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sabato 8 luglio 2017

G20 Accordo su clima senza gli USA e sul commercio

AMBURGO, 8 luglio - Al G20 di Amburgo venerdì primo incontro tra Trump e Putin, due ore di colloqui e alla fine l'annuncio di una intesa per una tregua nel Sud-Ovest della Siria, sperando di estenderla a tutto il Paese. Entrerà in vigore dalle 12 di domani, ora di Damasco (le 11 in Italia). E' stato un "incontro straordinario", ha detto Trump, commentando il bilaterale con Vladimir Putin.
Oggi il G20 ha confermato l'impegno sul clima senza gli Stati Uniti. Raggiunto compromesso su libero commercio. Migranti, salta proposta Tusk di sanzioni Onu agli scafisti
CLIMA - "Sul clima ci siamo resi conto che dove non c'è un consenso bisogna esprimere il dissenso nel comunicato - ha detto Angela Merkel alla fine del G20 -. Sappiamo che gli Usa hanno detto che vogliono uscire dall'accordo sul clima, ma io sono lieta di dire che tutti gli altri sono concordi sul fatto che non si possa tornare indietro". Intanto il presidente francese Emmanuel Macron, a margine del G20 di Amburgo, ha annunciato un summit sul clima il 12 dicembre a Parigi.
"Una grande occasione persa". Così l'Osservatore Romano commenta i lavori del G20 ai quali dedica l'apertura di prima pagina. In particolare è giudicato negativamente il mancato accordo "per varare sanzioni contro i trafficanti di esseri umani", "un aspetto di centrale importanza in relazione all'emergenza immigrazione". "Non è un bilancio positivo, quello che emerge del G20 tedesco", prosegue il giornale della Santa Sede parlando poi del clima. E anche nella condanna del protezionismo "un accordo tiepido, figlio di un fragile compromesso".
COMMERCIO - Il G20 si riconosce nella battaglia contro il protezionismo, ma questa posizione nel comunicato sarà comunque condizionata, con la citazione esplicita del legittimo ricorso a strumenti di difesa nazionali. Nel comunicato si riconosce il commercio aperto come motore della crescita, della produttività, dell'innovazione e della creazione di posti di lavoro. "Manterremo i mercati aperti e il riconoscimento del significato del commercio come vantaggio reciproco", si legge secondo un'anticipazione della dpa. Ieri Merkel aveva spiegato come su questo dossier le discussioni fossero molto difficili e che ci fosse ancora molto da lavorare per gli sherpa. I leader del G20 hanno detto chiaramente che i mercati devono essere aperti e che bisogna combattere sia il protezionismo che le pratiche scorrette: a dirlo la cancellieraAngela Merkel nella conferenza stampa finale del G20 di Amburgo. Per il premier Paolo Gentiloni si è trattato di un G20 "realistico", con un "compromesso sul commercio". "Il G20 - ha aggiunto - si pronuncia contro il protezionismo e i comportamenti scorretti nel commercio, anche se forse rispetto al documento di Taormina c'è qualche concessione in più per quanto riguarda le misure difensive adottate da singoli Stati".
MIGRANTI - "I Paesi impegnati a salvare e accogliere i migranti non vanno lasciati soli. L'Italia rivendica il lavoro fatto in questi anni, ma questo impegno o è una sfida globale o alla lunga è difficile da sostenere". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni, nel suo intervento alla sessione di apertura del G20, dedicata all'immigrazione. Poi Gentiloni in conferenza stampa al termine del G20 ha definito il risultato raggiunto sull'immigrazione "un compromesso onorevole". "L'Italia è dalla parte della ragione" a prescindere dai "passi avanti, del tutto insufficienti": "Non mi aspetto conversioni improvvise" da parte di vicini e alleati ma "l'attenzione di tutti sul fatto che l'Italia sta facendo uno sforzo importantissimo, che rivendico a testa alta sul terreno del salvataggio e dell'accoglienza. Ma contemporaneamente i nostri vicini sanno che questo sforzo non può essere illimitato e fatto solo da noi". 
"Chiediamo sforzi globali concertati e interventi coordinati e condivisi - si legge nell'ultima versione del documento finale del G20, nella parte che riguarda i migranti -, in particolare rispetto ai paesi e alle comunità che subiscono una forte pressione sociale , politica e finanziaria con l'obiettivo di combinare sia l'approccio di emergenza quello di lungo termine. A tal fine, riconosciamo l'importanza di stabilire partenariati con i paesi di origine e di transito". "Sottolineiamo il diritto sovrano degli Stati di gestire e controllare i loro confini e stabilire politiche" nell'interesse della sicurezza nazionale. L'ultima versione del documento finale del G20, invita però anche a mettere in campo "sforzi globali e azioni coordinate".

