Visualizzazione post con etichetta libia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libia. Mostra tutti i post

venerdì 28 luglio 2017

Il consiglio dei ministri dice sì all'invio delle navi in LIBIA


ROMA, 28 luglio - Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto sull'invio di navi italiane in Libia. E' quanto si apprende da fonti di governo. I termini dell'operazione, secondo quanto annunciato giovedì dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, saranno illustrati martedì in Parlamento alle commissioni parlamentari competenti.
 "Passo avanti per stabilizzazione Libia" - La missione italiana va considerata come un "passo in avanti nel contributo italiano alla capacità delle autorità libiche di condurre la loro iniziativa contro gli scafisti e di rafforzare la loro capacità di controllo delle frontiere e del territorio nazionale", ha commentato il premier Paolo Gentiloni, sottolineando come questo sia "un pezzo di percorso della stabilizzazione della Libia a cui l'Italia sente il dovere di partecipare".

"No grande invio di flotte, abbiamo risposto a una richiesta della Libia"- Gentiloni ha quindi spiegato che l'invio di navi "può dare un contributo significativo a rafforzare la sovranità libica, non è iniziativa contro la sovranità libica. Sarebbe non rispecchiare la sostanza della decisione del governo presentarla come un enorme invio di grandi flotte e squadriglie aerei. È una richiesta a cui abbiamo aderito di supporto alla guardia costiera libica".

"Mi auguro ampio consenso in Parlamento" - "Mi auguro - ha quindi concluso il premier - che il Parlamento possa dare il via libera con il consenso più largo" alla missione di supporto alla guardia costiera libica. Gentiloni ha quindi sottolineato che questo è un "passaggio rilevante" per la stabilizzazione del Paese nordafricano, che è e resta una "priorità per l'Italia". Una stabilizzazione che, aggiunge, "è un percorso accidentato e non un'autostrada in discesa".

LIBICI inaffidabili, al-Sarraj: Nessuna richiesta di aiuto all'Italia



TRIPOLI, 28 luglio - Nessuna richiesta all'Italia di inviare navi nelle acque libiche per contrastare il traffico di esseri umani. In un comunicato diffuso dai media libici, il premier del governo di accordo nazionale, Fayez al Sarraj, ha bollato come infondate le notizie diffuse a riguardo, che a suo giudizio mirano solo a minare l'esito dell'incontro avuto a Parigi martedì scorso con il generale Khalifa Haftar.
Sarraj è stato ricevuto mercoledì scorso dal presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, che ha riferito della richiesta arrivata da Tripoli nella conferenza stampa congiunta tenuta al termine del faccia a faccia con il collega libico.
Il presidente Sarraj mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico attraverso unità navali nel comune contrasto al traffico di esseri umani. Un sostegno tecnico a un impegno comune da svolgersi in acque libiche con unità navali inviate dall'Italia", ha detto Gentiloni mercoledì scorso al fianco di Sarraj.
Diversa la versione offerta dal premier libico nella nota diffusa ieri: "Con gli italiani abbiano concordato di continuare nel sostegno alla marina libica attraverso addestramento e fornitura di attrezzature militari che ci consentano di condurre operazioni di soccorso verso i migranti e di contrastare i trafficanti di esseri umani, oltre alla fornitura di attrezzature elettriche di controllo per i nostri confini meridionali". Sarraj ha quindi aggiunto che "la sovranità della Libia è una linea rossa".

