Visualizzazione post con etichetta alfano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alfano. Mostra tutti i post

venerdì 12 maggio 2017

PROVVISIONATO liberato in MAURITANIA sta tornando a casa


ROMA, 12 maggio - "Cristian Provvisionato è libero. Sta rientrando in Italia. Gli ho parlato. Grazie alle autorità della Mauritania. Un altro obiettivo centrato". Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Angelino Alfano su Twitter. "#Provvisionato.Torniamo a casa. Cristian potrà riabbracciare i suoi cari. Grazie ad autorità mauritane e a squadra della Farnesina", questo il tweet del sottosegretario agli esteri Enzo Amendola dopo l'annuncio della liberazione di Cristian.
Provvisionato era stato fermato in Mauritania alla fine di agosto del 2015 ed era da allora in custodia cautelare. Il 26 aprile Alfano aveva ricevuto Doina Coman, la madre di Cristian Provvisionato e le aveva confermato il massimo impegno per giungere ad una rapida soluzione della vicenda. La donna, preoccupata per le condizioni di salute del figlio, aveva poi chiesto visibilità a Fiorello, ospite dello Speaker's corner di Edicola Fiore
Provvisionato era partito per la Mauritania ad agosto 2015 per un incarico di lavoro affidato dalla società di investigazioni milanese Vigilar Group per conto dell’indiana Wolf Intelligence, che si occupa di tecnologie per le intercettazioni. In Africa avrebbe dovuto sostituire un connazionale che doveva rientrare in Italia per motivi familiari. Dopo due settimane però Cristian è stato arrestato e condotto in carcere a Nouakchott, la capitale. Per sette mesi non sono state formulate accuse nei suoi confronti, finché non è stato accusato di truffa informatica di un milione e mezzo di euro ai danni dello Stato. Ma lui si è sempre dichiarato innocente ed estraneo ai fatti.

sabato 29 aprile 2017

Migranti e ONG, ALFANO dà ragione al procuratore, ORLANDO lo rimbecca


ROMA, 20 aprile - E' scontro nel governo dopo le parole del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro sui rapporti tra Ong e trafficanti di migranti. "Io gli do ragione al 100%", dice il ministro degli Esteri Alfano. Ribatte Orlando, ministro della Giustizia: "Non si era accorto quand'era ministro dell'Interno?". Il premier Gentiloni: "Ong preziose, ma la magistratura vada avanti". Al pm arrivano invece critiche da Grasso: "Parla d'indagini fuori ordinamento".
Per il presidente del Senato è sbagliato che un magistrato parli prima delle indagini e "tutto questo è stato strumentalizzato da una parte politica che è contro l'accoglienza, contro l'integrazione". E sugli attacchi del M5s a chi accusa il pm Zuccaro, Grasso dice: "Il problema è che chi cavalca quelle dichiarazioni poi difende la fonte di quelle dichiarazioni". "Bisogna scindere il problema politico dal problema giudiziario e delle indagini, sono due aspetti assolutamente diversi", aggiunge.

Anche il premier Paolo Gentiloni è tornato sulla vicenda. "Se ci sono da parte della magistratura delle informazioni attendibili e credibili - afferma - non sarà certo il governo a contrastarle, ma distinguiamo questo dal fatto che per noi l'attività delle organizzazioni di volontariato è preziosa e benvenuta". "L'attività delle Ong - aggiunge - è preziosa e benvenuta". Ci sono traffici? "La magistratura indagherà". I volontari che salvano vite umane "sono benvenuti".

Per il ministro degli Esteri Angelino Alfano "il procuratore Zuccaro non ha generalizzato, non ha sparato genericamente su tutte le Ong, ma occorre andare fino in fondo e penso". E ancora: "Sono degli ipocriti e dei sepolcri un po' imbiancati tutti quelli che si indignano a comando. Cioè, se i magistrati dicono delle cose che a loro piacciono, allora i magistrati possono parlare; se dicono cose che a loro non piacciono, i magistrati devono stare zitti".

"Spero che non sia solo la Procura di Catania a occuparsi di questa vicenda: noi abbiamo fatto un grande sacrificio nel salvataggio di vite umane. Però - prosegue Alfano - bisogna anche capire come fanno alcune Ong, e non tutte, neanche la mia è una generalizzazione, a spendere tutti questi soldi solo con i finanziamenti dei sostenitori. Boh, vediamo. Bisognerà accertarlo e spero che siano alcune, e non una sola, le Procure che lavorano su questo".

