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mercoledì 3 maggio 2017

Il Tribunale di Milano: legittimo vietare IL VELO in luoghi pubblici


MILANO, 3 maggio - Vietare il velo nei luoghi pubblici, così come ordina una delibera del 10 dicembre del 2015 della Regione Lombardia, non è una discriminazione. Lo ha affermato il Tribunale di Milano, secondo cui "comporta un sacrificio da parte di chi aderisce a una religione e fa parte di una etnia", ma al contempo "è proporzionalmente giustificabile da ragioni di pubblica sicurezza, concretamente minacciata dall'impossibilità di identificare".
Come scrive il Corriere della Sera, il giudice Martina Flamini, lo stesso che ha condannato la Lega per aver chiamato "clandestini" i richiedenti asilo, premette che "a prescindere dall'interpretazione del Corano la scelta di indossarlo rientra nell'ambito della manifestazione del credo religioso", perciò comporta uno svantaggio per le donne che vogliono professare la loro religione.

Ma è strettamente necessario nella sua oggettività per ragioni di pubblica sicurezza. Inoltre interessa il tempo necessario alla permanenza dei luoghi pubblici. La sentenza del tribunale di Milano è in linea con la Corte di Strasburgo, quando nel 2005 legittimò la rimozione del turbante per permettere i controlli in aeroporto nel caso "Phull contro Francia".

domenica 9 aprile 2017

BASSANO, ragazza africana non vuole il velo, duramente picchiata dal padre


BASSANO, 9 aprile - Si è presentata a scuola piena di lividi e ha raccontato che a farglieli era stata il padre, arrabbiato per il suo rifiuto di portare il velo. Il nuovo caso vede protagonista a Bassano (Vicenza) una 15enne, ora affidata ad una comunità protetta. A far scattare l'allarme sono stati proprio gli insegnanti e il preside, che hanno avvertito le assistenti sociali. L' uomo e' stato segnalato all'autorità giudiziaria della quale sono attesi i provvedimenti.
Al centro della triste vicenda c’è una famiglia musulmana, di origine africana, residente in Valbrenta da diversi anni. La vittima è studentessa in un istituto scolastico superiore a Bassano. Il drammatico episodio si è consumato venerdì. Era mattina presto quando la giovane ha iniziato a prepararsi per andare a scuola. È cresciuta in Italia, a confronto ogni giorno con usi e costumi occidentali, molto diversi da quelli del paese di origine della sua famiglia. Fino a qualche tempo fa è riuscita ad accettare le differenze, è riuscita a farsi andare bene una vita e abitudini completamente diverse da quelle delle sue coetanee. Stavolta ha detto no ed è statat duramente picchiata dal padre
   

sabato 1 aprile 2017

Quattordicenne non vuol mettere il VELO, la madre le taglia i capelli a zero. Tolta alla famiglia


BOLOGNA, 31 marzo - Si è opposta all'imposizione del velo da parte della famiglia e, come punizione, è stata rasata a zero. E' successo, in una scuola di Bologna, a una ragazza di 14 anni, originaria del Bangladesh, ma da anni in Italia dove frequenta, con ottimo profitto, una scuola media. Gli insegnanti della ragazzina hanno raccolto il suo sfogo, soprattutto dopo quel taglio di capelli. La preside dell'istituto ha informato i carabinieri che approfondiranno la questione della quale si occuperanno anche la procura dei minori e i servizi sociali.
La ragazzina ha raccontato di non voler accettare l'imposizione del velo. Pur portandolo fra le mura di casa aveva cominciato, una vota uscita per andare a scuola, se lo toglieDi questo comportamento è stata informata la madre che ha deciso di punirla rasandola a zero. Così la ragazza ha deciso di sfogarsi con i suoi insegnanti.

I servizi sociali d'intesa con la Procura per i minorenni di Bologna sono intervenuti con l'atto urgente di messa in protezione per la ragazzina . La minore, è cioè stata collocata al di fuori dalla famiglia d'origine, così come le sorelle.. I genitori della ragazzina rasata a zero sono stati denunciati dai Carabinieri per maltrattamenti in famiglia. 
   

mercoledì 29 marzo 2017

L'AUSTRIA vieta il velo in pubblico


VIENNA, 29 marzo - L'Austria vieta il velo in pubblico, si prepara a bandire la distribuzione del Corano e a rendere obbligatoria la frequentazione di corsi di lingua e cultura tedesca per i profughi nel primo anno del loro arrivo nel paese.
Lo riportano i media austriaci precisando che le misure, preannunciate a febbraio, sono state approvate oggi dall'esecutivo di larga coalizione nel consiglio dei ministri che ha apportato modifiche al piano 'sicurezza e integrazione'.
"Solo in questo modo le persone potranno elaborare il rispetto verso la società", ha affermato Sebastian Kurz (Oevp), ministro degli Esteri e dell'Integrazione, promotore del pacchetto di misure varato oggi. Il provvedimento, approvato oggi, prevede in particolare il divieto del burqa e di qualsiasi altro tipo di velo che copra il viso delle donne nei luoghi pubblici. 

martedì 14 marzo 2017

La Corte Ue: legittimo vietare il velo sul posto di lavoro


BRUXELLES - "Il divieto di indossare un velo islamico, se deriva da una norma interna di un'impresa privata che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro, non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali": lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su un caso di una donna musulmana licenziata in Francia per essersi rifiutata di togliere il velo al lavoro.

