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venerdì 14 luglio 2017

BREXIT, Easyjet traslocherà in AUSTRIA

LONDRA, 14 luglio - La compagnia inglese EasyJet sta progettando di istituire una nuova impresa in Austria per proteggere la propria attività europea quando la Gran Bretagna lascerà l'UE. La nuova compagnia aerea, EasyJet Europe, avrà sede a Vienna.
La compagnia aerea deve avere un certificato di operatore aereo in un paese membro dell'UE per consentirgli di continuare a volare tra Stati membri dopo Brexit.
EasyJet ha dichiarato che la sua applicazione era "ben avanzata" e sperava di ricevere la sua licenza nel prossimo futuro.Il vettore ha detto che "niente cambierà" dalla prospettiva dei passeggeri e che tutto il personale e gli aerei che volavano per EasyJet Europe erano già impiegati e basati negli altri 27 paesi dell'UE.
EasyJet aveva annunciato l'anno scorso che era in procinto di stabilire una presenza separata sulla terraferma europea, pronta per quando il Regno Unito lascia l'UE.
Ciò è dovuto al fatto che il Regno Unito rischia di perdere l'accesso al sistema "cielo aperto " interno dell'Europa. Dal 1994, qualsiasi compagnia aerea dell'Unione europea è stata libera di volare tra due punti in Europa, cosa che ha permesso alle aziende come EasyJet e Ryanair di crescere fino alla loro dimensione attuale.
I diritti di volo attuali dell'UE dovrebbero essere rinegoziati e la nuova società farà in modo che EasyJet possa operare all'interno dell'UE.

lunedì 19 giugno 2017

BREXIT, oggi l'inizio delle trattative a BRUXELLES


BRUXELLES, 19 giugno - Inizio ufficiale dei negoziati per il divorzio tra Unione europea e Gran Bretagna. A quello che viene definito "un appuntamento con la storia" si presenterà però oggi a Bruxelles un governo neanche nato ma che da più parti è dato come "già in agonia". La premier Theresa May manda il suo ministro David Davis a fare la prima mossa col negoziatore francese Michel Barnier senza aver messo in cassaforte neppure il voto di fiducia.

sabato 13 maggio 2017

JOHNSON esagera: forse è la UE che dovrà pagare il conto della BREXIT


LONDRA, 13 maggio - Potrebbe essere Bruxelles a dover pagare il conto per la Brexit, in quanto la Gran Bretagna ha contribuito a così tanti istituti e beni europei: a suggerirlo in una intervista al Daily Telegraph è il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, che ha accusato l'Unione Europea di voler dissanguare il Regno Unito. Johnson ha sostenuto che ci sono molte 'buone ragioni' in base alle quali Londra dovrebbe avere i soldi indietro da Bruxelles. In caso non si dovesse trovare un accordo sulla Brexit, la Gran Bretagna potrebbe andarsene senza pagare "un penny". 

mercoledì 3 maggio 2017

TERESA MAY: leader e funzionari UE hanno rivolto minacce sui negoziati della BREXIT


LONDRA, 3 maggio - Theresa May accusa leader e funzionari europei di aver rivolto "minacce" sui negoziati per la Brexit con l'intento di "condizionare" le elezioni britanniche dell'8 giugno. Parlando dopo essere stata ricevuta dalla regina per lo scioglimento formale del Parlamento, la premier del Regno aggiunge che la posizione di Londra in questi giorni è stata deliberatamente "mal rappresentata".
Il voto dell'8 giugno è "per il futuro della Gran Bretagna" e per la "migliore Brexit possibile", ha detto Theresa May parlando a Downing Street di ritorno da Buckingham Palace. "C'è chi non vuole a Bruxelles che i colloqui" per la Brexit "abbiano successo", ha aggiunto Theresa May  in un breve discorso che avrebbe dovuto essere di rito, ma ha avuto passaggi insolitamente bellicosi verso l'Ue, o almeno alcuni ambienti europei. La premier britannica ha insistito sul fatto che questa fase iniziale dimostra che i negoziati potranno essere "duri" e ha ribadito l'appello a un voto per lei e per il Partito Conservatore per rafforzare "la mano" britannica al tavolo della trattativa, presentando ancora una volta il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, come troppo debole e non abbastanza credibile per il compito.

domenica 30 aprile 2017

Theresa MAY respinge le iniziative guida approvate dalla UE per le trattative sulla Brexit