I dettagli della missione italiana nelle acque della LIBIA oggi in CdM


ROMA, 28 luglio - Sarà affidato ad un ammiraglio a bordo di una Fremm, una delle sofisticate fregate di cui si è da poco dotata la Marina militare, il comando della nuova missione italiana di sostegno alla Libia nel contrasto ai trafficanti di esseri umani. Sarà un dispositivo 'importante', composto da quattro o cinque navi, altrettanti aerei, forse un sottomarino, droni e diverse centinaia di militari.
Oggi, dopo le ultime limature, il Consiglio dei ministri varerà il provvedimento con i dettagli dell'operazione, che poi, martedì, sarà sottoposto al Parlamento: a quel punto dovrebbe essere la conferenza dei capogruppo a decidere quale iter verrà seguito e, cioè, se ci sarà il vaglio delle Commissioni oppure dell'Aula.
Nelle ultime ore al ministero della Difesa stanno definendo le ultime questioni, alcune delle quali sono particolarmente delicate: le regole d'ingaggio, la catena di comando (a chi risponderanno le navi italiane?), il trattamento dei migranti eventualmente 'respinti', le misure a tutela dei nostri militari. Quello che è certo, come hanno confermato fonti di Governo all'ANSA, è che verranno impiegati gli assetti - in tutto o in parte - dell'operazione Mare Sicuro. Si tratta di una missione nazionale avviata nel marzo 2015 con compiti di sorveglianza e sicurezza marittima "in seguito all'aggravarsi della minaccia terroristica". Mare Sicuro opera in un'area di circa 160.000 chilometri quadrati, nel Mediterraneo centrale e a ridosso delle coste libiche. Vi partecipano attualmente 5 navi, cinque aerei, elicotteri, un paio di sommergibili e circa 700 militari.
Si tratta di un dispositivo comandato da una Fregata europea multi missione - attualmente la Fremm Margottini, che però verrà presto rimpiazzata dall'Alpino nell'ambito della normale turnazione - composto da un'altra fregata e alcuni pattugliatori, ma che potrebbe essere integrato con altri assetti particolarmente utili per il contrasto ai trafficanti. Ad esempio alcuni droni, gli aerei senza pilota, oppure la tecnologica nave-spia Elettra, che è in grado di raccogliere informazioni intercettando segnali radar e radio. Della missione libica saranno parte anche uomini del reggimento e team del Comsubin, le forze speciali della Marina.
Nel porto di Tripoli, inoltre, è già presente un pattugliatore della Guardia di Finanza che fornisce assistenza e addestramento agli equipaggi delle motovedette che l'Italia ha ceduto alla Guardia costiera libica ed un'altra nave della Marina è alla fonda a Misurata, dove un contingente italiano gestisce e fornisce sicurezza a un ospedale da campo dove vengono curati i combattenti libici feriti negli scontri contro l'Isis.

mercoledì 26 luglio 2017

La LIBIA ha chiesto l'intervento di navi italiane per controllare il traffico di migranti


ROMA, 26 luglio - Il premier libico "Sarraj mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali al contrasto del traffico di esseri umani". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni spiegando che "la richiesta è all'esame del nostro ministero della Difesa". "Questa richiesta - ha aggiunto - può rappresentare una novità molto importante nella lotta" ai trafficanti in Libia.
Da parte sua, Sarraj non ha nascosto "le difficoltà sulla nostra strada" ringraziando l'Italia "per il ruolo estremamente importante svolto dalla Guardia costiera". "E' necessario - ha aggiunto - fare più sforzi perché la Guardia costiera libica sia in grado di contrastare l'immigrazione clandestina e possa disporre di tecnologie avanzate per controllare le nostre coste".

Sarraj ha inoltre chiesto di concentrare gli sforzi sul "controllo dei confini Sud" della Libia "in modo che si riesca a far tornare i migranti nei loro Paesi " e a gestire con maggiore efficacia l'attuale crisi migratoria.

