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venerdì 21 luglio 2017

GOVERNO, dimissioni a catena, se ne va il sottosegretario CASSANO (Ap)


ROMA, 21 luglio - Un altro esponente di Alternativa popolare lascia il governo. E' il senatore Massimo Cassano, (trascorsi in Forza Italia) che ha annunciato di aver presentato le dimissioni da sottosegretario al Lavoro.

mercoledì 19 luglio 2017

Il ministro COSTA si è dimesso


ROMA, \9 luglio - Il ministro ha comunicato la sua decisione di lasciare l'esecutivo con una lettera al Presidente del Consiglio. "Caro Presidente - scrive Costa a Gentiloni - ho manifestato nei giorni scorsi la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche. Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C'è chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il Governo, ma anche chi le ha apprezzate perché hanno portato una interessante dialettica. Tu, caro Presidente - prosegue Costa - hai sempre rispettato le mie idee. Non mi hai mai imposto il paraocchi e non mi hai chiesto di rinunciare alle mie convinzioni. Lo apprezzo moltissimo. Ma non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero. Ho avuto un'occasione unica ed ho fatto un'esperienza bellissima, sempre con il massimo impegno. Ora faccio un passo indietro, perché le convinzioni vengono prima delle posizioni. A chi mi consiglia di mantenere comodamente il ruolo di Governo, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, rispondo che non voglio equivoci, né ambiguità. Allungherò la lista, peraltro cortissima, di Ministri che si sono dimessi spontaneamente. Rassegno, pertanto, con la presente - conclude Costa - le mie dimissioni dall'incarico di Ministro per gli Affari Regionali. Un caro saluto ed un augurio di buon lavoro a te ed a tutti i membri del Governo". 


Alfano, dimissioni Costa inevitabili e tardive - "Credevo lo facesse già un paio di giorni fa. Lo diciamo da tempo: noi vogliamo costruire un'area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra". Lo afferma il leader di Ap, Angelino Alfano, definendo le dimissioni di Costa "inevitabili e tardive". Noi, aggiunge, "abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Comprendiamo che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada senza metterci in fila da nessuna parte".
Gentiloni assume interim Affari regionali - Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha ricevuto questa mattina la lettera con cui il ministro Enrico Costa si dimette dalla sua responsabilità di governo. Ringraziando Costa per il contributo dato all'esecutivo il presidente del Consiglio assume l'interim degli Affari regionali. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

giovedì 20 aprile 2017

Il SENATO ha accolto le dimissioni di MINZOLINI


ROMA, 20 aprile - L'Aula del Senato ha accolto con voto segreto le dimissioni presentate dal senatore di FI, Augusto Minzolini. I sì sono stati 142, 105 i no, e 4 gli astenuti.
Respinte, invece, per la quinta volta le dimissioni del senatore ex M5S Giuseppe Vacciano. I sì sono stati 90, i no 120 e 7 gli astenuti.

martedì 21 marzo 2017

FRANCIA, si è dimesso il ministro degli interno


PARIGI, 21 marzo - Il ministro dell'Interno, Bruno Le Roux, si è dimesso dal suo incarico nel governo, in seguito alle rivelazioni sull'assunzione delle figlie minorenni come collaboratrici in parlamento. Le dimissioni seguono la notizia che la procura finanziaria di Parigi ha aperto un'indagine preliminare sul caso. La procura finanziaria è la stessa che indaga sul candidato della Destra, Francois Fillon, travolto dallo scandalo sui presunti impieghi fittizi a moglie e figli all'Assemblée Nationale. Il socialista Matthias Fekl prende il posto di Bruno Le Roux al ministero dell'Interno della Francia: è quanto annunciano le autorità francesi.

