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sabato 29 luglio 2017

CASALEGGIO jr. a RENZI: basta infangare mio padre

Scontro tra Mattero Renzi e Davide Casaleggio: "Non bisogna avere paura della scienza ci sono delle persone che vanno su Facebook e seminano il panico - dice l'ex premier presentando il suo libro in costiera amalfitana-. Raccontano cose che spesso non sono vere, ma il circuito della condivisione provoca una diffusione virale. Casaleggio diceva che ciò che è virale diventa vero, ma non è così. Questo meccanismo provoca paura, se dico che vaccinando faccio l'interesse delle case farmaceutiche, succede che in una classe si riduce il numero dei bambini che si vaccinano e magari a quello più debole rischia di provocare un danno talvolta perfino mortale". 
"Renzi deve smetterla di infangare la memoria di mio padre", ribatte Davide Casaleggio, su un post sul blog di Grillo. "E' intollerabile - aggiunge - che continui a ripetere una bufala da lui inventata che stravolge il pensiero di mio padre. Lo invito a rettificare e chiedere scusa immediatamente per non perdere il minimo di dignità che dovrebbe contraddistinguere ogni dichiarazione politica". "Ha perso completamente ogni credibilità", aggiunge. "Renzi deve smetterla di infangare la memoria di mio padre. E' intollerabile che continui a ripetere una bufala da lui inventata che stravolge il pensiero di mio padre. Lo invito a rettificare e chiedere scusa immediatamente per non perdere il minimo di dignità che dovrebbe contraddistinguere ogni dichiarazione politica. Ha perso completamente ogni credibilità", aggiunge.

domenica 16 luglio 2017

BERLUSCONI. Con Renzi? Giammai


"Non c'è nessuna probabilità di un governo Berlusconi-Renzi. Non ritengo possibile e neppure desiderabile una collaborazione con lui e con il Pd. Né ora, né tantomeno dopo le elezioni. Il mio obbiettivo è vincere, lo ripeto ancora una volta, non fare accordi al di fuori del centrodestra". Lo afferma il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in un'intervista al Mattino in cui difende il proprio sostegno alla legge elettorale proporzionale.
 "Un sistema elettorale che desse la maggioranza in Parlamento a uno schieramento che ha il voto di un terzo degli elettori sarebbe sbagliato anche se facesse vincere noi. Il consenso degli italiani oggi è frammentato in tre poli, per l'avvento del M5S, non siamo più in un sistema bipolare", dice Berlusconi.
 "Quanto alla legge elettorale proporzionale, in paesi come Germania e Spagna ha reso comunque possibile un assetto storicamente bipolare".
Sulla possibilità di urne anticipate, "ormai mi sembra quasi impossibile votare prima. E' un peccato, perché sarebbe ora di consentire agli italiani di scegliere. Però questo tempo - osserva Berlusconi - ci consente di affrontare il tema della riforma elettorale, riprendendo l'accordo al quale si era giunti alla Camera, prima delle elezioni amministrative, su un sistema proporzionale di tipo tedesco".
L'ex premier ribadisce l'asse con il Carroccio. "L'alleanza con la Lega non è mai venuta meno. Il centrodestra dà spazio alle ragioni della Lega dal 1994. Sono certo che questo continuerà, non tanto per il lavoro delle diplomazie, ma perché condividiamo lo stesso progetto e lo stesso programma", anche se "ovviamente ci sono delle differenze".

 Guardando a sinistra, "D'Alema e Bersani sono figli di una cultura politica del Novecento sconfitta dalla storia. Renzi avrebbe dovuto essere un uomo nuovo, anche per ragioni generazionali", commenta Berlusconi. "In effetti non ha più nulla a che fare con il Comunismo, ma ha sostituito questa tradizione ideologica negativa con una gestione personale del potere fine a se stessa. Non ha certo portato il Pd a quel rinnovamento che pure sarebbe stato utile alla nostra democrazia".

giovedì 13 luglio 2017

RENZI: l'avvicendamento con LETTA voluto dalla minoranza pd


ROMA, 13 luglio - L'avvicendamento con Enrico Letta "è stata un'operazione politica voluta in primis dall'allora minoranza del Pd. E' stata un'operazione politica che io ho pagato a livello reputazionale, ma a livello politico ha smosso l'Italia. E quindi la rifarei", dice il segretario del Pd Matteo Renzi alla presentazione del suo libro "Avanti".
Nel libro Renzi scrive: "L'idea che si sia trattato di una coltellata alle spalle è una fake news alimentata da un nutrito club di editorialisti monotoni. Le ricostruzioni mettono in scena un golpe in piena regola, come se Letta fosse stato usurpato di chissà quale investitura democratica o popolare" e invece "l'unica volta in cui Enrico si era candidato alle primarie, nel 2007, aveva raccolto la miseria dell'11% dei voti. Più o meno la stessa percentuale di Civati qualche anno più tardi", prosegue. "Letta entra in modalità broncio. E la scena del passaggio della campanella segna un investimento del premier uscente: fare la parte della vittima funziona sempre in un paese in cui si ha più simpatia per chi non ce la fa che per chi ci prova. Ci sono intere carriere che vengono costruite sul vittimismo anziché sui risultati".
Secca la replica di Enrico Letta: "Mi è tornata in mente una frase ascoltata tanto tempo fa: 'Sono convinto che il silenzio esprima meglio il disgusto e mantenga meglio le distanze'. Da tempo ho deciso di guardare avanti e non saranno queste ennesime scomposte provocazioni a farmi cambiare idea. Gli italiani sono saggi e sanno giudicare". 
"La parola rottamazione - afferma Matteo Renzi a Rtl - non la metterò mai in soffitta. E' la mia parola. Ma condivido Richetti quando dice di essere piu' inclusivi". "Ma non ne posso piu' di parlare di noi. C'e' un italiano interessato a chi torna in Parlamento? Che gliene frega a cosa accade in Parlamento. Smettiamo - aggiunge il segretario Pd - di parlare di noi. Saremo credibili se parliamo di tasse, di pensioni, non di correnti interne".
"Ho sbagliato a comunicare, ad esempio, ho presentato gli 80 euro come una televendita". Ha detto l'ex premier, ma con un accento meneghino, imitando un po' la voce di Silvio Berlusconi. Il conduttore, notando l'inflessione particolare, gli chiede: "Ha fatto la voce di Berlusconi o Vanna Marchi". E Renzi, risponde: "A tutti e due, senno' creiamo un caso politico".