martedì 25 luglio 2017

Incontro al-Sarray Haftar a PARIGI. MACRON: un grande progresso per la pace


PARIGI, 25 luglio - "Oggi la causa della pace in Libia ha fatto un grande progresso. Voglio ringraziarvi per gli sforzi fatti": lo ha detto il presidente Emmanuel Macron, annunciando che il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez al-Sarraj e il comandante dell'Esercito nazionale libico Khalifa Haftar, riuniti al castello di La Celle-Saint-Cloud, alle porte di Parigi, hanno adottato la dichiarazione congiunta sull'avvenire del Paese. "Oggi la pace può vincere", ha aggiunto, parlando di "impegno storico". Oggi il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez Sarraj e il comandante dell'Esercito nazionale libico Khalifa Haftar "possono diventare un simbolo per la riconciliazione e la pace. La dichiarazione congiunta è un documento storico". Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron al termine dell'incontro a Parigi sulla Libia. La "vostra determinazione di oggi sarà anche la nostra", ha aggiunto.
"L'Italia è pienamente associata" nell'iniziativa per la stabilizzazione e la pacificazione della Libia. "Ieri, il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian era a Roma. Non esistono divergenze tra la posizione italiana e la posizione francese. E' un lavoro in comune che facciamo anche con l'Unione europea": lo ha detto il presidente Emmanuel Macron tornando a rendere omaggio al lavoro dell'"amico Paolo Gentiloni". "Voglio ringraziare, in particolare l'Italia, il mio amico Paolo Gentiloni, che ha molto lavorato" per arrivare alla dichiarazione congiunta di oggi sulla Libia. Il premier libico Fayez al-Sarraj sarà domani a Roma. Il Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, si è appreso, incontrerà il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

domenica 16 aprile 2017

MEDITERRANEO piatto, arrivano migliaia di migranti. Tragedia: si sgonfia un gommone, molti morti





Un gommone si è sgonfiato al largo della Libia, sette cadaveri (anche quello di un bimbo di 8 anni) sono stati recuperati nel corso di un intervento delle navi delle ong Moas e Watch the Med e - fanno sapere da Moas - altri corpi sono in mare. Da ieri sera Phoenix, la nave di Moas, è circondata da 8 gommoni in difficoltà carichi di persone: oltre 450 sono state recuperate a bordo
. Sei cadaveri sono stati trasferiti sulla nave Sea Eye di Watch the Med. "Immagina di portare il corpo senza vita di un bambino di 8 anni nella tua casa a Pasqua. Non dimenticherò mai questo giorno". Così scrive su twitter Chris Catrambone, fondatore del Moas insieme alla moglie Regina, a proposito degli interventi di soccorso di oggi. Un fotografo della Reuters imbarcato sulla Phoenix parla di venti morti, ma il numero è ancora da accertare mentre le operazioni proseguono. "In una maratona di 24 ore dove si sono susseguite continue operazioni di soccorso, tuttora in pieno svolgimento - spiega l'organizzazione - l'equipaggio Moas ha assistito 9 imbarcazioni, fra cui 7 gommoni e 2 barche di legno. Donne, bambini e persone che necessitavano urgenti cure mediche hanno avuto la precedenza nel trasferimento delle 453 persone a bordo della Phoenix. Una volta raggiunta la capacità massima di accoglienza a bordo, nelle ore seguenti si è provveduto a stabilizzare la situazione, distribuendo i giubbotti salvagente alle restanti oltre 1000 persone ancora ammassate su imbarcazioni precarie". 
