CARACAS, 17 luglio - Il 98,4% dei venezuelani, 6.387.854 persone, ha votato contro il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione. Lo riferisce l'agenzia spagnola Efe citando i dati forniti dalla Commissione dei garanti che, insieme con le forze di opposizione, ha organizzato questo referendum "simbolico" contro il progetto di Assemblea Costituente.
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lunedì 17 luglio 2017
REFERENDUM, il 98% dei venezuelani dice no ai MADURO
CARACAS, 17 luglio - Il 98,4% dei venezuelani, 6.387.854 persone, ha votato contro il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione. Lo riferisce l'agenzia spagnola Efe citando i dati forniti dalla Commissione dei garanti che, insieme con le forze di opposizione, ha organizzato questo referendum "simbolico" contro il progetto di Assemblea Costituente.
VENEZUELA, oltre 7 milioni al referendum anti-Maduro. Morti e feriti
CARACAS, 17 luglio - L'opposizione del Venezuela afferma che oltre 7,1 milioni di persone hanno votato al referendum informale contro il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione. Il dato è inferiore al numero di voti (7,7 milioni) ottenuto dai candidati dell'opposizione alle elezioni legislative del 2015, risultato che ha permesso il controllo del Parlamento agli "anti Maduro". Il referendum ha rappresentato una prova di forza da parte della Mud (Mesa de unidad democratica) al fine di contrastare il progetto del presidente che punta alla creazione di un'assemblea costituente, per ottenere di fatto pieni poteri nel Paese.
Sangue a Caracas e tensioni in tutto il Paese - La consultazione non ufficiale ha portato però sangue a Caracas e tensioni in diversi punti del Paese. Secondo la procura, almeno una persona è morta nella capitale, ma dirigenti oppositori riferiscono di due vittime e quattro feriti gravi.
Nella giornata di domenica, per diverse ore non ci sono state notizie di incidenti gravi provocati da gruppi vicini al governo e la situazione è apparsa sotto controllo. "Ci sono stati dei tentativi di sabotaggio, ma il processo elettorale è andato avanti. Ogni nostra aspettativa è stata superata", aveva infatti dichiarato uno dei dirigenti oppositori, il vicepresidente del parlamento Freddy Guevara.
Poi però i riflettori dei media si sono puntati su Catia, una zona popolare ad ovest della capitale, dove centinaia di persone hanno contestato al grido di "assassini" la presenza a bordo di un veicolo di un gruppo di militari della "Guardia Nacional", in prima fila da tempo nel reprimere le manifestazioni antichaviste.
La situazione è presto degenerata tanto che è esploso il panico e un consistente gruppo di elettori ha cercato rifugio nella vicina chiesa di El Carmen. Carlos Ordariz, dirigente oppositore della zona, ha riferito di un attacco sferrato da "gruppi paramilitari armati": il bilancio, ha precisato, è stato di due persone morte e di almeno altre quattro ferite in modo grave. La vittima accertata è una donna, Xiomara Escot, un'infermiera di 61 anni
mercoledì 26 aprile 2017
REFERENDUM TURCHIA, le opposizioni si appellano alla Corte europea
ANKARA, 26 aprile - Il principale partito di opposizione al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il kemalista Chp, ha annunciato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani per chiedere l'annullamento del referendum sul presidenzialismo. La decisione arriva dopo i ricorsi già respinti in Turchia dalla Commissione elettorale suprema e dal Consiglio di Stato.
martedì 25 aprile 2017
ALITALIA, "rammarico" dei ministri dopo il NO al preaccordo
I lavoratori di Alitalia, chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno dunque detto NO al preaccordo per il salvataggio, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia. Il "no" al preaccordo per il salvataggio di Alitalia vince nettamente, affermandosi con 6.816 voti, contro 3.206 sì, vale a dire con il 67%. Lo riferiscono i sindacati comunicando il dato finale della consultazione.
A Palazzo Chigi, intanto, il premier, Paolo Gentiloni ha incontrato i ministri per le Infrastrutture, Graziano Delrio, e dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. "Rammarico e sconcerto per l'esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia". E' quanto dichiarano in un comunicato congiunto i ministri dello Sviluppo Carlo Calenda, dei Trasporti Graziano Delrio e del Lavoro Giuliano Poletti. "A questo punto l'obiettivo del Governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori".
