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mercoledì 26 aprile 2017

REFERENDUM TURCHIA, le opposizioni si appellano alla Corte europea


ANKARA, 26 aprile - Il principale partito di opposizione al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il kemalista Chp, ha annunciato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani per chiedere l'annullamento del referendum sul presidenzialismo. La decisione arriva dopo i ricorsi già respinti in Turchia dalla Commissione elettorale suprema e dal Consiglio di Stato.

lunedì 17 aprile 2017

TURCHIA REFERENDUM, le opposizioni chiedono di cancellare l'esito del voto


ANKARA, 17 aprile -Il capo della commissione elettorale turca Sadi Goven ha detto che le schede senza timbro contestate, sono valide. Le opposizioni, che sostenevano il No alla riforma costituzionale, hanno annunciato prima ricorsi ufficiali al risultato e poi hanno chiesto di cancellare per sospette irregolarità nel voto l'esito del referendum di ieri sul presidenzialismo.
L'opposizione anti Erdogan al lavoro - La dichiarazione di Guven è arrivata poco dopo il discorso in cui Erdogan si era dichiarato vincitore pur non essendo in possesso di risultati ufficiali. E al leader del maggiore partito d'opposizione Keman Kilicdaroglu, che contestava la validità di schede prive del timbro ufficiale, Guven ha risposto che le regole sono state rispettate. Inutile quindi il tentativo del principale partito anti Erdogan, il socialdemocratico Chp, di contestare il 37% dei voti.

La contrarietà della Germania - Berlino ha chiesto ad Ankara di impegnarsi in un "dialogo rispettoso di tutte le parti politiche e civili" dopo che i risultati del referendum hanno mostrato "quanto profondamente la società turca sia divisa". In una nota congiunta la cancelliera Angela Merkel e il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel dichiarano che la Germania rispetta la volontà del popolo turco ma sottolineano anche che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha "una grande responsabilità".

Il voto all'estero - Nel giorno dopo alla chiusura delle urne emerge un dato significativo: è stato il voto dei turchi all'estero a determinare la vittoria Erdogan. I Sì hanno superato il 60% in Germania, Austria, Belgio e Olanda, paesi contro i quali negli ultimi mesi il presidente aveva alzato i toni della polemica.

venerdì 16 dicembre 2016

Le opposizioni in Campidoglio al grido: Onestà, onestà


ROMA, 16 dicembre - Bagarre a Roma durante l'Assemblea capitolina. I consiglieri Pd e Fdi hanno occupato i banchi del governo dell'aula Giulio Cesare in segno di protesta contro la mancata presenza del sindaco Virginia Raggi, dopo le loro richieste di riferire sul caso Marra. I dem hanno esposto cartelli con scritto "trasparenza", urlando "onestà, onestà". Il presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito (M5s) li ha espulsi e ha poi sospeso la seduta.
Grillo ha ricevuto la notizia intorno alle otto del mattino e da quel momento decide di rimanere asserragliato dentro all'hotel Forum e per la prima volta sceglie la linea dell'opportunità politica: niente piazze.

lunedì 11 aprile 2016

RIFORME, parla Renzi, le opposizioini se ne vanno

ROMA, 11 aprile - Banchi del Governo pieni, scranni delle opposizione deserti. Il presidente del Consiglio ha preso la parola al termine della discussione generale sulle riforme costituzionali in un'Aula della Camera semivuota. I deputati di Forza Italia, del Movimento 5 stelle, di Sel, della Lega Nord in segno di protesta hanno abbandonato l'emiciclo di Montecitorio prima dell'ingresso di Renzi. Solo i capigruppo hanno aspettato l'arrivo del premier e chiedendo la parola hanno spiegato la decisione dei deputati della minoranza.
"Uno puo' dire che non e' d'accordo su tutto, o su niente, votare a favore o contro, ma scappare dal dibattito è indice di povertà sui contenuti", ha detto Matteo Renzi in Aula alla Camera intervenendo sulle riforme.  Il rimprovero che tutti hanno sollevato è stata l'assenza del premier durante la discussione generale. "Oggi si scrive una brutta pagina per la democrazia - ha detto il presidente dei deputati di FI, Renato Brunetta - il Governo è presente in massa: posti in piedi per calpestare la democrazia parlamentare. Non ha ascoltato nessuno, preferendo stare alla bouvette - ha aggiunto - lasciamo con dolore e rammarico". "Abbandoniamo l'Aula rifiutandoci di ascoltare la glorificazione delle riforme", gli ha fatto eco Cristian Invernizzi della Lega, "si ricordi di ringraziare il convitato di pietra Denis Verdini, senza di lui non sareste qui oggi". "Ci accingiamo ad andare verso un modello di democrazia decidente - la replica del premier -. Mi spiace che si citi Calamandrei a giorni alterni. Una democrazia che non decide e' l'anticamera della dittatura". 
Venticinque punti, venticinque risposte ad altrettante contestazioni da parte dei detrattori delle riforme costituzionali del governo. "Rispondero' nel merito", aveva annunciato Renzi prima di entrare nell'Aula di Montecitorio per intervenire sulla riforma che ha visto oggi iniziare la sua sesta e ultima lettura alla Camera. Dal combinato disposto Italicum-Riforme che metterebbe eccessivo potere nelle mani di un solo partito, alla figura del premier; dal motivo ispiratore della riforma, alla scelta di tenere un referendum al termine di essa. Il presidente del consiglio si e' soffermato su ognuno di questi aspetti di fronte a un'aula vuota.
"Il punto politico, e veniamo cosi' all'amata politica dopo 25 considerazioni di merito, e' che il 12 marzo 2014, 20 giorni dopo il giuramento del Quirinale e qualche giorno dopo la fiducia, abbiamo chiesto alle forze vive del paese di esprimersi con il metodo del confronto, poi siamo usciti con un testo dal consiglio dei ministri. A quel punto è partito un dibattito che è stato più corposo di quello dell'assemblea costituente. Si può esser più o meno d'accordo ma oggi vince la democrazia", ha detto Matteo Renzi.
"Se non vi fosse consenso popolare tanto da fare cadere il castello delle riforme su quella principale, è principio di serietà politica trarre le conseguenze", ribadisce poi il premier nel discorso alla Camera sulle riforme. A chi gli contesta di aver attivato un referendum confermativo, il presidente del Consiglio ricorda che le regole "non escludono che altri lo chiedano" oltre a chi vi si oppone, invece, e rivendica che l'iniziativa del referendum confermativo è "frutto di un accordo politico, un accordo della maggioranza di fronte a un lavoro tutt'altro che banale, e noi rispettiamo un impegno preso con i parlamentari". Quanto poi, punto settimo delle analitiche contestazioni portate in Aula proprio in risposta ai detrattori dell'impianto di riforme, alle accuse di strumentalizzare e personalizzare la partita sulle riforme proprio con il referendum, Renzi ricorda che "la nascita di questo governo e' dovuta al fatto che quello precedente era in stagnazione e l'accettazione dell'incarico da presidente del Consiglio era subordinata all'impegno con il Capo dello Stato e i parlamentari a realizzare una serie di riforme, che possono piacere o non piacere".
"La riforma e' stata fatta in modo affrettato? Se il referendum andra' come io auspico, saranno passati esattamente 30 mesi e migliaia di emendamenti. Non si ricorda nella storia costituzionale un dibattito cosi' lungo, prolungato, mai tanti relatori e interventi come in questa discussione.