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giovedì 20 aprile 2017

VENEZUELA, proteste anti MADUO, tre morti



CARACAS, 20 aprile - Almeno tre persone sono state uccise in Venezuela durante le proteste di ieri contro il governo di Nicolas Maduro: secondo quanto riporta oggi la Bbc online, oltre al 17enne morto a Caracas e alla donna di 23 anni uccisa a San Cristobal, nell'ovest del Paese, una guardia nazionale e' morta a sud della capitale. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese per chiedere nuove elezioni e il rilascio di leader dell'opposizione in carcere. Allo stesso tempo, sostenitori del governo hanno organizzato una contromanifestazione a Caracas, mentre il presidente Maduro ha detto che oltre 30 persone sono state arrestate.

lunedì 10 aprile 2017

VENEZUELA, tensioni, protese e un incendio negli uffici del leader antichavista CAPRILES


CARACAS, 10 aprile - Ennesima giornata di tensioni e violenza ieri in Venezuela: almeno 17 persone sono rimaste ferite negli scontri tra oppositori e la polizia a Caracas. Negli uffici della capitale di Henrique Capriles, uno dei leader 'antichavisti', è d'altra parte scoppiato un incendio. Gli uomini di due corpi della sicurezza 'bolivariana' (la polizia e la guardia nazionale) hanno risposto con il lancio di gas lacrimogeno e pallottole di gomma ai gruppi di manifestanti. A rendere noto il bilancio dei feriti è stato Ramon Muchacho, sindaco del municipio del Chacao.
Contro i manifestanti è stata lanciata una "pioggia" di gas lacrimogeni, fatto che ha innescato a sua volta la risposta degli 'antichavisti', i quali hanno lanciato pietre contro la polizia. Nel commentare la protesta contra il governo, la terza nell'ultima settimana, Capriles ha sottolineato che si tratta di "una gara di resistenza".
Negli uffici del governatore dello stato di Miranda è d'altra parte "scoppiato un incendio: siamo stati attaccati con bombe all'interno dell'edificio", ha ricordato via twitter lo stesso Capriles, il quale ieri è stato notificato dalle autorità di essere stato interdetto da ogni consultazione elettorale per 15 anni. Le proteste si sono svolte non solo a Caracas ma anche a San Cristobal, capitale dello stato del Tachira, e in altre città del paese.
Parallelamente alla marcia dell'opposizione anche il 'chavismo' è sceso in piazza, a difesa del governo del presidente Nicolas Maduro.
   

domenica 2 aprile 2017

Nuove proteste a MOSCA, 29 arrestati


MOSCA, 2 aprile - Decine di persone, almeno 29 riferisce l'Interfax, sono state arrestate a Mosca durante manifestazioni non autorizzate nella capitale, una settimana dopo le proteste anti-governative scoppiate in tutta la Russia che hanno condotto all'arresto di Alexei Navalni. Massiccia la presenza delle forze di polizia: l'accesso alla Piazza Rossa è possibile solo attraverso il metal-detector e gli agenti hanno bloccato piazza Pushkin, tradizionalmente il punto di incontro dei manifestanti. Gli arrestati, riferisce Interfax, sono accusati di aver violato l'ordine pubblico. Almeno 20 persone sono state fermate mentre tentavano di condurre una marcia lungo piazza Triumphalnaya, adiacente alla via principale della capitale, mentre altri 9 sono stati arrestati a Manezhnaya Square, vicino al Cremlino, secondo la polizia, citata dalla Tass. Nelle proteste della scorsa settimana, oltre mille persone erano state arrestate a Mosca, in quella che è stata la più grande sfida degli ultimi anni a Putin e al premier Medvedev.

sabato 1 aprile 2017

GASDOTTO TAP, ripreso all'alba l'espianto degli ulivi a San Foca di Melendugno


LECCE, 1 aprile - Dopo due giorni di stop sono ripresi a sorpresa all'alba, nel cantiere Tap a San Foca di Melendugno, i lavori di eradicazione degli ulivi lungo il tracciato dove dovrebbe essere installato il microtunnel del gasdotto. La ripresa degli espianti, dopo la sospensione decisa dopo li scontri dei giorni scorsi tra dimostranti no Tap e forze di polizia , era stata annunciata per lunedì. Il via libera alla ripresa degli espianti è stato comunicato nella tarda serata di ieri a Tap dalla Questura di Lecce. Dall'area sono già stati portati via venti ulivi.