La vittoria del No apre uno scenario complesso. Oggi si dovrebbe riunire il Cda, per deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto 'le chiavi' dell'azienda al governo.
Formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederebbe con la nomina di uno o più commissari (fino a 3). Senza acquirenti o nuovi finanziatori al commissario non resterebbe infine che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierebbe la procedura liquidatoria, con 2 anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione 'spezzatino' degli asset della compagnia.
lunedì 24 aprile 2017
ALITALIA ADDIO, i lavoratori dicono no al preaccordo
I dipendenti di Alitalia hanno bocciato il preaccordo per il salvataggio della compagnia. Secondo quanto riferiscono fonti bene informate, i NO, che per il momento sono 5.140, hanno infatti superato il 50% dei votanti. Il Si' vincerebbe a Torino ma di strettissima misura con 2 Si' in più.
La vittoria del No apre uno scenario complesso. Domani si dovrebbe riunire il cda, per deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto 'le chiavi' dell'azienda al governo. Formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederebbe con la nomina di uno o più commissari (fino a 3). Senza acquirenti o nuovi finanziatori al commissario non resterebbe infine che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierebbe la procedura liquidatoria, con 2 anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione 'spezzatino' degli asset della compagnia.
REFERENDUM ALITALIA, a Milano stravincerebbero i NO
Riunione di Gentiloni con ministri a Palazzo Chigi - Riunione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con i ministri su Alitalia. A quanto si apprende, a Palazzo Chigi il premier ha incontrato il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
lunedì 17 aprile 2017
TURCHIA REFERENDUM, le schede senza timbro? "Valide"
ANKARA, 17 aprile - Il capo della commissione elettorale turca Sadi Guven ha detto che le schede senza timbro, contestate dall'opposizione, sono valide, e che già in passato sono state ammesse. Lo riferisce la Cnn turca.
Le opposizioni, che sostenevano il No alla riforma costituzionale, hanno annunciato per oggi ricorsi ufficiali al risultato, che ha assegnato la vittoria al Sì al 51,41%. Dopo la prima dichiarazione a caldo di ieri sera, la commissione elettorale suprema turca (Ysk) torna dunque a confermare la regolarità del voto nel referendum costituzionale sul presidenzialismo, vinto di misura da Recep Tayyip Erdogan , nonostante le denunce di possibili brogli da parte dell'opposizione. "Le schede elettorali (senza timbro) non sono false, non c'è nessun dubbio", ha detto il presidente dell'Ysk Guven.
domenica 16 aprile 2017
TURCHIA, in vantaggio (di poco) i "sì" per ERDOGAN (52,74%)
ANKARA, 16 aprile - "Sì" in netto vantaggio in Turchia, dove si è votato per il referendum costituzionale sul presidenzialismo, voluto da Recep Tayyip Erdogan. Alle urne sono stati chiamati oltre 55 milioni di elettori. Hanno votato anche più di 1,3 milioni di turchi all'estero, con un'affluenza record per gli emigrati di oltre il 45%. Con il 90% dei voti scrutinati, il "sì" al 52,74% mentre i "no" sono al 47,26%. Il referendum non prevede un quorum.
Spari fuori da un seggio, tre morti - Il voto si è svolto tra rigide misure di sicurezza, con 450mila tra agenti e guardie locali schierati in tutto il Paese. Tre persone sono morte in una sparatoria avvenuta nel giardino di una scuola turca, adibita a seggio per il referendum sul presidenzialismo, in un villaggio del sud-est a maggioranza curda, a una trentina di chilometri da Diyarbakir. Lo riporta Ntv, secondo cui lo scontro a fuoco sarebbe avvenuto tra due gruppi appartenenti a una stessa famiglia.
