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martedì 28 giugno 2016

LA BORSA apre in rialzo a +1,3%

MILANO, 28 giugno - Apertura in rialzo a Piazza Affari con l'indice Ftse Mib che sale dell'1,3% a quota 15.300. Avvio di seduta positivo per la Borsa di Parigi. L'indice Cac 40 segna un progresso del 2,23% a 4.073 punti.
Avvio positivo per la Borsa di Londra. L'indice Ftse 100 segna un rialzo iniziale dell'1,1% a 6.047 punti.
Apertura in rialzo per la Borsa di Francoforte. L'indice Dax guadagna il 2% a 9.820 punti.

Prima giornata di rialzo anche per la sterlina dopo i crolli successivi al voto sulla Brexit. La divisa britannica viene scambiata a 1,3295 dollari dopo che ieri era scesa a quota 1,31, toccando i minimi da oltre 30 anni. L'euro è invece poco mosso nei confronti del dollaro, a 1,1060 e passa di mano a 112,76 yen.

Spread torna sotto 160, a 156,8 punti  - Lo spread tra Btp e Bund torna a calare questa mattina e scende al di sotto della soglia dei 160 punti base. Dopo una chiusura in live ribasso ieri a quota 162 punti base, il differenziale tra i due titoli decennali si attesta stamani a 156,8 punti base. Il rendimento del Btp è dell'1,452%.

Petrolio in rialzo 47,18 dollari al barile - Petrolio in rialzo questa mattina sui mercati internazionali in vista di una probabile diminuzione delle scorte Usa (il cui dato ufficiale sarà diffuso domani). Dopo il crollo del 7,5% accusato negli ultimi due giorni, il greggio Wti guadagna oggi l'1,8% a quota 47,18 dollari al barile. In rialzo anche il Brent che si è apprezzato dell'1,6% a quota 47,93 dollari al barile.

Oro in calo dopo due giorni record, a 1.316,32 dollari  - L'oro è in ribasso questa mattina dopo aver messo a segno il maggior rialzo in due giorni da oltre sette anni. Il metallo prezioso perde stamani lo 0,6% a 1.316,32 dollari. Negli ultimi due giorni si era apprezzato del 5,4%, il maggior rialzo dal gennaio 2009.

Asia resiste a Brexit, Tokyo +0,09% in chiusura  - Le Borse asiatiche fanno barriera alla Brexit e dettano la linea ai listini occidentali, i cui futures sono in rialzo dopo tre sedute di passione. Stabile Tokyo (+0,09%), già ieri in rialzo, positive Taiwan (+0,55%) e Seul (+0,49%), debole Sidney (-0,66%). In risalita Shanghai (+0,28%) e Mumbai (+0,2%), ancora aperte insieme ad Hong Kong (-0,74%), che si muove però in controtendenza. In arrivo dagli Usa il Pil del primo trimestre, previsto in progresso dell'1%, così come il dato sul consumo personale, che dovrebbe salire dell'1,9% secondo gli analisti. Seguono i prezzi delle case, la fiducia dei consumatori, prevista in crescita così come l'indice manifatturiero della Fed di Richmond.

domenica 8 maggio 2016

FORT MCMURRAY (Canada), l'incendio blocca la produzione di petrolio





EDMONTON (Canada), 8 maggio - Non accenna a diminuire il vasto incendio che ha colpito la zona di Fort McMurray, in Alberta, nel nordest del Canada e le autorità sostengono che le proporzioni delle fiamme possano raddoppiare entro la giornata di oggi. Lo riferiscono i media canadesi e internazionali. Ai residenti è stato detto di lasciare le proprie case: dopo l'evacuazione di massa di 8mila persone nei giorni scorsi, ieri altre 5.500 residenti sono evacuati dall'aeroporto di Edmonton mentre altre 4mila partiranno oggi. La città colpita dal vasto incendio si trova proprio nel cuore dell'area petrolifera del Canada e almeno un quarto della produzione è stata bloccata a causa del fuoco con un impatto che si prevede negativo per un Paese già colpito dalla caduta dei prezzi del petrolio. Il governo dell'Alberta ha dichiarato lo stato di emergenza e ha già stanziato 100 milioni di dollari canadesi a sostegno degli evacuati.

