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lunedì 29 maggio 2017

METE Il record delle cascate VICTORIA





Le Cascate Vittoria (Victoria Falls) sono delle cascate che si trovano lungo il corso del fiume Zambesi (o Zambezi), che in questo punto demarca il confine geografico e politico tra lo Zambia e lo Zimbabwe. Il fronte delle cascate è lungo più di un chilometro e mezzo, mentre la loro altezza media è di 128 metri.
La loro particolarità è dovuta alla geografia del luogo nel quale sorgono, una gola profonda e stretta che permette di ammirare tutto il fronte della cascata dall'altra sponda. Statisticamente parlando, è la cascata più grande nel mondo. Questo riconoscimento deriva dalla combinazione di altezza e larghezza insieme 
David Livingstone, il celebre esploratore scozzese, fu il primo occidentale a visitare le cascate il 17 novembre 1855. Esercitando l'antico diritto d'ogni esploratore, diede loro il nome dell'allora Regina d'Inghilterra, la Regina Vittoria. Le cascate tuttavia erano già note localmente con il nome di Mosi-oa-Tunya, il fumo che tuona.
Le cascate fanno parte di due parchi nazionali, il Parco nazionale Mosi-oa-Tunya in Zambia e il Parco nazionale delle Cascate Vittoria in Zimbabwe, e sono oggi una delle attrazioni turistiche più importanti del sud del continente africano. Le cascate Vittoria sono patrimonio dell'umanità protetto dall'UNESCO
Le cascate si trovano circa a metà del corso dello Zambesi. A monte delle cascate il fiume è costellato di numerose isolette coperte di vegetazione, il cui numero incrementa man mano che ci si avvicina alle cascate. Queste ultime incominciano quando lo Zambesi precipita in uno stretto dirupo largo circa 120 metri, e la cui altezza varia dagli 80 metri sul lato destro, ai 105 metri nella parte centrale; circa il doppio dell'altezza delle cascate del Niagara. La grande massa d'acqua, cadendo nel dirupo, genera una nebbia di gocce d'acqua che sale a oltre 1.600 metri di altezza, ed è visibile da una distanza di 40 km.
Sul limite del precipizio vi sono numerose isolette che dividono il flusso dell'acqua e formano quattro cascate. Dalla riva destra del fiume ha inizio una prima cateratta di 35 metri chiamata Leaping Water (Acqua che salta), seguita dall'Isola Boaruka, larga circa 300 metri, e che divide la prima cateratta dalla cascata principale, che si estende per 460 metri. L'Isola di Livingstone divide la cascata principale da un altro ampio canale d'acqua di circa 530 metri, infine sulla riva sinistra si trova la Cateratta Orientale.
Nei secoli, il fronte delle cascate è retrocesso in direzione opposta alla corrente, a causa dell'erosione causata dallo scorrimento dell'acqua.

lunedì 27 ottobre 2014

EBOLA, il governo australiano sospende l'immigrazione dai Paesi africani colpiti dall'epidemia

CANBERRA - Il governo australiano ha annunciato una serie di misure che mirano a sospendere l'immigrazione proveniente dai Paesi dell'Africa occidentale colpiti da Ebola. Nel tentativo di impedire che il virus possa arrivare sul proprio territorio viene dunque sospeso "il programma di immigrazione, compreso il programma umanitario". "Non saranno più istruite" quindi nuove "domande di visti", ha dichiarato il ministro dell'Immigrazione Scott Morrison. Inoltre, sono annullati i visti temporanei già accordati a persone che non abbiano ancora lasciato i propri Paesi. Per quanto riguarda le persone che hanno ottenuto visti permanenti su basi umanitarie, queste saranno sottoposte a tre serie di esami medici prima della partenza e a un nuovo esame medico al loro arrivo in Australia. Gli altri detentori di visti di lunga durata devono sottoporsi prima di partire a tre settimane di quarantena. 

martedì 12 agosto 2014

EBOLA: il farmaco sperimentale spedito gratutamente in Africa

La piccola fabbrica del Kentucky produttrice del farmaco anti-Ebola
WASHINGTON - La società farmaceutica americana del Kentucky produttrice del farmaco ZMapp per la cura del virus Ebola, ancora allo stadio sperimentale, ha fatto sapere di avere spedito tutte le dosi disponibili, a titolo gratuito, in Africa occidentale, dove è in atto la peggiore epidemia mai propagata del virus. La società non ha precisato i Paesi destinatari, ma la Liberia ha fatto sapere di aver ricevuto una promessa di consegna dal governo americano, su propria richiesta.