Il presidio degli agenti - Fin dalle prime ore del mattino la zona è stata presidiata da agenti in tenuta anti- sommossa. Presidiati gli accessi delle strade lungo la strada provinciale. Sotto presidio anche il centro di stoccaggio di Masseria del Capitano dove vengono messi a dimora gli ulivi espiantati per poi essere nuovamente reimpiantati.

La protesta No Tap - Proprio qui si è spostata la protesta del fronte No Tap. Al folto gruppo di manifestanti si è unita anche la protesta spontanea di numerosi cittadini del comune salentino. Tutti insieme stanno sbarrando l'accesso al sito dove vengono portati dai camion gli ulivi espiantati. La polizia si sta schierando in vista di uno sgombero dell'area.

mercoledì 8 marzo 2017

Cortei, assemblee, scioperi, è un 8 MARZO di proteste


ROMA, 8 marzo - Cortei, assemblee, astensione dal lavoro, fuori e dentro casa: questo vuole essere un 8 marzo poco celebrativo e molto di protesta. Basta mimose e cioccolatini, tutti in piazza contro le discriminazioni e la violenza che ogni anno uccide più di cento donne. Come negli anni '70, le femministe si sono riprese la scena e hanno indetto uno 'sciopero globale', chiedendo l'adesione ai sindacati.
    All'appello hanno risposto le sigle di base e la Flc Cgil, che hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore che interesserà trasporti locali, ferroviari, aerei, scuola e sanità.
    Lo sciopero generale ha provocato non pochi mal di pancia tra i sindacati, con i confederali che hanno preso le distanze ma organizzeranno iniziative nei territori. Al di là delle sigle, comunque, lo 'sciopero globale' - lanciato in Argentina e che riguarderà non solo l'Italia ma anche altri 40 Paesi - vuole coinvolgere, nelle aspettative delle promotrici, lavoratrici dipendenti, precarie, autonome, disoccupate, studentesse, casalinghe. E le forme potranno essere molteplici: non solo l'astensione dal lavoro e dalla cura (della casa, dei figli), ma anche modalità alternative come lo sciopero bianco, l'astensione dal consumo, l'adesione simbolica, il picchetto, lo sciopero digitale.

    A Roma, tra le numerose iniziative è previsto un presidio delle lavoratrici di Almaviva contro i licenziamenti, una manifestazione contro la Buona Scuola davanti al Miur e un'altra davanti all'Università La Sapienza e un corteo, che partirà nel pomeriggio dal Colosseo e arriverà a Trastevere. Iniziative sono comunque in programma in tante città. In prima linea le femministe dei Centri antiviolenza, molti dei quali domani resteranno aperti alla cittadinanza.

sabato 17 dicembre 2016

Mancano i contanti, proteste e saccheggi in VENEZUELA




CARACAS, 17 dicembre - Proteste e saccheggi in diverse parti del Venezuela a causa della mancanza di contanti, dopo che il governo socialista ha improvvisamente ritirato dalla circolazione la banconota di taglio più grande, quella da 100 bolivar, nel mezzo di una brutale crisi economica. Diversi dimostranti hanno bloccato le strade sventolando le banconote chiedendo che i negozi le accettino e maledicendo il presidente Nicolas Maduro.

sabato 12 novembre 2016

USA, terza notte di proteste anti TRUMP. Un ferito da un colpo di pistola a PORTLAND