domenica 24 aprile 2016

GENOVA, petrolio in mare, situazione migliorata


GENOVA, 24 aprile -Le chiazze di greggio nelle acque genovesi, dopo il cedimento della diga sul torrente Polcevera, "risultano degradate e notevolmente ridotte di dimensioni". Lo rende noto la guardia costiera, spiegando che risultano presenti tre piccole chiazze al largo del tratto tra Arenzano Cogoleto delle dimensioni di circa 600 metri ciascuna per non più di 100 metri di larghezza.
Altre tre chiazze sono state rilevate una 8 miglia al largo di Savona e due a circa 4 miglia al largo Imperia. Si presentano con una lunghezza di circa 2-3 miglia ciascuna e di poche decine di metri di larghezza, ed in ogni caso si tratta di leggera iridescenza in via di dissolvimento. In prossimità delle spiagge di Savona e Albissola gli uomini della locale Capitaneria hanno, inoltre rilevato, la presenza di piccole macchie di prodotto, ma si tratta certamente di limitati effetti derivanti dalle iridescenze presenti al largo di quel tratto di costa.
Non si esclude che lo stato di emergenza locale possa essere dichiarato cessato limitatamente alla zona del savonese.
La situazione più sotto stretto controllo e dove si concentrano maggiormente gli sforzi, resta quella del ponente genovese e degli specchi acquei portuali, dove le chiazze di sostanza si presentano più vive, in quanto alimentate dalla corrente del Polcevera, leggermente aumentata a causa delle piogge di questa mattina. Qui, oltre ai 50 autospurgo che operano lungo il corso del Torrente, il presidio di contenimento e bonifica costituito dai mezzi navali costieri e da quelli d`altura, nonché dalle barriere di confinamento continua ad operare con intensità, in modo da giungere in tempi brevi ad una definitiva soluzione dell`emergenza.

sabato 23 aprile 2016

GENOVA, macchie di greggio per 28 CHILOMETRI in mare


GENOVA, 23 aprile - Alcune macchie di idrocarburi sono state evidenziate in mare dal satellite tra Genova, Savona e Imperia. Lo ha detto l'ammiraglio comandante della Capitaneria di porto Giovanni Pettorino al termine della riunione del tavolo tecnico in prefettura. A Loano (Savona), ha detto l'ammiraglio, la motovedetta ha individuato una striscia di 2 km larga 500 metri di materiale aggrumato". Le chiazze si stanno dirigendo verso Ponente ed è stato specificato che non sono da attribuire al cedimento della barriera avvenuto stamani sul Polcevera.
Secondo le rilevazioni del satellite, ci sono alcune macchie sparse in una lunghezza di 28 km tra Genova e Savona e "sono a macchia di leopardo, monitorate costantemente e verranno aggredite dai nuovi mezzi che la Capitaneria di porto farà intervenire", ha detto il governatore della Liguria Giovanni Toti
Intanto il turismo trema e s'interroga, perché il litorale ha subito un danno d'immagine, e per questo ponte ci sono già state disdette.

domenica 17 aprile 2016

DOHA, i Paesi produttori verso il congelamento della produzione del petrolio


DOHA, 17 aprile - Slitta di qualche ora la conclusione del vertice di Doha tra alcuni dei maggiori produttori di petrolio che dovrebbe portare ad un congelamento dell'output ai livelli di gennaio. La bozza di accordo necessita di qualche modifica - a partire dall'eliminazione della parte relativa all'Iran, assente all'incontro - e per questo, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg, la riunione è stata temporaneamente sospesa. In Qatar sono presenti 16 nazioni, che producono complessivamente circa la metà del petrolio immesso sul mercato internazionale ogni giorno. L'obiettivo è quello di riuscire a stabilizzare i prezzi del greggio, proponendo un tetto fisso di produzione da mantenere fino all'inizio di ottobre.

venerdì 1 aprile 2016

RENZI, la firma del ministro BOSCHI sull'emendamento-petrolio "un atto dovuto"


ROMA, 1 aprile - La firma dell'emendamento da parte del ministro Boschi "è un atto dovuto". Lo afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi da Washington rispondendo ad una domanda sull'emendamento inserito nella legge di stabilità e oggetto dell'inchiesta sullo scandalo petrolio in Basilicata che ha portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi. Opposizioni all'attacco, 
nel mirino anche il ministro Maria Elena Boschi con i cinque stelle che chiedono le dimissioni di tutto il governo e fanno sapere che presenteranno una mozione di sfiducia in questo senso. Mozione che la Lega si dice pronta ad appoggiare. Il movimento cinque stelle e la Lega 'chiamano', tra l'altro, la sinistra dem a votare. "Booom. Salta tutto", scrive Beppe Grillo sul suo profilo facebook con un link che rilancia un articolo sul suo blog nel quale chiede le dimissioni del governo per l'inchiesta petrolio. 
"Andremo in Parlamento e ne discuteremo". Matteo Renzi commenta così la mozione di sfiducia annunciata dalle opposizioni sul caso Guidi. E riguardo l'addio del ministro dello Sviluppo economico, aggiunge: " L'Italia non è più quella di una volta: se prima per telefonate inopportune non ci si dimetteva, ora sì".