venerdì 1 agosto 2014

"Ebola avanza più velocemente degli sforzi per controllarla"


CONAKRY (Guinea) - "Ebola avanza più velocemente degli sforzi per controllarlo". L'allarme è stato lanciato dalla direttrice dell'Organizzazione mondiale della sanità.  Margareth Chan ha messo in guardia contro le "conseguenze catastrofiche" della diffusione del virus e del rischio di propagazione ad altri Paesi sottolineando che le forze 'schierate' in campo a livello di singoli Paesi e internazionale sono "tristemente inadeguate". Le dichiarazioni della direttrice dell'Oms sono state fatte nel corso di un summit regionale sull'epidemia a Conakry (Guinea). "Questo incontro - ha aggiunto - segna una svolta nella lotta contro l'epidemia".
Dall'inizio dell'epidemia, lo scorso dicembre, in Africa occidentale ci sono stati 1323 casi e 726 morti, dei quali 57 negli ultimi quattro giorni. I dati, sottolinea l'Oms in una nota, sono aggiornati al 27 luglio. "Tra il 23 e il 27 luglio - si legge - si è avuto un aumento dell'8,5% dei decessi e del 10% dei casi". La Guinea, da cui è partita l'epidemia, conta 460 casi e 339 morti, la Liberia - dove sono state chiuse le scuole - 329 casi e 156 morti e la Sierra Leone 533 casi e 233 morti. E proprio dalla Guinea, domani, parte un piano da 100 milioni di dollari per bloccare il contagio. Ne discuteranno i presidenti dei Paesi africani colpiti insieme al direttore generale dell'Oms Margaret Chan, perché - ha spiegato - il livello dell'epidemia e "la persistente minaccia che pone" richiede "una risposta ad un nuovo livello". Situazione ad altissimo rischio, dunque. Ma che non dovrebbe allargarsi fuori dalla regione. A rassicurare è Peter Piot, il virologo belga fra gli scopritori del virus, secondo il quale anche se qualche persona infetta volasse in Europa, negli Stati Uniti o in altre parti dell'Africa difficilmente potrebbe causare un ampio contagio perché l'infezione si trasmette solo con un "contatto molto ravvicinato". Ma servono comunque precauzioni, e anche molto serie.
 L'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile (Icao) fa sapere che potrebbe rivedere le procedure di ispezione dei passeggeri e che, proprio per questo, sta lavorando con l'Oms e la Iata, l'associazione del trasporto aereo internazionale. Diverse compagnie aeree, sottolinea un comunicato dell'Icao, hanno già interrotto i voli per i paesi interessati soprattutto dopo che un passeggero liberiano diretto in Nigeria ha manifestato i sintomi appena atterrato a Lagos. Per l'Italia non c'è "nessun rischio" Ebola, afferma il ministero della Salute in una nota, che sottolinea come "il nostro Paese è attrezzato per valutare e individuare ogni eventuale rischio di importazione della malattia".

Mentre è scontro in Gran Bretagna dopo che il segretario generale del sindacato per i dipendenti del servizio immigrazione, Lucy Moreton, ha dichiarato alla Bbc che le dogane del Regno Unito non sono pronte per fronteggiare un'emergenza sanitaria causata dal virus. La Francia invece "ha i mezzi per far fronte al virus Ebola", assicura la ministra francese della Salute. Negli Usa infine si è deciso di aumentare i controlli al Jfk e in altri aeroporti con scali internazionali, nel timore di un'epidemia globale dell'ebola. I pazienti con eventuali sintomi del virus verranno subito messi in quarantena.

mercoledì 30 luglio 2014

EBOLA, "bassissimo rischio" per l'Europa. Ma il virus si espande sempre più velocemente in Africa

La Sierra Leone est devenue le nouvel épicentre de l'épidémie de fièvre hémorragique.

