TRIPOLI, 17 marzo - La Libia è sempre più nel caos in cui è sprofondata con la caduta del regime di Muammar Gheddafi durante la cosiddetta primavera araba del 2011. Decine di famiglie sono in fuga dalla città di Sirte, in piena guerra tra le milizie jihadiste dello Stato Islamico (Isis), che controllano la città, e il governo islamico di Tripoli. Questo mentre le autorità di Tobruk riconosciute dalla comunità internazionale parlano di un'Italia nel mirino dell'Isis. Un allarme lanciato dal presidente del parlamento di Tobruk, Aqila Saleh, il quale citato dai media libici, ha chiesto anche "un ruolo importante" per l'Italia in un eventuale pattugliamento del Mediterraneo per impedire che armi giungano a gruppi terroristici. Dal canto suo, il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, ha affermato che la "priorità" dell'Italia è sostenere lo sforzo negoziale dell'inviato Onu Bernardino Leon. Roma "conta sul fatto che la delegazione del parlamento di Tobruk partecipi con il massimo impegno alla ripresa dei negoziati, tra due o tre giorni a Rabat" ha detto Gentiloni.
Secondo testimoni citati dal sito web "Afrigate news", nel timore di una possibile escalation dei combattimenti tra le milizie islamiche "Fajr Libia" e i jihadisti della filiale libica dello Stato islamico (Isis), è iniziata la grande fuga da Sirte. Nel frattempo, i jihadisti dell'Isis hanno preso sotto il loro controllo l'ospedale Sinai sequestrando il personale medico, come riferiscono testimoni al sito web libico. Da parte sua il governo di Tobruk non sta a guardare: il nuovo capo dell'esercito libico, il generale Khalifa Haftar, si è detto certo di strappare la città di Bengasi ai jihadisti entro un mese. "Metteremo fine in tempi molto brevi alla presenza del nemico della regione", ha detto il generale in una dichiarazione a Afp, aggiungendo che "le operazioni nella città di Bengasi termineranno prima della metà del mese prossimo". Haftar ha spiegato che l'offensiva a Bengasi rappresenta "una risposta ai ripetuti appelli del popolo libico per il ritorno dell'esercito alla lotta contro il terrorismo nella regione". Il generale, che è stato nominato a capo delle forze armate libiche il 9 marzo scorso, ha anche chiesto un sostegno alla comunità internazionale.

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