Primo accordo Trump-Putin, tregua parziale in Siria - Il primo risultato, plastico e concreto, è l'accordo per un parziale cessate il fuoco in Siria. Ed è anche un segnale chiaro che sta lì a dimostrare che un buon rapporto tra Usa e Russia può convenire a molti e ha ricadute notevoli su diversi, spinosi, dossier internazionali. I due uomini forti alla guida di due Paesi da sempre nemici, Donald Trump e Vladimir Putin, si sono incontrati per oltre due ore a margine del G20. E, fedeli ai loro personaggi, hanno anche mostrato i muscoli in più di un'occasione. Un incontro-scontro, stando alle ricostruzioni, che sembra però aver prodotto risultati concreti. E che, dopo mesi di accuse reciproche a distanza, le ultime proprio alla vigilia di questo G20, avrebbe addirittura rivelato una "chimica positiva" tra The Donald e lo zar russo. Così almeno ha assicurato il segretario di Stato americano Rex Tillerson, presente al faccia a faccia insieme al collega russo Serghei Lavrov. Lo scontro più duro, quello che Tillerson nel linguaggio diplomatico ha definito "vigoroso", è stato sul Russiagate. Che Trump ha voluto affrontare a brutto muso subito, appena i due leader, dopo la stretta di mano e i toni concilianti davanti ai fotografi ("Sono felice di conoscerla - ha detto Putin - spero che l'incontro produca risultati positivi"), si sono chiusi in una sala del centro congressi di Amburgo. Questo almeno è ciò che l'amministrazione americana ha voluto far trapelare. Anche per cercare di sgombrare il campo da un dossier che in casa sta mettendo in grossa difficoltà il commander in Chief. Dunque niente sconti sulle presunte ingerenze russe nella campagna elettorale che ha portato Trump alla guida del paese più potente del mondo. Le ricostruzioni di Lavrov e Tillerson assicurano che il chiarimento c'è stato.

sabato 3 giugno 2017

BLOOMBERG donerà 15 milioni di dollari all'ONU per il clima


WASHINGTON, 3 giugno - Il miliardario americano ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg ha promesso di donare 15 milioni di dollari per sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite contro il cambiamento climatico, dopo l'annuncio di Donald Trump di uscire dall'accordo di Parigi sul clima.
L'obiettivo è quello di sostenere le operazioni del segretariato della Convenzione Onu sul clima, "compresi quelle per aiutare i Paesi ad attuare gli impegni assunti nel quadro dell'accordo sul clima stipulato a Parigi nel 2015", spiega la fondazione Bloomberg Philanthropies.

   

venerdì 2 giugno 2017

CLIMA, Trump esce dall'accordo di PARIGI e ne vorrebbe uno "nuovo"

WASHINGTON, 2 giugno -  Il presidente americano Donald Trump ha annunciato dal prato davanti alla Casa Bianca il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima.
"Gli Stati Uniti cominceranno a negoziare un nuovo accordo sul clima", ha detto Trump. "Vogliamo un accordo che sia giusto. Se ci riusciremo benissimo, altrimenti pazienza", ha aggiunto. "Gli Usa non onoreranno più le parti non vincolanti dell'accordo di Parigi a partire da oggi".
"Gli Stati Uniti si ritireranno dall'accordo di Parigi, ma avvieranno trattative per rientrare nell'accordo o per farne uno interamente nuovo che abbia i termini giusti per gli Stati Uniti, le aziende, i lavoratori e i contribuenti", ha affermato Trump, definendo l'accordo di Parigi "negativo" per gli americani. "Non posso in buona coscienza sostenere un accordo che punisce gli Stati Uniti, che è quello che l'accordo di Parigi fa".
Gli Usa smetteranno immediatamente di contribuire al 'Green Climate Fund' delle Nazioni Unite: lo ha detto il presidente americano, definendo quello di Parigi "un accordo che azzoppa gli Stati Uniti e favorisce altri Paesi".
"Sono stato eletto dai cittadini di Pittsburgh, non da Parigi". Lo afferma il presidente americano,  assicurando che gli Stati Uniti saranno amici dell'ambiente, ma senza danneggiare l'occupazione. Trump, impegnandosi a lavorare da subito con i democratici per l'avvio di nuove trattative sul clima, precisa che l'accordo sul clima di Parigi costerebbe agli Stati Uniti posti di lavoro che "non possiamo permetterci di perdere".
MERKEL-MACRON-GENTILONI. "L'Accordo di Parigi rimane una pietra angolare della cooperazione tra i nostri paesi per affrontare efficacemente e tempestivamente i cambiamenti climatici e per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda del 2030. Crediamo fermamente che l'accordo di Parigi non possa essere rinegoziato, in quanto strumento vitale per il nostro pianeta, le società e le economie. Siamo convinti che l'attuazione dell'accordo di Parigi offra grandi opportunità economiche per la prosperità e la crescita nei nostri paesi e su scala globale". Così la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier italiano Paolo Gentiloni ed il presidente francese Emmanuel Macron in una nota congiunta, in cui hanno "preso atto con rincrescimento della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall'accordo sul clima".
OBAMA. "L'amministrazione Trump si sta unendo a una piccola manciata di nazioni che rifiutano il futuro". E' il primo commento dell'ex presidente Barack Obama alla decisione, annunciata da Donald Trump, di ritirare gli Usa dall'accordo sul clima di Parigi.
TAJANI. "Pacta sunt servanda. E' una questione di fiducia e leadership. Questa decisione danneggerà gli Stati Uniti e il pianeta". E' il commento su Twitter del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani rispetto alla decisione di Donald Trump di dire addio all'accordo di Parigi sul clima.
MERKEL. Angela Merkel ha avuto una telefonata con il presidente Usa Donald Trump, dopo l'annuncio della revoca dell'accordo sul clima da parte degli Stati Uniti. Lo ha comunicato il portavoce Steffen Seibert. La cancelliera ha espresso il suo rincrescimento per la decisione di Washington e ha ribadito che la Germania rispetterà l'accordo.
MACRON. Il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto una "conversazione telefonica di 5 minuti con Donald Trump" e "in modo diretto" gli ha "ricordato che si può discutere, ma che degli accordi di Parigi nulla è rinegoziabile" e che pertanto Stati Uniti e Francia "continueranno a lavorare insieme, ma non sull'argomento clima". Lo scrive in un tweet lo stesso presidente francese.
GENTILONI. "Non facciamo passi indietro dall' Accordo di Parigi. L'Italia è Impegnata per la riduzione di emissioni, energie rinnovabili, sviluppo sostenibile". Lo scrive il premier Paolo Gentiloni su twitter.
COMMISSIONE UE. "Oggi è un triste giorno, perché un partner chiave volta le spalle alla lotta contro il cambiamento climatico globale. L'Ue è profondamente dispiaciuta per l'unilaterale decisione dell'amministrazione Trump di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi". Così il Commissario europeo per l'energia, Miguel Arias Canete, ha dichiarato in una nota dalla Commissione dopo l'annuncio del presidente Usa, aggiungendo che l'annuncio "galvanizza" e che "continueremo con i nostri partner" e aperti a "nuove alleanze".
GALLETTI. "La scelta dell'amministrazione Trump di uscire dall'accordo di Parigi è pericolosa, perché rende estremamente più complicata la lotta al surriscaldamento globale e ai danni che questo determina al Pianeta. L'America oggi, per inseguire vecchi paradigmi del passato, si svincola da una responsabilità morale, ma ferma solo sé stessa, non l'accordo di Parigi: l'impegno del resto dei Paesi ora dovrà essere ancora più determinato, con altri protagonisti e altre leadership, come quella dell'Europa e della Cina". Lo afferma il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti. "Non ci nascondiamo dietro l'evidente: ora tutto si complica, ma diventa ancor più necessario - conclude Galletti -. Restano tanti punti che ci uniscono agli amici americani anche in campo ambientale, e lo vedremo al nostro G7 di Bologna: ma la collaborazione, come ci ha ricordato oggi il Presidente Mattarella, è l'unica strada possibile in ambiente. L'isolamento porta invece sempre e comunque alla sconfitta".
ELON MUSK. Elon Musk, il visionario amministratore delegato di Tesla, annuncia che lascera' il comitato degli advisor economici del presidente Donald Trump. ''Lascio i comitati presidenziali. Il cambiamento climatico e' reale. Lasciare Parigi non e' buono per l'America o per il mondo''. L'uscita di Musk e' uno schiaffo per l'amministrazione Trump, mostrando una rottura con quel mondo imprenditoriale con il quale il presidente si è vantato di aver ottimi rapporti. Le aziende americane, da Wall Street alla Silicon Valley, hanno chiesto al presidente di restare nell'accordo di Parigi.