BRUXELLES, 30 LUG - Per rispondere alla più grande epidemia di Ebola mai registrata, la Commissione Ue ha stanziato due milioni di euro in più, che porteranno a 3,9 milioni l'aiuto totale per combattere la malattia nell'Africa occidentale. E, sebbene i rischi che arrivi in Europa siano "bassissimi", fonti fanno sapere che l'Ue è attrezzata per rispondere all'eventualità che il contagio si estenda.
Ma intanto Ebola si diffonde ad alta velocità dell'Africa occidentale. Lo scoppio di questo virus, mortale nel 25-90% dei casi, si è registrato all'inizio dell'anno in Guinea e poi si è esteso inl Liberia e nella vicina Sierra Leone. Questi tre paesi hanno registrato oggi almeno 1.201 casi, di cui 672 mortali, secondo l'ultimo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ma intanto Ebola si sta diffondendo ad alta velocità nell’Africa occidentale. .
In entrambi i paesi recentemente colpiti dal virus Ebola, la situazione sta peggiorando di giorno in giorno. E’ allarmato il direttore operativo della ONG Medici Senza Frontiere, Bart Janssens. Egli chiede dalle colonne del quotidiano belga La Libre Belgique maggiore reattività da parte delle autorità:
"Questa epidemia è senza precedenti, assolutamente sotto controllo e la situazione non può che peggiorare”.
Dopo la Liberia e Sierra Leone, considerate dall'OMS da domenica come il nuovo epicentro del focolaio, i paesi vicini sono a loro volta sotto la minaccia del virus. "Se la situazione non migliora abbastanza in fretta, c'è un rischio reale di vedere nuovi Paesi contaminati" ha avvertito il capo di MSF.
La scorsa settimana, la Nigeria ha annunciato il primo caso del suo suolo, un liberiano che ha viaggiato in aereo da Monrovia a Lagos via Lomé edd è morto il 25 luglio. La principale compagnia aerea nigeriana Arik Air, ha sospeso tutti i suoi voli per Sierra Leone e Liberia.

martedì 31 dicembre 2013

Sud Sudan: concordato un cessate il fuoco tra governo e ribelli

JUBA - Il governo del Sud Sudan e i ribelli fedeli all'ex vicepresidente Riek Machar hanno concordato un cessate il fuoco per preparare un tavolo negoziale che metta fine alle ostilità tra le parti, come hanno annunciato i mediatori africani. La decisione arriva dopo più di due settimane di sanguinosi scontri. Le fonti hanno aggiunto che "i negoziatori controlleranno ora che l'accordo venga rispettato.
Ecco una lista di quattro cose da sapere per capire meglio quello che sta succedendo in Sud Sudan, come scrive http://www.internazionale.it/:
Cos’è il Sud Sudan? Il Sud Sudan è il più giovane stato del mondo: ha dichiarato l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011, dopo un referendum. Ha 11 milioni di abitanti ed è uno dei paesi più poveri al mondo, solo il 35 per cento delle strade è asfaltato e il tasso di alfabetizzazione è del 27 per cento. L’economia del Sud Sudan dipende interamente dalle esportazioni di petrolio. Dal 2011 i problemi economici si sono aggravati a causa delle dispute territoriali e sul controllo del petrolio con il Sudan. Anche se il Sud Sudan è ricco di pozzi petroliferi, le raffinerie sono solo in Sudan, quindi dal punto di vista economico e commerciale Juba dipende dal suo vicino: il petrolio estratto in Sud Sudan deve essere raffinato in Sudan prima di essere commercializzato.
Perché si combatte nel paese? In Sud Sudan le violenze sono cominciate lo scorso 15 dicembre, quando alcuni militari di etnia dinka hanno cominciato a scontrarsi con altri membri dell’esercito di etnia nuer, accusandoli di preparare un colpo di stato. I soldati nuer sono guidati dall’ex vicepresidente Riek Machar, che è stato mandato via dal presidente Salva Kiir nel uglio del 2013. Kiir e Machar erano da molto tempo in disaccordo e si contendevano il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm). Ad aprile i poteri del vicepresidente Machar erano già stati ridotti. In vista delle presidenziali del 2015, infatti, Machar era pronto a mettere in discussione la leadership di Kiir all’interno del partito. Inoltre Kiir e Machar appartengono a due diversi gruppi etnici: Kiir è dinka, il gruppo più numeroso del Sud Sudan, mentre Machar è nuer, il secondo gruppo etnico del paese.
Come ha fatto il Sud Sudan a ottenere l’indipendenza? Come per la maggior parte dei paesi africani il travagliato percorso verso l’indipendenza del Sud Sudan affonda le sue radici nella storia coloniale del paese. Il Sudan era una colonia britannica. Intorno al 1890 il Regno Unito aveva unito il territorio dell’attuale Sud Sudan senza troppa attenzione verso le differenze etniche e culturali dei due territori, anche per contrastare le rivendicazioni dell’Egitto sul nord del paese. Ma al di là dei confini stabiliti dall’autorità coloniale il paese appariva già diviso: mentre il nord era arabo e musulmano, il sud era cristiano e animista ed era abitato da gruppi etnici presenti nella fascia subsahariana.
Nel 1956, con l’indipendenza del Sudan, i confini del paese sono rimasti invariati e la capitale è rimasta a Karthoum, ma il sud ha cominciato a chiedere l’indipendenza. La guerra civile era già scoppiata nel 1955, prima che il Sudan ottenesse l’indipendenza dal Regno Unito, ed era finita solo nel 1972 con la concessione di maggiore autonomia a Juba. Nel 1983 è cominciato un secondo conflitto quando Karthoum ha revocato l’autonomia concessa al sud. La seconda guerra civile è finita solo nel 2005, con un trattato di pace che prevedeva un referendum per l’indipendenza del Sud Sudan.Il 9 luglio 2011 il 98,8 per cento dei sudsudanesi ha votato a favore dell’indipendenza. Due fattori sono stati determinanti per il successo del referendum: l’appogio degli Stati Uniti a Jubae l’ostilità internazionale verso il governo sudanese per le sue violazioni dei diritti umani e l’appoggio concesso a gruppi terroristi.
È un conflitto etnico? In parte sì ed è collegato con la guerra per l’indipendenza. Infatti decenni di guerra civile con il Sudan hanno fatto sì che in Sud Sudan nascessero delle milizie costituite su base etnica. Queste milizie sono poi confluite nell’esercito nazionale sudsudanese (Spla). Ma già nel 1991 l’esercito si è diviso tra dinka e nuer e questi ultimi, che hanno formato l’Armata bianca, hanno attaccato la città di Bor, uccidendo duemila persone. Il conflitto tra nuer e dinka all’interno dell’esercito si era parzialmente sanato durante la seconda guerra civile, ma il conflitto politico tra Salva Kiir e Riek Machar rischia di riaccendere vecchie tensioni tra i due gruppi.