domenica 13 marzo 2016

L'ENI ha dato il via alla produzione di petrolio dal giacimento nell'ARTICO


OSLO, 13 marzo - Eni ha dato il via alla produzione di petrolio del giacimento di Goliat, al largo della Norvegia situato 85 km a nord ovest di Hammerfest. Si tratta del primo impianto petrolifero che entra in produzione nell'Artico, per la precisione in una zona priva di ghiacci nel mare di Barents. Secondo le stime, il giacimento contiene riserve pari a 180mila di barili e permetterà una produzione giornaliera di 100mila barili al giorno, 65mila dei quali in quota Eni.
Il primo giacimento a olio ad entrare in produzione nel Mare di Barents - sottolinea in un comunicato la società - è stato sviluppato attraverso la più grande e sofisticata unità galleggiante di produzione e stoccaggio cilindrica (FPSO) al mondo, che ha una capacità di 1 milione di barili di olio e che è stata costruita con le più avanzate tecnologie per affrontare le sfide tecnico-ambientali legate all'operatività in ambiente Artico. La produzione avverrà attraverso un sistema sottomarino composto da 22 pozzi (17 dei quali già completati), di cui 12 sono pozzi di produzione, 7 serviranno a iniettare l'acqua nel giacimento e tre per iniettare gas.
Goliat, inoltre, utilizza le soluzioni tecnologiche più avanzate per minimizzare l'impatto sull'ambiente. Goliat riceve energia elettrica da terra per mezzo di cavi sottomarini, il che permette di ridurre le emissioni di CO2 del 50% rispetto ad altre soluzioni, mentre l'acqua e il gas prodotti sono re-iniettati nel giacimento. L'avvio di Goliat - si legge ancora nella nota - rappresenta una tappa importante nel piano di crescita di Eni e contribuirà in modo significativo alla generazione di cash flow.

mercoledì 3 febbraio 2016

BORSE asiatiche in rosso per la caduta del petrolio


TOKIO, 3 febbraio - Seduta in rosso per le Borse asiatiche (indice Msci Asia Pacifico -2,2%) travolte, come i mercati occidentali, dalla caduta del petrolio sotto i 30 dollari al barile. Tokyo è stata la peggiore piazza asiatica registrando una flessione di oltre il 3% (-3,15%), che rappresenta il peggior calo dal 2011. Male anche la Borsa di Hong Kong (-2,32%). Gli altri listini cinesi hanno registrato un andamento contrastante: Shanghai -0,38%, Shenzhen +0,47%.

lunedì 18 gennaio 2016

PETROLIO, il Brent per la prima volta sotto i 28 dollari


NEW YORK, 18 gennaio - La fine delle sanzioni in Iran, che aumenterà così le sue esportazioni in un mercato già inondato dalla sovrapproduzione, assesta un nuovo colpo alle quotazioni del petrolio. Il Brent scende, per la prima volta dal novembre 2003, sotto i 28 dollari al barile cedendo il 4,4% a 27,67 dollari. Male anche il Wti del Texas che perde il 3,6% a 28,36 dollari.

venerdì 15 gennaio 2016

Il PETROLIO torna sotto i 30 dollari, Borsa Milano in ribasso (-1,5%)


MILANO, 15 gennaio - Il petrolio torna sotto i 30 dollari al barile per la seconda volta in questa settimana: le quotazioni del Wti sono scivolate del 5% a 29,63 dollari al barile toccando i minimi dal 25 novembre del 2003. Anche le quotazioni del Brent viaggiano sotto i 30 dollari registrando una flessione del 4% a 29,78 dollari. Martedì scorso il prezzo del greggio era sceso sotto quota 30 dollari per la prima volta. Borse asiatiche in calo dopo le turbolenze ieri in Europa e indifferenti al balzo di Wall Street, tra il nuovo scossone a Shanghai (-3,55%) - entrato ormai in una fase definita dell'Orso o discendente - e le nuove incertezze sulle quotazioni del petrolio. Hong Kong perde l'1,35%, con la valuta locale indirizzata verso i peggiori cali segnati in due giorni dal 1992: Il dollaro di Hong Kong ha perso oggi lo 0,1%, dopo i cali dello 0,3% giovedì.