Sul caso delle Ong, sostiene il ministro della Giustizia Andrea Orlando, "Alfano ha più elementi di me" per giudicare le affermazioni del procuratore di Catania, "perché ha fatto il ministro dell'Interno". "Ma se dice che ha ragione, la domanda che sorge spontanea è: non se n'è accorto quando era ministro degli Interni?". Orlando, candidato alla segreteria del Pd, ironizza anche sulla convergenza di posizioni tra Alfano e Di Maio: "Magari in futuro potrebbero fare anche alleanze insieme", scherza.


Di Maio: "Attaccano Zuccaro? Indaga su Cara Mineo..." - "Perché la politica sta attaccando Zuccaro? Forse perché sta indagando sul Cara di Mineo? Il serbatoio di voti dei partiti siciliani e non solo". Lo scrive Luigi Di Maio su Facebook tornando sul caso Ong-migranti.

"Il governo ha iniziato una crociata contro il procuratore di Catania Zuccaro e ha chiesto di farsi spalleggiare dai due Presidenti delle Camere - Boldrini e Grasso - che dovrebbero essere due cariche al di sopra delle parti e che invece hanno deciso di prendere parte alla fiera dell'ipocrisia sulle Ong. Da queste persone non accetto lezioncine sulla responsabilità delle cariche istituzionali!".

"La ridicola indignazione di questi giorni la ricordo, è la stessa di due anni fa, quando attaccavamo le cooperative che facevano business sull'immigrazione. Poi - conclude Di Maio - hanno dovuto chiederci scusa perché avevamo ragione. Faranno lo stesso sullo scandalo Ong. Vedrete".



venerdì 7 aprile 2017

Raid in Siria, ALFANO: azione militare Usa proporzionata


ROMA - "L'Italia comprende le ragioni di un'azione militare Usa proporzionata nei tempi e nei modi, quale risposta a un inaccettabile senso di impunità nonché quale segnale di deterrenza verso i rischi di ulteriori impieghi di armi chimiche da parte di Assad, oltre a quelli già accertati dall'Onu". Lo dichiara il ministro degli Esteri Angelino Alfano una nota sottolineando che "il governo segue con la massima attenzione gli sviluppi nel Mediterraneo, tenuto conto dei suoi molteplici e diretti interessi alla sicurezza e alla stabilità della regione".
"Gli attacchi scanditi nella notte dall'aeronautica Usa contro il territorio siriano rischiano di costituire una chiara violazione del diritto internazionale. Non solo, dimostrano per l'ennesima volta il reale valore che le potenze del mondo attribuiscono alle Nazioni Unite. Un valore nullo". Lo dicono i gruppi M5s di Camera, Senato ed Europarlamento. "L'Italia resti fuori da questo risiko: la soluzione ad una guerra non può essere un'altra guerra".
Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, prende le distanze dall'attacco Usa in Siria. "Missili Usa sulla Siria pessima idea e regalo all'Isis. Forse per i problemi interni, forse mal consigliato dai guerrafondai che stanno ancora cercando le armi chimiche di Saddam Hussein, Trump in Siria fa la scelta più sbagliata e riapre una guerra contro il terrorismo islamico che era già stata vinta. Forse qualcuno a Washington vuole ripetere i disastri dell'Iraq, della Libia e delle primavere arabe con tutte le devastanti conseguenze per Italia e Europa?", si legge in una nota del segretario del Carroccio.
"Lascia perplessi l'attacco missilistico Usa in Siria prima che sia stata fatta piena luce sull'uso di gas letali nella città di Idlib". Lo afferma Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, sottolineando che la priorità dev'essere la lotta all'Isis e auspicando che Trump non segua "la folle politica" di Obama di "sostanziale sostegno" ai fondamentalisti islamici ed esca dalla "vergognosa ambiguità" degli Usa nell'area mediorientale.