mercoledì 25 dicembre 2013

Il Papa: appello per la pace in Siria e in Africa. E "mai più Lampedusa"



CITTA' DEL VATICANO - Troppe vite, ha detto il Papa nel messaggio natalizio "Urbi et Orbi (alla Città e al mondo, ndr), "ne ha spezzate negli ultimi tempi il conflitto in Siria, fomentando odio e vendetta. Continuiamo a pregare il Signore perché risparmi all'amato popolo siriano nuove sofferenze e le parti in conflitto mettano fine ad ogni violenza e garantiscano l'accesso agli aiuti umanitari". "Abbiamo visto - ha aggiunto il Papa riferendosi agli esiti della veglia interreligiosa di preghiera per la Siria da lui indetta questo autunno - quanto è potente la preghiera! E sono contento che oggi si uniscano a questa nostra implorazione per la pace in Siria anche credenti di diverse confessioni religiose. Non perdiamo mai il coraggio della preghiera! Il coraggio di dire: Signore, dona la tua pace alla Siria e al mondo intero". "E anche ai non credenti invito - h aggiunto a braccio - a desiderare la pace, con il suo desiderio, quel suo desiderio che allarga il cuore, tutti uniti, o con la preghiera o con il desiderio, per la pace".
Repubblica centraficana, Sud Sudan, Nigeria, c'è tanta Africa nella invocazione di pace di papa Francesco nel suo primo messaggio "Urbi et Orbi". Insieme a una invocazione al "Principe della pace", perché converta "ovunque il cuore dei violenti perché depongano le armi e si intraprenda la via del dialogo". "Dona pace - ha detto il Papa latinoamericano - alla Repubblica Centroafricana, spesso dimenticata dagli uomini. Ma tu, Signore, non dimentichi nessuno! E vuoi portare pace anche in quella terra, dilaniata da una spirale di violenza e di miseria, dove tante persone sono senza casa, acqua e cibo, senza il minimo per vivere. Favorisci la concordia nel Sud-Sudan, dove le tensioni attuali hanno già provocato diverse vittime e minacciano la pacifica convivenza di quel giovane Stato". "Tu, Principe della pace, - ha proseguito - converti ovunque il cuore dei violenti perché depongano le armi e si intraprenda la via del dialogo. Guarda alla Nigeria, lacerata da continui attacchi che non risparmiano gli innocenti e gli indifesi". "Benedici la Terra che hai scelto per venire nel mondo - è l'invocazione del Papa a Dio, principe della pace - e fà giungere a felice esito i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi. Sana le piaghe - ha aggiunto nel messaggio 'Urbi et Orbi' - dell'amato Iraq, colpito ancora da frequenti attentati".
Ha poi chiesto "accoglienza" per "i migranti" in cerca di dignità , e che "Tragedie come quelle di quest'anno, con i numerosi morti a Lampedusa, non accadano mai più!". "Dona - ha detto papa Francesco nel messaggio natalizio 'Urbi et Orbi' - speranza e conforto ai profughi e ai rifugiati, specialmente nel Corno d'Africa e nell'est della Repubblica Democratica del Congo. Fa' che i migranti in cerca di una vita dignitosa trovino accoglienza e aiuto". Subito prima aveva chiesto protezione per i cristiani perseguitati: "Signore della vita proteggi quanti sono perseguitati nel tuo nome".