LONDRA, 30 aprile - Poche ore dopo l'approvazione all'unanimità, da parte della Ue, delle linee guida per la trattativa sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, il premier britannico, Theresa May, ha respinto alcune delle principali richieste Ue sulla Brexit, definendole solo posizioni negoziali dei 27. La May ha ribadito le sue priorità: libero mercato senza dazi, fine della giurisdizione delle Corti europee, fine della libera circolazione dei migranti.
"Anzitutto - ha spiegato la May a un quotidiano conservatore - vorrei insistere sul fatto che non abbiamo un accordo sulla Brexit da Bruxelles. Abbiamo le loro linee guida negoziali, abbiamo le nostre linee guida negoziali attraverso la lettera ex articolo 50, e il discorso alla Lancaster House da me pronunciato sull'argomento a gennaio", con la volontà di controllare l'immigrazione e porre un termine alla giurisdizione delle Corti Ue.
"E' importante che intorno al tavolo si sieda un forte premier del Regno Unito - ha proseguito - con un forte mandato da parte del popolo del Regno Unito, un fatto che rafforzerà la nostra posizione negoziale per garantire che otterremo il migliore accordo possibile".

sabato 29 aprile 2017

BREXIT, accordo dei 27 leader europei: Londra non si faccia illusioni

BRUXELLES, 29 aprile - Via libera alle linee guida per il negoziato sulla Brexit dal vertice Ue a Bruxelles.  "Un mandato politico dei 27 forte ed equo è pronto per le discussioni sulla Brexit", sottolinea il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
"La sfida non è solo quella di gestire bene il negoziato col Regno Unito, ma quella di rilanciare l'unità nei prossimi mesi", afferma il premier Italiano, Paolo Gentiloni.
"Questo - aggiunge - non dipende solo dalla nostra unità, ma anche dalla capacità della Ue di cambiare su alcuni dossier fondamentali per l'Unione. Primo fra tutti quello di una politica economica che accompagni e non deprima la crescita. Ora abbiamo finalmente crescita in tutti i 27 paesi europei, dobbiamo accompagnarlo. Secondo, quello di avere una politica migratoria comune". 
"Oggi bisogna ragionevolmente, con spirito non di vendetta, organizzare una separazione" dalla Gran Bretagna, "che avrà una complicazione tecnica-economica straordinaria - dice ancora il presidente del consiglio -. In questa complicazione noi difendiamo gli interessi italiani - non ci sono grandi pericoli per l'Italia - difendiamo gli interessi dei nostri cittadini nel Regno Unito, e difendiamo l'unità dell'Unione". 
"Anche io ho la stessa impressione", risponde così Jean-Claude Juncker a chi chiedeva se condivide le parole della cancelliera Angela Merkel secondo cui c'è "la sensazione che qualcuno in Gran Bretagna si faccia delle illusioni, e deve essere detto chiaramente che questo è tempo sprecato".
Per Angela Merkel, "non c'è nessuna cospirazione contro la Gran Bretagna, i cittadini hanno votato al referendum, rimpiango il risultato come tutti i miei colleghi ma chi ha chiesto di lasciare?", dice la cancelliera, confermando di aver "detto che nessuno deve farsi illusioni, perché spesso succede in questi momenti". Positiva la "buona tempistica" della May di votare ora perché "almeno abbiamo rimosso questa spada di Damocle" dai negoziati della Brexit, ha aggiunto Merkel, rilevando che è più facile negoziare quando si è uniti a 27" e che "questo non vuol dire che ci sia una cospirazione".
E' un richiamo all'unità dei 27 il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk al suo arrivo al vertice:  "Dobbiamo restare uniti come Ue a 27, solo così saremo in grado di concludere i negoziati, e la nostra unità è anche nell'interesse della Gran Bretagna". Tusk si è detto "fiducioso che non cambierà" il "sostegno" attuale che al momento c'è a questo approccio da parte dei 27 e delle altre istituzioni Ue. Ha quindi ribadito che l'approccio è quello di chiudere prima con il passato per poi definire il futuro: "Non c'è dubbio che tutti vogliamo una futura relazione stretta e forte con la Gran Bretagna, ma prima dobbiamo sistemare il nostro passato, questo è l'unico modo per procedere". Il presidente Ue ha ricordato anche che "la prima priorità per l'Ue e la Gran Bretagna" è garantire i diritti ai cittadini "da entrambe le parti".
Soddisfazione anche dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani: "Abbiamo cominciato bene. C'è quindi fondato motivo per essere ottimisti". I lavori preparatori, ha sottolineato, "hanno mostrato una grande unità di intenti e una totale convergenza" tra gli Stati membri e le istituzioni Ue. Le linee guida adottate costituiscono "un quadro di riferimento eccellente per i futuri negoziati e un ottimo punto di partenza per assicurare un'uscita ordinata del Regno Unito dall'Unione".