E' già sfumato il breve tentativo di rimbalzo delle Borse europee, ormai tutte in negativo tra vendite che colpiscono soprattutto i titoli legati alle materie prime (-3,5% il sottoindice settoriale Dj Stoxx). A Londra i titoli di Anglo American segnano un tonfo dell'8,4%, mentre Arcelormittal lascia il 4,2%. Cedono anche gli energetici (-1,9%).  La Borsa di Milano prosegue in netto calo con l'indice Ftse Mib in ribasso ora dell'1,5%. Oltre alle vendite sugli energetici, con Tenaris (-4,1%), Saipem (-3%) ed Eni (-2,7%), è pesante Cnh (-4,6%) su cui c'è da registrare un consiglio underperform del Credit Suisse che ne inizia la copertura. Deboli le popolari con Bper (-2,9%) e Ubi (-2,8%). Ma vanno giù tutte le banche, con cali da Unicredit (-2,4%) a Intesa (-1,1%), Mps (-2,5%) e Banco Popolare (-1,1%). E' fallito il tentativo di rimbalzo di Fca (-1,6%), in una seduta di vendite su tutto il comparto dell'auto in Europa. Vanno giù anche Exor (-1,9%) e Ferrari (-1,7%). Fuori dal paniere principale scivola Pininfarina (-4,3%).

sabato 26 dicembre 2015

RUSSIA, 6 nuove basi militari per presidiare l'ARTICO (e il suo petrolio)

Novaya Zemlya
MOSCA, 26 dicembre - Come la Cina rivendica il 90% del isole del Mar Cinese Meridionalem costruendo basi militari su isole artificiali create su barriere coralline appena affioranti, così la Russia rivendica il controllo delle risorse energetiche (90 miliardi di barili di petrolio ed il 30% delle riserve mondiali di gas secondo stime Onu) sotto l'Artico creando una serie di nuove basi militari che circondano il Circolo Polare Artico. Secondo quanto rivela il Times le truppe di Mosca stanno portando a termine la costruzione di 6 nuove basi militari permanenti per respingere chi minaccia i suoi interessi economici nella zona, a partire da Canada, Norvegia e Danimarca.
Tra queste la base di Trefoil sulla grande isola conosciuta come Terra di Alessandra (Zemlja Aleksandry) nel Mare di Barents dove tra pochi giorni arriveranno 150 soldati. Le altre nuove installazioni sono sull'isola di Kotelny nell'arcipelago della Nuova Siberia, sull'isola di Sredny nell'arcipelago Di Nicola II o Severnaya Zemlya, a Rogachevo sull'isola di Novaya Zemlya, a Wrangel e Cape Schmidt sulla penisola della Chukotka, ai confini con l'Alaska. Non solo. All'inizio del mese il ministero della Difesa ha annunciato di aver schierato in due basi, nell'arcipelago di Novaya Zemlya (la stessa di Rogachevo, isola tra il Mare di Barents e quello di Kara oltre il Circolo Polare Artico) e nel porto di Tiksi in Siberia, due batterie del loro più moderno e potente sistema anti-aereo, l'S-400. Si tratta dello stesso sistema d'arma schierato in Siria a protezione delle forze aeree russe dopo l'abbattimento il 24 novembre scorso di un Sukhou 24 da parte di 2 F-16 turchi. L'S-400 e' un sistema composto da un mezzo semovente comando, due tipi di radar semoventi, che controllano fino ad un massimo 12 piattaforme di lancio semoventi, ognuna in grado di sparare 4 missili. In questo modo un sistema S-400 puo' seguire e distruggere fino 80 obiettivi in cielo entro un raggio di 400 km. 