"A D'Alema auguro lunga vita. Auguri". Lo afferma Matteo Renzi citando la frase di D'Alema secondo cui vivrà per contrastare la carriera politica del segretario Pd. "L'antirenzismo al posto dell'antiberlusconismo? Ma D'Alema non e' mai stato anti-berlusconiano". Quanto al libro, secondo Renzi "D'Alema non c'entra niente". "Io ho solo parlato dell'incontro con Berlusconi. Il punto per me fondamentale, non e' personale. Se c'è un percorso comune, non puoi permettere che Berlusconi e D'Alema trovino un'intesa. Non funziona così'".

martedì 27 giugno 2017

RENZI: le polemiche nel centrosinistra agevolano gli avversari


ROMA, 27 giugno - "Le continue esasperanti polemiche nel centrosinistra alla fine non fanno altro che agevolare il fronte avversario. E' stato sempre così. Ma se in tanti pensano che il problema sia soltanto dentro il Pd, è chiaro che poi alle elezioni rischia di vincere qualcun altro". Lo dice il segretario del Pd Matteo Renzi durante la rassegna stampa del Nazareno #OreNove.
"Il dibattito sulla coalizione addormenta gli elettori e non serve. Non è di per sé la coalizione che segna la vittoria. E' il candidato, il leader, il territorio che segna la sconfitta o la vittoria ai ballottaggi". "Le coalizioni non sono l'argomento su cui intrattenere gli italiani per i prossimi 12 mesi. Quello che interessa loro è cosa facciamo sulle tasse. Le coalizioni affascinano gli addetti ai lavori, il modo con cui si risolvono i problemi è il nostro campo di gioco".
"Ha ragione Veltroni - ha detto il leader del Pd - non presentarsi contro ma per, è tema che giudico fondamentale". "La discussione su cos'è la sinistra e come si vince o si perde non può essere staccata dalla realtà. E' di sinistra fare i convegni sugli esodati o fare l'anticipo della pensione? Chi combatte il precariato: chi fa dotte analisi o chi concretamente permette di aumentare i contratti di lavoro a tempo indeterminato? Si vincono o si perdono le elezioni sui risultati ottenuti e sulle idee concrete e i progetti per il futuro. Su questo siamo più forti di tutti, non abbiamo da inseguire le scie chimiche", sottolinea il segretario. La nostra grande opportunità è discutere di idee. Trovatemene uno interessato alle coalizioni e gli diamo un premio fedeltà. Il principio un euro in cultura un euro in sicurezza lo sta riprendendo Macron", sottolinea.
"Non si rimettono in discussione - ha detto ancora - battaglie come quella sullo ius soli. Non si può cambiare idea per un sondaggio che dice che gli italiani sono meno favorevoli, tendenza che non è legata all'insicurezza sugli attentati. Non rinuncio a un'idea per un sondaggio, come non abbiamo rinunciato alla battaglia sui diritti civili, sul jobs act, sull'expo. Noi siamo capaci di prenderci le nostre responsabilità". 
Sulle banche venete "la posizione del governo l'ha espressa molto chiaramente Gentiloni: una scelta legittima e doverosa. La penso come lui, è legittima e doverosa nella situazione in cui si era, spero che i nostri parlamentari europei siano in grado di fare una grande battaglia perché i criteri molto selettivi delle banche venete siano applicate agli istituti di altri Paesi del Nord come quelli tedeschi".

martedì 16 maggio 2017

RENZI al padre TIZIANO: tu devi dire tutta la verità


"Io non voglio essere preso in giro e tu devi dire la verità in quanto in passato la verità non l’hai detta a Luca (Lotti) e non farmi aggiungere altro. Devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e riferire tutto quello che vi siete detti". Marco Lillo nel suo libro 'Di padre in figlio', anticipato oggi dal 'Fatto Quotidiano', racconta di una telefonata che sarebbe avvenuta il "2 marzo 2017 alle 9.45 di mattina" avvenuta tra Matteo Renzi e il padre Tiziano che il giorno successivo sarà interrogato dai giudici romani nell'ambito dell'inchiesta Consip in cui è indagato per traffico di influenze.
Nel corso della telefonata, si legge ancora sul 'Fatto Quotidiano', Matteo Renzi avrebbe chiesto conto più volte e con decisione al padre di un incontro con Romeo "nel periodo in cui l’amico Carlo Russo contrattava un pagamento di 30mila euro al mese per Tiziano con lo stesso Romeo". L’ex premier "sa - scrive Lillo - che rischia di essere intercettato". Ma lo avrebbe incalzato lo stesso a dire la verità, a ricordarsi tutti gli incontri e i luoghi e soprattutto se ha fatto o meno quella cena con Romeo.
Secondo Lillo la risposta di Tiziano Renzi sarebbe stata "sibillina": "Tiziano dice di no e che le cene se le ricorda ma i bar no". Il figlio insiste: "Devi immaginarti cosa può pensare il magistrato: non è credibile che non ricordi di avere incontrato uno come Romeo, noto a tutti e legato a Rutelli e Bocchino", avrebbe detto l’ex premier, invocando trasparenza su una vicenda "grave".
La telefonata si sarebbe conclusa con il segretario del Pd che ribadisce al padre di "dire la verità, in quanto in passato la verità non l’hai detta a Luca (Lotti) e non farmi aggiungere altro. Devi dire se hai incontrato Romeo e devi riferire tutto quello che vi siete detti".

domenica 14 maggio 2017

RENZI: a me e al Pd conviene votare a fine legislatura


ROMA, 14 maggio - "A me ed al Pd conviene votare a fine legislatura, tra febbraio e maggio del prossimo anno. Credo finirà così". Lo dice il segretario del Pd Matteo Renzi. "L'importante - ammonisce - è usare questi mesi non per le cose che interessano ai politici ma per cose concrete e dare una mano al governo Gentiloni, non fargli la guerra, per gestire i problemi veri come mettere i due miliardi per le periferie".

Legge elettorale - "Sulla legge elettorale purtroppo il Pd da solo non ha la maggioranza, altrimenti l'avremmo già fatta, e tutti quelli che hanno detto no al referendum adesso dovranno decidere da che parte stare. Spero ci sia una legge con principio che il cittadino possa decidere liberamente e la sua scelta corrisponda a un principio di governabilità". "No al proporzionale puro, dove ci sono inciuci", aggiunge.