mercoledì 29 marzo 2017

"Fatta la BREXIT". L'Ibghilterra consegna la notifica al presidente Ue

L'ambasciatore britannico Tim Barrow ha consegnato al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk la notifica dell'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona. "Dopo nove mesi Il Regno Unito ha fatto la Brexit", ha scritto il presidente del Consiglio Europeo su Twitter dopo aver ricevuto la lettera.
"I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit". Lo ha detto alla Camera dei Comuni la premier britannica Theresa May. "Ho scelto di credere nella Gran Bretagna". Per la May l'avvio della Brexit è un passo che "storico" e che sarà "un'opportunità" per il Regno: l'opportunità di essere "più forte, più equo e più unito". Obiettivo: essere un grande Paese "globale".

lunedì 20 marzo 2017

LONDRA, l'avvio della BREXIT scatterà il 29 marzo




LONDRA, 20 marzo - Il meccanismo di avvio della Brexit scatterà il 29 marzo. Lo annuncia Downing Street, secondo la stampa britannica. E' stato l'ambasciatore britannico a Bruxelles, Sir Tim Barrow, ad informare l'ufficio del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, della data scelta dalla premier Theresa May. L'iter prevede la notifica ufficiale all'Ue tramite una lettera firmata dal primo ministro con la quale si dichiara l'intenzione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione avviando quindi un negoziato della durata di due anni. "Siamo all'inizio del più importante negoziato per il Regno Unito nell'arco di una generazione", ha affermato in una nota il ministro per la Brexit, David Davis.
Il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, ha confermato che l'esecutivo "è stato informato in anticipo" dal governo britannico sull'intenzione di inviare il 29 marzo la lettera che invoca l'applicazione dell'art.50 per l'uscita del Regno Unito dalla Ue. "Siamo pronti a cominciare il negoziato" ha aggiunto specificando che "subito dopo" la Commissione pubblicherà le raccomandazioni per il negoziato e che il presidente Ue, Donald Tusk, convocherà un vertice straordinario per formalizzare il mandato negoziale per Michel Barnier.
Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha confermato con un messaggio tweet che "entro 48 ore dall'invocazione dell'art.50 da parte del Regno Unito, presenterò ai 27 la bozza delle linee guida" per il negoziato. Tusk giá in occasione del Consiglio europeo di due settimane fa aveva anticipato che sarebbe stato in grado di varare le linee guida entro 48 ore.

lunedì 13 marzo 2017

La SCOZIAa vuole un secondo referendum anti-BREXIT

Nicole Strurgeon
EDIMBURGO, 13 marzo - La premier Nicola Sturgeon ha confermato che chiederà il permesso di tenere un secondo referendum per l'indipendenza scozzese. La signora Sturgeon ha detto che voleva una votazione che dovrà tenere tra l'autunno del 2018 e la primavera dell'anno successivo. Ciò coincide con la conclusione dei negoziati previsti dalla Brexit del Regno Unito.
Il primo ministro scozzese detto che la mossa era necessaria per proteggere gli interessi scozzesi sulla scia del voto del Regno Unito che ha deciso di lasciare l'UE.
Lei chiederà al Parlamento scozzese di richiedere un ordine Sezione 30 da Westminster. L'ordine sarebbe necessaria per consentire un nuovo referendum giuridicamente vincolante sull'indipendenza.
Il primo ministro Theresa May ha finora evitato di dire se sarebbe possibile concedere l'autorizzazione. In risposta all'annuncio di Sturgeon, la May ha detto che un secondo referendum per l'indipendenza avrebbe messo la Scozia nell'"incertezza e divisione" e ha insistito che la maggioranza delle persone in Scozia non voleva un altro voto sulla questione. Ha aggiunto: "Invece di fare politica con il futuro del nostro paese, il governo scozzese dovrebbe concentrarsi sulla fornitura di buon governo e dei servizi pubblici per la gente della Scozia. La politica non è un gioco."
Ma parlando dalla residenzadi  Bute House a Edimburgo, la signora Sturgeon ha detto che al popolo di Scozia deve essere offerta una scelta tra una "Brexit duro" e diventare un paese indipendente.
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    mercoledì 1 marzo 2017

    LONDRA, governo battuto sulla BREXIT, dovrà garantire i diritti dei cittadini europei residenti

    LONDRA, 1 marzo - Il governo britannico è stato battuto per la prima volta nel dibattito parlamentare sulla Brexit. La Camera dei Lord ha approvato un emendamento, con 358 voti a favore e 256 contrari, che chiede siano garantiti i diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito. Si tratta di circa 3,3 milioni di persone, tra cui centinaia di migliaia di italiani. Il testo ora deve tornare ai Comuni, a cui spetta l'ultima parola.
    Decisivi sono stati i Lord laburisti, liberaldemocratici e indipendenti, ma anche qualche conservatore ha votato sì a dispetto dell'appello lanciato in extremis dalla ministra dell'Interno, Amber Rudd, a non intervenire sullo scarno testo della legge.

