ROMA, 6 marzo - Hanno subito violenze psicologiche e fisiche Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani tenuti ostaggio in Libia per quasi otto mesi. Lo hanno raccontato oggi agli inquirenti. In questi 8 mesi di prigionia, secondo quanto si apprende della loro tastimonianza, sarebbero stati picchiati con calci e pugni e in alcuni casi colpiti con il manico del fucile. Le violenze sarebbero state anche di natura psicologica con i carcerieri a volte non davano loro cibo per giorni. I due sarebbero riusciti a liberarsi da soli venerdì scorso. Agli inquirenti hanno raccontato che mercoledì i carcerieri hanno prelevato Salvatore Failla e Fausto Piano forse per effettuare un trasferimento in una nuova prigione. Da allora Pollicardo e Calcagno non hanno più incontrato i loro carcerieri e non hanno ricevuto né acqua né cibo e hanno deciso di sfondare la porta del luogo dove erano segregati e sono riusciti a fuggire.
Sono stati tenuti prigionieri da un gruppo islamista non direttamente riconducibile all'Isis, quasi certamente una banda di criminali comuni. i quattro italiani sono stati tenuti prigionieri sempre nella zona di Sabrata e sempre dalle stesse persone. Due i carcerieri che si alternavano. Del gruppo faceva parte anche una donna. Pollicardo e Calcagno hanno saputo della morte dei due colleghi solo una volta giunti a Roma. In base a quanto si apprende i due non conoscevano la sorte tragica di Salvatore Failla e Fausto Piano con cui hanno condiviso la detenzione fino a mercoledì scorso cambiando, in questi mesi, due prigioni sempre nella zona di Sabrata.
Nessun commento:
Posta un commento