Caso Banca Etruria - "De Bortoli ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro", dice Matteo Renzi a L'Arena parlando del caso Banca Etruria. "Se c'è favoritismo è un atto inaccettabile. In questo caso Boschi come tutti i membri del governo hanno dimostrato che non c'è nessun favoritismo".  "Penso che il tema di Banca Etruria torni ciclicamente. Su queste vicende ci vuole grande chiarezza: se qualcuno dice che il mio governo ha fatto favoritismi, reagisco perché non è vero. Banca Etruria fu commissariata dal mio governo: siamo stati molto duri con tutti". "Favoritismi per nessuno", ribadisce Renzi.

 "Noi diciamo: facciamo la commissione d'inchiesta. Andiamo a fare la commissione d'inchiesta e così non fondiamo la repubblica su pettegolezzo e sentito dire: andiamo a vedere le carte. Voglio la verità", sottolinea Renzi. "Soru, dopo essere stato riempito di accuse per mesi, è stato assolto. Le persone oneste non hanno niente di cui aver paura", aggiunge.
vitalizi - "E' un tema che giustamente vi sta a cuore: è fondamentale che i Cinque stelle votino la proposta di Matteo Richetti, che è seria. L'ultimo miglio è dire che le regole valgono per tutti, il contributivo deve valere anche per chi fa politica. Dopodiché io non ho vitalizio perché la nuova generazione ha già regole diverse". 

lunedì 1 maggio 2017

EMILIANO: resto nel PD, ma per fare la guerra a RENZI


BARI, 30 aprile - Matteo Renzi "si può dimenticare che noi facciamo quello che dice lui. Utilizzeremo la voce delle decine di migliaia di persone che ci hanno votato per impedirgli che rifaccia gli stessi errori, evitando di condividere le scelte. Se dovesse rifare questo gioco, lo scontro sarà frontale". Commentando la vittoria alle primarie dell'ex premier, il governatore Michele Emiliano è molto duro e annuncia che resterà nel Pd, ma per fare la guerra a Renzi.
E in un'intervista alla Repubblica delinea la sua "linea d'azione". "La prima cosa da capire, ora, sarà quello che vuole fare. Non mi sembra abbia preparato nulla, non abbiamo mai parlato di futuro e prospettive. Insomma, commettendo gli stessi errori del passato, non ha concertato nulla con nessuno".

"Io non lascio" - L'idea di lasciare il Pd non lo sfiora neanche lontanamente. "Non scherziamo - dice -. Abbiamo affrontato questo scontro a mani nude proprio per stare nel Pd, perché questo è il nostro partito. E per fortuna: se io e Andrea Orlando non ci fossimo candidati, cosa sarebbe rimasto? Tutto sarebbe stato renziano e la gente si sarebbe allontanata ancora di più dal partito. Abbiamo già ottenuto il nostro risultato principale: ora esistiamo". Perché "io di Renzi non mi fido. Non mi aspetto nulla da lui ma voglio capire cosa ha in testa. Noi ci siamo dati appuntamento il 6 maggio quando nascerà Fronte democratico". Si tratta di una nuova corrente interna di opposizione "composta da uomini liberi e forti - spiega -. L'obiettivo è tenere vivo il partito. E il segretario dovrà garantire la pluralità".

"Pd animale ferito" - Sarà difficile, secondo Emiliano, far rientrare i fuoriusciti dalemiani. "Loro, come i 5 Stelle, temo stiano festeggiando. La vittoria di Renzi è la migliore cosa che potesse capitargli. Il Pd oggi è un animale ferito che alle prossime elezioni rischia di stramazzare. Dobbiamo avere paura già delle amministrative".

"Prossime elezioni alla scadenza naturale" - Quanto alle politiche, continua, "si andrà a votare alla scadenza naturale, non prima. Il Pd non è in condizioni di andare alle urne, si deve organizzare. E soprattutto non possiamo fischiettare davanti al monito del presidente della Repubblica che per la seconda volta è intervenuto chiedendo la legge elettorale. Obbligheremo il Pd ad ascoltarlo e ad agire di conseguenza". Ed è stata "una bella mossa" quella di Di Maio che ha aperto al Pd per la legge elettorale: "Non sto parlando di alleanze, ma le intese istituzionali vanno prima di tutto valutate con i 5 Stelle, che l'opposizione la fanno certo meglio di noi".

domenica 30 aprile 2017

PRIMARIE PD, affluenza sul milione e 900mila, a RENZI "tra il 65 e il 70 per cento"


ROMA, 30 aprile - "L'affluenza sarebbe su 1,8-1,9 milioni di persone e "dai dati che abbiamo Renzi dovrebbe stare tra il 65 ed il 70 per cento". Così il portavoce della mozione Renzi Matteo Richetti parlando di "partecipazione importante".
Caos e accuse di brogli al sud. Accuse reciproche di brogli, seggi chiusi per irregolarità, con l'annullamento di tutti i voti espressi, e intervento delle forze dell'ordine. E' caos, al sud, alle primarie del Pd. Mentre a Napoli, a "vigilare" sulla regolarità del voto il Pd nazionale ha inviato il deputato Ernesto Carbone, dalla Sicilia alla Puglia, passando per la Calabria, i rappresentanti delle mozioni dei tre candidati non si sono risparmiati accuse di irregolarità, violazioni delle norme e brogli. Accuse che alla fine hanno portato la Commissione nazionale per il congresso a chiudere tre seggi - a Cariati (Cosenza), Nardò (Lecce) e Gela (Caltanissetta) - e ad annullare i voti già espressi.

lunedì 24 aprile 2017

PRESIDENZIALI FRANCIA, sollievo del centrosinistra italiano, esultanza di SALVINI