    Il governo Tory - che intenderebbe far scattare entro fine marzo l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, premessa all'iter formale di recesso dall'Ue - assicura di voler a sua volta tutelare i cittadini europei che vivono sull'isola. E tuttavia ha rifiutato finora d'impegnarsi prima di un accordo negoziale con Bruxelles che garantisca in "un regime di reciprocità" pure i diritti dei sudditi di Sua Maestà sparsi per il continente.

    Ma i Lord questa volta si sono impuntati, anche per dare un segnale. E hanno messo nero su bianco una clausola che mira a vincolare l'esecutivo a mettere al sicuro il futuro di coloro che si sono trasferiti in Gran Bretagna da altri Paesi Ue al massimo entro 3 mesi dall'attivazione dell'articolo 50.

    Lady Hayter, viceministro ombra laburista per la Brexit, ha spiegato che il suo partito, come ribadito ripetutamente dal leader Jeremy Corbyn, non intende fare ostruzionismo contro la volontà popolare pro-Brexit espressa nel referendum del 23 giugno. Ma ha aggiunto che i diritti dei cittadini europei e degli 'expats' britannici "non vanno mercanteggiati gli uni contro gli altri".

    L'emendamento dovrà tornare adesso ai Comuni, che nelle settimane scorse l'avevano invece bocciato approvando la legge a larga maggioranza senza alcuna modifica. E che avranno l'ultima parola in quanto unica camera elettiva del regno.

    Ma l'inizio del cosiddetto 'ping pong' parlamentare, che nei prossimi giorni potrebbe magari essere allargato a qualche altro emendamento, minaccia se non altro di rallentare i tempi indicati da Theresa May, mettendo in discussione la scadenza di fine mese. Di certo appare tramontata l'ipotesi d'un annuncio dello start dei negoziati già al vertice Ue del 9 e 10 marzo.

    Il dicastero per la Brexit guidato dall'euroscettico David Davis ha fatto in ogni modo stasera buon viso a cattivo gioco: "Siamo delusi - si legge in una nota ripresa dalla Bbc - della scelta dei Lord d'approvare un emendamento alla legge che i Comuni avevano passato senza emendamenti. Questa legge ha il chiaro scopo di dare attuazione al risultato del referendum e di consentire al governo di procedere con i negoziati".

    Negoziati che partiranno comunque in tempi brevi, insiste il ministero, ribadendo che le garanzie nei confronti "dei cittadini europei e di quelli britannici dovranno essere definite insieme, quanto prima possibile".

    giovedì 9 febbraio 2017

    LONDRA, la Camera dei Comuni approva la BREXIT


    LONDRA, 9 febbraio - La Camera dei comuni britannica ha approvato, senza emendamenti, la legge che autorizza l’avvio dei negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. La votazione, in ultima lettura, si è conclusa con 494 voti a favore e 122 contrari. Ora, il dossier passa alla Camera dei lord ma, se questa porrà delle modifiche, la legge dovrà ritornare alla Camera dei comuni. Se anche il parere dei lords sarà positivo, Theresa May potrà attivare l'articolo 50 del trattato di Lisbona, avviando così i due anni di negioziati per uscire dall'Ue. 

    L'incontro tra Gentiloni e May - La decisione su Brexit è arrivata poche ore prima della visita di Paolo Gentiloni a Londra, dove il premier italiano incontrerà il Primo ministro Theresa May. A Berlino, invece, si terrà l’incontro tra la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il governatore della Bce, Mario Draghi. 

    venerdì 1 luglio 2016

    BREXIT, Easyjet "non ha in programma di spostarsi da LUTON"


    LONDRA, 1 luglio - Easyjet "non ha in programma di spostarsi da Luton, la nostra casa da 20 anni". Così un portavoce della compagnia smentisce le indiscrezioni di cambio di sede, spiegando che il vettore aereo ha comunque "avviato un processo formale di acquisizione di un certificato di operatore aereo (coa) nell'Unione europea".
    "Easyjet - afferma - sta trattando con il governo del Regno Unito e con l'Ue per assicurare il proseguimento del mercato aereo pienamente libero e deregolato, che permetterebbe a Easyjet e a tutte le compagnie aeree di continuare ad operare così come fanno oggi".
    Prima del referendum, comunque, Easyjet "ha avuto discussioni informali con alcuni regolatori europei per l'ottenimento di un certificato di operatore aereo in un Paese Ue per consentire alla società di volare in Europa come ora. Adesso è partito un processo formale per acquisire il certificato". Pertanto "finché non saranno chiariti i contorni dei negoziati tra Regno Unito e Unione europea Easyjet non ha necessità di fare cambiamenti strutturali o operativi".
       

