venerdì 31 ottobre 2014

BURKINA FASO, scontri contro il presidente, i militari sciolgono governo e parlamento

Il Parlamento in fiamme


OUAGADOUGOU - Una trentina di perone sono morte e almeno altre 100 rimaste ferite negli scontri in corso in Burkina Faso, dove sull'onda della rivolta popolare i militari hanno sciolto Governo e Parlamento. L'opposizione riconosce il "colpo di Stato" e chiede "senza negoziati" le dimissioni del presidente Compaoré, che invece resiste e chiede una transizione democratica e dichiara che, a questo scopo,  rimarrà in carica per un anno. Le proteste sono state scatenate dal voto parlamentare previsto per cambiare la costituzione e permettere a Compaoré di  governare ancora più a lungo. L'esercito del Burkina Faso ha annunciato lo scioglimento del governo e dell'Assemblea nazionale e ha imposto il coprifuoco notturno. I militati hanno anche annunciato un nuovo organo di transizione, di fatto una giunta, dopo le violente proteste antigovernative. I poteri esecutivi e legislativi saranno assunti da un organo di transizione con l'obiettivo di un ritorno all'ordine costituzionale "entro 12 mesi", riferisce un comunicato del capo di stato maggiore delle forze armate, Nabéré Honoré Traoré, letto da un ufficiale. 
Decine di migliaia di manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza al di fuori del palazzo presidenziale chiedendo a Blaise Compaoré di dimettersi prendendo d'assalto il parlamento e dando alle fiamme altri edifici statali. Il presidente non si è dimesso, dicendo che nel suo breve discorso televisivo e radiofonico che era ancora in carica, ma "a disposizione per aprire discussioni con tutte le parti". Il presidente,  63 anni, è un fedele alleato degli Stati Uniti e della Francia, ma era anche notoriamente vicino a Muammar Gheddafi, l'ex leader libico, e dell'ex presidente liberiano Charles Taylor, riconosciuto colpevole di favoreggiamento per crimini contro l'umanità.
Voci non confermate parlano di una decina di morti nella capitale Ouagadougou sconvolta da violente manifestazioni. Il governo ha annullato il voto sulla revisione della Costituzione che avrebbe consentito all'uomo forte del Paese di prolungare ulteriormente il proprio mandato. Poi è intervenuto l’esercito.

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