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sabato 12 agosto 2017

Il presidente del PERU si rifiuta di incontrare MADURO


LIMA, 12 agosto - Il presidente peruviano, Pedro Pablo Kuczynski, ha respinto l'invito fattogli da Nicolas Maduro di incontrarlo in un vertice regionale perché, ha spiegato, "è un dittatore, che ha compiuto un colpo di Stato, con una elezione manipolata per eliminare il suo Parlamento". "Non intendo riunirmi con il signor Maduro, mi spiace - ha aggiunto il presidente peruviano -. Ho un solo messaggio per lui: se ne vada, è un dittatore".

lunedì 17 luglio 2017

REFERENDUM, il 98% dei venezuelani dice no ai MADURO


CARACAS, 17 luglio - Il 98,4% dei venezuelani, 6.387.854 persone, ha votato contro il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione. Lo riferisce l'agenzia spagnola Efe citando i dati forniti dalla Commissione dei garanti che, insieme con le forze di opposizione, ha organizzato questo referendum "simbolico" contro il progetto di Assemblea Costituente.

VENEZUELA, oltre 7 milioni al referendum anti-Maduro. Morti e feriti


CARACAS, 17 luglio - L'opposizione del Venezuela afferma che oltre 7,1 milioni di persone hanno votato al referendum informale contro il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione. Il dato è inferiore al numero di voti (7,7 milioni) ottenuto dai candidati dell'opposizione alle elezioni legislative del 2015, risultato che ha permesso il controllo del Parlamento agli "anti Maduro". Il referendum ha rappresentato una prova di forza da parte della Mud (Mesa de unidad democratica) al fine di contrastare il progetto del presidente che punta alla creazione di un'assemblea costituente, per ottenere di fatto pieni poteri nel Paese.

Sangue a Caracas e tensioni in tutto il Paese - La consultazione non ufficiale ha portato però sangue a Caracas e tensioni in diversi punti del Paese. Secondo la procura, almeno una persona è morta nella capitale, ma dirigenti oppositori riferiscono di due vittime e quattro feriti gravi.

Nella giornata di domenica, per diverse ore non ci sono state notizie di incidenti gravi provocati da gruppi vicini al governo e la situazione è apparsa sotto controllo. "Ci sono stati dei tentativi di sabotaggio, ma il processo elettorale è andato avanti. Ogni nostra aspettativa è stata superata", aveva infatti dichiarato uno dei dirigenti oppositori, il vicepresidente del parlamento Freddy Guevara.

Poi però i riflettori dei media si sono puntati su Catia, una zona popolare ad ovest della capitale, dove centinaia di persone hanno contestato al grido di "assassini" la presenza a bordo di un veicolo di un gruppo di militari della "Guardia Nacional", in prima fila da tempo nel reprimere le manifestazioni antichaviste.

La situazione è presto degenerata tanto che è esploso il panico e un consistente gruppo di elettori ha cercato rifugio nella vicina chiesa di El Carmen. Carlos Ordariz, dirigente oppositore della zona, ha riferito di un attacco sferrato da "gruppi paramilitari armati": il bilancio, ha precisato, è stato di due persone morte e di almeno altre quattro ferite in modo grave. La vittima accertata è una donna, Xiomara Escot, un'infermiera di 61 anni

martedì 2 maggio 2017

VANEZUELA, Maduro annuncia una "Assemblea costituente", le opposizioni parlano di golpe