    martedì 28 giugno 2016

    Il presidente Ue Junker: la Gran Bretana rispetti la volontà del popolo britannico


    BRUXELLES, 28 giugno - Pressing dell'Ue sulla Gran Bretagna dopo l'esito del referendum sulla Brexit e in vista del summit Ue di questo pomeriggio, il primo dopo l'esito del referendum. Il presidente Jean-Claude Juncker sottolinea la necessità di "un chiarimento" britannico e avverte: "la commissione continuerà sulla sua strada". Intanto Angela Merkel chiarisce: "nessun colloquio senza richiesta uscita". "L'ora è grave" - ha detto Juncker - ma "io sono allergico alle incertezze" e quindi "vorrei che la Gran Bretagna rispettasse la volontà del popolo britannico senza nascondersi dietro giochi a porte chiuse", dice Jean Claude Juncker nel suo intervento alla plenaria straordinaria del Parlamento europeo sulla Brexit. "Sono sorpreso di vedere che io, proprio io che in Gran Bretagna vengo dipinto come tecnocrate, eurocrate e robot, voglio trarre le conseguenze del voto. E loro no?".
    Il presidente della Commissione in riunione plenaria ha sottolieato di non volere che "si affermasse l'idea di negoziati segreti a porte chiuse" con i rappresentanti di Londra tanto che, sottolinea, "ho vietato ai commissari di discutere con i rappresentanti del governo britannico". "No notification, no negotiation" ha scandito. "Non è ammissibile che ora il governo britannico cerchi di avere contatti informali" con la Commissione, questo è "inammissibile" ha scandito Jean Claude Juncker aggiungendo: "Ho dato un ordine presidenziale da mufti ai miei direttori generali, di evitare ogni contatto" con i rappresentanti di Londra. "Dobbiamo costruire un nuovo rapporto con la Gran Bretagna, ma siamo noi a dettare l'agenda, non chi vuole uscire".
    "Prendiamo atto che la Gran Bretagna non ha ancora presentato richiesta formale di uscita, ma la Gran Bretagna prenda atto che nessun colloquio informale potrà partire prima". Lo ha detto Angela Merkel intervenendo al Bundestag nella comunicazione del governo sulla Brexit. La cancelliera ha aggiunto che il quadro delle procedure per l'uscita é già tracciato nell'articolo 50 del trattato di Lisbona.
    Juncker, non sono né stanco né malato - "Io non sono né stanco né malato. Combatterò fino al mio ultimo respiro per un'Europa unita e migliore".

    lunedì 27 giugno 2016

    BREXIT, Boris Johnson: non c'è fretta di lasciare la UE


    LONDRA, 27 giugno - E' braccio di ferro in Europa sul dopo-Brexit. Londra prende tempo, con la sponda di Angela Merkel, mentre Parigi e Roma chiedono di avviare subito le procedure per l'uscita dall'Unione. Sulla stessa linea il Parlamento e la Commissione Ue che sottolinea: "Non ci sarà alcun negoziato" con la Gran Bretagna "se non sarà stato prima notificato l'art.50" del Trattato.
    La Gran Bretagna avvierà i negoziati quando avrà messo a punto un piano, il rinvio "aiuterà", ha detto stamattina il cancelliere allo Scacchiere George Osborne, dopo che ieri si è saputo che il premier David Cameron non attiverà la Brexit al vertice europeo di domani. Quella britannica, ha sottolineato Osborne, è "un'economia robusta", e il Regno Unito non "vuole voltare le spalle a Ue e al resto del mondo" ed è "aperta al business". Gli fa eco Boris Johnson, paladino della Brexit: "Non c'è una grande fretta di lasciare l'Ue", ha detto. Così, mentre Londra esclude la possibilità di un nuovo referendum, gli occhi sono ora puntati sul vertice a tre di Berlino che inizia tra qualche ora, dove ci saranno il presidente franceseFrancois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier italiano Matteo Renzi. Parteciperà anche il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk.
    Ma se la cancelliera dice di comprendere l'esigenza di Londra di aspettare prima di premere il pulsante rosso, l'Eliseo tuona: "Temporeggiare è surreale. Quando si divorzia si deve abbandonare il letto coniugale", fanno sapere fonti vicine a Hollande. Sulla stessa lunghezza d'onda della Francia c'è l'Italia di Matteo Renzi. "Tutto può fare l'Europa tranne che aprire per un anno una discussione sulle procedure dopo aver discusso un anno sulle trattative. Così si perde di vista il messaggio del referendum" inglese, ha tagliato corto il premier in Parlamento.
    A Berlino però non tutti sposano la linea Merkel. Il leader della Spd e vicecancelliere Sigmar Gabriel chiede alla Merkel una "linea chiara" sui tempi dell'uscita di Londra. "Il governo - ha spiegato Gabriel - deve dare un segnale di chiarezza, deve attuare un'azione decisa invece di rinviare", ha detto alla Dpa.