Impedito l'accesso ai seggi a 3 osservatori italiani - Le forze di sicurezza turche hanno impedito l'ingresso in alcuni seggi a Batman, nel sud-est del Paese a maggioranza curda, a una delegazione di 3 italiani, giunti come osservatori indipendenti insieme al partito curdo Hdp per il referendum di oggi sul presidenzialismo. I tre, che non sono in stato di fermo, non avrebbero avuto i permessi richiesti dalle autorità. La delegazione è composta dagli avvocati Elena Esposito e Nicola Giudice, dell'associazione Giuristi democratici, e da un reporter, Lorenzo Bianchi.
Otto ricercati vanno a votare, arrestati ai seggi - E la polizia turca ha arrestato almeno 8 persone ricercate quando si sono recate ai seggi a votare per il referendum costituzionale sul presidenzialismo. Secondo Anadolu, si tratta di 5 sospetti ricercati per legami con il Pkk curdo e altri 3 affiliati alla presunta rete golpista di Fethullah Galen. Gli arresti sono avvenuti nelle province di Adana, Malatya e Trebisonda.
martedì 14 marzo 2017
Referendum sui voucher, si vota il 28 maggio
ROMA, 14 marzo - Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per l'indizione dei referendum popolari relativi alla "abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti" e alla "abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)". Le consultazioni referendarie si svolgeranno domenica 28 maggio 2017. Lo si legge nel comunicato di Palazzo Chigi.
lunedì 13 marzo 2017
La SCOZIAa vuole un secondo referendum anti-BREXIT
| Nicole Strurgeon |
EDIMBURGO, 13 marzo - La premier Nicola Sturgeon ha confermato che chiederà il permesso di tenere un secondo referendum per l'indipendenza scozzese. La signora Sturgeon ha detto che voleva una votazione che dovrà tenere tra l'autunno del 2018 e la primavera dell'anno successivo. Ciò coincide con la conclusione dei negoziati previsti dalla Brexit del Regno Unito.
Il primo ministro scozzese detto che la mossa era necessaria per proteggere gli interessi scozzesi sulla scia del voto del Regno Unito che ha deciso di lasciare l'UE.
Lei chiederà al Parlamento scozzese di richiedere un ordine Sezione 30 da Westminster. L'ordine sarebbe necessaria per consentire un nuovo referendum giuridicamente vincolante sull'indipendenza.
Il primo ministro Theresa May ha finora evitato di dire se sarebbe possibile concedere l'autorizzazione. In risposta all'annuncio di Sturgeon, la May ha detto che un secondo referendum per l'indipendenza avrebbe messo la Scozia nell'"incertezza e divisione" e ha insistito che la maggioranza delle persone in Scozia non voleva un altro voto sulla questione. Ha aggiunto: "Invece di fare politica con il futuro del nostro paese, il governo scozzese dovrebbe concentrarsi sulla fornitura di buon governo e dei servizi pubblici per la gente della Scozia. La politica non è un gioco."
Ma parlando dalla residenzadi Bute House a Edimburgo, la signora Sturgeon ha detto che al popolo di Scozia deve essere offerta una scelta tra una "Brexit duro" e diventare un paese indipendente.
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domenica 4 dicembre 2016
REFERENDUM, exit poll delle 23: il no 54-58%, il sì 42-46%
Chiuse le votazioni del referendum alle 23, è stato reso noto il primo exit poll. Il no risulta in testa con il 54-58% seguito dal sì con il 42-46%. L'exit poll è il risultato della ripetizione segreta del voto consegnata agli addetti su una scheda compilata dagli elettori dopo aver votato e danno, in ogni caso, una linea di tendenza che a volte può essere confermato dai risultati reali.
Il divario tra no e sì che risulta dal primo exit poll appare rilevante al punto da considerare abbastanza improbabile un rovesciamento. A mezzanotte dovrebbe parlare Renzi, un altro segno che il dato è probabilmente una precisa indicazione di tendenza: insomma, ha vinto il no.
Il divario tra no e sì che risulta dal primo exit poll appare rilevante al punto da considerare abbastanza improbabile un rovesciamento. A mezzanotte dovrebbe parlare Renzi, un altro segno che il dato è probabilmente una precisa indicazione di tendenza: insomma, ha vinto il no.
