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mercoledì 9 marzo 2016

GENTILONI: nessun riscatto pagato per i 4 italiani



ROMA, 9 mar
zo - Per i quattro italiani rapiti in Libia "non è stato pagato alcun riscatto". Lo ha detto Paolo Gentiloni riferendo in Senato. Il ministro degli Esteri ha quindi spiegato come non siano "mai emersi elementi di riconducibilità a Daesh. Non è mai giunta alcuna rivendicazione. L'ipotesi più accreditata è quella di un gruppo criminale filo-islamico operante tra Mellita, Zuwara e Sabrata".
"In Libia solo con ok Parlamento" - Quanto a un possibile intervento dell'Italia in Libia, Gentiloni ha spiegato: "Lavoriamo per rispondere ad eventuali richieste di sicurezza del governo libico, niente di più niente di meno, nel rispetto della Costituzione e solo dopo il via libera del Parlamento" italiano.

"Non ci faremo trascinare in imprese inutili e pericolose" - "Il governo non si farà trascinare in avventure inutili e perfino pericolose per la nostra sicurezza nazionale. Non è sensibile al rullar di tamburi e a radiose giornate interventiste ma interverrà se e quando possibile su richiesta di un governo legittimo", ha quindi aggiunto Gentiloni, spiegando che bisogna "combinare fermezza, prudenza e responsabilità".
Intanto una fonte ufficiale della Procura generale di Tripoli ha riferito che l'autopsia sui corpi di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici della Bonatti rapiti in Libia e uccisi dopo 7 mesi di prigionia. viene svolta in Libia. "L'operazione avviene in presenza di un medico legale italiano", ha riferito il funzionario. La Procura romana aveva affidato all'Istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli l'autopsia. I due corpi dovevano essere sottoposti ad accertamento radiologico e alla Tac, esami considerati utili per individuare la tipologia e la traiettoria dei proiettili e chiarire quanto accaduto al di là delle varie versioni filtrate da Sabrata. 

lunedì 5 ottobre 2015

ESTERI/ ALEPPO, Greta e Vanessa ci sono "costate" 11 milioni di euro


ALEPPO (Siria), 5 ottobre - Per il rilascio di Greta e Vanessa, le due ragazze italiane rapite in Siria lo scorso anno, sarebbe stato pagato un riscatto di circa 11 mln di euro. Lo dicono fonti giudiziarie di Aleppo, secondo cui una delle persone coinvolte nel negoziato è stata condannata per essersi intascata circa metà del riscatto. Il "tribunale islamico" del Movimento Nureddin Zenki, una delle milizie già indicata come coinvolta nel sequestro, ha condannato Hussam Atrash, descritto come uno dei signori della guerra locali, capo del gruppo Ansar al Islam.
L'ANSA ha ricevuto una copia digitale del testo della condanna emessa il 2 ottobre scorso dal tribunale Qasimiya del movimento Zenki nella provincia di Atareb. Secondo la condanna, Atrash, basato ad Abzimo, la località dove scomparvero Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, si è intascato 5 dei 12 milioni e mezzo di dollari, equivalenti a poco più di 11 milioni di euro. I restanti 7 milioni e mezzo - affermano fonti di Atareb interpellate dall'ANSA telefonicamente - sono stati divisi tra i restanti signori della guerra locali.

venerdì 16 gennaio 2015

Tornate Greta e Vanessa, finito l'incubo (5 mesi) fatto di privazioni e violenze

Greta e Vanessa con il ministro Gentiloni
ROMA, 16 gennaio - E' atterrato all'aeroporto di Ciampino l'aereo che ha riportato in Italia Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Le due volontarie italiane di 20 e 21 anni sequestrate in Siria a fine luglio sono scese dal Falcon dell'Aeronautica dopo un volo di tre ore dalla Turchia. Vanessa e Greta sono state condotte all'ospedale militare del Celio per un controllo medico. In giornata saranno sentite dalla Procura di Roma che ha aperto un'inchiesta sul rapimento. Ad accoglierle sulla pista di Ciampino, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Entrambe le ragazze indossavano giubbotti scuri con il cappuccio tirato sul capo, pantaloni neri e scarpe da ginnastica bianche e rosse. Apparivano molto provate e non hanno salutato la folla di giornalisti e cameraman che le attendeva. Sono subito entrate con il ministro nell'edificio dell'aeroporto militare. 