CASA BIANCA. La Casa Bianca ha informato in anticipo gli alleati che il presidente Donald Trump ritirerà gli Stati Uniti dal patto globale sul clima di Parigi. 

"L'accordo negoziato da Obama impone target non realistici per gli Stati Uniti nella riduzione delle emissioni, lasciando invece a paesi quali la Cina un lasciapassare per anni". E' quanto si legge nel documento riportato da alcuni media americani e distribuito in Congresso dalla Casa Bianca per spiegare la decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall'accordo sul clima di Parigi. 

''Gli Stati Uniti sono gia' alla guida del mondo per la produzione di energia e non hanno bisogno di un accordo negativo che danneggia i lavoratori americani''. Lo afferma la Casa Bianca illustrando la decisione del presidente Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo sul clima di Parigi. La spiegazione è contenuta in un documento riportato distribuito ai membri del Congresso e distribuito dai media americani. L'accordo sul clima ''impone dei costi in anticipo sugli americani a danno dell'economia e della crescita del lavoro, mentre strappa impegni insignificanti da altri paesi, come la Cina''. 

Con il ritiro dall'accordo sul clima di Parigi, il presidente Donald Trump "mantiene una della promesse" della campagna elettorale. Lo afferma la Casa Bianca, in un documento riportato dai media americani e distribuito ai membro del Congresso. Trump nel corso della campagna elettorale aveva assicurato in più di un'occasione che avrebbe ritirato gli Stati Uniti dall'intesa.