NEW YORK, 12 novembre - Terza notte consecutiva di proteste contro Donald Trump presidente negli Stati Uniti. Marce e sit-in sono stati organizzati in varie città americane, da Miami a Filadelfia, da Columbus a New York, nei pressi della Trump Tower, dove abita il tycoon. . Lo slogan è sempre lo stesso: "Not my president". Un uomo è rimasto ferito da un colpo di pistola sparato durante le manifestazioni anti-Trump a Portland, nell'Oregon. Lo riferisce la polizia su Twitter. Le forze dell'ordine hanno quindi sollecitato i cittadini a "lasciare immediatamente la zona" e ha invitato gli eventuali testimoni a farsi avanti. Secondo quanto riferiscono i media americani, il colpo sarebbe stato esploso mentre i manifestanti attraversavano il ponte Morrison.

giovedì 17 marzo 2016

BRASILE, LULA oggi giura da ministro (per schivare il carcere), PROTESTE

Manifestazione di protesta a San Paolo
SAN PAOLO, 17 marzo - Un migliaio di persone ha manifestato a Brasilia davanti al palazzo presidenziale di Planalto contro la nomina a ministro dell'ex presidente Lula. Gli oppositori hanno tentato di entrare nel palazzo ma sono stati respinti dalla polizia. Le tv hanno mostrato alcuni tafferugli tra un gruppo di manifestanti e militanti del Partito dei lavoratori, di Dilma e Lula. La polizia ha usato manganelli e spray al pepe per disperdere i facinorosi. Ma altre proteste pacifiche sono in corso in varie città del Brasile. La popolazione non accetta la nomina a ministro dell'ex presidente Lula e manifesta contro la presidente Dilma Rousseff. Alcune migliaia di persone hanno bloccato l'avenida Paulista, il salotto buono di San Paolo, e scandiscono slogan contro Lula e Dilma. Analoghe manifestazioni sono in corso a Rio de Janeiro. Nei quartieri residenziali di San Paolo si sente il rumore dei panelacos, colpi di mestoli e posate contro pentole.
Le proteste sono esplose dopo la pubblicazione da parte del giudice Sergio Moro, simbolo dell'inchiesta "Lava Jato", la Mani Pulite brasiliana, di una intercettazione telefonica tra Lula e Dilma, in cui la presidente avvisa Lula che sta per inviargli il decreto di nomina ministeriale, da usare "in caso di necessità". Secondo Moro, ciò dimostrerebbe che la nomina di Lula è stata fatta per ostacolare la giustizia.
Nel mezzo delle proteste di piazza, il governo ha annunciato che la cerimonia di giuramento di Lula, prevista originariamente per martedì prossimo, è stata anticipata alle 10 locali, le 14 in Italia.

mercoledì 1 ottobre 2014

HONG KONG, gli studenti alzano il tiro: il premier se ne vada prima di mezzanotte. E aprono gli ombrelli

HING KONG - Si apre un ombrello, simbolo delle proteste, durante una cerimonia pubblica di oggi
HONG KONG - Il primo ministro di Hong Kong se ne vada entro mezzanotte, oppure si scateneranno nuove e aggressive manifestazioni di protesta. E' questo l'ultimatum lanciato dagli studenti scesi in piazza per contestare il governo dell'isola e soprattutto il suo leader, Chun-ying LeungL'ultimatum è stato lanciato dai portavoce delle due principali organizzazioni studentesche del territorio in una conferenza stampa ad Admirality, una delle aree del centro città, occupato dalla scorsa settimana dai manifestanti. Lester Shum della Federazione degli studenti di Hong Kong e Agnes Chow di Scholarism hanno aggiunto che se il "chief executive" non si dimetterà, i giovani occuperanno una serie di edifici pubblici. Leung ha dichiarato più volte di non avere alcuna intenzione di lasciare la sua carica.
Proprio oggi intanto è iniziata la due giorni di vacanza per la Festa della Repubblica e la gente per le strade di Hong Kong è aumentata ancora. In tanti sono arrivati per esprimere la loro solidarietà ai giovani contestatori, che al governo centrale di Pechino chiedono elezioni pienamente libere nel 2017 per chiedere il successore di Leung. 
Sono intanto continuate le dimostrazioni di dissenso, con alcune decine di studenti che hanno contestato la cerimonia dell'alzabandiera, ripetendo con gesti e slogan la loro richiesta e aprendo un ombrello giallo (gli ombrelli sono ormai un simbolo della protesta). Tra i contestatori c'era anche il leader 17enne della protesta, Joshua Wong. I giovani si sono radunati davanti a piazza Bauhinia dove si è svolta la cerimonia per il sessantacinquesimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare Cinese.
Alcuni dei manifestanti sono anche riusciti a superare il servizio di sicurezza avvicinandosi a Leung, che ha preso parte alla cerimonia. Poi sono stati allontanati.