REFERENDUM, alle19 ha votato il 57%
ROMA, 4 dicembre - L'affluenza alle urne per il referendum alle 19 si aggira attorno al 57%, un dato molto buono che rappresenta una sorta di record. Si vota fino alle 23.
REFERENDUM, alle12 affluenza al 20,1%
REFERENDUM, 46 milioni di elettori al voto dalle 7
ROMA, 4 dicembre - Si sono aperti regolarmente alle ore 7 i seggi per il referendum costituzionale, con le "Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione".
Il corpo elettorale, ripartito nei 7.998 Comuni e nelle 61.551 sezioni elettorali del territorio nazionale, è pari a 46.714.950 elettori, di cui 22.465.280 uomini e 24.249.670 donne.
Lo scrutinio dei voti inizierà nella stessa giornata di oggi, subito dopo la chiusura delle votazioni alle ore 23.
Il corpo elettorale, ripartito nei 7.998 Comuni e nelle 61.551 sezioni elettorali del territorio nazionale, è pari a 46.714.950 elettori, di cui 22.465.280 uomini e 24.249.670 donne.
Lo scrutinio dei voti inizierà nella stessa giornata di oggi, subito dopo la chiusura delle votazioni alle ore 23.
mercoledì 30 novembre 2016
PRODI annuncia il suo SI' al referendum
BOLOGNA — A quattro giorni dalla data del referendum, l’ex premier Romano Prodi annuncia che voterà Sì alla riforma della Costituzione. Ha chiarito la sua posizione in una nota: «Quanto al contenuto della riforma voglio solo ricordare che la mia storia personale è stata tutta nel superamento delle vecchie decisioni che volevano sussistere nonostante i cambiamenti epocali in corso. Questo era l’Ulivo».E poi: «La mia vicenda politica — ha sottolineato il fondatore dell’Ulivo — si è identificata nel tentativo di dare a questo paese una democrazia finalmente efficiente e governante: questo è il modello maggioritario e tendenzialmente bipolare che le forze riformiste hanno con me condiviso e sostenuto. C’è chi ha voluto ignorare e persino negare quella storia, come se le cose cominciassero sempre da capo, con una leadership esclusiva, solitaria ed escludente. E c’è chi ha poi strumentalizzato quella storia rivendicando a sé il disegno che aveva contrastato».
lunedì 21 novembre 2016
GRILLO: abbiamo di fronte dei serial killer che vogliono attentare alla vita dei nostri figli
ROMA, 21 novembre - "Abbiamo di fronte dei serial killer, persone che vogliono attentare alla vita dei nostri figli tra 20 anni". Lo afferma il leader del M5s Beppe Grillo nel video appello lanciato dal suo blog in vista del voto referendario. Nella riforma "c'è una clausola di supremazia, vuol dire che il governo avoca a sé tutti i contratti. Io devo avvisarvi, questa clausola significa che le multinazionali faranno direttamente i contratti con il governo", spiega.
"Siamo oltre la dittatura" - "Qui siamo oltre la dittatura, perché se fosse una dittatura e si facesse riconoscere, un Pinochet, un generale con le medaglie che dice 'sono un dittatore', allora uno si organizza, va in clandestinità, fa il Carbonaro, reagisce, fa delle cose", afferma ancora il leader del M5s.
"Si sta svendendo il futuro dei nostri figli" - "Qui siamo con un involucro di nulla riempito di nulla che sta svendendo il futuro di tuo figlio, di mio nipote, dei tuoi parenti, a delle multinazionali che verranno qua e prenderanno qualsiasi cosa", attacca.
"L'importante è andare a votare" - "L'importante, anche se io non ho il diritto di giudicare nessuno, è andare a votare", sottolinea Grillo facendo un vero e proprio appello contro l'astensione al referendum costituzionale del 4 dicembre.
"Siamo oltre la dittatura" - "Qui siamo oltre la dittatura, perché se fosse una dittatura e si facesse riconoscere, un Pinochet, un generale con le medaglie che dice 'sono un dittatore', allora uno si organizza, va in clandestinità, fa il Carbonaro, reagisce, fa delle cose", afferma ancora il leader del M5s.