mercoledì 2 dicembre 2015

La RUSSIA: Erdogan e famiglia coinvolti nel traffico del petrolio rubato


MOSCA, 2 dicembre - Il Ministero della Difesa della Russia ha accusato oggi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua famiglia di coinvolgimento nel commercio illegale di petrolio con gli jihadisti dello stato islamico.
"Il consumatore principale di questo greggio rubato ai legittimi proprietari della Siria e dell’ Iraq è la Turchia. Secondo le informazioni disponibili, il livello più alto della leadership politica del paese, il presidente Erdogan e la sua famiglia, sono coinvolti in questa attività criminale”, il vice ministro  dela difesa Anatoly Antonov ha detto ai giornalisti.
I legami tra la Turchia e la Russia sono andati in frantumi dopo che Ankara abbattuto un jet sul suo confine con la Siria martedì scorso, con il Presidente Vladimir Putin che accusa Ankara di averlo fatto "per proteggere le linee di alimentazione di petrolio per il  territorio turco".
Erdogan aveva aspramente le precedenti affermazioni russe, insistendo si sarebbe dimesso se le accuse sono state dimostrate vere.
"Oggi stiamo presentando solo una parte dei fatti in nostro possesso, che esiste cioè una squadra unificata di banditi e dell’élite turca che lavora nella regione per rubare il petrolio dai suoi vicini", ha detto Antonov ha detto durante la conferenza stampa  nel ministero della difesa.
"Questo petrolio entra nel territorio della Turchia in quantità enormi, su scala industriale, lungo una pipeline vivente di migliaia di persone", ha detto.
La Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell'Isis giunge in Turchia. "Sono state individuate - ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari - tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq". I proventi dell'Isis dal traffico illegale di petrolio ammontano a due miliardi di dollari l'anno, sostiene Antonov, precisando che i jihadisti si servono di questo denaro "per arruolare militanti in tutto il mondo, equipaggiandoli con armi, attrezzature militari e armamenti". Sulla questione è intervenuto anche il leader laburista britannico Jeremy Corbyn ha detto: "Il petrolio dell'Isis viene venduto in altri Paesi, va a finire in Turchia". Lo ha detto nel suo intervento ai Comuni chiedendo di fare luce "su quali banche siano coinvolte nel finanziamento allo Stato islamico".

lunedì 30 novembre 2015

PUTIN, il jet abbattuto per coprire il traffico di petrolio TURCHIA-ISIS


PARIGI, 30 novembre - E' gelo tra Ankara e Mosca. Non solo un portavoce del Cremlino ha fattos apere che Vladimir Putin non incontrerà il presidente turco Tayyip Recep Erdogan a margine della Conferenza sul clima ma volano accuse pesantissime sulla videnda del jet abbattuto.  La Russia - ha detto il presidente russo Vladimir Putin - ha motivo di "sospettare che il Su-24 sia stato abbattuto per assicurare forniture illegali di petrolio dall'Isis alla Turchia". Lo riporta l'agenzia russa Tass. "Abbiamo recentemente ricevuto informazioni aggiuntive che confermano che il petrolio proveniente dalle zone controllate dall'Isis viene consegnato in Turchia su scala industriale", ha aggiunto Putin, ribadendo le accuse sul supporto finanziario ai terroristi. Rispondendo ad una domanda sulle intenzioni di Mosca di formare un'ampia coalizione anti-terrorismo, il presidente russo ha proseguito che questo "è quanto sempre sostenuto". Ma, ha aggiunto secondo quanto riportato dalla Tass, "ciò non può essere fatto mentre qualcuno continua a utilizzare diverse organizzazioni terroristiche per raggiungere i propri obiettivi". E il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto di essere pronto a dimettersi se le dichiarazioni di Putin fossero confermate, riporta sempre la Tass. "E' immorale accusare la Turchia di comprare il petrolio dall'Isis. Se ci sono i documenti, devono mostrarli, vediamoli. Se questo viene dimostrato, io non rimarrò nel mio incarico. E lo dico a Putin: lui manterrà il suo incarico?", ha detto Erdogan alla stampa internazionale a margine della conferenza sul clima a Parigi.

lunedì 24 agosto 2015

ECONOMIA/ Il Dow Jones sprofonda, tonfo in Asia, crolla il petrolio


NEW YORK, 24 agosto - Wall Street affonda in aperturaA pochi minuti dall'avvio delle contrattazioni il Dow Jones sprofonda sotto il 6% e perdendo più di 1.000 punti. Quella odierna e' la perdita peggiore per il Dow Jones dal 29 settembre 2008, pochi giorni dopo il crollo di Lehman Brothers.

