venerdì 11 marzo 2016

Il GIAPPONE si è FERMATO per ricordare i 5 anni dal disastro di FUKUSHIMA





TOKIO, 11 marzo- Un sisma di magnitudo 9, un'onda anomala di oltre 30 metri di altezza, la distruzione di due reattori termonucleari della centrale Fukushima Daiichi: sono trascorsi cinque anni da quell'11 marzo del 2011, quando tre catastrofi, di cui due naturali, cancellarono 400 chilometri di coste giapponesi. Il bilancio fu di quasi 16.000 morti, 2.572 dispersi e 160mila evacuati, con oltre 127mila edifici distrutti. Si è trattato del secondo più grave disastro nucleare dopo Cernobyl, anche in questo caso al livello 7 della scala Ines. Con una differenza sostanziale: se l'impatto del disastro in Ucraina fu quanto meno circoscritto dopo l'esplosione a cielo aperto, l'emergenza a Fukushima non si può ancora definire conclusa. Tra reticenze e ritardi nelle bonifiche, il caso sta scalfendo il mito della trasparenza ed efficienza di un Paese, il Giappone, che dell'atomo sicuro aveva fatto un credo anche per via delle tragedie della Seconda guerra mondiale.
A cinque anni dal disastro dell'11 marzo alla centrale nucleare di Fukushima, Il Giappone si è fermato per ricordare le vittime del triplice incidente Durante la cerimonia al Teatro Nazionale di Tokyo, a cui hanno partecipato l'imperatore Akihito con la consorte Michiko, assieme al premier Shinzo Abe, è stato osservato un minuto di silenzio alle 14:46 (le 6:46 in Italia), l'ora della scossa di magnitudo 9. 
Le cerimonie di commemorazione si sono susseguite fin dall'alba nelle tre prefetture di Fukushima, Miyagi a Iwate. Secondo l'Agenzia nazionale di polizia, l'onda dello tsunami che 5 anni fa devastò la costa nord est della regione del Tohoku, ha provocato 15.894 morti accertati e 2.561 dispersi. Ancora oggi nelle tre prefetture quasi 58.000 persone vivono nei complessi di prefabbricati adibiti a centri di accoglienza, per gran parte persone anziane vulnerabili a problemi fisici e mentali connessi all'incidente. La città di Tomioka è abbandonata. Il livello di radiazioni è ben al di sopra del limiti consentiti: le ultime rilevazioni parlano di 4,01 microSievert/ora. Anche in diverse zone circostanti il pericolo di esposizione alle radiazioni è ancora molto alto, sebbene il governo spinga molti sfollati a far rientro nelle loro case. A descrivere la situazione sono gli esperti di Green Cross, Ong ambientalista che ha effettuato i campionamenti nella Prefettura di Fukushima per valutare gli attuali rischi per l'uomo e l'ambiente. Secondo il fisico nucleare Stephan Robinson, direttore dei programmi acqua e disarmo di Green Cross Svizzera, "a Tomioka le radiazioni sono 35 volte superiori rispetto alla massima dose annua fissata dalle raccomandazioni della Commissione internazionale per la protezione radiologica. Ma anche al di fuori di quest'area, ad esempio a Koriyama, i parametri risultano fino a 20 volte più alti della soglia". 
Oggi l'acqua che viene utilizzata per raffreddare i reattori 1, 2 e 3 della centrale, che subirono il melt down a causa dello tsunami, continua in parte a fuoriuscire contaminando i mari. E non poca: si stimano circa 400 tonnellate di acqua al giorno. Per impedirlo lo scorso mese è stata avviata la costruzione di una immensa opera di ingegneria, nota come "muro di ghiaccio": 1.500 tubi posti a 30 metri nel sottosuolo circonderanno i reattori danneggiati. All'interno dei tubi scorrerà un liquido che congelerà il terreno circostante impedendo la contaminazione. Gli stessi dirigenti della Tepco, la società che gestisce l'impianto e accusata di minimizzare e nascondere la gravità della situazione, hanno stimato che per dismettere la centrale ci vorranno dai 30 ai 40 anni.

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