mercoledì 1 marzo 2017

L'odissea di una donna padovana che vuole abortire: respinta da 23 ospedali


PADOVA, 1 marzo - "Mi domando che senso abbia promuovere una legge per dare diritto di scelta e poi non si mette nessuno nelle condizioni di farlo. Lo trovo offensivo, inutilmente doloroso. Una struttura pubblica doveva darmi garanzia dell'applicazione della normativa". Lo dice "Giulia", 41 anni, libero-professionista padovana, protagonista di un'odissea che l'ha vista respinta da 23 ospedali, per ottenere una interruzione di gravidanza.
Giulia (nome di fantasia), racconta al Gazzettino: all'ospedale di Padova, la sua città, le dicono che non c'è posto, gli obiettori sono numerosissimi e le consigliano di rivolgersi altrove. Giulia tenta con i nosocomi di provincia. 2Ho chiamato Camposampiero ma qui mi hanno rimandato a Cittadella dove hanno detto che per competenza loro non possono, poi Schiavonia, Piove di Sacco. Ormai il tempo incalzava, per di più eravamo a ridosso delle festività di Natale e la cosa non aiutava".
Stremata, Giulia contatta 23 strutture ospedaliere. "Dopo aver provato con tutte quelle del Padovano, ho passato a tappeto il Vicentino e il Veneziano, compreso Chioggia e Portogruaro, quindi Rovigo, Verona. Ho tentato anche Trieste, Bolzano. Le risposte erano le più disparate: non ce la facciamo, siamo già al limite, non riusciamo a stare nei tempi, ci sono le vacanze, sono tutti obiettori".

Sempre più isolata e disperata, Giulia contatta la Cgil. "Solo loro mi hanno dato una mano a sbloccare la situazione, peraltro all'ospedale Padova, la prima struttura dove mi avevano detto che non c'era posto". A gennaio la svolta, Giulia abortisce poco prima dello scadere dei fatidici novanta giorni. In bocca le rimane una grande amarezza, nella mente una sofferenza e un' incertezza impresse a fuoco. "Non dimenticherò mai la mancanza di professionalità e di umanità che ho vissuto sulla mia pelle".

Nessun commento:

Posta un commento