martedì 14 febbraio 2017

USA, si dimette il consigliere per la sicurezza nazionale


WASHINGTON, 14 febbraio - Una tensione montata per giorni, l'escalation in poche ore, poi l'inevitabile: il consigliere per la sicurezza nazionale voluto da Donald Trump, il generale in pensione Michael Flynn, si e' dimesso travolto dalla bufera su quelle conversazioni tenute con l'ambasciatore russo negli Usa prima ancora che l'amministrazione Trump si insediasse e in cui aveva parlato delle sanzioni a Mosca. Ha consegnato la sua lettera di dimissioni alla fine di una giornata scandita dalle voci sul suo posto in bilico. Era nell'aria. Le critiche prima, le frizioni nella West Wing, poi le fughe di notizie. Fino alle rivelazioni del Washington Post: in serata citando fonti ufficiali anonime ha reso noto che l'amministrazione Trump era stata avvertita da tempo della possibile vulnerabilita' di Flynn, che dopo quelle conversazioni si era reso potenzialmente ricattabile dalla Russia. 
Era stata alla fine del mese scorso l'allora ministro della Giustizia ad Interim Sally Q. Yates a riferire alla Casa Bianca di Trump la sua impressione: a suo avviso Flynn aveva sviato membri dell'amministrazione circa la natura delle sue comunicazioni con l'ambasciatore russo (l'aveva smentito al vicepresidente Mike Pence che lo aveva per questo difeso pubblicamente), da cui la messa in guardia sulla potenziale ricattabilità del consigliere per la sicurezza nazionale. Nei giorni finali dell'amministrazione Obama poi le perplessità della responsabile ad interim per la Giustizia furono condivise anche dagli allora direttori della National intelligence James Clapper e della Cia John Brennan. Per tutta la giornata si erano comunque rincorse le voci, dapprima senza alcun cenno da parte del presidente Donald Trump. Ad un certo punto Kellyanne Conway, tra i suoi più stretti collaboratori, aveva anche riferito della ''piena fiducia'' di Trump nel suo consigliere per la sicurezza nazionale. Poi la nota dalla Casa Bianca a conferma che invece il presidente stava valutando il da farsi, parlandone con Mike Pence in particolare. Quindi la lettera con le dimissioni di Flynn in tarda serata, in cui alla fine ammette di aver tenuto diverse conversazioni telefoniche con vari interlocutori stranieri, ministri e ambasciatori ''per facilitare la transizione e cominciare a costruire le relazioni necessarie tra il presidente, i suoi consiglieri e leader stranieri'' definendola una ''pratica standard''. Salvo poi riconoscere ''per via della veloce sequenza di eventi, ho inavvertitamente comunicato al vicepresidente eletto e altri informazioni incomplete sulla mia telefonata con l'ambasciatore russo''. Trump ha subito nominato Joseph Keith Kellog come consigliere per la sicurezza nazionale ad interim, ma spuntano gia' i nomi per ricoprire l'incarico, tra cui quello di David Petraeus che gia' nelle prossime ore dovrebbe incontrare il presidente Trump alla Casa Bianca.

Da giudice Virginia nuovo stop a bando  - Un giudice federale della Virginia ha concesso una ingiunzione preliminare che preclude all'amministrazione Trump di attuare nello Stato il bando sugli ingressi negli Usa per persone provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana, aggiungendo cosi' un'altra decisione della magistratura a quelle gia' espresse e che mettono in discussione la costituzionalita' del provvedimento voluto dal presidente Trump.

lunedì 5 dicembre 2016

RENZI nel pomeriggio al QUIRINALE


I SI' si fermano al 40,89%, mentre i NO volano al 59,11% nel dato definitivo al termine dello scrutinio Italia+estero del referendum costituzionale del 4 dicembre. Una sconfitta bruciante per Matteo Renzi che, preso atto del risultato,  annuncia le sue dimissioni.
Il premier, con voce rotta dalla commozione, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, conclude il suo discorso con un ringraziamento a moglie e figli. 

Il popolo italiano "ha parlato in modo inequivocabile chiaro e netto", ha detto il premier Matteo Renzi. "Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi. Come era chiaro sin dall'inizio l'esperienza del mio governo finisce qui", ha detto ancora Renzi. "Nel pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica le dimissioni".