CINA - La Cina continuerà a lavorare con l'Ue al rafforzamento dell'accordo di Parigi sul clima anche se gli Usa dovessero sfilarsi. Pur non menzionando direttamente gli Usa, la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha detto che i cambiamenti climatici sono "una sfida globale" che nessun Paese può ignorare. "Non importa se altri cambiano idea, continueremo a seguire un modello di sviluppo sostenibile", ha aggiunto Hua, in conferenza stampa quotidiana.
RUSSIA - "La Russia dà grande importanza" all'accordo sul clima di Parigi, ma "allo stesso tempo va da sé che l'efficacia di questa convenzione sarebbe probabilmente ridotta senza i suoi attori chiave": lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, commentando le indiscrezioni della stampa americana secondo cui il presidente Usa Donald Trump avrebbe deciso il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul clima.
JUNCKER - Il presidente Donald Trump non "comprende" bene i termini dell'accordo sul clima di Parigi. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in un incontro a Berlino sottolineando che i leader europei hanno cercato di spiegargli il processo, nel corso del G7 a Taormina, con "frasi semplici". Il presidente americano pensa di poter ritirarsi "immediatamente" dall'accordo ma ci vorranno "tre o quattro anni anni per uscirne", ha aggiunto.
EMISSIONI. Gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale di gas serra, con il 15% delle emissioni globali (dati 2015). Il primo produttore è la Cina, con il 29%. Nel 2015 le emissioni cinesi sono calate dello 0,7% e nel 2016 di un altro 0,5%. Nei dieci anni precedenti, la produzione di gas climalteranti del Dragone aumentavano in media del 5% ogni anno. Il calo è dovuto alla chiusura di centrali a carbone e all'apertura di centrali nucleari, rinnovabili e a gas. La Cina, priva di petrolio e avvelenata dal carbone, ha convenienza a puntare su eolico e fotovoltaico e sta investendo in questi settori in modo massiccio. Gli Usa nel 2015 avevano tagliato le emissioni del 2,6% e nel 2016 dell'1,7%, grazie a notevoli investimenti sulle rinnovabili, favoriti dall'amministrazione Obama. Il terzo produttore mondiale di gas serra è l'Unione europea, con il 10%. Negli ultimi vent'anni le sue emissioni sono scese costantemente, grazie al ruolo delle rinnovabili, ma nel 2015 sono salite dell'1,4%. I problemi vengono dall'India, che contribuisce per il 6,3% alle emissioni globali e nel 2015 ha aumentato la sua produzione di gas serra del 5,2%. La scelta di Trump potrebbe spingere New Delhi a rallentare il suo impegno nella riduzione delle emissioni.

giovedì 1 giugno 2017

Oggi alle 21 TRUMP annuncerà la CLIMATEXIT


WASHINGTON, 1 giugno - Il presidente americano Donald Trump annuncerà la sua decisione sull'accordo sul clima di Parigi oggi alle 15 locali, ore 21 italiane. Lo annuncia lui stesso su Twitter. "Annuncerò la mia decisione sull'accordo di Parigi giovedì alle 3.00 pm. Al Giardino delle Rose della Casa Bianca. MAKE AMERICA GREAT AGAIN'' twitta Trump.  Intanto il sindaco di New York, Bill De Blasio, sfida il presidente Usa e assicura che la sua città  rispetterà l'accordo di Parigi anche se Trump farà uscire gli Stati Uniti dall'intesa.
Juncker, Trump non comprende accordo Parigi su clima - Il presidente Donald Trump non "comprende" bene i termini dell'accordo sul clima di Parigi. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in un incontro a Berlino sottolineando che i leader europei hanno cercato di spiegargli il processo, nel corso del G7 a Taormina, con "frasi semplici". Il presidente americano pensa di poter ritirarsi "immediatamente" dall'accordo ma ci vorranno "tre o quattro anni anni per uscirne", ha aggiunto.

mercoledì 31 maggio 2017

Ue e Cina rispetteranno l'accordo sul CLIMA


BRUXELLES, 31 maggio - Unione europea e Cina intendono continuare a rispettare l'accordo di Parigi sul clima: lo annunceranno al vertice di venerdì precisando i "dettagli sulle misure concrete di attuazione" dell'intesa. Lo indicano fonti Ue a due giorni dal summit che si aprirà giovedì sera con la cena, a Bruxelles, del premier Li Kegiang con i presidenti Donald Tusk e Jean-Claude Juncker. L'eventuale passo indietro degli Usa, aggiungono le fonti, "non è la fine del mondo".

Gli USA si sfilano dall'accordo di PARIGI sul CLIMA


WASHINGTON, 31 maggio - Donald Trump avrebbe deciso di sfilare gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima. Lo riferisce il sito web Usa Axios citando "due fonti vicine all'amministrazione". Non si ha ancora la conferma ufficiale della decisione.
Un piccolo team di esperti, tra i quali il capo dell'agenzia per la difesa dell'ambiente (Epa) Scott Pruitt, è al lavoro per definire i dettagli su come il ritiro dall'accordo verrà eseguito, scrive ancora Axios, secondo il quale in particolare si deve stabilire se avviare un completo ritiro formale - che potrebbe richiedere fino a tre anni - o una uscita dal trattato delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che potrebbe essere una soluzione più veloce ma anche più estrema. Molto media americani stanno rilanciando la notizia, in particolare Abc e Cbs, che confermano le indiscrezioni con proprie fonti alla Casa Bianca.
A questo proposito il portavoce del governo tedesco ha commentato che Berlino "si riconosce in modo inequivocabile nell'accordo di Parigi: speriamo che gli Usa si sentano ancora vincolati a questo".

domenica 13 dicembre 2015

CLIMA, l'accordo di PARIGI entra nella storia


PARIGI, 13 dicembre - C'è il via libera all'accordo sul clima a Parigi. I delegati dei 195 Paesi, ai quali si aggiungono tutti i membri dell'Unione europea, hanno detto sì a un testo che diventerà storico. Si tratta di una carta che ha ricevuto l'ok dalla XXI conferenza internazionale dell'Onu, riunita nella Capitale francese per trovare un'intesa per combattere i cambiamenti climatici.
L'approvazione del documento preparato è stata ampiamente celebrata dal presidente della Conferenza, Laurent Fabius, e dai rappresentanti dell'Onu, con calorosi abbracci sul palco. Per sancire questo accordo sul clima, ha commentato Fabius, "devo battere con il martello, è un piccolo martello ma penso che possa fare molto".
Le misure oggetto dell'accordo includono:
• La riduzione del picco di emissioni di gas serra nel più breve tempo possibile e il raggiungimento di un equilibrio tra fonti e pozzi dei gas ad effetto serra nella seconda metà di questo secolo
• il mantenimento dell'aumento della temperatura globale "ben al di sotto" dei 2C  e il proseguimento degli sforzi per limitare a 1.5C
• Verificare i progressi compiuti ogni cinque anni
• $ 100 miliardi all'anno in finanziamenti per il clima per i paesi in via di sviluppo entro il 2020, con l'impegno di ulteriori finanziamenti in futuro

Galletti: "Siamo nella storia" - "Siamo nella storia". Così ha commentato l'evento il ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti. "E a questa storia - ha continuato - ha contribuito anche l'Italia, che sin dall'inizio con tutta l'Europa ha creduto nell'obiettivo ambiziosissimo di 1,5 gradi".