MOAS è una ONG dedicata a prevenire l’inutile perdita di vite in mare fornendo servizi professionali di ricerca e soccorso sulla rotta migratoria più letale al mondo: il mare.
Fondata inizialmente come iniziativa privata nel 2014, MOAS è stata la prima ONG a pattugliare il Mediterraneo al fine di salvare migranti e rifugiati che intraprendono il pericoloso viaggio dalla Libia all’Europa. Da allora MOAS è divenuta un’organizzazione internazionale che ha salvato ed assistito oltre 33.000 uomini, donne e bambini nel Mediterraneo Centrale e nel Mar Egeo. Attualmente MOAS sta conducendo la sua quarta missione di Ricerca e Soccorso nel Mediterraneo Centrale, lanciata lo scorso 1 Aprile.
Sono 851, complessivamente, i migranti sbarcati fra stanotte e stamattina a Lampedusa. A soccorrere 4 barconi in difficoltà è stata la nave "Chimera" della Marina militare italiana. Ieri sera, sull'isola, sono arrivati in 448: erano tutti su un barcone. Fra stanotte e stamattina si sono registrati, invece, tre sbarchi: prima 151 migranti, poi 121 ed infine 125. All'hotspot di contrada Imbriacola, al momento, ci sono 1.043 persone. I migranti stanno tutti bene. Per la giornata di oggi non sono previsti trasferimenti.
649 migranti sono giunti stamani a Reggio Calabria a bordo della nave "Vos Prudence" di Medici Senza Frontiere. In massima parte sono subsahariani, ma anche di origine asiatica, dal Pakistan e dal Bangladesh. Quasi in contemporanea, sul litorale di Melito Porto Salvo, sono sbarcati 89 profughi, molti dei quali di origine siriana. Sul posto sono intervenuti i carabinieri mentre da Reggio la Prefettura, che aveva allestito il punto di fotosegnalamento e identificazione sulla banchina del porto, ha inviato due pullman per prelevare anche il secondo gruppo di migranti. Ad accogliere i profughi anche il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, il procuratore generale Luciano Gerardis, l'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova mons. Giuseppe Fiorini Morosini e l'assessore comunale alle Politiche sociali ed all'accoglienza Giuseppe Marino. 
"Sono migranti che abbiamo salvato due giorni fa, a Nord delle coste della Libia. Molti di loro presentavano segni di tortura e delle sofferenze subite in Libia o durante il tragitto. Per la prima volta cominciamo a vedere anche i segni delle guerre: feriti da arma da fuoco e segni di maltrattamenti e torture". Lo ha raccontato Michele Trainiti, responsabile del soccorso e della ricerca in mare di Medici senza frontiere, dopo l'arrivo a Reggio Calabria della nave "Vos Prudence" con 649 migranti a bordo. "Le attività di salvataggio - ha detto ancora Trainiti - sono state questa volta molto difficili perché si è operato in più salvataggi. Con un'altra nave abbiamo sbarcato ieri a Pozzallo 550 persone. In un solo giorno, con i nostri 649, superiamo le mille unità ed altrettanto ha fatto la Guardia costiera. Una cosa è certa: gli sbarchi continuano. La gente continua a fuggire dalla guerra e dalla fame. Sono molti subsahariani. Abbiamo molti nigeriani, ma vediamo anche un flusso crescente dall'Asia, che per noi è anche l'indicatore del fatto che essendo chiusa la frontiera turca, comunque si cerca sempre una via alternativa per cercare una vita migliore".
Il mare piatto sta favorendo massicce partenze di migranti dalle coste libiche. Ieri il Comando delle Capitanerie di porto ha coordinato 33 operazioni di soccorso nei confronti di imbarcazioni in difficoltà nel Canale di Sicilia: circa 4.500 le persone salvate.