RENZI annuncia le sue dimissioni



ROMA, 5 dicembre - Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni, dopo la vittoria del No al referendum, con voce rotta dalla commozione, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi che conclude con un ringraziamento a moglie e figli. Il popolo italiano "ha parlato in modo inequivocabile chiaro e netto", ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi. Come era chiaro sin dall'inizio l'esperienza del mio governo finisce qui", ha detto ancora Renzi. "Domani pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica le dimissioni".
"Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi - ha detto ancora Renzi -. Come era chiaro sin dall'inizio l'esperienza del mio governo finisce qui". "Ho perso e a saltare è la mia poltrona. L'esperienza del governo è finita e nel pomeriggio salgo al Colle per dimettermi", ha spiegato ancora nel corso della dichiarazione alla stampa a Palazzo Chigi. "Volevo tagliare le poltrone della politica e alla fine è saltata la mia", ha aggiunto. 
"Grazie ad Agnese per la fatica di questi mille giorni e per come ha rappresentato splendidamente il Paese. Grazie ai miei figli", ha concluso Renzi. E si commuove.

giovedì 1 settembre 2016

COMUNE DI ROMA, si dimettono il capo di gabinetto e l'assessore al bilancio


ROMA, 1 settembre - Il capo di gabinetto di Roma Capitale, Carla Raineri, e l'assessore al bilancio Marcello Minenna, hanno rassegnato ieri le proprie dimissioni. E' quanto si apprende dallo stesso assessore del Comune di Roma.
"Sulla base di due pareri contrastanti, ci siamo rivolti all'ANAC che, esaminate le carte, ha dichiarato che la nomina della dottoressa Carla Romana Raineri a Capo di Gabinetto va rivista in quanto 'la corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l'articolo 90 TUEL' e 'l'applicazione, al caso di specie, dell'articolo 110 TUEL è da ritenersi impropria'. Ne prendiamo atto. Conseguentemente, sarà predisposta l'ordinanza di revoca".
"Rispetto il lavoro del sindaco - commenta Renzi - ha vinto lei, a lei onori e oneri, non metto bocca sulla squadra, chi vince ha la responsabilità e il dovere di governare". 

mercoledì 6 luglio 2016

ALFANO: barbarie illegale. Opposizioni: si dimetta


ROMA, 6 luglio - "Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant'anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto 'pressioni' presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni".  Lo dice il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, commentando l'inchiesta della Gdf su corruzione e riciclaggio aggiungendo che è "indegno" dare credito a "due signore che parlano, anche insultandomi" e "non so chi siano". "Le due signore che parlano, anche insultandomi - rileva Alfano, riferendosi all'intercettazione in cui la segretaria di Raffaele Pizza parla di 80 curriculum per Poste Italiane inviati dal padre del ministro - non so chi siano, ma quell'uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato". "Nel frattempo - aggiunge - il contenuto reale dell'inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati".
 Il Tiap, ossia il sistema di informatizzazione nel settore penale "è sicuro, è strettamente controllato dal Ministero ed è di proprietà del Ministero non casualmente ma a garanzia delle informazioni trattate". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, interpellato sui risvolti dell'inchiesta sulla 'cricca' che tentava di mettere le mani sugli appalti dei ministeri e sull'ipotesi che stesse cercando di insinuarsi anche in quelli legati al Tiap per violarlo e accedere ai fascicoli delle procure.
Le opposizioni: Alfano si dimetta - "Ministro Alfano, faccia una cosa giusta: dimissioni. Non per l'assunzione del fratello alle Poste o per quello che avrebbe fatto il padre, ma per la sua totale incapacità di difendere i confini e la nostra sicurezza, i cittadini italiani e le stesse Forze dell'Ordine. #angelinoacasa". Così Matteo Salvini su Facebook commenta la vicenda che vedrebbe coinvolto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.
 "Poste Italiane SpA, sta per "Poste Italiane Società per Alfano"? Le intercettazioni telefoniche inchiodano letteralmente il ministro degli Interni del Governo Renzi. Tra il padre che invia 80 curriculum alle Poste e l'assunzione del fratello del ministro nella stessa società, dovrebbe rassegnare oggi stesso le dimissioni" lo dichiarano i capigruppo M5S di Camera e Senato Laura Castelli e Stefano Lucidi. "Tra l'altro il caso dell'assunzione del fratello di Alfano fu denunciato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle il 18 settembre 2013 in una interrogazione a prima firma Andrea Coletti che non ha mai avuto risposta" continuano Castelli e Lucidi. "Chiediamo le immediati dimissioni del ministro degli Interni, se vuole per chiederle siamo pronti ad inviare un raccomandata senza ricevuta di ritorno tramite "Poste Società per Alfano"...", concludono i capigruppo M5S.