CARACAS, 2 maggio - Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato una "Assemblea Costituente del popolo" per riformare la struttura giuridica dello stato e "portare la pace al nostro Paese", una mossa già denunciata come golpista dall'opposizione.
"Non sto parlando di una Costituente dei partiti o delle elite, intendo dire una Costituente femminista, giovanile, studentesca, una Costituente indigena, ma anzitutto una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia, che appartenga profondamente alle comune", ha annunciato Maduro in un comizio in occasione della tradizionale sfilata della Festa dei Lavoratori. Julio Borges, presidente del Parlamento - in mano all'opposizione - ha già denunciato che questa iniziativa equivarrebbe a "una Costituente truffa, inventata solo per distruggere la Costituzione attuale e cercare di fuggire così all'inesorabile verdetto delle elezioni" che il governo chavista ha ritardato o sospeso da quando ha perso la maggioranza nel Potere Legislativo, nel dicembre del 2015.
Nuova protesta contro il governo a Caracas, e le unità antisommossa della polizia e la Guardia Nazionale sono già intervenute con gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Sulla stampa online e i social network si moltiplicano testimonianze, foto e video dell'intervento delle forze dell'ordine nella zona di El Paraiso e sulla Avenida Victoria, nell'ovest della capitale. In tutta la città la polizia è molto presente, e le autorità hanno chiuso oltre 30 stazioni della metro, oltre ad avere organizzato numerosi posti di blocco. Il percorso della marcia di protesta si conclude accanto alla sede della Corte Suprema e del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne). Le manifestazioni antigovernative si susseguono dall' inizio di aprile, con un bilancio di almeno 30 morti.
Intanto otto paesi latinoamericani - Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Perù, Paraguay e Uruguay - hanno sottoscritto un appello comune nel quale si associano alla presa di posizione di Papa Francesco sulla necessità di ricercare al più presto "soluzioni negoziate" per la crisi politica e istituzionale in Venezuela. "Siamo d'accordo con Papa Francesco che occorre fare tutto il possibile per il Venezuela, ma con le garanzie necessarie'", si legge nel documento degli Otto, definendo anche le condizioni per un dialogo politico a Caracas: "che cessi la violenza, si ripristini la piena funzionalità dello Stato di diritto, si liberino i prigionieri politici, si restituiscano le prerogative dell'Assemblea Nazionale e si definisca un calendario elettorale". Da parte sua, il Tavolo dell'Unità Democratica (Mud, coalizione di opposizione) ha scritto una lettera aperta al pontefice, nella quale nega l'esistenza di divergenze fra i suoi partiti per il dialogo con il governo di Nicolas Maduro.
  La decisione è stata presa in mezzo ad una crisi economica devastante e all'ondata di proteste contro il 'chavismo' scattata, ormai quasi in forma ininterrotta, un mese fa. I morti delle ultime settimane sono 29, mentre ci sono centinaia di feriti e migliaia di persone fermate o arrestate.
    Nel discorso tv, Maduro si è poi riferito, come in altre occasioni, "al colpo di Stato permanente promosso dalla destra fascista", oltre a rendere noto, senza dare precisazioni, al fatto che il governo sta preparando "un nuovo scenario per porre fine a questo golpe perenne".

sabato 22 aprile 2017

Sempre più gravi gli scontri anti-MADURO a CARACAS,12 MORTI


CARACAS, 22 aprile - Sono dodici le persone morte giovedì notte a Caracas durante gli scontri alla manifestazione contro il presidente Nicolas Maduro, avvenuti in una zona commerciale di El Valle. Lo riferiscono fonti ufficiali. Intanto, l'opposizione accusa il governo di essere colpevole di gravi episodi di violenza: "La prepotenza in questo Paese si chiama Nicolas Maduro, è il suo governo che fa violenza al popolo, impedendogli di esprimersi attraverso il voto". L'opposizione annuncia per oggi alle 10 ora locale la "marcia del silenzio" in varie parti della città per "onorare la memoria dei caduti". I manifestanti sono invitati a indossare una camicia bianca.

giovedì 20 aprile 2017

VENEZUELA, proteste anti MADUO, tre morti



CARACAS, 20 aprile - Almeno tre persone sono state uccise in Venezuela durante le proteste di ieri contro il governo di Nicolas Maduro: secondo quanto riporta oggi la Bbc online, oltre al 17enne morto a Caracas e alla donna di 23 anni uccisa a San Cristobal, nell'ovest del Paese, una guardia nazionale e' morta a sud della capitale. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese per chiedere nuove elezioni e il rilascio di leader dell'opposizione in carcere. Allo stesso tempo, sostenitori del governo hanno organizzato una contromanifestazione a Caracas, mentre il presidente Maduro ha detto che oltre 30 persone sono state arrestate.

sabato 8 aprile 2017

VENEZUELA, "silenziato" per 15 anni il più forte oppositore di MADURO


CARACAS, 8 aprile - A un importante leader dell'opposizione venezuelana, Henrique Capriles, sono stati vietati formalmente per 15 anni dai pubblici uffici. Capriles è stato in prima linea di richieste di un referendum revocatorio sul presidente Nicolas Maduro..
In una conferenza stampa,  Capriles ha detto che avrebbe continuato nella sua carica di governatore dello stato di Miranda e ha chiamato per una marcia di protesta che si terrà il oggi.
MCapriles, che è stato due volte candidato alla presidenza, è visto come migliore speranza dell'opposizione di sconfiggere il presidente Maduro nelle elezioni previste per il prossimo anno.
Il divieto arriva dopo una settimana di diverse grandi proteste dell'opposizione guidata nella capitale Caracas che accusa il governo di soffocare il dissenso.
L'ufficio del controllore venezuelana ha per un decennio utilizzato una procedura nota come "squalifica" che toglie ai politici il mandato se sono ritenuti di avere commesso irregolarità nella gestione delle risorse statali. La sentenza ha detto che il divieto di Mr Capiriles era dovuto a "irregolarità amministrative" nel suo ruolo di governatore.