venerdì 24 marzo 2017

MIGRANTI, 200 annegati al largo della LIBIA

Il recupero delle vittime
Più di 200 migranti sono morto in una barca affondata al largo delle coste della Libia: lo sostiene una organizzazione umanitaria spagnola. Proactiva Open Arms ha detto di aver recuperato cinque corpi galleggianti nei pressi di due barche rovesciate, ognuno dei quali può contenere più di 100 persone.
Una portavoce della guardia costiera in Italia, che coordina salvataggi, ha confermato le cinque morti. Ma ha detto che non poteva confermare le stime dei morti fornite dal Proactiva, e ha dichiarato di aver ricevuto nessuna chiamata di emergenza di qualsiasi barche. Però ha precisato che almeno 240 migranti possono essere morti perché le barche erano spesso sovraccaricati dai contrabbandieri.

Un tribunale di TRIPOLI blocca l'accordo Italia-Libia sui migranti


TRIPOLI, 24 marzo "Un tribunale di Tripoli ha bloccato qualsiasi accordo sui migranti derivante dal memorandum of understanding (MoU)" firmato dal premier libico Fayez Al Sarraj e dall'Italia a febbraio": lo scrive il sito Libya Herald segnalando la sentenza ma avvertendo che "resta non-chiaro" quale sarà l'impatto del pronunciamento avvenuto ieri sulla "determinazione europea" a fermare i migranti in cooperazione con il consiglio presidenziale di Sarraj.
Il ricorso accolto da tribunale era stato presentato da "sei persone fra cui l'ex ministro della Giustizia Salah Al-Marghani", ricorda il sito precisando che la contestazione riguardava non solo il "controverso piano" di riportare migranti in Libia ma anche la legittimità di accordi stipulati dal "Governo di accordo nazionale" (Gna) di Sarraj che non riesce ad ottenere la fiducia del parlamento insediato a Tobruk. Il riferimento, implicito, è allo stallo creatosi con parte dell'assemblea che chiede di attribuire un ruolo determinante al generale Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica che si contrappone a Sarraj, sostenuto dall'Onu.
Il Memorandum of Understanding (MoU) fnon ha mai inteso includere il ritorno dei migranti da Italia per nuovi campi finanziati dall'UE in Libia, ha precisato il Ministero della Giustizia ha detto oggi. rispondendo alla sentenza della corte d'Appello di Tripoli. Il ministero ha detto che la decisione finale sul ricorso proposto da sei attori , tra cui un noto avvocato e un ex ministro della giustizia, era ancora in attesa. In una dichiarazioneil minstdero sottolinea i vantaggi del contratto proposto. Tra queste, il potenziamento, con l'aiuto d'Italia, dei controlli alle frontiere e la fornitura di assistenza tecnica nel campo della lotta contro i trafficanti di uomini 

mercoledì 25 gennaio 2017

La Ue: piano per il blocco navale anti immigrati davanti alla LIBIA


BRUXELLES, 25 gennaio - Improvvisa virata nella politica dell'Ue con la presentazione del nuovo piano sulla "Migrazione nella rotta del Mediterraneo centrale", che prevede l'utilizzo di navi ed equipaggi italiani ed europei davanti alla Libia per combattere i trafficanti e bloccare i flussi migratori. E' il primo documento che sembra avere l'appoggio di tutti i governi europei (anche Merkel e Gentiloni) e che gioverebbe in particolare a Italia e Malta.
Il piano vuole estendere "Sofia", la missione navale europea nel Canale di Sicilia, alle acque territoriali libiche con la possibilità di creare un blocco navale per impedire la partenza dai porti in Libia dei trafficanti. In prima linea nello schieramento, dunque, ci sarebbero i libici e alle loro spalle la missione Ue, sulle cui navi sarebbero imbarcati uomini della Forza di gendarmeria europea per distruggere i barconi. Si prevede inoltre il rafforzamento della Guardia costiera libica con mezzi europei e il coinvolgimento di EgittoTunisia e Algeria e le intelligence dei governi europei.

Obiettivi -  Il piano si prefigge traguardi importanti come il miglioramento delle condizioni disumane dei migranti (anche grazie all'Onu e alla creazione di centri di aiuto), la riduzione delle morti (da inizio decennio i morti in mare sono 13mila) la diminuzione del flusso di migrazione (nel 2016 sono stati in 131mila ad attraversare il Canale di Sicilia) e l'aiuto al reinserimento in patria per chi volesse tornare.

L'iniziativa - L'ossatura del documento è frutto del lavoro dell'Alto rappresentante Federica Mogherini e del commissario Dimistris Avramopoulos ed è stato voluto dal premier di Malta, Joseph Muscat, che detiene la presidenza di turno dell'Ue, il quale ha chiesto di "esplorare politicamente la fattibilità" di estendere la missione europea alle acque libiche. A Malta, il 3 febbraio, i leader europei approveranno il testo, limato e corretto in queste ore a Bruxelles.