"Siamo al terzo grave scandalo che vede coinvolto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, nel giro di poco più di tre anni. Il primo risale all'inumana estradizione di Alma Shalabayeva e dei suoi figli, il secondo riguarda lo spostamento del prefetto di Enna ad Isernia su cui sta indagando la Procura di Roma e adesso il suo nome è nuovamente nelle carte di un'altra inchiesta insieme al padre e al fratello. E' chiaro che la misura è colma, per questi motivi il gruppo parlamentare di Alternativa Libera - Possibile, chiede al Ministro Alfano di rassegnarsi e di rassegnare immediatamente le dimissione per togliere il Paese e se stesso da questo imbarazzo senza dover costringere il Parlamento a votare una mozione di sfiducia". Lo affermano i capigruppo di Possibile e Alternativa Libera, Pippo Civati e Massimo Artini.
"Angelino Alfano sta facendo bene il suo lavoro di ministro e le cose che leggiamo non coinvolgono né il suo lavoro né la correttezza del suo comportamento. La richiesta di dimissioni è pretestuosa". Lo afferma il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, interpellato sulla richiesta di dimissioni del ministro dell'Interno avanzata da M5s, Lega e Si.

domenica 26 giugno 2016

Terremoto BREXIT, si dimettono sette membri del governo ombra laburista

LONDRA, 26 giugno - Sette membri del governo ombra laburista hanno dato le dimissioni,, per protestare contro la leadership di Jeremy Corbyn durante il referendum UE. Heidi Alexander, Ian Murray, Gloria de Piero, Lillian Greenwood, Lucy Powell, Kerry McCarthy e Seema Malhotra hanno deciso di smettere.
Il gesto viene dopo che Corbyn aveva licenziato il ministro degli esteri ombra Hilary Benn che è stato licenziato da Corbyn durante la notte dopo che lui gli aveva detto che aveva perduto la fiducia nella sua leadership.  Benn - che ha escluso qualsiasi offerta di leadership del Labour - ha detto iche  Corbyn "è un uomo buono e decente, ma  non è un leader".
Il segretario ombra dell'Irlanda del Nord Vernon Coaker ha detto che sta valutando la sua posizione.
Ma il signor Corbyn - che è stato un critico di lunga data dell'UE e che è considerato come il leader più euroscettico del Labour negli anni - è stato accusato da alcuni nel suo partito di non aver fatto abbastanza per l'UE. Di conseguenza, una mozione di sfiducia nei suoi confronti  è stata presentata dai parlamentari laburisti Dame Margaret Hodge e Ann Coffey - e verrà affrontata in occasione del prossimo incontro di parlamentari laburisti domsni A scrutinio segreto potrebbe essere tenuto il giorno seguente.

giovedì 21 gennaio 2016

QUARTO, Rosa Capuozzo si arrende: Mi dimetto da sindaco


QUARTO, 21 gennaio - "Mi dimetto dalla carica di sindaco di Quarto". Lo ha detto Rosa Capuozzo in conferenza stampa. L'annuncio è arrivato dopo il ciclone giudiziario che ha provocato defezioni tra assessori e consiglieri e comportato l'espulsione del primo cittadino dal Movimento 5 Stelle. "Non è una resa - ha sottolineato commuovendosi - ma un gesto di responsabilità".