giovedì 6 aprile 2017

ALFANO "scomunica" il senatore TORRISI

ROMA, 6 aprile - Angelino Alfano 'scomunica' Salvatore Torrisi dopo la vicenda di ieri della sua elezione a presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato. "Prendo atto della scelta del senatore Torrisi - ha detto il presidente di Alternativa popolare Angelino Alfano -. Amen. Ha scelto la sua strada. La nostra è diversa: il senatore Torrisi non rappresenta Ap al vertice della commissione Affari costituzionali". 
"Torrisi, che è persona stimata - aveva detto in mattinata Alfano, parlando nella sede di Ap - mi ha chiesto 24 ore per rifletterci. Ma visto che si tratta di una questione di principio è chiaro che una sua permanenza alla presidenza è incompatibile con Ap". "Noi - ha puntualizzato Alfano - abbiamo votato a favore del candidato del Pd perché quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali". "Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza. Ogni volta che facciamo battaglia politica - conclude Alfano - andiamo avanti a viso aperto, in chiaro".
"Mi sembra inconcepibile, assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano": aveva risposto il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi commentando la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. "Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose - aggiunge - Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni".
Poi da Alfano l'attacco al Pd e al presidente che ieri ha chiesto un incontro al capo dello Stato dopo la vicenda: "Da Orfini - aveva detto Alfano - ho sentito parole surreali. Siccome non siamo nati ieri e abbiamo capito il giochino dico che non ci stiamo. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e andare al voto anticipato lo dica chiaro". 
Matteo Renzi lancia la sfida: "Il fronte del no al referendum, al Mattarellum, all'Italicum, quello che ha votato Torrisi e ora è maggioranza, adesso ci faccia qualche proposta".
Poi Renzi, incontrando i parlamentari della sua mozione, spiega: "Un episodio grave e profondamente antipatico, non si può tornare al linguaggio della prima repubblica. La parola crisi di governo non la vogliamo sentire pronunciare. Questi sono giochini da prima repubblica".

venerdì 27 gennaio 2017

PISAPIA, no al listone unico con ALFANO


ROMA, 27 gennaio - Partiti al bivio dopo la sentenza della Consulta sulla legge elettorale. In attesa delle motivazioni si studiano le strategie in base al sistema di voto che potrebbe ora emergere dal recepimento da parte del Parlamento delle modifiche chieste dalla Corte Costituzionale. E uno dei nodi da affrontare sembra quello della lista o 'listone' con la quale presentarsi a un eventuale tornata elettorale visto che, bocciato il ballottaggio per la Camera, ad accapararsi il premio di maggioranza sarebbe solo chi fosse in grado di superare il 40% dei voti soglia che al momento, anche stando ai sondaggi, appare proibitiva per tutti. 
Dice no un listone unco anche con Ncd l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia. "Come ho anche ribadito ieri in un incontro pubblico per me, e non solo per me, sarebbe un incubo ed è folle solo pensarlo". Così sul suo profilo twitter l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha risposto al giornalista Antonio Polito che, sempre su twitter, gli aveva chiesto se "entrerebbe in un listone unico con il Pd e Alfano". 
"No: zero assoluto. Io non soffro di incubi. Se ne ho avuto qualcuno, è stato migliore o peggiore ma non uguale a questo". Lo scrive su twitter il ministro degli Esteri e leader Ap Angelino Alfano rispondendo ad Antonio Polito che gira all'ex titolare del Viminale la stessa domanda rivolta a Giuliano Pisapia.
Non esclude totalemente l'ipotesi di coalizioni, invece, il leader della Lega Matteo Salvini: "Le due strade, andare da soli o in coalizione, sono entrambe aperte e le stiamo esplorando", ha detto in una conferenza stampa dopo il Consiglio Federale del Carroccio a Milano. 

mercoledì 6 luglio 2016

ALFANO: barbarie illegale. Opposizioni: si dimetta


ROMA, 6 luglio - "Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant'anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto 'pressioni' presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni".  Lo dice il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, commentando l'inchiesta della Gdf su corruzione e riciclaggio aggiungendo che è "indegno" dare credito a "due signore che parlano, anche insultandomi" e "non so chi siano". "Le due signore che parlano, anche insultandomi - rileva Alfano, riferendosi all'intercettazione in cui la segretaria di Raffaele Pizza parla di 80 curriculum per Poste Italiane inviati dal padre del ministro - non so chi siano, ma quell'uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato". "Nel frattempo - aggiunge - il contenuto reale dell'inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati".
 Il Tiap, ossia il sistema di informatizzazione nel settore penale "è sicuro, è strettamente controllato dal Ministero ed è di proprietà del Ministero non casualmente ma a garanzia delle informazioni trattate". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, interpellato sui risvolti dell'inchiesta sulla 'cricca' che tentava di mettere le mani sugli appalti dei ministeri e sull'ipotesi che stesse cercando di insinuarsi anche in quelli legati al Tiap per violarlo e accedere ai fascicoli delle procure.
Le opposizioni: Alfano si dimetta - "Ministro Alfano, faccia una cosa giusta: dimissioni. Non per l'assunzione del fratello alle Poste o per quello che avrebbe fatto il padre, ma per la sua totale incapacità di difendere i confini e la nostra sicurezza, i cittadini italiani e le stesse Forze dell'Ordine. #angelinoacasa". Così Matteo Salvini su Facebook commenta la vicenda che vedrebbe coinvolto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.
 "Poste Italiane SpA, sta per "Poste Italiane Società per Alfano"? Le intercettazioni telefoniche inchiodano letteralmente il ministro degli Interni del Governo Renzi. Tra il padre che invia 80 curriculum alle Poste e l'assunzione del fratello del ministro nella stessa società, dovrebbe rassegnare oggi stesso le dimissioni" lo dichiarano i capigruppo M5S di Camera e Senato Laura Castelli e Stefano Lucidi. "Tra l'altro il caso dell'assunzione del fratello di Alfano fu denunciato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle il 18 settembre 2013 in una interrogazione a prima firma Andrea Coletti che non ha mai avuto risposta" continuano Castelli e Lucidi. "Chiediamo le immediati dimissioni del ministro degli Interni, se vuole per chiederle siamo pronti ad inviare un raccomandata senza ricevuta di ritorno tramite "Poste Società per Alfano"...", concludono i capigruppo M5S.