    domenica 26 giugno 2016

    Terremoto BREXIT, si dimettono sette membri del governo ombra laburista

    LONDRA, 26 giugno - Sette membri del governo ombra laburista hanno dato le dimissioni,, per protestare contro la leadership di Jeremy Corbyn durante il referendum UE. Heidi Alexander, Ian Murray, Gloria de Piero, Lillian Greenwood, Lucy Powell, Kerry McCarthy e Seema Malhotra hanno deciso di smettere.
    Il gesto viene dopo che Corbyn aveva licenziato il ministro degli esteri ombra Hilary Benn che è stato licenziato da Corbyn durante la notte dopo che lui gli aveva detto che aveva perduto la fiducia nella sua leadership.  Benn - che ha escluso qualsiasi offerta di leadership del Labour - ha detto iche  Corbyn "è un uomo buono e decente, ma  non è un leader".
    Il segretario ombra dell'Irlanda del Nord Vernon Coaker ha detto che sta valutando la sua posizione.
    Ma il signor Corbyn - che è stato un critico di lunga data dell'UE e che è considerato come il leader più euroscettico del Labour negli anni - è stato accusato da alcuni nel suo partito di non aver fatto abbastanza per l'UE. Di conseguenza, una mozione di sfiducia nei suoi confronti  è stata presentata dai parlamentari laburisti Dame Margaret Hodge e Ann Coffey - e verrà affrontata in occasione del prossimo incontro di parlamentari laburisti domsni A scrutinio segreto potrebbe essere tenuto il giorno seguente.

    La premier scozzese: il Parlamento di Edimburgo potrebbe bloccare la BREXIT


    EDIMBURGO, 26 giugno - Il Parlamento di Edimburgo potrebbe cercare tramite un voto dell'assemblea di bloccare la Brexit. Lo ipotizza la leader scozzese Nicola Sturgeon, senza precisare su quali basi legali questo potrebbe avvenire. Secondo la leader scozzese sarebbe giusto concedere al Parlamento di Edimburgo "il diritto di esprimere il suo consenso" alla Brexit, che lei sostiene possa essere vincolante. Ma Sturgeon ammette anche che sicuramente il governo di Londra non la vedrà allo stesso modo.
    "Il Regno Unito del 2014 - sostiene Nicola Sturgeon - non esiste più". La 'first minister' frena però sulla possibilità di andare in tempi rapidi ad un referendum sulla secessione da Londra, dopo quello vinto nel 2014 dagli unionisti, e afferma che "l'indipendenza non è il mio primo obiettivo bensì la difesa degli interessi della Scozia".
    Secondo un sondaggio pubblicato dal Sunday Times, la maggioranza degli scozzesi è in favore dell'indipendenza dal Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit.  Il 52% chiede di separarsi da Londra, contro il 48% che è contro questa ipotesi. La rilevazione ribalta il risultato del referendum sull'indipendenza della Scozia vinto nel 2014 dagli unionisti: allora i 'sì' alla secessione erano il 45%, i 'no' il 55%.

    Il ministro Giannini: l'Europa dellERASMUS non si ferma con la BREXIT


    ROMA, 26 giugno - La situazione dei cittadini dei Paesi membri dell'Unione Europea nel Regno Unito non cambia nell'immediato, almeno per i prossimi due anni. A puntualizzarlo in una nota l'ambasciata italiana che prova a tranquillizzare quanti tra gli italiani temono un ricasco immediato della Brexit sulle loro vite. "Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - prosegue il comunicato - ha dichiarato che il Governo italiano veglierà sul rispetto dei dirittiacquisiti dei cittadini italiani tanto nell'immediato quanto nei futuri negoziati per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea". 
    Intanto anche il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, puntualizza che nulla cambierà sul fronte del programma Erasmus. "L'#Europa dell'#Erasmus e della conoscenza non si ferma con la #Brexit. Ora più Europa, quella dei giovani". Così, su Twitter, il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, commenta l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.
    "Questa mattina, svegliata bruscamente dalla #Brexit, la generazione Erasmus ha perso un pezzo di sé. Per un po' ha smarrito il sorriso, ma subito dopo ha preso piena coscienza della sua identità, anche con maggiore determinazione". Lo scrive in un post sul suo profilo Facebook il ministro Giannini. "Nei commenti sui social network leggo la delusione di molti giovani italiani, anche di quelli che vivono a Londra o in altre città europee. I nativi europei sono delusi perché a pesare è stato il voto degli elettori più anziani. Ma i ragazzi sanno - prosegue il ministro - che nella vita non si torna indietro nemmeno per prendere la rincorsa. Quella che oggi può sembrare una sconfitta (e per molti aspetti lo è, inutile negarlo) potrà diventare la base per costruire un'Europa migliore se sapremo rafforzare il senso della cittadinanza europea. L'Europa non è nata per festeggiare o proteggere il passato, ma per progettare e riempire il futuro, un futuro fatto di conoscenza, di ricerca, di innovazione, di occupazione qualificata e 'intelligente'". Il ministro ricorda quindi che negli ultimi nove anni il Programma Erasmus ha coinvolto quasi 25 mila studenti italiani e britannici in esperienze di studio e di tirocinio nel Regno Unito e in Italia. "Questo patrimonio - conclude - non va disperso. Ci sono altri strumenti per non interrompere questo flusso e ci impegneremo ad attivarli in maniera coerente con i valori europei di apertura e libertà".