Obama: accordo grazie alla leadership Usa - Il presidente Usa Barack Obama ha scritto su Twitter: "E' enorme: quasi tutti i Paesi del mondo hanno appena firmato per l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, grazie alla leadership americana". "Questa è la migliore chance che abbiamo" di salvare il Pianeta.

"Accordo non perfetto ma è quadro durevole" - L'accordo sul clima "non è perfetto, ma fornisce un quadro durevole - ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti -. Insieme abbiamo raggiunto un accordo di cui il mondo ha bisogno". 

Cameron "saluta" lo storico testo
 - E il premier britannico David Cameron ha salutato con un tweet lo "storico accordo" sul clima.

Ban: "Gettate le basi per la pace" - Questo accordo "getta le basi per progressi nella lotta alla povertà, rafforza la pace e garantisce una vita dignitosa e opportunità per tutti", ha scritto in un tweet il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.

Renzi: passo avanti decisivo, Italia protagonista - "L'accordo sul clima a Parigi è un passo in avanti decisivo. Italia protagonista, oggi e domani". Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi, commentando su Twitter il risultato della Cop21.

Hollande: grande rivoluzione per il Pianeta - "A Parigi ci sono state grandi rivoluzioni in due secoli ma oggi è una grande rivoluzione per il Pianeta contro il cambiamento climatico". Così il presidente francese Francois Hollande nel discorso ai delegati della Cop21 rilevando che "la data 12 dicembre resterà una grande data per il pianeta", in cui si segna un passo importante nella "lotta per l'uguaglianza e i diritti umani, grazie a voi".

venerdì 11 dicembre 2015

PARIGI CLIMA, il documento finale slitta a domani


PARIGI, 11 dicembre - Il progetto di accordo conclusivo sul clima non sarà presentato stasera, come annunciato ieri, ma domani mattina. Lo ha detto il presidente della COP21, Laurent Fabius, parlando a BFM TV. "Presenterò il testo domattina presto - ha detto il ministro degli Esteri francese - potremo prendere una decisione (l'adozione del testo, ndr) a metà giornata". "Preferiamo darci il tempo di consultare le delegazioni per tutta la giornata di oggi", ha spiegato Fabius, assicurando che comunque "le cose vanno nel verso giusto".
Ancora nessuna soluzione definitiva sui tre temi critici: "differenziazione, finanziamenti, ambizione". C'è invece un'intesa sull'Articolo 2, quello che fissa la soglia di aumento della temperatura rispetto all'età pre-industriale: una formulazione intermedia, che parla di restare "ben al di sotto dei 2 gradi", ma sforzandosi di restare anche sotto quota 1,5, per ridurre "rischi e impatti del cambiamento climatico".
Fissata anche al 2023 la data della prima revisione degli impegni nazionali. Restano invece tante parentesi, per esempio, sulla definizione del finanziamento climatico, e due opzioni aperte sul sistema di 'loss and damages', ovvero le compensazioni per i danni irreversibili e le migrazioni forzate.
In un colloquio telefonico i presidenti Barack Obama e Francois Hollande hanno ribadito di volere un accordo "ambizioso e duraturo" al termine dei lavoro.

venerdì 4 dicembre 2015

CLIMA, 33 aree italiane rischiano di venir sommerse


ROMA, 4 dicembre - L'Italia, per collocazione geografica e conformazione, è più esposta di altre zone all'impatto del surriscaldamento globale, con il rischio di diventare già in questo secolo sempre più simile al Nord Africa, ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili: 33 in tutto il territorio nazionale, dal delta del Po a alla foce del Tevere al golfo di Cagliari. L'allarme arriva da alcuni studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell'Enea.
Stando agli esperti, il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana.
Per effetto del cambiamento climatico, inoltre, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità che rischiano di essere inondate, tra cui la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l'area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania.
L'Italia sarà inoltre soggetta a un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi.

martedì 1 settembre 2015

CLIMA/ OBAMA in Alaska: la Terra verso un futuro catastrofico


ANCHORAGE (Alaska), 1 settembre - "Se non si tagliano subito le emissioni di gas serra , la Terra andrà incontro a un futuro catastrofico". E' il monito lanciato dal presidente americano Obama nel corso di una conferenza sull'Artico ad Anchorage, in Alaska. Se non verranno ridotte le quantità di CO2 il pianeta vedrà "nazioni sommerse, città abbandonate e profughi in fuga ovunque". "Il cambiamento climatico - aggiunge - non è più un problema lontano, ma sta accadendo qui e ora". Il numero uno della Casa Bianca ha sottolineato inoltre come il cambiamento climatico avanzi più velocemente rispetto agli sforzi compiuti dall'uomo per porre un freno al riscaldamento globaleo che proprio l'Alaska "sta soffrendo di una delle maggiori erosioni della linea costiera che minacciano gli stessi villaggi sul mare".