"Si sta svendendo il futuro dei nostri figli" - "Qui siamo con un involucro di nulla riempito di nulla che sta svendendo il futuro di tuo figlio, di mio nipote, dei tuoi parenti, a delle multinazionali che verranno qua e prenderanno qualsiasi cosa", attacca.
"L'importante è andare a votare" - "L'importante, anche se io non ho il diritto di giudicare nessuno, è andare a votare", sottolinea Grillo facendo un vero e proprio appello contro l'astensione al referendum costituzionale del 4 dicembre.
REFERENDUM, rischi per l'euro con il no, secondo Financial Times e Wall Street Journal
Sia il Financial Times che il Wall Street Journal dedicano oggi un articolo al referendum italiano e alle possibili conseguenze politiche ed economiche, segnalando entrambi possibili rischi per l'euro. Il Wsj, in prima pagina, sottolinea i rischi per gli investitori che "si preparano al tumulto", mentre il Ft gli dedica un commento nelle pagine interne, firmato da Wolfgang Munchau che vede dopo il referendum il rischio di una nuova "crisi della zona euro". In caso di vittoria del 'no', Munchau sul Ft prevede "una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio l'appartenenza dell'Italia alla zona euro". Una possibilità "inquietante che non ha nulla a che fare con il referendum stesso", ma con altre cause. La prima è la debole performance economica del Paese che "ha perso il 5% di produttività" dall'adozione dell'euro nel 1999, "mentre in Germania e Francia è salita del 10%". La seconda è il "fallimento" dell'Ue "che non ha saputo costruire una vera Unione economica e bancaria dopo la crisi del 2010-2012 e ha invece imposto l'austerità".
"Se respinto, il referendum avrà il potere di far tremare i titoli bancari, spingere gli spread ed indebolire ulteriormente l'euro", scrive invece il Wsj. I recenti sondaggi, che danno il 'no' avanti "hanno innervosito gli investitori". Ma le "vendite" sui mercati in caso di vittoria del 'no' potrebbero "avere vita breve", come avvenuto con il voto Usa e con la Brexit. Inoltre, la "ricaduta politica potrebbe essere meno severa del temuto se ci fosse un Governo per gli affari correnti credibile e se il sostegno per il M5S scemasse".
venerdì 18 novembre 2016
REFERENDUM, il fronte del NO guadagna punti
ROMA, 18 novembre - Visti gli ultimi risultati, sono da prendere con le molle; ma secondo gli ultimi sondaggi sul referendum costituzionale del 4 dicembre il fronte del No sta guadagnando punti. Secondo la rilevazione Ipsos per il Corriere della sera, sarebbe al 55% contro il 45% di sì; 41% di No contro 34% di sì è invece l'esito del sondaggio Demos per la Repubblica, mentre Piepoli per La Stampa dà il No al 54% contro il 46% di sì.
Se le percentuali sono molto "ballerine" da un sondaggio all'altro, emerge invece chiaramente il fatto che saranno decisivi quegli indecisi che rappresentano ancora un'alta percentuale di votanti: il 13% secondo Ipsos, il 25% secondo Demos, il 24% secondo Piepoli. Ma emerge anche con grande forza che una buona parte di italiani non andrà ai seggi: secondo i sondaggi Ipsos il 46,5% degli aventi diritto al voto se ne resterà a casa, mentre stando a Nicola Piepoli "la maggioranza della popolazione andrà a votare. Non si tratterà del 90%, come dice il nostro sondaggio, ma probabilmente si supererà il 50% e potremmo arrivare a 30 milioni di voti validi".
Un referendum su Renzi? - Altra particolarità che emerge è che l'appuntamento con le urne viene interpretato sempre più come un referendum su Renzi e sempre meno sulla Costituzione: secondo i dati Demos, se a settembre il 26% degli intervistati riteneva che si trattasse di un voto sulla riforma della costituzione e il 57% lo interpretava invece come un referendum sul premier, ora le percentuali sono diventate rispettivamente del 25% e del 62%. E ancora, stando al sondaggio Ipsos c'è stato un progressivo calo del fronte del Sì tra gli elettori dei partiti di opposizione: "rispetto a ottobre - scrive il sondaggista Nando Pagnoncelli sul Corriere - il Sì passa dal 40% al 31% tra gli elettori di Forza Italia, dal 21% al 13% tra quelli della Lega e dal 19% al 15% tra i grillini".
domenica 26 giugno 2016
LONDRA, supera i 2 milioni la petizione di chi vuole rivotare il referendum
LONDRA, 26 giugno - Le firme sulla petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit hanno raggiunto quota 2 milioni e continuano ad aumentare di ora in ora. Lo si legge sul sito del governo britannico dove sono pubblicate tutte le petizioni.