Il peggior calo degli ultimi quattro anni per i listini asiatici ancora nella bufera. L'indice di riferimento della regione, l'Asia Pacific Index ha perso il 4,9% - il peggior calo da agosto 2011 - mentre Shanghai (-8,49%) non subiva un tale scossone dal 2007; l'indice di Shenzhen ha perso 7,83%. L'Orso continua a mordere Hong Kong (-4,63%) e Tokyo ha lasciato il 4,61 per cento.

Tonfo di Tokyo, chiude a -4,61%  - I timori sulla tenuta dei mercati finanziari e dell'economia della Cina e l'indebolimento del dollaro sullo yen, intorno a 120, affondano la Borsa di Tokyo che cede il 4,61%, vicino al minimo intraday prossimo al 5%. L'indice Nikkei brucia 895,15 punti e scende sotto quota 19.000 per la prima volta da meta' marzo, fino a 18.540,68.

Brent sotto 45 dollari, prima volta dal 2009 - Dopo il crollo di venerdì del prezzo del petrolio a New York sceso ai minimi dal 2009, il tonfo si replica questa mattina a Londra con il Brent sceso sotto i 45 dollari al barile, per la prima volta al 2009. A pesare è la scelta dell'Iran di aumentare la produzione di petrolio. Il Brent con consegna ad ottobre è sceso del 3,2% a 44 dollari al barile.

Oro stabile sui massimi a 1.158 dollari a oncia  - Nella bufera che sta investendo anche il mercato delle materie prime l'oro torna a essere un bene rifugio. Il metallo giallo è infatti stato risparmiato dal crollo del prezzo delle commodity ai minimi dal 1999. Il lingotto a consegna immediata è pagato 1.158 dollari all'oncia con una leggera flessione dello 0,2%. L'oro venerdì ha chiuso ai messimi toccando 1.168 dollari all'oncia. Il livello più alto da luglio.

Euro ancora in rialzo a 1,1425 dollari - Prosegue il rally dell'euro, ancora in rialzo in apertura dei mercati valutari europei che non credono ad un imminente rialzo dei tassi Usa da parte della Fed. La divisa comunitaria viene scambiata a 1,425 dollari migliorando rispetto ai 1,1366 dollari di venerdì dopo la chiusura di Wall Street. L'euro è invece in leggera perdita rispetto allo yen. La moneta comune viene scambiata a 138,41 yen in calo rispetto ai 138,7 yen di venerdì.

lunedì 16 marzo 2015

USA, boom delle scorte, petrolio ai minimi dal 2009


NEW YORK, 16 marzo - L'annunciato boom delle scorte Usa fa precipitare le quotazioni del petrolio ai minimi da marzo 2009: i contratti sul greggio Wti con scadenza ad aprile cedono 49 centesimi a 44,3 dollari al barile sul mercato after hour di New York; il Brent scende a 53,3 dollari.
   
Tokyo chiude a -0,04%, prudenza su board BoJ  
TOKIO, 16 marzo - La Borsa di Tokyo termina invariata gli scambi (-0,04%), in una seduta improntata alla cautela con l'avvio del board della Bank of Japan (BoJ) che domani annuncerà le sue decisioni in materia di politica monetaria. L'indice Nikkei cede solo 8,19 punti, a 19.246,06, ai massimi degli ultimi 15 anni, limando i rialzi intraday raggiunti sulle attese dei consistenti aumenti salariali da parte delle imprese, al fine di sostenere i consumi e la ripresa economica. Lo yen debole sostiene i titoli delle società esportatrici.

sabato 27 settembre 2014

ARTICO, enorme giacimento di petrolio scoperto da Russia e Usa assieme. E le sanzioni?


MOSCA - Un grande giacimento di petrolio è stato scoperto nel Mare Artico dal gigante petrolifero russo Rosneft e dall’americana Exxon Mobil. A renderlo noto è stata la compagnia russa, che lo ha ribattezzato Pobeda (vittoria). L’eccezionale giacimento ha risorse pari a un miliardo di barili di petrolio e 338 miliardi di metri cubi di gas. Ma sulla joint venture pesano le sanzioni Usa imposte al gruppo russo dopo la crisi ucraina. In una joint venture da 3,2 miliardi di dollari, Rosneft ed Exxon hanno iniziato i lavori di perforazione in estate e hanno proseguito finora.
L’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin, lui stesso soggetto alle sanzioni Usa, è visibilmente soddisfatto. "Va oltre le nostre aspettative. E' una vittoria di tutti, ottenuta grazie ai nostri amici e partner come Exxon Mobil, Nord Atlantic Drilling, Schlumberger, Halliburton, Weatherford, Baker, Trendsetter, Fmc".
I geologi hanno seguito con grande interesse il progetto e considerano l’area del Mare Artico la più grande riserva inesplorata di greggio.
Sulla collaborazione russo-americana pesano ora le sanzioni che gli Usa hanno imposto alla Russia, che vietano alle compagnie americane di partecipare a joint venture nel Mare Artico russo a partire dal 10 ottobre.