ROMA, 24 aprile - Il sospiro di sollievo del centrosinistra. L'esultanza della destra euroscettica. Il silenzio del Movimento Cinque Stelle e di Silvio Berlusconi. Il primo turno delle presidenziali francesi arriva al di qua delle Alpi in una veste molteplice, dividendo una politica italiana che guardava con crescente interesse al voto transalpino.
E se il Pd, a cominciare da Matteo Renzi, conferma il suo endorsement per Emmanuel Macron, il leader della Lega Matteo Salvini accoglie dalla Francia "il vento del cambiamento" e sottolinea come dalle presidenziali giunga un "chiaro messaggio" a Renzi e Berlusconi, quello del tramonto dei partiti tradizionali. Su questa scia Salvini confida nella vittoria finale di 'madame Frexit'. "Si metteranno tutti contro di lei? Poteri forti contro il popolo. Vittoria difficile ma non impossibile", scrive il segretario federale leghista dando il suo personale in bocca al lupo a Le Pen: "E' ora di liberarsi dalla gabbia di Bruxelles".
E perfettamente in linea è la più stretta alleata di Salvini, Giorgia Meloni. "Al ballottaggio due proposte di cambiamento, bocciati Ppe e Pse", è il primo commento della leader di Fratelli d'Italia che, subito dopo l'endorsement pro-Macron che arriva dal repubblicano Fillon e dal socialista Hamon, 'entra' già nella battaglia del secondo turno: "Contro le grandi ammucchiate, io sto con la Le Pen. Con il popolo, contro l'establishment".
Un messaggio, quello della destra, che in fondo guarda anche alle elezioni italiane e all'ipotesi, per nulla impossibile, delle grande intese tra Pd e FI. Dalle parti del Nazareno, invece, si respira l'aria di un pericolo scampato, quello di un ballottaggio tutto euroscettico tra Le Pen e Mélenchon. "Tocco ferro ma penso e spero che Macron ce la possa fare ad andare al ballottaggio. E se fossi francese voterei Macron", spiegava Renzi qualche minuto prima della chiusura dei seggi. E alla fine, il 'suo' candidato (leader del partito 'En Marche!' laddove uno degli slogan dell'ex premier per le primarie è "in cammino") accederà al secondo turno.
E' la prova che "oggi l'Europa è viva e forte più che mai", gioisce il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, dicendosi "sicuro" della sconfitta finale di Le Pen "e della sua propaganda basata su paura e rifiuto". Più timido, ma non meno netto, l'endorsement del ministro della Giustizia e candidato alle primarie Pd Andrea Orlando. Macron, è la sua premessa, "non è un candidato propriamente di sinistra" ma "è esplicitamente europeista".
E, è l'allarme di Orlando, "se vince Le Pen l'Ue comincia a traballare e si afferma una forza fascista". A sinistra del Pd, invece, si guarda a Mélenchon e al suo "straordinario risultato". Per Arturo Scotto di Mdp, "il socialismo europeo rischia l'estinzione" e la disfatta di Hamon è "una campana che suona per tutti, anche in Italia". Simile il ragionamento di Sinistra Italiana che, tuttavia, mostra di guardare con maggior convinzione alla radicalità di Mélenchon. "Rinasce la sinistra del popolo, merci Jean-Luc", è il tweet quasi festoso di Stefano Fassina.

domenica 2 aprile 2017

PD, i circoli hanno votato: Matteo Renzi al 68,22%


ROMA, 2 aprile - Alla fine delle votazioni dei circoli Pd il risultato è netto: Renzi rispetta le previsioni e conquista la maglia rosa, mentre Orlando non riesce a metterne in discussione la leadership. L'ex premier vince un po' ovunque e rilancia sulla legge elettorale. Secondo fonti mozione Renzi, Emiliano passa sul filo arrivando al 6,5-7%. La mozione Orlando denuncia 'anomalie' nel voto in varie Regioni: a Catania in 400 avrebbero votato senza tessera. 'Nessun broglio', replica la ministra Boschi. Sulla legge elettorale Renzi rilancia sulle Camere; "Facciano una proposta". E la Boschi: "Hanno bocciato tutto, tocca a loro". Anche Berlusconi in campo: 'Mattarellum inaccettabile'. Ecco il comunicato del Pd:
"Si stanno concludendo in queste ore in tutta Italia e all'estero i congressi dei circoli del Partito Democratico. L'affluenza al voto degli iscritti al partito per i congressi scrutinati è del 58,1%, che propone una proiezione finale di votanti compresa tra 235mila e 255mila. Al momento, con i dati raccolti dall'organizzazione del Partito che coprono circa 4mila circoli, le tre mozioni hanno ottenuto voti:
- Matteo RENZI 68,22% (141245 voti) - Andrea ORLANDO 25,42% (52630 voti) - Michele EMILIANO 6,36% (13168), per una somma totale di voti validi pari a 207.043".

domenica 12 marzo 2017

RENZI, chiude il Lingotto: l'elemento chiave è che qui c'è un popolo


TORINO, 12 marzo - “La politica è una cosa bella perché mette in moto le speranze e le emozioni. L’elemento chiave del Lingotto è che qui c’è un popolo. Qui non c’è un insieme di dirigenti che cercano di cambiare l’Italia. Ma c’è un popolo che ci crede, che ha dei valori, che si è mischiato. Un popolo che non si lascia distruggere da niente e da nessuno: il popolo del Partito Democratico”. Così Matteo Renzi aprendo il suo intervento nel terzo e ultimo giorno della kermesse democratica al Lingotto.

“Debolezza della mia leadership” – L’ex segretario del Pd ha detto che “qualcuno ha provato a distruggere il Pd” forte del fatto che “c’è stata una debolezza della mia leadership” ma, ha sottolineato, "non si sono accorti che c'è una solidità e una forza del partito indipendentemente dalla leadership". Renzi ha ringraziato Torino e “tutti coloro che sono giunti con una proposta”. Adesso, ha aggiunto, “c’è da scrivere un progetto per il Paese, sapendo che dopo il 4 dicembre il disegno di innovazione istituzionale è più debole di prima”.

Abbraccio agli altri candidati alla segreteria Pd – “Non facciamo polemica non nessuno, in particolar modo con i nostri compagni di strada”. Così, Matteo Renzi, ha mandato un “abbraccio ad Andrea Orlando e Michele Emiliano”, candidati con lui alla segreteria del Partito Democratico, in vista delle primarie che si terranno il 30 aprile.

Appello ai quarantenni - Renzi, parlando del Pd che verrà, ha detto che c’è bisogno di più leader. “Non vogliamo un partito di correnti -  ha detto Renzi – Voglio l’impegno dei quarantenni. Seguite l'esempio di Maurizio Martina. Sindaci, amministratori, parlamentari, tirate fuori il vostro orgoglio. Che aspettate a farvi sentire?”.