Verso la conferenza di Parigi - Se non si effettueranno "in fretta" interventi per ridurre il "global warming", "gente ed economie soffriranno e le nazioni si troveranno ad affrontare gravi problemi tra cui siccità, inondazioni, innalzamento del livello del mare, i conflitti". Per questo l'auspicio del presidente Usa è che "al vertice sul clima di Parigi il mondo dovrà finalmente raggiungere un accordo per proteggere il pianeta, finché possiamo ancora farlo". "Il tempo di invocare l'ignoranza è sicuramente passato: coloro che vogliono ignorare la scienza sono sempre più soli", ha concluso Obama tra gli applausi dell'audience.

lunedì 3 agosto 2015

Esteri/ OBAMA annuncia il suo piano per il CLIMA


WASHINGTON, 3 agosto - "Nulla minaccia di più il nostro futuro e quello delle nuove generazioni del cambiamento climatico". Lo ha detto il presidente americano, Barack Obama, annunciando il suo piano per il clima. "Abbiamo affrontato in 6 anni molte sfide, dalla recessione alla ricostruzione dell'economia" all'Iraq ma "sono convinto niente minaccia di più il nostro futuro", ha ribadito Obama sottolineando la necessità di "garantire che ci sia acqua e aria pulita e un futuro per i nostri figli". "Il cambiamento climatico non riguarda solo il futuro dei nostri figli e nipoti, ma è una realtà già oggi" e rappresenta "un rischio immediato per la sicurezza nazionale", ha detto Obama. 
"Siamo la prima generazione a sentire l'impatto del cambiamento climatico e l'ultima generazione che può fare qualcosa" per combatterlo, ha spiegato il presidente Usa annunciando il piano per il clima. "Oggi siamo qui per annunciare il piano per l'energia pulita: ha richiesto due anni, ma è il passo più importante che l'America abbia mai fatto in materia di cambiamento climatico", ha detto ancora il presidente Usa. 
"Entro il 2030 ridurremo le morti premature legate alle emissioni di carbonio delle centrali elettriche del 90%", ha detto Barack Obama."Entro il 2030 le emissioni di carbonio delle centrali elettriche saranno ridotte del 32% rispetto al 2005: 87 milioni di emissioni di carbonio saranno tolte dall'atmosfera".   Presentando il piano, il presidente americano Barack Obama ha citato l'Enciclica di papa Francesco, un testo che sottolinea come "combattere il cambiamento climatico è un obbligo morale".
"Lo scorso mese la Nasa ha pubblicato una foto della terra dallo spazio. La morfologia del pianeta è cambiata rispetto all'ultima immagine, ma una cosa non è cambiata: il nostro Paese è sempre il più bello di tutti, enorme ma anche fragile, appartiene a noi e anche ai nostri bambini. E' la nostra casa e non c'è piano B"

lunedì 8 giugno 2015

G7, raggiunto un accordo sul CLIMA






ELMAU, 8 giugno - Al G7 di Elmau, in Germania, è stato raggiunto l'accordo sul clima. Lo scrive la Dpa. Secondo l'agenzia tedesca, i sette capi di Stato si sarebbero accordati sul mantenere l'aumento della temperatura globale entro il limite di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, su cui erano divisi fino a poco tempo fa. Nel comunicato finale del G7 si legge che "è necessaria un'azione urgente e concreta per affrontare il cambiamento climatico" "Al G7 c'è stato un chiaro riconoscimento sull'obiettivo del contenimento dell'aumento di due gradi della temperatura globale". Con queste parole Angela Merkel esprime la sua soddisfazione per l'intesa raggiunta e per l'intento di "costruire" un fronte unito in vista della conferenza sul clima che si terrà a dicembre a Parigi.

domenica 14 dicembre 2014

CLIMA, trovato accordo (ma debole) alla conferenza Onu di Lima


LIMA - Via libera dalla conferenza Onu a Lima sul cambiamento climatico ad un documento che sarà firmato al vertice di Parigi in programma nel 2015. A dichiarare approvato il testo è stato Manuel Pulgar Vidal, ministro peruviano dell'Ambiente e presidente della conferenza, davanti alla plenaria delle delegazioni di 195 Paesi presenti all'incontro, che hanno subito applaudito il via libera al documento. "Sarebbe una buona idea chiamare il testo 'Appello di Lima per l'azione per il clima'", ha aggiunto Pulgar Vidal.
L'accordo è arrivato dopo una nottata di negoziati: le trattative tra i rappresentanti dei 195 Paesi dovevano concludersi venerdì ma sono proseguite vista la difficoltà di trovare un'intesa sugli impegni da parte dei singoli Stati.

Che cosa prevede l'accordo - Sulla base del testo sottoscritto, i Paesi dovranno presentare all'Onu entro il primo ottobre del 2015 impegni "quantificabili" ed "equi" di riduzione delle emissioni, oltre ad una dettagliata informazione sulle azioni da seguire.
E' poi previsto che gli esperti della convenzione del cambiamento climatico esaminino l'impatto di tali misure, Paese per Paese, per verificare se sono sufficienti.
Sulla base del documento approvato, i Paesi firmatari s'impegnano inoltre a rispettare una serie di azioni in vista della conferenza di Parigi dell'anno prossimo, il cui obiettivo è l'adozione di un accordo universale e vincolante per limitare il riscaldamento climatico a 2 gradi.