sabato 1 aprile 2017

VENEZUELA, frenata di Maduro: chiede alla Corte Suprema di revocare la sua decisione anti-Parlamento




CARACAS, 1 aprile - Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha chiesto alla Corte Suprema (Tsj) di rivedere la sua decisione di revocare i poteri del Parlamento, una decisione aspramente criticata dall'opposizione e dai governi stranieri. L'annuncio è arrivato poche ore prima di una serie di grandi manifestazioni convocate dall'opposizione contro il governo. Al termine di una riunione notturna, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale, presieduto dallo stesso Maduro, ha annunciato il proprio appoggio ad una revisione della decisione della Corte Suprema, "con l'obiettivo di mantenere la stabilità istituzionale".
I leader dell'opposizione hanno però immediatamente criticato la decisione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, definendola una mossa che poco fa per risolvere la crisi.
Diciamolo con chiarezza - ha affermato Freddy Guevara, primo vicepresidente dell'Assemblea Nazionale -: la revisione di una decisione che lascia tutto come prima non risolve un colpo di Stato".

   

venerdì 31 marzo 2017

VENEZUELA, levata di scudi di governi latinoamericani contro il colpo di stato di MADURO


CARACAS, 31 marzo - Il Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj) del Venezuela ha assunto tutte le funzioni dell'Assemblea nazionale, il Parlamento in mano all'opposizione, che, di fatto, è stato esautorato. Ora l'esecutivo di Nicolas Maduro può governare senza controllo. I giudici spiegano che la sentenza è stata emessa dal momento che l'Assemblea si trova in situazione di "ribellione ed oltraggio" alle loro decisioni. Il Paese vive una grave crisi economica e sociale. Un gruppo di deputati oppositori è stato aggredito da militari della Guardia Nazionale e membri di gruppi irregolari pro governativi mentre tentavano di avvicinarsi alla sede del Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj), nel centro di Caracas. I parlamentari volevano protestare contro la sentenza del Tsj, allineato sulle posizioni del governo di Nicolas Maduro, che si è attribuito i poteri dell'Assemblea Nazionale. Unità antisommossa della Guardia Nazionale hanno però impedito loro di avvicinarsi alla sede del Tsj, mentre i militanti chavisti li attaccavano con pietre e bastoni.
 Juan Requesens, deputato del partito Unità Democratica, ha detto alla stampa che "siamo venuti a restituire al Tribunale la sua sentenza, perché non abbiamo nessuna intenzione di rispettarla, perché viola la Costituzione del nostro paese", poco prima di essere malmenato dai militanti filogovernativi.
Diversi governi latinoamericani hanno espresso la loro preoccupazione per l'aggravarsi della crisi costituzionale in Venezuela, dopo che il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) di Caracas, allineato sulle posizioni del governo di Nicolas Maduro, si è attribuito le facoltà costituzionali del Parlamento, in mano all'opposizione. Il governo peruviano ha annunciato il "ritiro definitivo" del suo ambasciatore a Caracas - richiamato qualche settimana fa dopo una serie di insulti lanciato dalla ministro degli Esteri venezuelana, Delcy Rodriguez, contro le massime autorità locali - aggiungendo che si adopererà per fare sì che "si adottino con la massima urgenza le misure necessarie dinnanzi a questa evidente rottura dell'ordine costituzionale e democratico in Venezuela". Tanto il governo colombiano di Juan Manuel Santos come quello cileno di Michelle Bachelet hanno espresso la loro "forte preoccupazione" per l'evolversi della situazione a Caracas, informando che stanno procedendo a consultazioni diplomatiche urgenti per valutare la possibilità di una risposta politica regionale. Come loro, anche il governo messicano ha ribadito le idee contenute nel documento votato da 20 paesi dell'Organizzazione degli stati americani (Osa) ieri a Washington: "Bisogna garantire una reale separazione dei poteri e un rispetto dello Stato di diritto e delle istituzioni democratiche". Il governo brasiliano, da parte sua, ha denunciato "una rottura dell'ordine istituzionale" in Venezuela, e ha respinto la sentenza del Tsj, sottolineando che "il pieno rispetto dell'indipendenza dei poteri è un elemento cruciale della democrazia".
Il presidente argentino Mauricio Macri ha espresso la sua "preoccupazione" per la sentenza del Tribunale supremo di giustizia (Tsj) venezuelano e ha lanciato un appello a favore della "ricomposizione dell'ordine democratico" a Caracas. Macri ha incontrato Lilian Tintori, moglie del leader oppositore venezuelano Leopoldo Lopez - attualmente in carcere e considerato un prigioniero politico dai gruppi di difesa dei diritti umani - e al termine della riunione ha chiesto "la liberazione di tutti i prigionieri politici e la definizione di un calendario elettorale certo" in Venezuela. Tintori, da parte sua, ha detto alla stampa che "l'impegno di Macri a favore del Venezuela è molto grande", aggiungendo che il suo Paese "è ormai una dittatura e l'unico modo di uscire da questa situazione è attraverso elezioni presidenziali anticipate" durante questo anno, invece che nel 2018.
"L'Europarlamento appoggia l'Assemblea nazionale, unico potere legittimato, e denuncia l'auto colpo di Stato perpretrato dal regime del Venezuela": così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani su Twitter. Il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) di Caracas, allineato sulle posizioni del governo di Nicolas Maduro, si è attribuito le facoltà costituzionali del Parlamento, in mano all'opposizione.