"Siamo al terzo grave scandalo che vede coinvolto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, nel giro di poco più di tre anni. Il primo risale all'inumana estradizione di Alma Shalabayeva e dei suoi figli, il secondo riguarda lo spostamento del prefetto di Enna ad Isernia su cui sta indagando la Procura di Roma e adesso il suo nome è nuovamente nelle carte di un'altra inchiesta insieme al padre e al fratello. E' chiaro che la misura è colma, per questi motivi il gruppo parlamentare di Alternativa Libera - Possibile, chiede al Ministro Alfano di rassegnarsi e di rassegnare immediatamente le dimissione per togliere il Paese e se stesso da questo imbarazzo senza dover costringere il Parlamento a votare una mozione di sfiducia". Lo affermano i capigruppo di Possibile e Alternativa Libera, Pippo Civati e Massimo Artini.
"Angelino Alfano sta facendo bene il suo lavoro di ministro e le cose che leggiamo non coinvolgono né il suo lavoro né la correttezza del suo comportamento. La richiesta di dimissioni è pretestuosa". Lo afferma il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, interpellato sulla richiesta di dimissioni del ministro dell'Interno avanzata da M5s, Lega e Si.

INTERCETTAZIONI, gli 80 curricola per le POSTE del papà di ALFANO


ROMA, 6 luglio - Dopo il fratello, anche il padre. Il nome di Angelino Alfano spunta nuovamente all'interno dell'inchiesta che vede tra gli indagati anche il parlamentare di NcdAntonio Marotta, l'ex sottosegretario all'Istruzione, Giuseppe Pizza, e il fratello. Il papà del ministro dell'Interno, stando a un'intercettazione, avrebbe fatto pressioni su una segretaria per delle assunzioni alle Poste inviando 80 curriculum accompagnati dalla frase: "Tu buttali dentro".
Per favorire "l'illecito accaparramento di commesse pubbliche" la cricca su cui indaga la procura di Roma si sarebbe avvalsa soprattutto delle "solide entrature" di Raffaele Pizza, il faccendiere fratello dell'ex sottosegretario Giuseppe, "in ambienti politico-istituzionali e con soggetti apicali di enti e società pubbliche, come Inps, Inail, Poste Italiane, Consip, Ministero della Giustizia, Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca ed Enel".

E' proprio Raffaele Pizza, secondo le intercettazioni diffuse dal Corriere della Sera, a sostenere di aver facilitato, grazie alle sue conoscenze, l'assunzione del fratello del ministro Alfano alle Poste. Ed è sempre il faccendiere, parlando con il collaboratore del Viminale, che assicura che provvederà a dare i 10mila euro di differenza tra lo stipendio effettivo di Alessandro Alfano e quello massimo previsto per il suo ruolo.

Le mani della cricca sul software delle Procure - Gli atti d'inchiesta comprendono un capitolo ancora "aperto", relativo alle mire degli imprenditori Danilo Lucangeli e Gianni Nastri sul Tiap, il cosiddetto "software delle Procure". La figura chiave in tale contesto è sempre quella di Raffaele Pizza, "promotore di attività di lobbying" in quanto "interessato - scrivono gli inquirenti - a veicolare all'interno della pubblica amministrazione soggetti interessati alla gestione del sistema di Trattamento informatizzato atti processuali". Dalle intercettazioni spuntano inoltre riferimenti a decine di altri nomi, tra cui quelli di Roberto Rao (consigliere economico del ministro della Giustizia), Gianni Di Pietro (ex deputato del Pd), Massimo Sarmi (ex a.d. di Poste Italiane), Giovanni Legnini (vicepresidente del Csm) e Marco Carrai (finanziere e uomo fidato di Matteo Renzi).