Non abbiamo paura che il nostro cuore si commuova, - ha esortato il Papa a braccio - ne abbiamo bisogno, lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio" le "carezze di Dio non fanno ferite, ci danno pace e forza, abbiamo bisogno delle sue carezze". "Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio", ha concluso riprendendo il testo scritto. " A voi, cari fratelli e sorelle, giunti da ogni parte del mondo in questa Piazza, e a quanti da diversi Paesi siete collegati attraverso i mezzi di comunicazione, rivolgo il mio augurio: buon Natale! In questo giorno illuminato dalla speranza evangelica che proviene dall'umile grotta di Betlemme, invoco il dono natalizio della gioia e della pace per tutti: per i bambini e gli anziani, per i giovani e le famiglie, per i poveri e gli emarginati. Gesù, nato per noi, conforti quanti sono provati dalla malattia e dalla sofferenza; sostenga coloro che si dedicano al servizio dei fratelli più bisognosi. Buon Natale a tutti!". La folla in piazza, che probabilmente ha superato le centomila persone, ha a lungo festeggiato il Papa, manifestando il proprio entusiasmo prima che la banda dei carabinieri eseguisse l'Inno di Mameli.

domenica 3 novembre 2013

Un’eclissi ha spento il sole in Nord America e Africa


Due momenti dell'eclissi in Kenya
NAIROBI - Una rara eclissi solare è avvenuta oggi, consentendo la vista del sole totalmente o parzialmente bloccata dalla Luna.
E ' stata i visibile nel sud degli Stati Uniti, prima di attraversare l'Oceano Atlantico e il continente africano. L'agenzia spaziale statunitense, la Nasa, ha detto che la più grande si è verificata sopra l'Oceano Atlantico.
Una delle migliori viste è stata possibile nel nord del Kenya, dove compagnie turistiche hanno organizzate gite per visualizzare un blackout totale, mentre i miti locali  attribuivano l'evento alla Luna “che si mangia il sole”.
Questa eclissi solare è stato un evento raro in quanto  "ibrido",  il passaggio cioè tra un eclisse anulare e una totale.
In una eclisse totale, la Luna copre completamente il sole, mentre una eclissi anulare si verifica quando la Luna si trova alla massima distanza dalla Terra e non blocca il sole completamente, lasciando un alone di luce solare ancora visibili attorno a se stessa. L'evento è iniziata circa 1.000 km ad est di Jacksonville, in Florida, con una eclisse anulare visibile per quattro secondi al sorgere del sole.
Come l'ombra della Luna si è spostata verso est l'eclissi è passata da anulare a totale lungo un corridoio stretto, con il punto maggiore di eclissi totale nell'Oceano Atlantico, a circa 330 chilometri a sud-ovest della Liberia, durato per più di un minuto.

