sabato 12 marzo 2016

"Viaggio da sola, ieri mi hanno uccisa". Il post #Viajosola diventa un caso mondiale



QUITO, 12 marzo - "Ieri mi hanno uccisa... ma peggio della morte è stata l'umiliazione che è venuta dopo. Come eri vestita? Perché viaggiavi da sola?". E' la drammatica denuncia di una studentessa paraguaiana che su Facebook, in prima persona, ha raccontato il barbaro omicidio di due turiste argentine in Ecuador. Il suo post è stato condiviso da oltre 700mila persone in tutto il mondo e su Twitter è partita la campagna #Viajosola (viaggio sola).
"Nessuno si è chiesto dove sia finito quel figlio di puttana che si è preso i miei sogni, le mie speranze, la mia vita. No, hanno iniziato a farmi domande inutili. A me, ve lo immaginate? Una morta, che non può rispondere, che non può difendersi. Come eri vestita? Perché eri sola? Come fa una donna a viaggiare senza compagnia? Sei andata in un quartiere pericoloso, cosa ti aspettavi?", scrive Guadalupe Agosta, come se a parlare fossero Marina Menegazzo e Maria Jose' Coni, le due ragazze uccise il 23 febbraio da un uomo che si era offerto di ospitarle. Nel suo post la studentessa punta il dito contro coloro che vorrebbero le donne "sottomesse, chiuse in casa", contro coloro che le accusano di "provocare", di essere loro le colpevoli perché "indossano i pantaloncini con 40 gradi", perché "se viaggi da sola sei una pazza e te la vai a cercare".
Avevano 22 e 21 anni Maria e Marina, ed erano in vacanza a Montanita. Secondo la polizia, erano rimaste senza soldi e avevano accettato l'offerta di due ragazzi di un posto dove passare la notte. I loro corpi sono stati ritrovati chiusi in un sacco. I due uomini hanno confessato l'omicidio. Ma nei giorni successivi, è nata una discussione sul fatto che le ragazze erano in viaggio da sole.

"Se al nostro posto ci fossero stati dei ragazzi sarebbero state spese solo parole di cordoglio. Ma essendo una donna sono stata condannata perché non sono rimasta a casa", continua il post di Guadalupe, che alla fine chiede alle donne di alzare la voce e lottare "per tutte quelle cui hanno negato vita e sogni"."Lottiamo insieme, io con voi, con il mio spirito, e vi prometto che un giorno non ci saranno abbastanza sacchi per metterci tutte a tacere", è l'invito finale.

Parole che non sono cadute nel vuoto. A migliaia su twitter hanno raccolto l'invito. "Lo faccio perché mi dà forza ed è un nostro diritto, #ViajoSola", scrive Chrizzy. "Sono una donna e viaggio da sola perché così scopro di più su me stessa. Il mondo è anche nostro", continua Kaye de Castro. Le fa eco Jennie: "Viaggio da sola e con altre donne perché essere donna non significa essere vittima". Viaggiare da sola non deve far paura, non si deve rischiare di essere puniti per questo, rileva qualcun'altro. "La prima volta che ho viaggiato sola avevo 16 anni, l'ho fatto molte volte da allora e non ho intenzione di smettere". Perché, in una parola, sarebbe come rinunciare a vivere.
Il caso di Marina e Maria ricorda quello di Pippa Bacca, la donna uccisa a Gebze, in Turchia, da un uomo che le aveva dato un passaggio. Bacca stava realizzando la performance itinerante 'Spose in viaggio': avrebbe voluto attraversare in autostop 11 Paesi teatro di conflitti, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo. Il 31 marzo 2008 fu violentata e uccisa.

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