La segretaria: "Il padre di Alfano mi ha mandato 80 curricula" - Il padre del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, avrebbe mandato 80 curricula per presunte assunzioni alle Poste. E' quanto si evince da un'intercettazione nell'inchiesta "Labirinto". Parlando di Alfano, una delle indagate dice: "La sera prima mi ha chiamato suo padre, mi ha mandato ottanta curricula, ottanta, dicendomi non ti preoccupare, tu buttali dentro".

A colloquio sono Marzia Capaccio, segretaria del faccendiere Pizza, e un'altra persona, Elisabetta C..

Capaccio: "io ti ho spiegato cosa ci ha fatto a noi Angelino...".
Elisabetta: "e...lo so...lo so...lo so...".
Capaccio: "cioè noi gli abbiamo sistemato la famiglia...questo doveva fare una cosa....la sera prima...mi ha chiamato suo padre...mi ha mandato ottanta curricula... ottanta....".
Elisabetta: "aiuto....aiuto...".
Capaccio: "ottanta.... e dicendomi...non ti preoccupare....tu buttali dentro...la situazione la gestiamo noi...e il fratello comunque è un funzionario di Poste....anzi è un amministratore delegato di Poste...".
Elisabetta: "si..si..lo so..lo so...".
Capaccio: "e questo è un danno che ha fatto il mio capo (ndr. Pizza)...io lo sputerei in faccia solo per questo...".
Elisabetta: "vabbè...tanto ce ne sono tanti Marzia...è inutile dirsi...questo è il sistema purtroppo...".
Capaccio: "sì ma io l'avevo già capito che questo guardava solo ai cazzi suoi...glielo avevo già detto...io a differenza tua non mi faccio coinvolgere più di tanto, perché cerco di razionalizzare un attimo di più e di valutare le persone che ho davanti...cosa che il mio capo...purtroppo in alcune circostanze nonostante la sua esperienza non è in grado di fare...".

martedì 16 giugno 2015

ALFANO: abbiamo ottenuto a STRASBURGO quote di ricollocamento viincolanti dei migranti

VENTIMIGLIA, 16 giugno - Dalle 8 di questa mattina è in corso lo sgombero dei profughi che da giorni sono ammassati al confine con la Francia di Ponte san Ludovico, lungo l'Aurelia. Due immigrati sono stati fermati dalle forze dell'ordine durante l'operazione di carabinieri e polizia, dove ci sono stati momenti di tensione: alcuni migranti hanno opposto resistenza passiva e sono stati caricati di peso dagli agenti in tenuta antisommossa sui bus con destinazione stazione ferroviaria. Ci sono stati alcuni contusi, altri profughi hanno accusato malori.
Alfano da Strasburgo: 'Abbiamo chiesto ed ottenuto che le quote del meccanismo di ricollocamento siano vincolanti per tutti. Per la prima volta si è affrontato il tema del superamento di Dublino'.

giovedì 30 ottobre 2014

ALFANO: lontana anni luce da noi l’idea di manganellare gli operai

Il ministro Alfano in Senato
ROMA - "Vogliamo istituire un tavolo permanente di confronto al Viminale con i sindacati per gestire al meglio le manifestazioni". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, riferendo al Senato sugli scontri a Roma al corteo dei lavoratori Ast. "E' lontana anni luce da noi l'idea di manganellare gli operai, così come penso sia lontana dagli operai la volontà di scaricare tensioni occupazionali sulla polizia", ha poi aggiunto.
"Solidarietà agli operai e agli agenti feriti" - Alfano ha espresso la sua personale solidarietà ai lavoratori dell'Ast e della polizia feriti negli scontri di Roma. "Serve un senso di responsabilità di tutti per evitare una scintilla che rischierebbe di innescare pericolose derive", ha aggiunto il ministro sottolineando di provare "amarezza" per il fatto che "una questione centrale come il lavoro stia diventando scenario di contrapposizione tra lavoratori".