mercoledì 14 maggio 2014

Proteste anticinesi in Vietnam: bruciate diverse fabbriche

Una fabbrica in fiamme a Thuan
"Battaglia" con cannoni ad acqua tra navi cinesi e vietnamite
HANOI - Diverse fabbriche sono state incendiate tra le proteste anti-cinesi in una zona industriale a Thuan, una città della provincia di Binh Duong nel sud del Vietnam, come conseguenza delle tensioni sul Mar Cinese Meridionale. La zona è gestita dal Singapore Inudstrial Park Vietnam (VSIP)
Tre fabbriche sono state incendiate ieri quando i lavoratori sono andati a casa, ma altre relazioni portano la cifra a 15. Le fabbriche appartengono a espatriati cinesi o a cinesi residenti in patria. Nessun ferito è stato segnalato, ma i funzionari hanno detto che sono stati fatti molti arresti.
La protesta è arrivata dopo che la Cina, all’inizio di questo mese, aveva spostato un impianto di perforazione petrolifera in acque rivendicate dal Vietnam. In una conferenza stampa, un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha detto che il Vietnam era un "provocatore".
Anche  fabbriche taiwanesi e sudecoreane nel parco hanno subito danni e Taiwan ha condannato fermamente la protesta e convocato l'ambasciatore vietnamita a Taipei per esprimere seria preoccupazione
Un funzionario locale ha stimato che circa 19.000 lavoratori hanno preso parte alla protesta che ha spaventato alcune società estere. A Hong Kong il produttore di scarpe sportive Yue Yuen, che fornisce le calzature per Adidas, Nike e altri marchi internazionali, ha sospeso la produzione in Vietnam.
All'inizio di questo mese, la Cina aveva trasferito la sua piattaforma petrolifera Haiyang Shiyou 981 a120 miglia nautiche al largo della costa del Vietnam. La zona è vicino alle rivendicate (da Cina e Vietnam) isole Paracel.
La mossa ha scatenato proteste da parte del governo vietnamita. La scorsa settimana, diversi scontri sono stati segnalati tra le navi dei due paesi quando il Vietnam ha cercato di bloccare l'installazione della piattaforma. Le navi si sono scambiate colpi con cannoni ad acqua e decine di navi sono segnalate ancora nella zona.
Proteste sono state organizzate ad Hanoi e Ho Chi Minh City la scorsa settimana, mentre gli Stati Uniti hanno avvertito la Cina che le sue azioni erano "provocatorie".
Pechino rivendica una fascia a forma di U del Mar Cinese Meridionale, mentre altre nazioni del Sud-Est asiatico dicono che sono loro territorio.
Manila ha presentato una protesta il mese scorso dopo che le immagini scattate dall'alto hanno mostrato che la Cina stava muovendo materiali sul Johnson Reef nelle isole Spratly.
"Non siamo esattamente sicuri di quali siano le loro intenzioni lì", ha detto il ministro degli Esteri Albert del Rosario. I rapporti  tra Pechino e Manila sono peggiorati notevolmente negli ultimi mesi a causa della contesa territoriale.