“Felici di lavorare con Gentiloni – Matteo Renzi ha dedicato una parte del suo intervento al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, presente in platea al Lingotto. “L’Italia – ha detto - non sarà più fanalino di coda al prossimo G7. È bello che a portare la voce dell’Italia al G7 sia Paolo Gentiloni. Bentornato a casa tua, presidente, siamo felici di lavorare insieme a te”


Da Renzi messaggio alla Sinistra – Renzi si è poi rivolto agli altri protagonisti di Sinistra: “Non è l’amarcord di una cosa che non c’è più – ha detto Renzi - Non è cantare Bandiera Rossa che significa essere di sinistra. Essere di sinistra significa scovare le storie più belle, che avevamo imparato a conoscere girando l’Italia in questi mesi. Io sento riparlare dell’Ulivo, in questa stagione, da persone che quell’Ulivo lo hanno distrutto dall’interno. Sento parlare chi ha fatto concludere in anticipo la stagione di Romani Prodi. Oggi chi parla di Ulivo può dire di essere più esperto di Xylella”.

Vogliamo sconfiggere Salvini alle elezioni” – Il giorno dopo l’intervento di Matteo Salvini a Napoli e la guerriglia urbana, inscenata per impedire al leader della Lega Nord di parlare, il sindaco Luigi De Magistris è finito nel mirino di Matteo Renzi. “È allucinante che un sindaco si schieri con chi sfascia la città per non far parlare qualcuno – ha detto Renzi - Non si sfascia Napoli per un principio allucinante. Noi stiamo dalla parte della democrazia e dal diritto di quel parlamentare. Anche se si chiama Matteo Salvini. Anzi, proprio perché si chiama Matteo Salvini deve parlare, perché vogliamo sconfiggerlo alle elezioni”.

Duro messaggio a Di Maio e Di Battista - Renzi ha anche parlato di giustizia e ha lanciato un “messaggio di solidarietà” a Virginia Raggi. “Noi siamo al suo fianco – ha detto l’ex premier - perché il garantismo vale per tutti e non a giorni alterni. Il garantismo non vale solo per i tuoi e non per gli altri. Il meccanismo di avere due pesi e due misure è la negazione della politica, della verità”. Poi, cambiando tono, Renzi ha lanciato “un appello” agli “amici parlamentari del Movimento 5 Stelle”, che “in questi giorni hanno detto parole infami su alcuni di noi”. “Voi che siete parlamentari – ha detto Renzi - date una dimostrazione coerente alla giustizia. Rinunciate alle vostre immunità e prendetevi le nostre querele. Di Maio e Di Battista, rinunciate alle vostre immunità e venite in tribunale e vediamo chi ha ragione e chi torto. Vi aspettiamo con affetto, e con gli avvocati”.

“Tutelo chi crea occupazione” – Dal Lingotto Renzi ha parlato della Fiat. “L’attività degli impianti Fiat – ha spiegato - non significa che abbia vinto questo modello di capitalismo. Ma se dovete difendere il lavoro, prima bisogna crearlo; non farci i convegni”. “Io difendo chi crea lavoro” ha affermato Renzi. Poi un messaggio alle istituzioni europee: “Il sistema di regole fiscale in Europa sia unico – ha chiesto l’ex premier -  Non è giusto che ci sia concorrenza fiscale da Dublino o da Amsterdam. Se ci sono le stesse regole per il deficit, devono esserci le stesse regole fiscali in Europa. Non voglio che mi facciano concorrenza sleale su questo”.

venerdì 10 marzo 2017

RENZI apre il Lingotto: vogliamo ricostruire un orizzonte di speranza


TORINO, 10 marzo - "Abbiamo fatto un superpieno, sono felice di essere qui con voi, siamo felici di essere insieme qui a Torino per ripartire insieme per un'avventura straordinaria". Matteo Renzi al Lingotto, apre così la tre giorni programmatica della sua mozione congressuale.
"Questo - dice Renzi - è un popolo che non parla mai male degli altri ed il primo messaggio è per Orlando e Emiliano, a loro auguro buon lavoro e l'assicurazione che da parte nostra mai una polemica ad personam come quelle che abbiamo subito noi per settimane. Dobbiamo ripartire dopo il brusco stop del referendum ma anche rispetto al post referendum. Sembra che qualcuno sogni di riportare indietro le lancette della storia. Ma noi abbiamo la responsabilità di fare tesoro degli errori, rilanciare sugli ideali e i contenuti e restituire una speranza al Paese. Ripartiamo dai luoghi che hanno segnato la nostra storia e tradizione.  Il futuro - sottolinea Renzi - non va più di moda ma è la nostra sfida, la paura è l'arma elettorale degli altri. Qui Veltroni - ricorda l'ex premier - volle il primo atto del nuovo Pd ma noi non siamo in un luogo della nostalgia, non pensiamo che il collante possa essere la nostalgia. Siamo qui per rivendicare il domani riconoscendo che il diritto alla verità si conquista lottando, c'è una differenza tra essere eredi e essere reduci.  Vogliamo ricostruire un orizzonte di speranza concreto sennò il futuro appartiene solo a chi dice solo di no. Se non lo facciamo noi non lo faranno altri".
Matteo Renzi rivendica all'azione del governo di questi anni il tentativo di restituire il primato alla politica. "La politica - spiega - deve essere capace di indicare una direzione, non dividersi tra correnti. La sfida non è il quotidiano nauseante ping pong di queste settimane e mesi che ha stancato anche gli addetti ai lavori e non ha senso. La crisi del 2008 ha portato un cambio totale dello schema di gioco e questa nuova diseguaglianza chiama la politica ad un sentimento muovo noi siamo quelli che rifiutano l'antipolitica ma non ci possiamo lamentare del grillino di turno perchè anti politica è il populista ma anche il tecnocrate che fa come gli pare. O il Pd dà una visione - scandisce - o diventa un soggetto che non esiste più". 
Nel corso del suo discorso, Renzi rivendica l'approvazione del reddito di inclusione e che la Camera abbia detto sì  la prima forma di organizzazione di lavoro autonomo, l'Eni ha firmato un accordo straordinario con gli americani sul Mozambico. 'Ieri - racconta - mi ha telefonato il sindaco di Amatrice annunciandomi di che si farà il centro sportivo con 20 alunni necessari di cui sei fuori regione. Ho ancora la pelle d'oca. Per tutte queste cose siamo convintamente al fianco di Gentiloni".
"Siamo qui - dice l'ex premier -  per discutere, dialogare, dividerci se serve. Dibattere restituendo un senso alla parola compagno, che viene da 'cum' e 'panis', colui che divide l'essenziale, la cosa più importante che ha. Se il mondo ci propone Trump e Le Pen e noi discutiamo tra noi, ci stiamo perdendo il senso alto della politica. Credo che l'Italia deve impegnarsi per l'elezione diretta del presidente della Commissione Europea ci vuole più democrazia e non burocrazia, non può esistere un rapporto politico slegato dal consenso. Iniziamo noi del Pse a dire che chi sarà il candidato lo sceglieremo con primarie transnazionali dando ai cittadini il potere e non lasciandolo solo agli addetti ai lavori. Non siamo qui per ripartire, perché non ci siamo mai fermati, non per motivarci perché siete più motivati di me, non siamo qui per cercare un titolo di giornale ma per discutere, dialogare, dividerci se serve".
"Chi spara contro questa comunità - precisa Renzi - non fa male solo ai militanti ma indebolisce l'argine del sistema democratico del paese. Deve essere chiaro che essere il segretario del partito e il candidato alla guida del governo non è solo da statuto o un ambizione personale, ma una consuetudine europea fondamentale. Se non fossi stato capo del partito non avrei ottenuto nessuno dei risultati, l'ho ottenuto avendo il 41%, il consenso della gente. Il mio biglietto da visita con la Merkel erano 11.2 milioni di voti presi dal Pd perché è il consenso la base di ogni rivendicazione.  Non abbiamo sciolto il nodo del modello di partito. La necessità di un metodo diverso e di maggiore collegialità è una priorità, sono il primo a riconoscerlo. E non a caso ho presentato il ticket con Martina".