Contemporaneamente la strana coppia Nicola Sturgeon-Sadiq Khanguida la carica sul fronte istituzionale e manda a Bruxelles il messaggio che Londra e Edimburgo non si considerano 'out'. Forte dell'oltre 60% dei voti scozzesi pro-Ue, la first minister scozzese non ha voluto perdere neanche un minuto e ha subito convocato una riunione straordinaria del suo governo. Fuori dalla residenza ufficiale parlando con i tanti giornalisti presenti non si è limitata a ribadire che "l'opzione di un secondo referendum sull'indipendenza è già sul tavolo", come aveva annunciato subito dopo i risultati sulla Brexit. La volitiva leader della Scozia si è spinta oltre precisando che la lunga procedura per poter convocare un nuovo referendum è stata avviata. Qualche giornale ha parlato di settembre come possibile data per un'altra consultazione sull'indipendenza, ma nessuna fonte interna al governo ha confermato. Sul fronte europeo Sturgeon si è dimostrata, se possibile, ancora più determinata.
venerdì 24 giugno 2016
CLAMOROSO, all'ultimo GRAN BRETAGNA FUORI DALLA UE
LONDRA, 24 giugno - Vince la Brexit al referendum: è la stima della Bbc quando mancano ormai poche decine di circoscrizioni ancora da scrutinare e il Leave è al 52%, con quasi un milione di voti di vantaggio. Con questo voto, la Gran Bretagna si prepara ad uscire dall'Unione Europea mentre il Remain si ferma a 5,699 milioni di preferenze. Skynews comincia a ipotizzare apertamente le dimissioni del primo ministro conservatore britannico David Cameron - già domani - in caso di sconfitta del fronte filo-Ue di Remain al referendum sulla Brexit. Sconfitta che ad oltre metà spoglio appare verosimile, con Leave ora attorno al 51,5% dei voti, dato che rovescia clamorosamente l'opinion poll diffuso a chiusura dei seggi.
Manchester alimenta un lumicino di speranza per il fronte filo-Ue con un 60% di suffragi per Remain, che riportano lo svantaggio da Leave attorno a 400.000 di voti.Restano alcuni grandi collegi di Londra e Birmingham, fra quelli da conteggiare, ma le possibilità di rimonta di Remain si riducono comunque con il passare dei minuti
"Questa è la vittoria che significa un nuovo giorno dell'indipendenza per il nostro Paese. E' l'alba di un Regno Unito indipendente". Lo ha detto il leader euroscettico dell'Ukip Nigel Farage, dando per scontata una vittoria del Leave. "Se il Leave vince, il premier David Cameron si deve dimettere "immediatamente. E' arrivato il momento di liberarci da Bruxelles", ha aggiunto. Quella che si profila per la Brexit, secondo il leader dell'Ukip, Nigel Farage, è "una vittoria della gente vera, una vittoria della gente ordinaria, una vittoria della gente per bene. Abbiamo lottato contro le multinazionali, le grandi banche, le bugie, i grandi partiti, la corruzione e l'inganno. Credo che ora Leave vincerà". Farage, urlando davanti ai suoi fan, ha detto che "abbiamo vinto senza sparare un solo proiettile, ma solo combattendo sul territorio". La vittoria, ha detto, "ci farà lavorare tutti insieme" e ci farà abbandonare la bandiera dell'Ue e Bruxelles. "Il 23 giugno passerà alla storia come Independence Day".