giovedì 14 gennaio 2016

COMUNE DI QUARTO, due si dimettono (non il sindaco)

QUARTO, 14 gennaio - "Dopo gli ultimi eventi non me la sono sentita di continuare". Con queste parole Alessandro Nicolais ha rassegnato le dimissioni da capogruppo del M5S a Quarto. A lasciare è stato poi l'assessore all'Urbanistica e ai Lavori Pubblici del Comune, Tullio Ciarlone: "Non ci sono più le condizioni per poter continuare ad amministrare", ha detto. Al momento il sindaco Rosa Capuozzo, già espulsa dal Movimento, non ha intenzione di dimettersi.

venerdì 11 dicembre 2015

TORINO, il PM Guariniello si è dimesso, anticipando il pensionamento



TORINO, 11 dicembre -  Il pubblico ministero Raffaele Guariniello, titolare di tante inchieste, tra cui i processi Thyssen e Eternit, ha presentato oggi la lettera di dimissioni. Nessuna proroga quindi, né tantomeno ricorsi per uno dei magistrati per i quali il Csm ha deciso il pensionamento dopo che il governo ha riportato a 70 anni l'età massima di permanenza in servizio. A differenza di altri colleghi, che si sono rivolti al Capo dello Stato per ottenere l'annullamento del provvedimento e per i quali il Consiglio di Stato ha sospeso il collocamento a riposo, Guariniello ha preferito anticipare di qualche giorno i tempi del suo addio alla magistratura.
Un incarico di consulenza per Guarinello - Sarebbe andato in pensione alla fine dell'anno; ora, con la lettera di dimissioni, lavorerà fino a Natale, poi lascerà il suo ufficio al quinto piano del Palagiustizia di Torino. Ma non starà a lungo senza fare nulla: per il magistrato, grande esperto in materia di tutela della salute e dell'ambiente, sarebbe già pronto un nuovo lavoro, al momento però ancora top secret.



venerdì 30 ottobre 2015

MARINO/ ROMA, 26 consiglieri si dimettono davanti al notaio. Sindaco, game over


ROMA, 30 ottobre - Ore contate per Ignazio MarinoI Dem hanno raggiunto quota 26 consiglieri che, di fronte a un notaio hanno firmato le proprie dimissioni nella sede dei gruppi consiliari in via del Tritone 26 Si tratta di un consigliere in più della 'quota' necessaria per far sciogliere giunta e consiglio ed evitare il redde rationem dell'Aula. Diciannove sono pd, il resto è di altre formazioni (in particolare di quella di Marchini). Il consigliere di Ncd Roberto Cantiani, svela l'appartenza politica dei colleghi che, come lui, hanno firmato le dimissioni: "Oltre ai 21 consiglieri della maggioranza - i 19 consiglieri Pd, uno del Centro Democratico (Daniele Parrucci), e uno della Lista Civica (Svetlana Celli) - ci sono: due 'fittiani' (Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato), due della lista Marchini (tra cui Alessandro Onorato) e io".
Una volta protocollate le dimissioni, verrà sciolta l'Assemblea e decadranno giunta e primo cittadino. Il senatore del Pd ed ex assessore capitolino, Stefano Esposito, spiega: "Il prefetto Gabrielli potrebbe nominare subito il commissario. Entro lunedì sarà operativo".
E alcuni irriducibili supporter del sindaco Ignazio Marino sono arrivati in Campidoglio. "Marino sindaco. Noi siamo gli anticorpi di Roma", recita un cartello esposto. "Io sto con Marino", si legge sulla maglietta di una ragazza. "La democrazia è morta - spiegano due manifestanti - e le responsabilità più gravi sono del Pd di Renzi".