Ma il petrolio potrebbe fare il miracolo...

martedì 31 dicembre 2013

Nord Dakota: deraglia treno carico di petrolio e s'incendia


CASSELTON - Brucia il treno carico di petrolio
CASSELTON (Nord Dakota) - Paura a Casselton, nel Nord Dakota, dove un treno che trasportava petrolio greggio è deragliato. I residenti della cittadina hanno udito diverse forti esplosioni e hanno visto un'altissima nube di fumo levarsi in cielo. "Siamo rimasti scioccati da quanto è successo", hanno riferito. Lo sceriffo della città, comunque, ha ordinato l'evacuazione forzata di circa 300 persone per motivi precauzionali.
L'ufficio dello sceriffo ha detto che il National Weather Service prevede un cambiamento nel clima che spingerà il pennacchio di fumo verso il basso, il che potrebbe aumentare i potenziali rischi per la salute.
Il treno BNSF Railway Co. è deragliato circa alle 02:30 di lunedi, (ore 9.30 in Italia) e la società ha detto che circa 21 vagoni si sono incendiati. Nessuno è rimasto ferito.
I carri ancora bruciavano quando è arrivato il giorno, e le autorità hanno detto che non sarebbero intervenute per spegnerle. Il treno aveva 100 vagoni e 80 sono stati spostati lontano dall’incendio.
Non si è ancora capito esattamente come è avvenuto il deragliamento, ma un secondo treno che trasportava grano è stato coinvolto. Il portavoce della ferrovia Amy McBeth ha detto che il treno che trasportava grano è deragliato per primo e poi ha investiti parecchie vetture del treno carico di petrolio che passava sui binari adiacenti.
Il North Dakota è  il secondo  stato produttore di petrolio negli Stati Uniti, dietro solo il Texas e una quantità crescente di petrolio che viene spedito per ferrovia.
Il numero di vagoni di petrolio greggio trainati sulle ferrovie degli Stati Uniti è salito da 10.840 nel 2009 a una previsione di 400.000 di quest'anno. Nonostante l'aumento, il tasso di incidenti è rimasto relativamente stabile. Le ferrovie dicono che il 99,997 per cento di materiali pericolosi raggiunge le destinazioni in modo sicuro.

mercoledì 28 agosto 2013

Minacciata dai russi nave di Greenpeace che protesta nell'Artico contro le trivellazioni

La Arctic Sunrise nell'Artico
MARE DI KARA (Artico) - L’ Arctic Sunrise, la nave rompighiaggio di Greenpeace in missione nei mari artici contro le trivellazioni petrolifere, ha deciso di allontanarsi dalla Rotta del Mare del Nord (Northern Sea Route, NSR) sotto la minaccia della guardia costiera russa di ricorrere all’uso della forza e delle armi.
Ieri mattina la guardia costiera russa è salita a bordo dell’Arctic per una“ispezione” obbligatoria,a seguito di una protesta pacifica. Quattro membri della guardia costiera russa sono saliti a bordo della nave senza alcun permesso dopo che un gruppo di attivisti aveva aperto dei banner “Save the Arctic” sui gommoni vicini alla nave Geolog Dmitry Nalivkin. Questa nave è stata noleggiata dalla compagnia Rosneft, di proprietà dello stato russo, e dal gigante americano Exxon Mobil.