    sabato 25 giugno 2016

    I ministri degli esteri Ue, tranne la Merkel, hanno fretta che l'Inghilterra se ne vada. Vola la petizione


    BERLINO, 25 giugno - Il giorno dopo il sì del popolo britannico all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, i cinque ministri degli esteri dei Paesi fondatori si sono incontrati a Berlino per stabilire le prossime mosse. 
    "Quello tra l'Ue e il Regno Unito non sarà un divorzio consensuale - dice Jean-Claude Juncker - ma non è stata neppure una grande storia d'amore". Per Angela Merkel è il governo britannico che deve fornire informazioni su come intende procedere nel processo di uscita dall'Ue. "Le trattative non possono durare in eterno ma tocca alla Gran Bretagna muovere i suoi passi. Immagino - ha detto la Cancelliera - che anche la Gran Bretagna voglia mettere in pratica le decisioni del referendum. Non mi bloccherei sulla questione dei tempi brevi. L'importante è che fino a che l'accordo di uscita non viene definito, la Gran Bretagna resta membro a pieno titolo dell'Ue con tutti i diritti e i doveri. Di questo ho parlato con il premier David Cameron". La Merkel ha detto che l'Unione europea "non ha bisogno di essere particolarmente dura in alcun modo" nei negoziati con la Gran Bretagna circa la sua uscita dal blocco. E ha aggiunto che non era a favore di spingere per un rapido ritiro.
    Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier,  ha dichiarato con che "nessuno ci ruberà la nostra Europa. Il lavoro e la crescita - ha proseguito - sono due tra le prncipali risposte che l'Europa dovrà dare per evitare una grande crisi dopo la Brexit . Il processo per l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue - ha sottolineato - deve essere avviato il più presto possibile, per poterci poi concentrare sul futuro dell'Europa".
    "I negoziati per la Brexit con la Gran Bretagna - ha detto il ministro degli esteri francese Jean-Marc Ayrault - devono iniziare immediatamente".
    Per il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni "una delle risposte che gli europei aspettano per dare una prospettiva al futuro dell'Europa riguarda la capacità di avere politiche comuni sull'immigrazione. L'Italia si aspetta che nel Consiglio Ue della prossima settimana di prendano decisioni rivelanti".
    Intanto la petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit ha superato il milione e mezzo di firme. Lo si legge sul sito del governo britannico dove sono pubblicate tutte le petizioni che poi vengono sottoposte alla commissione incaricata di valutarle per eventualmente sottoporle al parlamento.  Sul sito petition.parliament.uk le firme aumentano di minuto in minuto. Per dare la propria adesione alla proposta basta cliccare su 'sign the petition' e compilare tutti i campi. Naturalmente possono firmare solo i cittadini britannici e i residenti nel Regno Unito. Secondo la mappa pubblicata sul sito, la più alta concentrazione si trova nelle principali città della Gran Bretagna, Londra in testa

    BREXIT, Dazi, sterlina svalutata, la "fuga all'inglese" potrebbe costare cara


    LONDRA, 25 giugno - Difficile dire quanto la 'fuga all'inglese' cambi la vita dei risparmiatori, mentre sul fronte delle imprese da Prometeia indicano che "per la prima volta da 40 anni" ci potrebbero essere dazi sul mercato britannico. Questi ultimi potrebbero valere più del 5% del valore esportato - 22,5 miliardi di euro nel 2015 secondo l'Istat - e, immaginando che se ne facciano interamente carico le aziende italiane, la Brexit potrebbe costare 1,12 miliardi di euro, una cifra pari allo 0,25% dell'export italiano nel mondo.