Durante il suo discorso, Renzi ha annunciato la piattaforma web Bob: "Da domenica partirà la nostra piattaforma internet rinnovata si chiamerà non Rousseau con tutto il rispetto, ma un nome più a contatto con la storia del partito si chiamerà Bob, come Bob Kennedy chi vorrà avrà una sua password e suo pin. I circoli devono essere più aperti ma non dobbiamo lasciare il web a chi fa business e soldi con gli ideali degli altri. Abbiamo bisogno di fare di più sulla formazione politica, evitare alcune improvvisazioni al potere. Domani Massimo Recalcati racconterà una straordinaria esperienza del Pd milanese che partirà dal 20 maggio, con una scuola di formazione politica che durerà per quattro mesi che offriamo al partito". Ci sarà poi "una scuola nazionale che dura nove mesi per duecento persone, giovani, che si impegnano nella scuola pubblica. E se ci vogliono prendere in giro con 'Frattocchie 2.0' lo facciano. C'è bisogno di studiare"

giovedì 9 marzo 2017

RENZI. "Sulla CONSIP sto con i giudici"


ROMA, 9 marzo - Dal no all'aumento dell'Iva, ai dubbi sul taglio del cuneo fiscale. Alla vigilia del Lingotto, dove intende tracciare il programma dei "prossimi dieci-venti anni", Matteo Renzi manda dei segnali ben precisi sulla "manovrina" che il governo Gentiloni dovrà varare nei prossimi mesi. Ribadisce "pieno sostegno" al premier: "Giochiamo con la stessa maglia, nella stessa squadra, non conta chi fa gol". Ma sottolinea che se il voto è "previsto nel 2018", non si possono passare questi mesi a "parlarsi addosso: l'importante è fare cose concrete".

Consip, Renzi dalla parte dei giudici - Nello studio di Porta a Porta, Renzi torna sulla vicenda Consip, invocando processi "per arrivare alla verità". "Umanamente sono preoccupato per mio padre ma sto con i giudici" spiega. E sul piano politico respinge l'idea che esista un "sistema di potere toscano: è solo negli editoriali, non nella realtà". Certo, i renziani non nascondono la preoccupazione per i sondaggi che danno l'affluenza alle primarie in picchiata come conseguenza della scissione e delle inchieste. Ma confidano che da qui al 30 aprile la tormenta giudiziaria si calmi.  


Le primarie del Pd - Da qui al 30 aprile, l'ex premier dovrà battersi con Andrea Orlando e Michele Emiliano per la segreteria del Pd. "Orlando dicono sia forte tra gli iscritti e Emiliano nelle primarie aperte, io non lo so. Ho rispetto dei miei avversari e non passerò il tempo ad attaccarli. Uno l'ho scelto come ministro, l'altro l'ho aiutato a vincere in Puglia". Ma al governatore che si dice favorevole a una futura alleanza con i Cinque stelle replica: "A cena è andato con Berlusconi. Non so se Grillo sceglierebbe Emiliano... Io aspiro ad avere la maggioranza".

“Impossibile litigare con Gentiloni” - Con Gentiloni, con cui a più riprese rivendica un rapporto saldissimo e "l'impossibilità di litigare", si può arrivare a fine legislatura ma, sottolinea, solo se si "fanno le cose", senza restare immobili. In primo piano c’è la battaglia in Europa, a partire dall'unione fiscale. E poi una politica economica che non "sprema" i cittadini. "È un errore politico oggi aumentare l'Iva in un momento come quello che stiamo vivendo", afferma, dicendosi persuaso che quella che emerge in questi giorni non sia un'idea di Gentiloni ma di tecnici per i quali è "un evergreen".

lunedì 6 marzo 2017

ROMEO: mai incontrato Tiziano Renzi


ROMA, 6 marzo - "Il nostro assistito afferma di non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all'entourage dell' ex presidente del Consiglio". Lo affermano gli avvocati difensori di Alfredo Romeo, Francesco Carotenuto, Giovanni Battista Vignola e Alfredo Sorge, entrando nel carcere di Regina Coeli, dove ci sarà l'interrogatorio di garanzia per l'imprenditore arrestato per corruzione nella vicenda Consip, che dovrà spiegare i centomila euro dati, secondo l'accusa, al dirigente Consip Marco Gasparri per aver informazioni e 'dritte' sulle gare d'appalto. Gli chiederanno del 'pizzino' recuperato dalla spazzatura del suo ufficio in cui compaiono la lettera 'T' puntata preceduta da "30 mila euro mese": per i pm è Tiziano Renzi, padre dell'ex premier Matteo. Non si sa se Romeo deciderà di rispondere o no. "Vorrei non subire stalking", ha detto ieri Renzi senior a una troupe tv. "Mi state violentando in un momento privato", ha aggiunto. Presto potrebbe essere sentito anche l'ex deputato di An Italo Bocchino, lobbista di Romeo e indagato.