Le aspettative per il vertice di Parigi - Quello che era in gioco a Lima era il successo del vertice 2015 nella capitale francese. Da lì dovrebbe uscire un documento destinato a sostituire il protocollo di Kyoto dal 2020. Il testo approvato a Lima non ha però convinto alcuni esperti ed ong, che hanno definito l'accordo "debole", in quanto - affermano - il documento andava rafforzato e le azioni anti-emissioni necessarie dovevano essere più consistenti.

lunedì 31 marzo 2014

Febbre del pianeta, coinvolti tutti i continenti. "Effetti gravi e irreversibili"


YOKOHAMA (Giappone) - Gli effetti causati dai cambiamenti climatici sono già in tutti i continenti e negli oceani: "il mondo, in molti casi, non è preparato contro il clima che cambia". E' l'allarme lanciato dall'Onu presentando un rapporto scientifico sul tema. I rischi di inondazione aumenterebbero soprattutto in Europa e Asia a causa delle emissioni di gas effetto serra, mentre la produzione di cereali andrebbe incontro a pesanti diminuzioni.
Gli effetti del riscaldamento globale sono suscettibili di essere "gravi, pervasivo e irreversibile", un importante rapporto dell'ONU ha avvertito.
Scienziati e funzionari riuniti in Giappone dicono che il documento è la valutazione più completa ad oggi degli impatti del cambiamento climatico sul mondo.
I membri del panel sul clima delle Nazioni Unite forniscono prove schiaccianti delle dimensioni di questi effetti. I sistemi naturali per ora sopportano il peso, ma si teme un crescente impatto sugli esseri umani. La nostra salute, le case, il cibo e la sicurezza sono tutti suscettibili di essere minacciati dall’aumento delle temperature. La relazione è stata concordata dopo quasi una settimana di intense discussioni a Yokohama. Questo è il secondo di una serie di panel intergovernativi sul cambiamento climatico (IPCC), che uscirà quest'anno, che delinea le cause, effetti e soluzioni al riscaldamento globale.

Questa ultimo riepilogo mette in evidenza il fatto che la quantità di prove scientifiche sugli effetti del riscaldamento è quasi raddoppiata rispetto all'ultima relazione del 2007. Che si tratti lo scioglimento dei ghiacciai o del riscaldamento del permafrost, il riepilogo evidenzia il fatto che in tutti i continenti e gli oceani, i cambiamenti climatici hanno causato impatti sui sistemi naturali e umani negli ultimi decenni. Nelle parole del rapporto, "le crescenti grandezze del riscaldamento aumentano la probabilità di effetti gravi, diffuse e irreversibili".

mercoledì 12 marzo 2014

L'emisfero settentrionale? A fine secolo si andrà arrosto

Un nuovo studio della NASA suggerisce che le proiezioni del futuro riscaldamento della Terra dovrebbero essere più in linea con le stime precedenti che indicavano una maggiore sensibilità ad aumentare le emissioni di gas a effetto serra.
Credit: NASA SVS / NASA Center for Climate Change
NEW YORK - Un nuovo studio della NASA mostra che il clima della Terra probabilmente continuerà a riscaldarsi nel corso di questo secolo, in concordanza con le stime precedenti, nonostante il recente rallentamento del tasso di riscaldamento globale.
Questa ricerca dipende da un nuovo e più dettagliato calcolo della sensibilità del clima terrestre per i fattori che vi icnidono  come le emissioni di gas serra. Drew Shindell, climatologo presso il Goddard Institute for Space Studies della NASA  a New York, ritiene  probabile che si verifichi circa il 20 per cento in più di riscaldamento rispetto alle stime che erano in gran parte basate su osservazioni di temperatura superficiale nel corso degli ultimi 150 anni.
Le temperature globali sono aumentate ad un tasso di 0,22 gradi Fahrenheit (0,12 gradi Celsius) per decennio dal 1951. Ma dal 1998, il tasso di riscaldamento è stato solo dello 0,09 F (0,05 C) per decennio,  anche se l'anidride carbonica atmosferica continua a crescere a un ritmo simile ai decenni precedenti. L'anidride carbonica è il gas più significativo generato dagli esseri umani.
Per mettere un numero al cambiamento climatico, i ricercatori calcolano quella che viene chiamata la  "risposta  transitoria al clima" della Terra.  Questo calcolo determina quanto le temperature globali cambieranno mentre l'anidride carbonica atmosferica continua ad aumentare - circa l'1 per cento all'anno - fino a quando la quantità totale di anidride carbonica atmosferica sarà raddoppiata.  Lo studio di Shindell stima una risposta transitoria del clima di 3,06 F (1,7 C), ed è improbabile che i valori saranno inferiori a 2,34 F (1,3 C).
Lo studio di Shindell concentra ulteriormente la nostra comprensione su come le particelle sospese, chiamate aerosol, guidino il cambiamento climatico nell'emisfero settentrionale. Gli aerosol sono prodotte sia da fonti naturali - come i vulcani, incendi e onde del mare - e altre fonti, quali attività produttive, automobili e produzione di energia. A seconda della loro composizione, alcuni aerosol provocano un riscaldamento, mentre altri creano un effetto di raffreddamento. Al fine di comprendere il ruolo svolto dalle emissioni di anidride carbonica nel riscaldamento globale, è necessario tener conto anche degli effetti degli aerosol atmosferici.
Mentre diversi studi hanno dimostrato che l'emisfero settentrionale ha un ruolo più forte nell'emisfero australe nel cambiamento climatico transitorio,  non erano stati inclusi nel calcolo gli effetti degli aerosol atmosferici sulla sensibilità del clima Questa differenza significa che gli studi precedenti hanno sottovalutato l'effetto di raffreddamento degli aerosol. Con questa correzione, la gamma di probabile riscaldamento basato su osservazioni della temperatura in superficie è in linea con le stime precedenti, nonostante il recente rallentamento.
Uno dei motivi per l'influenza sproporzionata dell'emisfero settentrionale, in particolare per quanto riguarda l'impatto degli aerosol, è che la maggior parte degli aerosol artificiali vengono rilasciati dalle regioni più industrializzate a nord dell'equatore. Inoltre, la stragrande maggioranza delle masse della Terra sono nell'emisfero settentrionale. Questo favorisce l'effetto del riscsldsmento nell'emisfero settentrionale perché  terra, neve e ghiaccio si adeguanoi ai cambiamenti atmosferici più rapidamente di quanto gli oceani del mondo.