venerdì 13 gennaio 2017

CAOS LIBIA, si tenta di ristabilire l'ordine. E Tobruk attacca l'Italia


TRIPOLI, 13 gennaio - Dopo il tentato golpe di giovedì, il Consiglio presidenziale del governo libico di intesa nazionale di Fayez al Sarraj ha incaricato unità delle forze armate libiche di ristabilire l'ordine. L'obiettivo è contrastare il gruppo armato affiliato a Khaliga Ghwell, l'ex premier del dissolto governo libico islamista, che ha assaltato e preso possesso delle sedi di tre ministeri a Tripoli.
Ci sono rapporti non confermati che una dellr principali milizie della capitale, la Brigata rivoluzionari di Tripoli 'di Haitham Tajouri, ha dichiarato lo stato di emergenza a seguito di sequestro apparente di tre ministeri.
Mentre la testa Presidenza del Consiglio Faiez Serraj era in riunione di Cairo il presidente egiziano presidente egiziano Abdel Fattah Sisi, miliziani che sostengono Khalifa Ghwell e il suo governo risorto di Salvezza Nazionale hanno attaccato i ministeri della difesa, del lavoro e Famiglie.
Il portavoce del governo Ashraf Al-Tulty insistito sul fatto che i tentativi di occupare i ministeri erano falliti. Un'altra fonte PC detto che almeno due degli edifici erano stati riconquistati.
Tuttavia Ghwell in onda ieri pomeriggio da quello che sembrava essere il ministero della difesa ha detto che il PC e il governo di Accordo Nazionale avevano fallito e che l' accordo Skhirat era morto. L'accordo politico libico che era stato imposto dagli stranieri era finito. Era giunto il momento per un accordo ttra libici
"Il governo di salvezza nazionale è aperta alla cooperazione con tutte le formazioni militari nel determinare l'autorità dello Stato", ha detto, aggiungendo che ciò che la Libia aveva bisogno era una fine alle milizie armate.
Si dice anche che Ghwell sia andato al ministero del lavoro in cui tutti i dipendenti erano stati raccolti,  ha detto loro di sedersi e abbi cominciatoa parlare come se fosse il primo ministro.Ha chiesto di problemi amministrativi e quali sono i problemi principali si stavano affrontando.
L'azione di Ghwell ha ulteriormente sottolineato l'inefficacia dell'amministrazione di Faiez Serraj: stipendi non pagati, mancanza di liquidità presso le banche,  inondazioni, scarsità d'acqua, interruzioni di corrente, di comunicazione e di sicurezza in mancanza  sembrerebbero rendere la posizione del partico sempre più disperata.
Le autorità di Tobruk, nell'est della Libia, si scagliano intanto contro la riapertura dell'ambasciata italiana a Tripoli definendola una "nuova occupazione". Secondo alcuni media, il ministero degli Esteri del "governo" guidato da Abdullah al-Thani ha inviato mercoledì una "nota diplomatica urgente" a tutte le ambasciate e i consolati libici all'estero per informarli di quello che viene definito "il ritorno militare dell'ambasciata italiana" a Tripoli.

venerdì 23 dicembre 2016

MALTA, dirottano aereo dei voli interni libici con 118 passeggeri e minacciano di farlo esplodere




LA VALLETTA, 23 dicembre - I dirottatori che si sono impadroniti di un aereo libico deviato su Malta hanno minacciato di far saltare in aria il velivolo: lo riporta la Bbc online citando le prime notizia dei media maltesi sull'episodio.
L'aereo dirottato su Malta, della compagnia libica Afriqiyah Airways, è un Airbus A320 con 118 persone a bordo: lo scrive l'Independent. Il volo, precisa l'emittente, era partito da Sebha, nel sudovest della Libia, ed era diretto a Tripoli.
Il primo ministro di Malta ha avvertito sul suo account twitter di un "potenziale dirottamento" di un volo interno libico deviato su Malta. Secondo i media maltesi, il velivolo, con 118 persone a bordo, sarebbe atterrato a La Valletta.