In settimana potrebbe svolgersi anche l'audizione di Michele Emiliano, governatore Pd della Puglia e candidato alle primarie per la segreteria del partito, testimone nell'inchiesta Consip. Emiliano ha raccontato al Fatto Quotidiano che l'imprenditore Carlo Russo, amico dei Renzi e indagato, gli era stato segnalato dall'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti e che per questo lo incontrò. Emiliano conserva alcuni sms di Lotti. Quest'ultimo, ora ministro dello Sport, è indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto per una presunta soffiata sulle indagini, ma respinge con forza qualsiasi accusa. "Hanno rinviato sistematicamente quest'interrogatorio", dice Emiliano, pm in aspettativa, "si vede che non è così urgente". 

domenica 5 marzo 2017

Sul padre inquisito GRILLO attacca, RENZI reagisce: vergognati


ROMA, 5 marzo - Botta e risposta tra il leader M5s Beppe Grillo e l'ex premier Matteo Renzi che ieri ha detto che se suo padre fosse colpevole dovrebbe avere "condanna doppia". Grillo va all'attacco: "Renzi rottama il padre". 
E la replica di Renzi non si fa attendere:  "Questo è mio padre. Buttati come sciacallo sulle indagini, se vuoi, caro Beppe Grillo. Mostrati per quello che sei. Ma non ti permettere di parlare della relazione umana tra me e mio padre". Lo scrive sul suo blog, in merito al caso Consip, l'ex premier Matteo Renzi rivolgendosi al leader M5S. "Caro Beppe Grillo ti scrivo", è l'incipit della 'lettera' di Renzi. "Spero che un giorno ti possa vergognare - anche solo un po' - per aver toccato un livello così basso", scrive Renzi. "Vedremo che cosa accadrà. Mio padre ha reclamato con forza la sua innocenza, si è fatto interrogare rispondendo alle domande dei magistrati, ha attivato tutte le iniziative per dimostrare la sua estraneità ai fatti. Personalmente spero che quando arriverà la parola fine di questa vicenda ci sia la stessa attenzione mediatica che c'è oggi. La verità arriva, basta saperla attendere".
Ma arriva anche la controreplica del leader M5s - "Si derottamano padri solo se la rottamazione è una gaffe comprovata, Matteo tu sei una gaffe esistenziale. Per una volta che leggo quello che dici non puoi prendetela con me. Fatti coraggio e rileggi a voce alta, magari ti aiuta". Così Beppe Grillo, su Facebook, controreplica alla 'lettera' che dal suo blog Matteo Renzi gli ha indirizzato.

lunedì 27 febbraio 2017

RENZI: la scissione? Scritta, ideata e prodotta da D'Alema. Voto nel 2018


MILANO, 27 febbraio - Matteo Renzi torna in prima serata tv dopo diverso tempo intervistato da Fabio Fazio a Che Tempo che fa Ecco i passaggi salienti.

"Le Elezioni sono previste nel 2018. Punto. Se Gentiloni vorrà votare prima lo deciderà lui".
"A me dispiace molto perché abbiamo fatto di tutto per evitare che chiunque se ne andasse ma abbiamo avuto l'impressione che fosse un disegno già scritto. Scritto, ideato e prodotto da Massimo D'Alema"."Possono chiedermi di dimettermi, di rinunciare alla poltrona ma non di rinunciare a un ideale", aggiunge. "A D'Alema dico, non scappare, vieni, corri e vediamo chi ha più consenso e più voti". 
Scissione nel Pd rimediabile? "Credo sia una cosa molto di palazzo, la stanno facendo sulla data del congresso, io farò di tutto perché si vada il più possibile insieme. Possibile che il problema della sinistra in Italia sia Renzi? Ci raccontino cosa pensano dell'Italia, rimettiamo al centro l'Italia. Non ne posso più di questo dibattito, figuriamoci i cittadini". 
"La nostra proposta era il modello dei sindaci, ma ora (dopo il referendum ndr) è andata, non c'è più. Allora spero che il Parlamento faccia almeno una legge come il Mattarellum. Però io sono fuori. Da uomo forse più potente d'Italia ora sono privato cittadino. Ai parlamentari dico 'tocca a voi per consentire ai cittadini di scegliere'". 
"Anche la destra si scinde" ma "loro sono più furbi di noi, litigano prima delle elezioni e alle elezioni si mettono sempre insieme".
"Il mio obiettivo non è che debba tornare io" ma "voglio che l'Italia non si rassegni alla logica del 'son tutti uguali'. Per questo i milioni di italiani che hanno votato Si meritano, anche con me, ma non necessariamente con me, di essere rimessi in campo".
Sul suo periodo da ex premier a chi gli chiede se abbia perso amici Renzi risponde: "Sono tornati gli amici veri, e sono tanti"

domenica 26 febbraio 2017

SPERANZA: Gentiloni deve avere paura di Renzi, non di noi


ROMA, 26 febbraio - "Gentiloni deve aver paura di Renzi, non di noi". Lo dice Roberto Speranza, uno dei leader Dp. "Noi cercheremo di portare nella sua agenda i temi sociali - aggiunge -, ma non gli faremo mancare il nostro appoggio. Faremo battaglie sociali, certo, ma Gentiloni non deve aver paura di noi. Renzi invece ha un atteggiamento ambiguo. La sua corsa verso il voto è un tentativo di rilegittimare la sua leadership indebolita".
"E' Renzi che ha voluto la scissione" - Ritornando al tema della rottura interna al Pd, Speranza spiega parlando a SkyTg24: "Ci ho creduto sino in fondo che si evitasse la rottura. Invece lui, Renzi, l'ha cercata e passerà alla storia come colui che ha spaccato il Pd". Non si sbilancia poi su chi potrebbe arrivare a presiedere i nuovi gruppi parlamentari di Camera e Senato: "Lo decideranno i gruppi che si riuniranno martedì - dice -. Il problema oggi non è trovare i capigruppo, ma tornare a parlare agli elettori per dirgli che c'è una possibilità di riaprire il dialogo sui temi della sinistra".