La sentenza riguarda il caso di una donna musulmana, Samira Achbita, assunta nel 2003 come receptionist dall'impresa G4S in Belgio. All'epoca dell'assunzione, una regola non scritta interna alla G4S vietava ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose. Nell'aprile 2006, la signora Achbita ha informato il datore di lavoro del fatto che intendeva indossare il velo islamico durante l'orario di lavoro. La direzione le ha comunicato che non sarebbe stato tollerato, in quanto portare in modo visibile segni politici, filosofici o religiosi era contrario alla neutralità cui si atteneva l'impresa nei suoi contatti con i clienti. La signora ha insistito, e l'azienda ha modificato il regolamento interno per mettere nero su bianco "il divieto ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose e/o manifestare qualsiasi rituale che ne derivi". Dopo il rifiuto di rispettare la norma, la signora Achbita è stata licenziata, e ha contestato tale licenziamento dinanzi ai giudici del Belgio, che a loro volta hanno chiamato in causa la Corte Ue.

Secondo la Corte, che ha valutato il caso alla luce della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, "la norma interna non implica una disparità di trattamento direttamente fondata sulla religione o sulle convinzioni personali". Potrebbe tuttavia, sottolinea la Corte, rappresentare una discriminazione "indiretta", qualora venga dimostrato che l'obbligo di abbigliamento neutrale comporta un particolare svantaggio per le persone che aderiscono a una determinata religione o ideologia. Ma anche in questo caso, la "discriminazione indiretta può essere oggettivamente giustificata da una finalità legittima, come il perseguimento, da parte del datore di lavoro, di una politica di neutralità politica, filosofica e religiosa nei rapporti con i clienti".

lunedì 4 aprile 2016

AIR FRANCE propone un accordo sul velo alle hostess per i voli verso Teheran


PARIGI, 4 aprile - Air France ha proposto oggi alle donne pilota e alle hostess in agitazione per l'obbligo di indossare il velo all'arrivo dei voli Parigi-Teheran, la soluzione di chiedere alla direzione dell'azienda di essere spostate su un'altra destinazione.
Air France propone questo "dispositivo eccezionale" ai sindacati di categoria in agitazione, secondo quanto riferito dal responsabile delle Risorse umane, Gilles Gateau.
 Air France riaprirà il 17 aprile la tratta Parigi-Teheran, sospesa dal 2008 dopo le sanzioni internazionali all'Iran. Il personale, nei giorni scorsi, ha protestato per una direttiva interna che chiede alle donne dipendenti dell'azienda e incaricate della nuova tratta di "indossare pantaloni, una giacca lunga e un foulard che copre i capelli all'uscita dell'aereo".

domenica 3 aprile 2016

Rivolta delle hostess AIR FRANCE, non vogliono il velo per andare a TEHERAN


PARIGI - Molte hostess  di Air France rifiutano di indossare il velo allo sbarco a Teheran, la cui  ripresa dei voli da Parigi è in programma il 17 aprile: il sindacato chiede la presenza di volontari. Per la riapertura della tratta Parigi-Teheran, la gestione della compagnia aerea Air France ha emesso una nota ordinando all'equipaggio  femminile di "portare i pantaloni durante un volo, una grande giacca e un foulard che copra i capelli", ha detto il sindacalista Christophe Pillet, eletto al comitato aziendale centrale.
Ogni giorno, abbiamo hostess che ci chiamano e dicono che non vogliono indossare il velo ", ha detto il leader sindacale. "La direzione  parla di sanzioni per coloro che rifiutano - si rammarica  Pillet - Air France ha tempo per identificare il personale volontario, che potrebbe essere sufficiente per i collegamenti ".
Air France ha spiegato che i suoi equipaggi sono  "obbligati, come tutti i visitatori stranieri a rispettare le leggi dei paesi che visitano La legge iraniana prevede l'uso di un velo che copra i capelli in luoghi pubblici, a tutte le donne sul proprio territorio. Tale obbligo, che pertanto non si applica durante il volo, è rispettato da tutte le compagnie aeree internazionali che servono la Repubblica dell'Iran ", dice la compagnia aerea.

domenica 7 giugno 2015

SIRIA, via dall'ISIS, via il velo e il burqa


Diventeranno probabilmente le immagini simbolo della resistenza delle donne contro l'invasione dell'Isis in Siria: sono giovani siriane che si tolgono il velo e il burqa a bordo dei pick up in fuga dai territori occupati dallo Stato Islamico, dopo l'arrivo al Rojava, a nord del Kurdistan. Le immagini, postate sul profilo twitter del fotografo freelance Jack Shahine, stanno facendo il giro del web.

martedì 1 luglio 2014

La Corte di Strasburgo: sì al divieto francese di velo integrale


STRASBURGO - La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il divieto da parte della Francia di indossare il velo islamico integrale - il niqab. Il caso era stato portato da una  donna francese di 24 anni, che ha sostenuto che il divieto di indossare il velo in pubblico violava la sua libertà di religione e di espressione. La legge francese dice che nessuno può portare in uno spazio pubblico un abbigliamento destinato a nascondere il viso. La pena è una multa di 150 euro.
La corte ha stabilito che il divieto "non è stato esplicitamente basato sulla connotazione religiosa degli indumenti in questione, ma unicamente sul fatto che nasconde la faccia". "La Corte è stata anche in grado di capire il fatto che le persone potrebbero non voler vedere, in luoghi aperti a tutti, pratiche o atteggiamenti che s sostanzialmente metterebbero in discussione la possibilità di relazioni interpersonali aperte, che, in virtù di un consenso consolidata, il che forma un elemento indispensabile della vita di comunità all'interno della società in questione. "