ROMA, 17 marzo - È bufera sul Ministro Lupi dopo che nell'inchiesta Grandi Opere è spuntato il nome del figlio e i rapporti tra il ministro e l'imprenditore Perrotti. Lasciare l'incarico? "No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela" le parole del ministro in un'intervista a Repubblica. "Provo soprattutto l'amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa". Torna poi sul Rolex che Stefano Perotti ha regalato al figlio Luca per la Laurea: "l'avesse regalato a me non l'avrei accettato". Lupi si sofferma anche sull'intercettazione in cui aveva minacciato la crisi di governo: "era una battaglia politica, non difendevo la persona", "ma l'integrità del ministero. Si stava discutendo di legge di Stabilità e del futuro della nuova Struttura tecnica di missione". Il governo frana sulle dimissioni del ministro. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio "è prematuro trarre elementi di colpevolezza per il ministro e il governo". Quanto alla legge Severino, "il governo non assume nessuna iniziativa, se ci sono le condizioni in Parlamento lo deciderà il Parlamento".
"La corruzione che viene scoperta, purtroppo, è soltanto la punta dell'iceberg" amaro il commento del Presidente del Senato Piero Grasso. Intrevistato da Repubblica invita la politica a fare presto: "deve correre". "Il punto vero della corruzione è riuscire a farla emergere". Grasso propone di seguire la strategia utilizzata negli Usa, che convincono il corrotto a collaborare prima dell'arresto: "per questo, - spiega l'ex procuratore antimafia - nella mia proposta di legge, ho inserito un sconto di pena per chi collabora".

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