sabato 5 novembre 2016

LIIberati i due tecnici italiani rapiti in LIBIA


ROMA, 5 novembre - Danilo Calonego e Bruno Cacace, i due tecnici italiani rapiti in Libia, sono stati liberati. La notizia, riportata d alcuni media libici, e' stata confermata all'Ansa, da autorevoli fonti italiane e successivamente dalla Farnesina. Con loro liberato anche il cittadino canadese Frank Boccia, rapito nella stessa circostanza.
Bruno Cacace, 56 anni, residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), che vive in Libia da 15 anni, e Danilo Calonego, 66 anni, della provincia di Belluno, erano stati rapiti tra le 7 e le 8 del mattino del 19 settembre scorso a Ghat, nel sud della Libia al confine con l'Algeria, da sconosciuti armati e mascherati. Con loro era stato rapito anche l'italo-canadese Frank Boccia. Tutti e tre sono tecnici della Con.I.Cos. e al momento del rapimento lavoravano all'aeroporto della cittadina libica.
La Farnesina conferma che i due tecnici italiani della società Conicos e il cittadino canadese Frank Boccia, sono stati liberati questa notte nel sud della Libia e hanno fatto rientro in Italia nelle prime ore di questa mattina con un volo dedicato. La vicenda si è conclusa grazie alla efficace collaborazione delle autorità locali libiche. 
Danilo Calonego e Bruno Cacace verranno ascoltati in mattinata dai magistrati della Procura di Roma. All'atto istruttorio, che potrebbe avvenire in una caserma del Ros, parteciperà anche il sostituto procuratore Sergio Colaiocco che sulla vicenda ha avviato un'inchiesta in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo.
Presto una festa per il ritorno di Cacace - "Sono felice per questa bella notizia che ci dà sollievo dopo tanti giorni di apprensione". Il sindaco di Borgo San Dalmazzo Gian Paolo Beretta commenta la liberazione di Bruno Cacace, tecnico della Con.I.Cos rapito in Libia il 19 settembre. "Ero sempre in contatto con la famiglia - continua Beretta - Volevamo organizzare un momento di riflessione, adesso organizzeremo una festa per il suo ritorno a casa". 

sabato 27 agosto 2016

DESTINO, medico sequestrato in Libia, liberato dopo 6 mesi, annega in Sicilia


CATANIA, 26 agosto - E' morto trascinato in mare da un'onda anomala mentre era sugli scogli del porticciolo di San Giovanni Li Cuti, a Catania, Ignazio Scaravilli, il medico ortopedico di 71 anni che lo scorso anno era stato sequestrato per sei mesi in Libia. La notizia è stata confermata dal fratello dell'uomo alla polizia di Stato, intervenuta sul posto.Anche sul profilo Facebook di Ignazio Scaravilli il figlio ha postato la conferma della morte del padre: «Un saluto e un grazie a tutti, purtroppo la notizia che avete letto è vera», ha scritto. La tragedia è avvenuta nel tardo pomeriggio di oggi nel porticciolo che si trova nel capoluogo etneo. L’uomo, secondo una prima ricostruzione, era su una scaletta che porta in mare una violenta onda l’ha travolto trascinandolo in acqua. L’impatto con gli scogli di pietra lavica che caratterizzano il lungomare Ognina gli ha procurato un esteso trauma facciale e cranico che ne ha causato il decesso. Inutili i soccorsi che sono arrivati immediati da parte di amici e parenti. Ignazio Scarivilli era un appassionato del suo lavoro di chirurgo ortopedico specializzato in interventi sulla mano e riabilitazione e con la voglia di essere utile al mondo. Era partito, assieme ad altri tre colleghi siciliani, prima del Natale del 2014 per dare il proprio contributo all’ospedale di Dar Al Wafa, nella zona di Suq Talat. Dopo una ventina di giorni il sequestro. A segnalare la sua scomparsa erano stati altri medici e i suoi familiari di Catania, preoccupati per la mancanza di notizie. A rapirlo sarebbero state forze vicine al sedicente stato islamico in Libia Era stato liberato il 9 giugno del 2015 con il concorso delle autorità di Tripoli e un lungo e sotterraneo lavoro della Farnesina e dei nostri servizi d’informazione. 