L'abbraccio commosso con i rispettivi genitori - Un lungo e commosso abbraccio quello di Greta e Vanessa con i rispettivi genitori, parenti ed amici giunti dalla Lombardia, avvenuto in una saletta dell'aeroporto di Ciampino, lontano da giornalisti, fotografi e telecamere. Le famiglie delle due ragazze sono arrivate in auto, un po' in ritardo a causa di una foratura: per Vanessa i genitori e il fratello; per Greta, oltre ai genitori, il fratello e la sua fidanzata, anche due amiche, compagne delle scuole medie, volontarie anche loro. Lacrime di gioia e abbracci per Greta e Vanessa che, nonostante la stanchezza hanno poi scambiato con parenti ed amici qualche frase, prima di concludere le procedure di rito e lasciare l'aeroporto.

Il video del 31 dicembre - Le due giovani erano state rapite il 31 luglio del 2014 nel nord della Siria, fra Aleppo e Idlib. In seguito, erano state cedute dai rapitori al fronte Al Nusra, il ramo siriano di al Qaida. Il 31 dicembre era stato diffuso un video in cui le due ragazze, vestite con un chador nero, chiedevano aiuto dal governo italiano e dicevano di rischiare di essere uccise.
Il governo italiano, come d'uso, nega di avere pagato un riscatto. Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha parlato di un versamento di 12 milioni di dollari. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferirà alle 13 alla Camera sulla vicenda.

La svolta - Un incubo durato 5 mesi e mezzo, una prigionia in condizioni drammatiche, tra minacce e brutali violenze. La svolta è arrivata tra sabato 10 e domenica 11 gennaio, quando i sequestratori accettano di girare un nuovo video  come prova che le ragazze sono in vita.
Le immagini questa volta non dovevano finire in Rete: se qualcuno avesse fatto circolare il video, l'accordo per liberare Greta e Vanessa avrebbe potuto saltare. Fortunatamente tutto è andato liscio e l'intelligence italiana è riuscita a riportarle a casa. 

Il riscatto - C'è chi parla del pagamento di un riscatto milionario, ma dall'Italia arriva una secca smentita. Ad ipotizzare il pagamento di 12 milioni di euro è stata la tv di Dubai al Aan, indiscrezione poi ripresa anche dal Guardian online e denunciata in Italia da Salvini: "Se veramente per liberare le due amiche dei siriani il Governo avesse pagato un riscatto di 12 milioni sarebbe uno schifo!", ha tuonato. "Sono molto felice per la liberazione di Greta e Vanessa" ma "qualora fosse stato pagato un riscatto, quei soldi andrebbero a finanziare i sequestratori che ci sono dietro questi episodi e quindi a chi attenta alla nostra civiltà", ha rincarato il vice presidente leghista del Senato Roberto Calderoli. Stessa musica nelle parole dell'azzurra Mariastella Gelmini: "Mi sembra doveroso chiederci se un eventuale riscatto pagato a dei terroristi non sia una fonte di finanziamento per portare la morte in Europa e altrove. Il governo e il ministro Gentiloni faranno bene a chiarire rapidamente la vicenda".


venerdì 17 ottobre 2014

Filippine, liberi i 2 ostaggi tedeschi (pagato un riscatto di 4,5 milioni di euro)

I due ostaggi tedeschi con i loro rapitori
MANILA - Sono stati liberati i 2 ostaggi tedeschi (una coppia, lui 74 anni, le 55) rapiti ad aprile dai guerriglieri islamici di Abu Sayyaf nelle Filippine. Erano stati portati via dal loro yacht nel Paicifico occidentale nell'isola di Palawan. Lo scrive l'agenzia di stampa Dpa citando una radio locale. Solo alcuni giorni fa uno degli ostaggi aveva lanciato un drammatico appello, raccontando come i miliziani gli avessero fatto vedere la fossa dove sarebbe stato sepolto. Per la liberazione sarebbe stato pagato un riscatto di circa 4 milioni e mezzo di euro.

mercoledì 28 maggio 2014

Un hacker blocca iPhone e iPad e chiede un riscatto per liberarli. In Australia e in Inghilterra




LONDRA - Alcuni possessori di iPhone e iPad sono stati presi di mira da un hacker che sta bloccando i dispositivi chiedendo un riscatto, fino a 55 sterline, per riattivarli. Lo rivela il britannico Telegraph. La maggior parte degli 'attacchi' ha avuto luogo in Australia, ma ci sono anche segnalazioni di cittadini britannici. Sembra che l'hacker, che va sotto il nome di Oleg Pliss, sia riuscito a sfruttare la funzionalità Find My iPhone che permette di monitorare e bloccare in remoto i dispositivi rubati. Gli utenti hanno riferito che sul loro schermo è apparso un messaggio, firmato Oleg Pliss, in cui si chiedevano 100 dollari/euro da inviare via paypal per lo sblocco dell'apparecchio. Le 'vittime' si sono rivolte ad un forum di assistenza della Apple per chiedere aiuto.