Manila intende portare Pechino davanti a un tribunale internazionale sulla questione. Ha inoltre recentemente firmato un accordo di sicurezza con gli Stati Uniti consentendo a più truppe Usa di risiedere sul suo territorio, in una mossa che riflette le difficili rapporti con la Cina.

lunedì 25 novembre 2013

Bangkok di nuovo scossa da tumulti: occupato il ministero delle Finanze

BANGKOK - I manifestanti stamattina davanti alla sede della polizia
BANGKOK - Un corteo davanti alla sede di una tv chiede maggior copertura alla notizia delle proteste
BANGKOK - Il leader della protesta Suthep Thaugsuban
BANGKOK - Manifestanti anti-governativi hanno fatto irruzione al ministero delle finanze, mentre decine di migliaia hanno marciato in un secondo giorno di manifestazioni a Bangkok.
I manifestanti, che hanno iniziato la loro azione durante il fine settimana, vogliono che il governo del primo ministro Yingluck Shinawatra si dimetta. Dopo una grande manifestazione di Domenica, folle hanno marciato oggi in diversi luoghi della città. Le proteste sono state innescate da un controverso disegno di legge di amnistia politica.
La normativa, che l’opposizione sostieme avrebbe consentito il leader deposto Thaksin Shinawatra - fratello dell'attuale primo ministro - di tornare in Thailandia senza scontare una condanna per corruzione, non è riuscito a passare al Senato all'inizio di questo mese. Ma la proposta di legge  ha portato a una recrudescenza di proteste di piazza, riaccendendo divisioni politiche e sollevando lo spettro di una rinnovata agitazione politica nella nazione asiatica sudorientale.
Oggi i manifestanti anti-governativi hanno marciato verso gli uffici statali, il quartier generale militare e le sedi delle televisioni. Leader della campagna Suthep Thaugsuban aveva detto che la protesta sarebbe stata pacifica, con la gente che  "soffia nei fischietti e distribuisce fiori".
Ma al ministero delle Finanze, un gruppo di circa 40 persone hanno fatto irruzione nel compound. "Domani [andremo in tutti i ministeri per mostrare al sistema Thaksin che non hanno legittimità a governare il paese", ha detto  Suthep .
La manifestazione di domenica aveva attirato circa 100.000 persone, che hanno invitato il governo a dimettersi.
La Thailandia è stata aspramente divisa, da quando Thaksin fu rovesciato da un colpo di stato militare nel 2006. Gruppi che gli si opponevano avevano occupato l'aeroporto principale di Bangkok nel 2008, chiuderlo. Poi, nel 2010, i suoi sostenutori avevano effettuato due mesi di proteste di piazza che avevano paralizzato Bangkok.
Tali manifestazioni vennero stroncate da una repressione militare. Più di 90 persone - per lo più manifestanti civili - erano morte nel corso dei due mesi di sit-in.
Un governo guidato dalla sorella di Thaksin è stato successivamente eletto e da allora la Thailandia è rimasta relativamente  stabile.
Ma l'opposizione accusa Thaksin di guidare il governo dall’auto-imposto esilio all'estero, e il disegno di legge di amnistia ormai accantonato è servito come una scintilla per rinnovate proteste.
Il disegno di legge sarebbe stato applicato ai reati commessi durante lo sconvolgimento seguito alla rimozione di  Thaksin. Il governo della signora Yingluck aveva sostenuto che la normativa era un passo necessario verso la riconciliazione.

Ma i critici dicono che avrebbe consentito la cancellazione di gravi violazioni dei diritti umani, come l'uccisione di manifestanti civili .ente polarizzante in politica thailandese.

I guai della Thailandia

  • Settembre 2006: L'esercito rovescia il governo di Thaksin Shinawatra e riscrive la costituzione
  • Dicembre 2007: Il partito pro-Thaksin People Party vince nelle elezioni
  • Agosto 2008: Thaksin fugge in esilio prima della fine del processo per corruzione
  • Dicembre 2008: le proteste di massa paralizzano Bangkok, la Corte Costituzionale vieta People Party; Abhisit Vejjajiva sale al potere
  • Marzo -maggio 2010: Migliaia di camicie rosse pro-Thaksin occupano parti di Bangkok, interviene l'esercito; decine di morti
  • Luglio 2011: Yingluck Shinawatra porta Pheu Thai partito alla vittoria delle elezioni generali