Il calcolo della sensibilità climatica di Shindell suggerisce che i paesi in tutto il mondo hanno bisogno di ridurre le emissioni di gas a effetto serra per evitare le conseguenze più devastanti del cambiamento climatico. "Vorrei che non fosse così - ha detto Shindell - ma uomo avvisato è mezzo salvato".

domenica 16 febbraio 2014

La "corrente a getto" zizaga e cambia il clima


CHICAGO -Una nuova ricerca suggerisce che il sistema principale che consente di determinare il tempo su Nord Europa e del Nord America può cambiare. Lo studio dimostra che la cosiddetta corrente a getto (jet stream) ha assunto sempre più unpercorso tortuoso. Questo ha portato il tempo a restare lo stesso per più periodi prolungati.
Il lavoro è stato presentato alla riunione annuale dell'Associazione Americana per l'Avanzamento della Scienza (AAAS) a Chicago.
Il cambiamento potrebbe essere stato causato dal recente riscaldamento dell'Artico. Le temperature lì sono cresciuti 2-3 volte più velocemente rispetto al resto del globo.
Secondo la professoressa Jennifer Francis della Rutgers University in New Jersey «questo sembra suggerire che i modelli climatici stanno cambiando e le persone stanno notando che il tempo nella loro zona non è più quello di una volta."
La corrente a getto serpeggiante è stata la causa della recente tempesta sopra il Regno Unito e dell'inverno duro nel Mid-West degli Stati Uniti, rimanendo più a lungo di quanto sarebbe  accaduto normalmente.
"Possiamo aspettarci che accada più spesso", dice la professoressa Francis.
La corrente a getto, come suggerisce il nome, è una corrente d'aria ad alta velocità nell'atmosfera che porta con sé il tempo meteorologicoE' alimentato in parte dalla differenza di temperatura tra l'Artico e le medie latitudini. Se il differenziale è di grandi dimensioni la corrente a getto accelera e, come un fiume che scorre giù per una collina ripida, salta gli ostacoli, come le zone di alta pressione.
Se il differenziale di temperatura diminuisce a causa di un riscaldamento artico, la corrente a getto si indebolisce e di nuovo, come un fiume su una base piana, si snoda ogni volta che incontra un ostacolo.
Ciò si traduce in modelli climatici che tendono a rimanere bloccati su aree per settimane. Il freddo scende più a sud e caldo più a nord.il  Esempi di quest'ultimo caso sono Alaska e parte della Scandinavia, che hanno avuto condizioni eccezionalmente calde in questo inverno.
Nel Regno Unito, tempesta dopo la tempesta ha rotolato in tutto il paese                              Nel Regno Unito la tempesta dopo la tempesta ha investito tutto il paese
Mentre il Regno Unito, gli Stati Uniti e l'Australia stanno sperimentando prolungate condizioni meteorologiche estreme, la questione che è stata sollevata sulla base dei modelli più recenti è se sono dovute a semplici variazioni naturali o al risultato del cambiamento climatico artificiale. Secondo La Francisè troppo presto per dirlo. "L'Artico si è riscaldando rapidamente solo negli ultimi 15 anni -  dice - I nostri dati sono molto scarsi e quindi è difficile ottenere un segnale molto chiaro. Ma, come avremo più dati  penso che inizieremo a vedere l'influenza dei cambiamenti climatici."
La professoressa Francis ha preso parte ad una sessione sui cambiamenti dell'Artivco che ha coinvoltoMark Serreze, direttore della Snow US National and Ice Data Center in Colorado. Ha detto che l'idea che il cambiamento  nel nord polare possa influenzare il clima in medie latitudini - la cosiddetta "vendetta di Babbo Natale" - è un nuovo e vivace settore della ricerca e un po 'controverso, con argomenti a favore e contro. "Fondamentalmente, il forte riscaldamento è legato alla perdita della copertura di ghiaccio marino che stiamo vedendo, perché essa agisce come questo un coperchio che separa l'oceano da un clima più freddo", ha spiegato il dottor Serreze . "Se togliamo quel coperchio,  tutto questo calore risale fino nell'atmosfera. Questa è una buona parte del segnale del riscaldamento che stiamo vedendo ora e che potrebbe causa alla guida di alcuni di questi cambiamenti."