"Mai dati ordini di severità contro i manifestanti" - "Dall'insediamento di questo governo - ha sottolineato Alfano - si sono svolte 5.934 manifestazioni di rilievo e la stragrande maggioranza ha avuto un corso assolutamente tranquillo. Circa la metà (2.350) hanno avuto alla base problematiche sindacali e occupazionali. Se il governo avesse voluto dare alla polizia linee di estrema durezza sui manifestanti avrebbe avuto migliaia di occasioni per farlo. Non l'ha mai fatto. Anzi, l'input dato è l'esatto opposto".

"Il diritto a manifestare è sacro" - "I fatti di Roma sono stati oggetto di referto all'autorità giudiziaria, nel quale nessun manifestante è stato denunciato", ha chiarito il ministro dell'Interno. "Il diritto a manifestare - ha quindi ribadito - è sacro, ma la libertà di chi manifesta non deve comprime e ledere la libertà degli altri cittadini e l'incolumità fisica degli uomini e delle donne delle forze dell'ordine che ogni giorno corrono dei rischi".

La ricostruzione dei fatti - Nella sua ricostruzione, Alfano ha riferito che "nella mattinata di mercoledì dalle 9 in poi si sono concentrati circa 500 manifestanti dell'Ast davanti all'ambasciata di Germania, nei pressi di piazza Indipendenza. Una parte di loro è stata ricevuta ed al termine dell'incontro l'ambasciata ha emesso uno scarno comunicato, che non ha soddisfatto i lavoratori".


"Corteo verso il Mise non era stato autorizzato" - A questo punto, ha proseguito il ministro, "c'è stata la richiesta della Fiom di autorizzare un corteo verso il ministero dello Sviluppo economico, che non è stata immediatamente accolta perché presso il ministero erano in corso analoghe iniziative sindacali e quindi c'erano difficoltà logistiche e di gestione dell'ordine pubblico".

giovedì 3 aprile 2014

Alfano: 600mil migranti rischiano di arrivare sulle nostre coste

ROMA - Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, lancia l'allarme immigrazione. "Secondo le nostre informazioni, in Nordafrica ci sono tra 300 e 600mila persone in attesa di transitare nel Mediterraneo", ha detto. "Noi - ha aggiunto - ci batteremo perché l'Europa difenda le frontiere". Alfano ha aggiunto e precisato: "Non è una questione solo italiana, ci batteremo perché questa frontiera venga difesa. C'è lo strumento, si chiama Frontex, e va potenziato. Se non si difende la frontiera non si risolve il problema degli sbarchi".

domenica 16 febbraio 2014

Renzi ad Alfano: io vado avanti, se no si va al voto. Questione anche di poltrone

FIRENZE - Matteo Renzi è in stand-by, è sicuramente il presidente del Consiglio incaricato, ma il Colle - messo in allarme dalle parole di Angelino Alfano - ha rinviato l'annuncio a lunedì per consentire una domenica di trattative, di messa a punto degli accordi della coalizione. Ma il sindaco mette sull'avviso l'alleato Ncd: "Non mi farò imbrigliare, queste sono solo resistenze di paura. Io vado avanti, se no si va al voto. Che Alfano tanto non vuole".
La lunga domenica di Matteo Renzi è iniziata con la messa a Firenze, seguita da un incontro con Diego Della Valle, patron di Tod's con il quale aveva già condiviso parte della serata sabato assistendo al match di campionato tra Fiorentina e Inter. Al termine dell'incontro, avvenuto in un hotel del centro fiorentino, né Renzi, néDella Valle hanno rilasciato dichiarazioni. Poi Renzi è risalito sulla sua auto ed è ripartito presumibilmente per Roma, dove nel pomeriggio - con ogni probabilità - ci sarà un "faccia a faccia" proprio con Alfano, un summit fondamentale per spazzare via l'ipotesi di un rinvio, di un allungamento dei tempi per la formazione del nuovo esecutivo.

I nodi tra il segretario Pd e il Ncd, comunque, non sarebbero solo di natura meramente politica e programmatica: in ballo, in realtà, ci sarebbero poltrone fondamentali nel governo come quelle del ministero dell'Economia e quella del Viminale, che Alfano non vorrebbe mollare; Renzi, invece, pensa a Franceschini come ministro dell'Interno. Poi, certamente, verrà discusso anche il programma di coalizione: tra l'altro, richiesto da Napolitano ancora prima che dal Ncd e dagli altri alleati di coalizione. Insomma, la blitzkrieg di Renzi non avrà i tempi sperati dal protagonista: la fiducia parlamentare entro la settimana sembra difficile se non addirittura improbabile.