Il mare di Kara

“La nostra spedizione - spiega Greenpeace in un comunicato - rappresenta i quasi 4 milioni di persone che vogliono difendere l’artico (www.SaveTheArctic.org) e che vogliono conoscere i rischi che si nascondono dietro le trivellazioni di petrolio, ma le autorità russe continuano a voler bloccare ogni nostra azione. La nostra protesta è interamente sicura e pacifica, mentre l’esplorazione artica costituisce una minaccia enorme al fragile ecosistema Artico e alle specie animali che vi dimorano. Lo scorso mercoledì il governo russo aveva negato all’Arctic Sunrise il permesso di entrare nella rotta del Mare del Nord, nonostante la nave soddisfacesse tutti i requisiti di sicurezza richiesti. Questo divieto di ingresso è stato un chiaro tentativo del governo russo di soffocare le voci di coloro che criticano l’industria petrolifera. Non ci siamo fatti intimidire, forti del fatto che la nostra è una protesta pacifica: nonostante il divieto, sabato mattinal’Arctic Sunrise ha fatto ingresso nel mare di Kara” che è una porzione meridionale del Mar Glaciale Artico ed è ricoperto da ghiaccio per la maggior parte dell'anno ad eccezione di poche settimane in estate quando è possibile la navigazione. Il mare è ricco di giacimenti di petrolio non ancora sfruttati.
La nave si appresta adesso a lasciare la sua rotta per evitare di far correre rischi all’equipaggio, ma continuerà a testimoniare e a fare luce sulle attività delle compagnie petrolifere nella Russia artica. Greenpeace chiederà al governo olandese di protestare formalmente con il governo russo “per questa evidente violazione non solo del diritto internazionale della navigazione ma anche di quello di espressione”.

mercoledì 31 luglio 2013

Thailandia: la marea nera ha raggiunto la spiaggia dei vip di Ao Phrao, sull'isola di Koh Samet




KOH SAMET - Alcune immagini della battaglia contro la marea nera sulla spiaggia di Ao Phrao


BANGKOK - Ao Phrao è stato chiusa e i turisti sono stati allontanati dalla famosa spiaggia nel Parco Nazionale di Khao Laem Ya-Mu a Koh Samet, dopo che la marea nera l’ha invasa nella notte di domenica con appiccicosa melma dopo la rottura di un oleodotto. Gli operatori turistici a Koh Samet hanno espresso preoccupazioni sul futuro dell'isola resort. Prapan Sukrachang, presidente di Samet Bus Service Club, ha detto che i turisti potrebbero cambiare le loro destinazioni, dopo che la perdita di petrolio ha colpito Ao Phrao, primo centro turistico della zona. "Ci aspettiamo che il reddito turistico dell'isola si dimezzi," ha detto. Potrebbero essere richiesti diversi mesi perché la situazione per tornare alla normalità", ha aggiunto. "Se Koh Samet non può recuperare, la provincia di Rayong subirà grosse perdite economiche”. Ao Prao è una delle più tranquille e belle spiagge di Koh Samet. Si trova abbastanza lontano dalla vivace vita notturna di Koh Samet ed  è preferita dai viaggiatori che vogliono tranquillamente godersi il mare blu profondo e la lunga spiaggia di sabbia (una volta) bianca sotto il sole. .
Pittoresca baia con una spiaggia ampia superficiale, Ao Prao ospita tre resort di fascia alta  che la rendono l'opzione più lussuosa a Koh Samet. Nonostante i resort di lusso, Ao Prao rimane una grande spiaggia da visitare in una gita o nel tardo pomeriggio e alla sera per guardare il tramonto spettacolare.
La Thailandia è mal equipaggiate per gestire la fuoriuscita di petrolio nella provincia di Rayong, ha ammesso ieri  il vice primo ministro Plodprasop Suraswadi. Egli ha anche detto che il governo deve istituire un comitato per gestire la catastrofe. Plodprasop ha ammesso che la Thailandia non aveva attrezzature sufficienti per far fronte alla situazione e bloccare la marea nera che ha raggiunto la riva. Ed ha aggiunto che le autorità dovrebbero cercare aiuto da Singapore, che ha attrezzatura adeguata per contenere le chiazze di petrolio. La società responsabile della rottura, la PTTGC ha comunicato che circa 50.000 litri di petrolio greggio sono fuoriusciti da una condotta offshore che alimenta  una raffineria nella zona industriale.
Per la Thai Environmental Health Association il segretario generale Sonthi Kotchawat ha detto che le autorità e PTTGC avevano agito troppo lentamente e che  il piano d'azione di emergenza esistente per le fuoriuscite di petrolio era insufficiente. "PTTGC ha investito decine di milioni di baht in attrezzature di pulizia e formazione del personale," ha detto. "Allora, la domanda è: perché sono stati così lenti a rispondere quando la marea nera ha raggiunto Samet?"

Le ultime notizie dicono che  la marea nera a Ao Phrao veniva contenuta, ma che i forti venti e le onde alte stanno ostacolando gli sforzi.