L'eclissi è proseguita in tutta l'Africa attraverso il Congo e l'Uganda settentrionale e il nord del Kenya, per terminare nel sud dell'Etiopia e della Somalia. L’eclissi parziale è stata vista anche  nel Nord America orientale, nerl Sud America settentrionale, nell’Europa meridionale, nel Medio Oriente.

lunedì 9 settembre 2013

Bimbo vercellese di 6 anni muore di malaria dopo una vacanza in Africa

NOVARA - Un bambino di 6 anni del Vercellese è morto all'ospedale Maggiore di Novara per sospetta malaria venerdì. Alcuni giorni prima era tornato da una vacanza di 2 mesi in Africa, nella casa del nonno in Guinea Equatoriale. Il bimbo è stato colpito da febbre alta, problemi respiratori e difficoltà a deglutire. Il medico legale aveva disposto l'autopsia che è stata rinviata perché la famiglia ha chiesto la nomina di un perito tecnico di parte.
Solo dopo l'autopsia verrà decisa la data del funerale. Il piccolo Lorenzo Tirelli giocava come attaccante nella scuola calcio della Pro Vercelli. Una morte che ha profondamente scosso la piccola comunità di Olcenengo, dove il piccolo viveva con il papà Bernardo, la mamma Milena, la gemellina Rebecca e la sorella Lucrezia di 11 anni.

Per il bambino era il terzo viaggio in Africa. Due mesi da sogno senza alcun problema di salute. Altre due volte aveva raggiunto con i familiari la Guinea Equatoriale a trovare la nonna e il nonno, che si erano trasferiti più di 20 anni fa in quel continente lontano, per motivi di lavoro. Ma non era mai successo nulla. Invece l'ultimo viaggio potrebbe essergli stato fatale. Il rientro a casa risale al 25 agosto, dopo una settimana il piccino ha manifestato i primi segni di malessere. Prima la febbre che si abbassava, poi i problemi respiratori e la difficoltà a deglutire. Il bimbo è morto subito dopo il ricovero al Maggiore di Novara.

La Pro Vercelli ha giocato contro la Pro Patria con il lutto al braccio, mentre amici e parenti si sono stretti attorno a papà, mamma e alle due sorelle, una gemella e l'altra di 11 anni. Nel paesino della provincia di Vercelli tutti li conoscono e tutti partecipano al dolore che improvvisamente ha straziato un'intera famiglia. Tra sei giorni il bambino avrebbe compiuto sette anni. Già aspettava la festa di compleanno e, ancora di più, l'inizio della terza stagione con la "Pro Vercelli Camp", la scuola riservata ai piccoli "leoncini" di cui lui andava orgoglioso.

lunedì 31 dicembre 2012

I big spender esistono ancora e viaggiano sui treni di lusso: ecco dove



ROMA - Nell'era dell'alta velocità ferroviaria c'è una tendenza sempre più diffusa, da parte dei big spender, a concedersi il lusso di un viaggio più lento, ma di gran lusso nei cosiddetti 'cruise-train', gli storici treni da crociera che attraversano i continenti offrendo un servizio upper level.Ogni continente ha il suo treno da mito, come riporta un servizio pubblicato da La Stampa. 

Il Pride of Africa

Secondo le guide turistiche Lonely Planet il treno più lussuso corre sui binari africani. È il Pride of Africa, che ha come capolinea Città del Capo, da cui parte per numerosi viaggi, tra cui uno spettacolare di 14 giorni che attraversa l'Africa lasciando la costa atlantica per arrivare a Dar es Salaam, davanti all'Oceano Indiano. Nei 20 vagoni ospita 72 passeggeri che dispongono di suite, carrozze ristorante e bar, con un servizio in stile vittoriano. Durante i 3600 km di viaggio si visitano i parchi e le cascate Vittoria e si attraversano Botswana, Zimbabwe, Zambia e Tanzania. 

Una cabina dell'Eastern & Oriental Express
L'australiano Ghan

In Asia il più richiesto è l'Eastern & Oriental Express che, in tre giorni, viaggia da Bangkok a Singapore attraversando parte della Thailandia e tutta la Malesia, con sosta a Kuala Lumpur.


In Australia il più famoso è il Ghan, che parte da Adelaide, a Sud del continente, e in due giorni lo attraversa tutto terminando la corsa a Darwin, all'estremo Nord.

Il California Zephir
Una cabina del Venice Simplon Orient Express
Nelle Americhe il treno più celebre è il California Zephyr, simbolo della conquista del West, che percorre la tratta Chicago-San Francisco in due giorni e mezzo. Tra i vari treni da crociera quest'ultimo è forse il più economico, dal momento che è della statale Amtrak e ha sistemazioni diverse con prezzi che partono da poco meno di 200 euro.

Infine in Europa un posto d'onore spetta al Venice Simplon Orient Express, erede del celebre Orient Express che, per circa un secolo, ha unito Parigi a Istanbul. Oggi le sue carrozze degli Anni '20 e '30 viaggiano da Parigi a Venezia da marzo a novembre.