TRENTO - Ecco il commento apparso oggi sul quotidiano "Il Trentino" a firma del direttore Alberto Faustini, che sottoscriviamo in pieno:
"Il finale peggiore. Quello che non ci doveva essere. Quello che si doveva con tutte le forze evitare. Quello che non convincerà mai. Quello che rischia di uccidere non solo un’orsa, ma un grande progetto che era nato per farli rivivere, gli orsi.
In una fiaba contorta, nella quale i buoni e i cattivi si confondono, accade anche questo: che si gestisca nel peggiore dei modi la scena finale. Ci stava tutto, nell’epilogo del “caso Daniza”. Salvo la morte di Daniza. L’orsa che ha semplicemente fatto l’orsa e che ha diviso il mondo fra chi la considerava il pericolo pubblico numero uno e chi sarebbe andato in vacanza con lei, non doveva morire. Perché la sua morte è un telo nero che impedisce di vedere, di ragionare, di capire. I grossolani errori dei titoli di coda annullano la trama, disperdono la fiducia, annientano un grande investimento, indeboliscono uno straordinario ecosistema che alla reintroduzione degli orsi deve molto. E fanno diventare un famelico e ottuso killer chi ha creduto nell’orso sin dal primo giorno, chi ha saputo sostenere un importante progetto europeo, senza però riuscire a gestirne lo sviluppo. Al di là delle emozioni che hanno travolto anche chi non ha ben capito cosa significhi reintrodurre il “re dei boschi” in un territorio che aveva allontanato l’orso prima col cemento e poi con le doppiette, la cattura di Daniza era considerata accettabile, se non necessaria. La sua morte no. Perché l’uomo si differenzia in una cosa dall’animale: perché ragiona di più".
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