mercoledì 18 maggio 2016

VENEZUELA, il Parlamento respinge la proclamazione del'emergenza fatta da MADURO


CARACAS, 18 maggio - Il Parlamento venezuelano ha respinto il decreto con il quale il presidente Nicolas Maduro si è attribuito poteri speciali attraverso la proclamazione di uno stato di eccezione e di un'emergenza economica, definendolo incostituzionale. L'opposizione ha denunciato quello che ha definito "una grave alterazione dell'ordine costituzionale e democratico", chiedendo agli organismi internazionali di intervenire nella crisi in atto in Venezuela.

venerdì 8 aprile 2016

VENEZUELA, il presidente MADURO vuole chiudere il Parlamento


CARACAS, 8 aprile - Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha detto che sta valutando di chiudere il Parlamento, appena eletto a dicembre e in mano all'opposizione.
Maduro ha inoltre posto il veto alla legge di amnistia dei prigionieri politici approvata dal Parlamento e ha annunciato che la invierà al Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj) per farla dichiarare incostituzionale. L'alta corte ha già bocciato tutte le leggi varate dopo la dura sconfitta del chavismo nelle politiche dello scorso dicembre. La chiusura del parlamento per Maduro avrebbe lo scopo di "bloccare la strada al golpismo e alla manipolazione dell'Assemblea Nazionale". Sulla possibilità che il Parlamento tenti di convocare un referendum per porre fine al suo mandato, Maduro ha detto che "se un giorno la borghesia corrotta arriva al potere grazie alla sua guerra non convenzionale, il movimento rivoluzionario e il popolo intero scenderanno in piazza: sarà una insurrezione civico-militare e io sarò in prima fila per questa nuova rivoluzione".

domenica 16 febbraio 2014

Cresce in Venezuela la tensione per le manifestazioni anti-Maduro

CARACAS - Ancora una giornata di tensione ieri in Venezuela: a Caracas sono scesi in piazza sia degli studenti dell'opposizione sia i simpatizzanti del "chavismo". Le proteste contro il governo presieduto da Nicolas Maduro sono iniziate ormai dodici giorni fa. Lo scorso mercoledì, una delle manifestazioni degli studenti si era conclusa con diversi scontri violenti. Il bilancio finale è stato di tre morti e decine di feriti.
Gli Stati Uniti si dichiarano ''profondamente preoccupati'' per le crescenti tensioni in Venezuela e condannano la ''violenza insensata'' esercitata per diversi giorni contro i manifestanti anti governativi.
Il Segretario di Stato americano John Kerry si è detto ''particolarmente preoccupato'' dopo l'arresto di alcuni manifestanti che protestavano contro il presidente Nicolas Maduro e per il mandato di arresto contro Leopoldo Lopez, un avversario politico promotore dei disordini accusato di omicidio.

La residenza dei genitori di  Lopez, è stata perquisita dagli organi di sicurezza dello Stato a Lopez Sebucán, Comune Sucre. Ufficiosamente, è stato riferito che i membri della Direzione Generale Militare e la Guardia Nazionale Bolivariana (GNB) hanno partecipato alla perquisizione, a vuoto. López stato indicato dal Presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, come uno dei principali promotori della violenza che è stato generato nel paese nelle ultime ore dopo la marcia del 12 febbraio. Pochi minuti prima della perquisizione, sul social network di Twitter proprio Leopoldo Lopez ha scritto che è nel paese giorno e parla con il Paese. "Al Paese, soprattutto agli studenti, che ho sempre ammirato e sostenuto, dico che la lotta si è sulla strada e cheil metodo è non-violenza", ha detto @ leopoldolopez. Dopo la perquisizione Lopez ha inviato un altro commento in cui ha respinto l'azione del governo. "Dico a Maduro: vigliacco".