INTERNI/ ROMA, il sindaco non più dimissionario indagato per PECULATO dalla Procura


ROMA 30 ottobre - Il sindaco Ignazio Marino e' indagato dalla Procura di Roma per il reato di peculato in relazione all'utilizzo della carta di credito, assegnatagli dall'amministrazione comunale, per le cene di rappresentanza o istituzionali. La notizia, riportata oggi dal quotidiano 'la Repubblica', e' stata confermata dal difensore di Marino, l'avvocato Enzo Musco. "La notizia è esatta - ha detto il penalista -, Marino ha ricevuto un avviso di garanzia ma so che lo avrebbe voluto dire in giunta, pubblicamente, come si fa in tutte le democrazie". Marino, stando a quanto riferito ieri dallo stesso difensore, è poi sotto inchiesta per truffa in relazione alla onlus 'Imagine', fondata dal chirurgo Dem nel 2005, per presunte irregolarità legate a dei contratti di collaborazione.
Immarcescibile, il sindaco , al momento, non conferma né smentisce la notizia, che è ovviamente vera. "Parlo assolutamente con molta tranquillità, ma lo farò all'Auditorium così siamo tutti insieme e parlo una volta sola", ha risposto ai cronisti. "Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato", ha aggiunto.
Ieri Marino aveva ritirato le sue dimissioni. Il "colpo di scena" era' arrivato poco prima delle 16:30 con una nota del Campidoglio: Ignazio Marino ci ha ripensato, a tre giorni dalla decadenza d'ufficio. Si era dimesso il 12 ottobre, ieri il dietrofront. Ricordiamo che aveva sostenuto di non averne motivi, perché "non indagato". E adesso, pover'uomo?
All'annuncio ha fatto seguito una serie di dimissioni targate Pd, con 7 assessori che hanno lasciato: oltre al vicesindaco Marco Causi, Stefano Esposito e Luigina Di Liegro, che hanno rassegnato le dimissioni nel pomeriggio, al termine della seduta di giunta altri quattro assessori hanno rimesso il mandato: Alfonso Sabella, Giovanna Marinelli, Maurizio Pucci, Marco Rossi Doria. Nell'esecutivo capitolino restano dunque 5 assessori: Marta Leonori, Francesca Danese, Estella Marino, Alessandra Cattoi e Giovanni Caudo.

mercoledì 28 ottobre 2015

INTERNI/ Il senatore MINEO lascia il gruppo Pd


ROMA, 28 ottobre - Il senatore Corradino Mineo lascia il gruppo del Pd e passa automaticamente al gruppo Misto. "Ieri - racconta - sono stato oggetto di una sorta di processo sommario da parte di Luigi Zanda che ha derubricato questioni meramente politiche a questioni disciplinari. E' inaccettabile. Sono terrorizzati dalla finanziaria e hanno limitato emendamenti".

INTERNI/ ROMA, la comica finale: MARINO ritira le dimissioni

ROMA, 28 ottobre - Domenica le rassicurazioni ai supporter, oggi, all'inaugurazione di un nuovo ponte, le parole "la mia giunta va avanti". Ignazio Marino sembra sempre più deciso a ritirare le sue dimissioni. Ma nel caso in cui il primo cittadino ufficializzasse il suo passo indietro presentandosi in assemblea, come scrive il Corriere, il Pd avrebbe "pronta la mozione di sfiducia dei 19 consiglieri Dem", mentre "gran parte degli assessori si dimetterebbe".
Secondo indiscrezioni stampa, quindi il sindaco sarebbe pronto a ritirare le dimissioni e lo annuncerebbe oggi alle 11. A quel punto la sfiducia verrebbe portata in Assemblea e "depositata proprio al termine dell'intervento del primo cittadino"; sarebbe poi votata dopo dieci giorni.
Un'altra opzione possibile sarebbe quella dello scioglimento del Consiglio comunale, ma in quel caso servirebbero le dimissioni di almeno 25 consiglieri: nel Pd sono solo 19.
"Io - ha confidato Marino ai suoi collaboratori, prima di uscire dal Campidoglio alle sette di sera - resto convinto che la soluzione principe sia quella di un chiarimento politico con la mia maggioranza e soprattutto con il mio partito, con il mio segretario. Ma allo stato delle cose mi pare proprio che l'unica strada che mi rimane sia quella di ritirare le dimissioni".

