattutto, dai servizi mentre perdono quota costruzioni e commercio.
Rispetto a febbraio la fiducia delle imprese ha guadagnato 1,3 punti, con l'ottimismo delle aziende del manifatturiero salito a 99,2 da 99,1 e quello dei servizi aumentato a 92,4 da 90,3. Al contrario, nelle costruzioni il clima è peggiorato, con l'indice sceso a 75,8 da 76,9, anche se sono migliorate le aspettative sul fronte occupazione. Stesso fenomeno anche nel commercio al dettaglio, passato a 94,6 da 96,3. A pesare sul settore è stata la performance negativa della grande distribuzione.
Guardando nel dettaglio il trend della fiducia nel manifatturiero, rimangono stabili le attese di produzione e migliorano i giudizi sugli ordini. Analizzando l'indagine trimestrale sulle imprese manifatturiere che esportano, nel primo trimestre scende dal 31% al 30% la quota delle aziende intervistate che lamenta la presenza di significativi ostacoli all'export. Tra le destinazioni dei nostri prodotti "aumenta leggermente l'incidenza dei paesi Ue", dicono all'Istat. La Germania, la Francia e la Cina continuano a essere considerate dalle imprese italiane tra i maggiori concorrenti internazionali.

giovedì 13 febbraio 2014

Ripresa lenta nell'area euro e crescita al ribasso. Lo dice la BCE

FRANCOFORTE - La Bce "si attende un lento recupero del prodotto nell'area euro". Lo scrive nel bollettino mensile la Bce, secondo cui i rischi per le prospettive di crescita "continuano a essere orientati al ribasso". Pesano le incertezze dei mercati mondiali, in particolare i Paesi emergenti, ma anche domanda interna e un export che potrebbero deludere le attese.
La Bce si aspetta che l'inflazione dell'Eurozona nei prossimi mesi "resti sui livelli attuali" e vede rischi "bilanciati", attribuendo la frenata a 0,7% a gennaio principalmente "alla componente energetica". I tassi, promette la Bce, resteranno sui livelli attuali o inferiori a lungo.
Grecia, Spagna e Italia a top disoccupazione giovani - Nel suo report mensile la Bce rileva anche che Grecia, Spagna e Italia sono in cima alla classifica della disoccupazione giovanile fra 18 i Paesi dell'Eurozona, "su valori compresi fra il 50 e il 60% in Grecia e Spagna" e "prossimi al 40% in Italia, Portogallo e Cipro". 

giovedì 16 gennaio 2014

BCE: nel biennio 2014-1015 ripresa "a passo lento"

FRANCOFORTE - "Guardando al 2014-2015, è attesa una ripresa della produzione a passo lento, in particolare grazie ad alcuni miglioramenti nella domanda interna, sostenuta dalla politica monetaria accomodante". E' quanto si legge nel bollettino mensile della Bce. "I rischi collegati all'outlook economico per l'eurozona continuano a essere al ribasso", aggiunge la nota.