    RISPARMIO GESTITO, E' IL MOMENTO DI TENERE. Per chi ha sottoscritto quote di fondi di comuni di investimento c'è una conseguenza immediata ed è legata all'andamento dei mercati finanziari. In questo caso il consiglio unanime dei gestori è di mantenere i propri risparmi o incrementare le quote per "mediare le perdite". Chi sottoscrive Piani di Accumulo può sospenderli ed aspettare tempi migliori per riprendere a comprare, mentre chi vuole vendere può optare per lo 'switch' (conversione), passando per esempio da fondi azionari a fondi obbligazionari senza dover vendere.
    VITICULTORI IN ALLARME. Uno dei settori più allarmati dalla Brexit è quello della viticoltura. Secondo Coldiretti la Gran Bretagna è diventato il primo mercato mondiale di sbocco per lo spumante italiano, con un incremento del 38% di bottiglie vendute nel primo trimestre di quest'anno. Per il vino in generale - sottolineano a Federvini - invece è il terzo mercato. A a soffrire però è l'intero comparto agricolo. L'Inghilterra, con i suoi 3,2 miliardi di euro di controvalore, è il quarto mercato di sbocco estero dei prodotti italiani, a fronte di un flusso contrario di appena 701,9 milioni.
    ALIMENTARE PERDE 450 MLN, MODA 200. L'industria alimentare è tra le più esposte, secondo le stime di Prometeia, e arriverebbe a perdere 450 milioni di euro, pari al 14% del totale esportato (2,9 miliardi). Altro settore in sofferenza sono l'abbigliamento e le calzature, che potrebbero veder andare in fumo oltre 200 milioni di euro di esportazioni, pari a quasi il 9% del totale venduto Oltremanica. Coinvolti anche i mezzi di trasporto (3,3 miliardi di euro) ed i macchinari (3,1 miliardi). Dalla Gran Bretagna invece l'Italia acquista mezzi di trasporto per 2,2 miliardi, farmaci per 1,1 miliardi, macchinari (1,04 miliardi), prodotti chimici (1 miliardo) ed elettronica (0,9 miliardi).
    LA CONCORRENZA DELLA STERLINA. La sterlina debole potrebbe invertire in termini di competitività il rapporto che c'era tra Italia e Inghilterra ai tempi della lira. Soprattutto per il settore della meccanica, dei prodotti da forno, della farmaceutica, dell'arredamento da ufficio e della oreficeria/gioielleria, insieme agli articoli sportivi, alla rubinetteria e al valvolame.
    IMMOBILIARE A DOPPIO TAGLIO. Il tasso di cambio potrebbe penalizzare chi ha investito nel settore immobiliare negli ultimi 30 anni - spiega Alessandro Ghisolfi di Casa.it - mentre sarà un'opportunità per chi "avrà voglia di rischiare". "Le occasioni per fare shopping immobiliare non mancheranno", afferma aggiungendo che "se i danni all'economia reale si avverassero come hanno sempre sostenuto i contrari alla Brexit, allora il mercato del mattone ne subirebbe le conseguenze peggiori". Per il momento "non pochi potenziali acquirenti di case si sono fermati e hanno rinviato la loro decisione, in attesa di capire meglio cosa succederà".

    Già pentiti della BREXIT, 866 mila chiedono nuovo referendum


    ROMA, 25 giugno - La "Brexit" ha già i suoi pentiti, cittadini britannici che vorrebbero non aver mai votato per l'uscita dall'Ue e ora fanno coming out su tv, giornali, su Facebook, soprattutto su Twitter, dove l'hashtag #Regrexit (Regret Brexit, pentiti della Brexit) sta raccogliendo messaggi di mortificati e preoccupati elettori. "Effettivamente siamo tutti pentiti", ha dichiarato ad esempio Mandy Suthi ad Itv. La giovane donna ha raccontato come tutta la sua famiglia si sia schierata per l'uscita dall'Ue. "Ho detto alle mie sorelle: vorrei avere la possibilità di votare nuovamente". Alla Bbc, un uomo identificato solo come Adam, di Manchester, si è detto "scioccato", spiegando di aver votato Leave solo perchè "non credevo che il mio voto avrebbe contato così tanto, pensavo che saremmo rimasti nell'Ue". 
    I rimorsi del giorno dopo si sono riversati su Twitter, dove oltre a #Regrexit i pentiti si confessano e allarmano su #WhatHaveWeDone (Cosa abbiamo fatto), hashtag usato molto dai giovani, infuriati con le vecchie generazioni ritenute responsabili dell'esito della consultazione popolare. I numeri ovviamente non sono sufficienti a ipotizzare un diverso risultato rispetto del referendum, ma danno il senso di una presa di coscienza, in questi casi tardiva, della portata della decisione, senza precedenti di lasciare l'Ue . Ne bastano 100mila per ottenere un dibattito parlamentare.