Serrato testa a testa nello spoglio - La Scozia si conferma il bastione filo-Ue nel referendum sulla Brexit, con oltre il 60% di Remain a circa metà dei collegi locali scrutinati. Glasgow, la grande città portuale scozzese, vota al 66,6% per Remain, contro il 33,4% di Leave. La capitale della Scozia, Edimburgo, vota a favore della permanenza nell'Unione Europea con una percentuale del 74,4% contro il 25,6% di Leave. Mentre il Galles, con un terzo delle circoscrizioni scrutinate, premia al momento Leave (55% a 45 circa) e la maggioritaria Inghilterra (esclusa quasi tutta Londra) si rivela ancor più euroscettica, a un decimo del suo spoglio, con quasi il 60% di voti pro-Brexit. Da notare peraltro come l'affluenza sia in calo in Scozia rispetto alle politiche del 2015, laddove invece è registrata mediamente in aumento nel resto del Regno Unito.
Il voto a Londra - Secondo i dati parziali emersi finora, il 'Remain' a Londra è al 69%mentre il 'Leave' si ferma al 31%. E la scelta di restare in Europa, ad esempio, prevale nell'aristocratico quartiere di Hammersmith & Fulham, dove il 'Remain' trionfa al 70% mentre il 'Leave' si ferma al 30% mentre in due quartieri popolari dell'East End di Londra, Barking e Dagenham, compresi in una stessa circoscrizione, hanno segnato la vittoria al Leave con una proporzione del 62% contro il 38%. A Watford, sobborgo nel nord-est di Londra, il Leave ha vinto per soli 252 voti rispetto ai 23.167 del Remain mentre a Islington, nel collegio blindato del leader del Labour, Jeremy Corbyn, Remain si attesta attorno al 66% dei voti. l voto nel municipio della City of London è per il 75% per il Remain contro il 25% per il Leave. Remain ha vinto con il 78% contro il 22% a Hackney, popoloso quartiere nell'East End
Il voto dalle città - Nella città industriale di Sunderland, sulla costa del nord-est dell'Inghilterra, Leave ha vinto con 82.394 voti (61,3%) contro i 51.930 voti (38,7%) per Remain. A Newcastle, città nel nord-est dell'Inghilterra, il 'Remain' ha vinto, ma di misura: 50,7% contro il 49,3% dei voti per il 'Leave', con uno scarto di appena 2.000 voti in una città in cui hanno votato in 129 mila. Gibilterra ha scelto il Remaincon una percentuale del 95,9% e un 4,1% per il Leave. L'affluenza alle urne nel territorio a sud della Spagna è dell'84%. Leave ha vinto anche a Swindon , nella contea del Wiltshire, nel ricco sud-ovest dell'Inghilterra, con una percentuale del 55% contro il 45% di Remain. Oxford non tradisce l'Europa: la celebre città universitaria inglese porta in dote il 70,3% dei suoi voti al fronte di Remain nel referendum britannico sull'Ue contro il 29,7 di Leave. Anche Cambridge, dopo Oxford, vota in favore del fronte filo-Ue di Remain con oltre il 74% dei suffragi. La città di Liverpool, nel nord-ovest dell'Inghilterra che diede i natali ai Beatles, ha votato per il Remain, che ha vinto col 58% dei voti contro il 42% dei Leave.
Fonte Labour, 'partito si prepara a vittoria Leave' - Il partito laburista sta lavorando sul presupposto che al referendum sulla Brexit vincerà il 'Leave'. Lo ha spiegato una fonte del partito, come riferisce il Guardian. In caso di uscita del Regno Unito dall'Ue, Jeremy Corbyn dovrebbe chiedere al premier David Cameron di dimettersi, ma ai piani alti del Labour si ritiene che sarebbe inutile, perché lo stesso Cameron potrebbe annunciare le sue dimissioni spontaneamente.
I commenti - "L'euroscetticismo c'è e bisogna farci i conti. Sappiate - dice Nigel Farage - che è un'Unione che non ha futuro, qualsiasi sia il risultato noi abbiamo motivo di festeggiare perché il panorama politico è cambiato". "Devo dire che è stata una campagna molto lunga, nel mio caso di 25 anni. Qualsiasi cosa accada stasera, chiunque vinca questa battaglia, posso dire stiamo vincendo la guerra".
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