"Recupereremo chi non si fida più del Pd e di Renzi" - "Il campo del centrosinistra potrebbe essere più forte - riprende -. Ci sono molti elettori che ora non sono più disponibili a votare un Pd a trazione renziana. Molti non hanno capito il suo atteggiamento, oltre che sul lavoro e la scuola, anche sul referendum delle trivelle. Molti non si fidano più del Pd di Renzi. Serve una forza che segni la discontinuità con lui per limitare l'avanzata dei populismi".

Sulla possibilità che il nuovo movimento riesca a parlare a un gran numero di elettori del centro sinistra Speranza non ha dubbi e cita a questo proposito anche un sondaggio del "Corriere della Sera" che dava la nuova forza oltre il 9%. "Ma il punto sono le fratture che si sono consumate in questi anni. Una parte dell'elettorato si sente orfano. Gli insegnanti, ad esempio, hanno fatto il più grande sciopero della storia della Repubblica" contro la legge del governo Renzi. "E un grande soggetto plurale del centrosinistra che recuperi i valori di quel mondo non c'entra con la 'cosa rossa'. Noi vogliamo ripartire dalla Costituzione. A cominciare dall'articolo 1, quello sul lavoro".

venerdì 17 febbraio 2017

ULTIME PROVE DI DIALOGO, Renzi telefona a Emiliano

ROMA, 17 febbraio - Ultimi tentativi di mediazione nel Pd in vista dell'assemblea di domenica. Matteo Renzi telefona a Michele Emiliano. "Matteo Renzi - scrive su Facebook -mi ha chiamato e abbiamo parlato. Spero che il nostro confronto sia utile alle sue prossime decisioni".
Intanto fa discutere il fuorionda del ministro Graziano Delrio con Michele Meta durante un incontro sul trasporto pubblico nella Capitale. "Non ha fatto neanche fatto una telefonata, su... come cazzo fai in una situazione del genere a non fare una telefonata?.
Entrando poi a Palazzo Chigi, Delrio corregge il tiro e commenta l'appello di Renzi ad evitare la scissione, invito lanciato oggi dal segretario Pd dalle pagine del Corriere della Sera: "Renzi ha fatto un appello, è più di una telefonata - ha detto il ministro -: ha tolto ogni alibi a coloro che pensano che la scissione si possa fare su una settimana in più o in meno per il congresso. Se qualcuno ha deciso nessuno lo farà desistere, ma tutti sono indispensabili nel partito e adesso non ci sono più alibi. E' il momento della responsabilità da parte di altri, la maggioranza ha fatto tutto il possibile". 
Salvare il Pd è ancora possibile, aveva detto infatti Renzi al Corriere, "faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno, torniamo a parlare di Italia". Il segretario ha detto che non accetterà "ricatti", che il congresso va fatto, come chiesto dalla minoranza, e che sui tempi "c'è lo statuto".

"Io voglio evitare qualsiasi scissione", afferma l'ex presidente del Consiglio. "Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione, io dico congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono 'comunque scissione', il dubbio è che si voglia comunque rompere. Che tutto sia un pretesto".

RENZI alla minoranza: fermatevi. Emiliano: Matteo va incontro a delle Waterloo


ROMA, 17 febbraio - "Renzi non è il leader che dà maggiore importanza al gruppo, ma dà importanza a se stesso e al suo punto di vista. E' napoleonico, quindi va incontro inevitabilmente a delle Waterloo. Nel senso che cerca a tutti costi vittorie e rivincite con una spietatezza anche nei confronti di chi ha un punto di vista diverso. Questo secondo me sta pesando". Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ad Agorà.
L'appello di Renzi - Salvare il Pd è ancora possibile, "faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno, torniamo a parlare di Italia". Lo dice Matteo Renzi in un'intervista in apertura del Corriere della Sera in cui sottolinea che non accetterà "ricatti", che il congresso va fatto, come chiesto dalla minoranza, e che sui tempi "c'è lo statuto". "Io voglio evitare qualsiasi scissione", afferma l'ex presidente del Consiglio. "Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione, io dico congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono 'comunque scissione', il dubbio è che si voglia comunque rompere. Che tutto sia un pretesto. Toglieremo tutti i pretesti, tutti gli alibi. Vogliono una fase programmatica durante il congresso? Bene. Ci stiamo".

"In America c'è Trump, l'Europa rischia di sgretolarsi se vince la Le Pen, i grillini sono alti nei sondaggi nonostante gli imbarazzanti risultati di Roma, Berlusconi e Salvini sono pronti a riprendersi la scena. Domando: chi ci va dai militanti della Festa dell'Unità a spiegare perché si deve rompere il Pd?", si chiede. Sui tempi del congresso Renzi sottolinea che non è lui a decidere: "C'è uno statuto. Ci sono delle regole". Il Pd, rimarca, "non è un partito personale, ma essere un partito democratico significa accettare anche il dibattito. Il confronto. La democrazia interna. La minoranza deve sentirsi a casa. Ma sentirsi a casa non significa che o si fa come dicono loro o se ne vanno". Quanto al voto, dice, "non sarò io a decidere la data, non sono più il presidente del Consiglio, deciderà il presidente della Repubblica, sulla base della situazione politica". E Gentiloni "merita il nostro sostegno sempre, non 'provvedimento per provvedimento' come sosteneva qualcuno fino a qualche giorno fa". Renzi risponde anche a una domanda sulla notizia del padre indagato per traffico di influenze nell'inchiesta Consip esprimendo "fiducia totale nella magistratura". "Guai a chi fa polemica, gli inquirenti hanno il dovere di verificare tutto".
Matteo Renzi, dopo la riunione della direzione di lunedì, cerca una mediazione per evitare lo strappo con la minoranza all'assemblea di domenica ma la situazione sembra ormai compromessa. L'ultimo incontro tra Lorenzo Guerini e Pier Luigi Bersani con la proposta renziana di un confronto programmatico nei tempi del congresso è stata respinta al mittente dall'ex segretario che chiede al leadem dem e ai suoi di "fermarsi" e di non "stravolgere il Pd per le velleità di una persona sola". Renzi, al Nazareno, ha incontrato tutti gli esponenti della maggioranza, da Piero Fassino a Maurizio Martina. Ma alla luce del fallito incontro tra Guerini e Bersani, l'impressione al vertice Pd è che la minoranza abbia tratto il dado della scissione.