mercoledì 21 ottobre 2015

INTERNI/ La sottosegretaria Barracciu, a giudizio per peculato, si dimette


CAGLIARI, 21 ottobre - Francesca Barracciu, sottosegretario ai Beni culturali indagata nell'ambito dell'inchiesta sul presunto uso illecito dei fondi dei gruppi del Consiglio regionale della Sardegna, si dimette. "Ritengo doveroso dimettermi - dice - ed avere tutta la libertà e l'autonomia necessarie in questa battaglia dalla quale sono certa uscirò a testa alta". Le dimissioni arrivano dopo che il Gup di Cagliari Lucia Perra ha rinviato a giudizio la Barracciu, accusata di peculato aggravato nell'ambito dell'inchiesta sul presunto uso illecito dei fondi dei Gruppi del Consiglio regionale della Sardegna. Il processo comincerà il 2 febbraio 2016. Il pm Marco Cocco le contesta spese per 81 mila euro, spese che la Barracciu aveva giustificato come rimborsi spesa chilometrici per i viaggi nell'isola effettuati con la sua auto.
   

martedì 20 ottobre 2015

INTERNI/ ROMA, I viaggi di MARINO: usati solo soldi miei. E minaccia di tornare

Marino oggi in conferenza stampa
ROMA, 20 ottobre - "Non ho mai usato denaro pubblico a scopo privato semmai il contrario. A New York ho incontrato chi si occupa di housing sociale al termine della mia vacanza estiva e anche se gli incontri erano istituzionali mi sono pagato l'albergo da solo". Lo ha detto il sindaco dimissionario di Roma Ignazio Marino in una conferenza stampa sul caso scontrini. "Sono stato  ascoltato come persona informata sui fatti e non sono indagato", ha aggiunto.
Marino ha quindi spiegato le ragioni che lo hanno portato a dimettersi da sindaco di Roma. "Mi sono dimesso- ha detto - perché ho estremo rispetto per l'autorità giudiziaria e volevo presentarmi di fronte ad essa dimissionario per chiarire i fatti che mi riguardano". "Gli esposti presentati da M5s e Fdi sono vergognosi e in malafede", ha aggiunto.

"Così come prevede la legge, e come detto nella mia lettera di dimissioni, pensavo e penso che ho 230 giorni per fare opportune riflessioni e verifichesulle mie dimissioni", ha ribadito. A proposito della possibilità che il sindaco abbia o meno la maggioranza in consiglio comunale, Marino ha precisato che ciò "fa parte delle verifiche che bisognerà fare".

lunedì 12 ottobre 2015

INTERNI/ ROMA, Marino formalizza le dimissioni


ROMA, 12 ottobre - D-day per Ignazio Marino. Ha formalizzato le dimissioni da sindaco di Roma, consegnandole al presidente dell'assemblea capitolina Valeria Baglio. Da domani scattano i 20 giorni previsti dalla legge passati i quali le dimissioni saranno esecutive ed irrevocabili. Il 2 novembre dunque Marino decadrà dall'incarico. "Ho ricevuto dal sindaco di Roma Ignazio Marino la lettera con cui comunica le proprie dimissioni. Le dimissioni, in base all'articolo 53 del Tuel, diventano efficaci trascorso il termine di 20 giorni", fa sapere la presidente dell'Assemblea Capitolina Valeria Baglio.
Il sindaco Ignazio Marino ha firmato tre ordinanze relativi ai lavori per il Giubileo per una spesa complessiva di 10 milioni. I lavori riguardano provvedimenti per il traffico e la mobilitò in particolare sul Lungotevere e nell'area di San Pietro. "Con questi provvedimenti proseguiamo il lavoro straordinario in vista del Giubileo con l'obiettivo di migliorare la qualità del tessuto cittadino. Si tratta di interventi importanti che cambieranno il volto di molte aree di Roma", dichiara Marino.