Scaravilli aveva lavorato a lungo a Padova, dove aveva ancora casa in cui risiedeva con la moglie fin quando viveva nella città veneta. Nel 2014 era rientrato in Sicilia dopo avere prestato servizio per 35 anni al “Cto”, oggi noto come ospedale Sant’Antonio. Alcuni li aveva salutati al telefono prima di Natale, per gli auguri. Ad uno di loro, un anestesista, aveva confidato anche l’intenzione di partire per la Libia, chiedendogli se avesse voluto fare la stessa scelta. 

giovedì 18 agosto 2016

SIRTE, l'ISIS cerca di rompere l'assedio con 9 kamikaze


SIRTE, 18 agosto - I miliziani dell'Isis asserragliati a Sirte hanno tentato di sfondare l'assedio delle forze governative libiche con nove attentati kamikaze. Il bilancio è di 9 militari uccisi e 82 feriti. Cinque attentatori hanno utilizzato autobombe, uno una moto e altri tre hanno attaccato a piedi.

venerdì 10 giugno 2016

LIBIA, le forze governative entrano a SIRTE, jihadisti in fuga


SIRTE (Libia), 10 giugno - La liberazione di Sirte, in Libia, è sempre più vicina: le forze del governo di unità nazionale di Sarraj hanno infatti sfondato le difese della roccaforte libica dell'Isis con mezzi corazzati e carri armati, mentre nelle stesse ore cadeva anche la regione di Harawa, 70 km più a est. E i miliziani del califfato sono in rotta: secondo testimoni, molti jihadisti si sono tagliati la barba per non farsi riconoscere e fuggire.
I miliziani dello Stato islamico barricati in città hanno opposto una strenua resistenza nascosti nel loro quartier generale, ma sembrano ormai prossimi alla sconfitta. Violenti si sono susseguiti gli scontri per tutta la giornata di ieri. Con un'offensiva a tenaglia Sirte è stata accerchiata su tre assi grazie a truppe di terra, aiutate dall'aviazione e dalla Marina. L'offensiva navale e terrestre è stata affiancata da una serie di bombardamenti aerei che hanno centrato il quartier generale dell'Isis, mentre in serata le forza navali hanno annunciato di avere il "pieno controllo della zona costiera", e che gli jihadisti "non potranno fuggire via mare".



Sui social network intanto sono circolate le prime foto, divenute oramai un simbolo della riconquista, che mostrano la distruzione da parte delle forze di liberazione libiche del palco usato dai seguaci del Califfo per le crocifissioni a Zafrana. Una prima istantanea ritrae il macabro luogo prima della demolizione, dove campeggia una grande bandiera nera dello Stato islamico, mentre in un'altra si vede lo stesso luogo privo dello stendardo.

In tarda mattinata il portavoce dell'operazione per la liberazione della città, il generale Mohamed al Ghasri, aveva promesso che Sirte "sarà liberata a giorni", sottolineando che le "milizie si stanno scontrando violentemente con i terroristi", mentre "i cecchini di Daesh sparano dai tetti". Una "situazione difficile", anche perché gli "jihadisti sono asserragliati nella sala congressi Ouagadougou", il loro quartiere generale poi centrato dai raid aerei. In serata l'ingresso nel centro della città da parte delle forze fedeli al governo di unità nazionale per l'assalto finale.

Resta incerto a questo punto il numero delle vittime, ma già si teme un bagno di sangue. Secondo Al Ghasri, nella sola giornata di mercoledì si sono registrati "15 morti tra i miliziani e un centinaio di 'martiri' feriti". Ma il bilancio odierno è sicuramente più alto. A cadere sul campo anche il responsabile dell'ordine degli avvocati libici, Abdel-Rahman al Kissa, già ministro dei feriti e delle famiglie dei martiri nel governo transitorio del primo ministro ad interim Abdel Rahim al Kib nel 2012. Restano al momento sconosciute le perdite tra gli jihadisti.

Certa sembra essere invece la morte dell'emiro responsabile della raccolta della "Zakat" a Sirte per conto dell'Isis, una sorta di esattore delle tasse. Hamed Maluqa - stando al portale Alwasat - sarebbe morto in scontri con le milizie.

L'Isis perde terreno ovunque - Lo Stato islamico, oltre che in Libia, perde però terreno in tutto il medio oriente, assediato da più parti. E se in Iraq le forze governative faticano a proseguire l'offensiva contro l'ultima roccaforte jihadista nella regione di al Anbar, a ovest della capitale, in Siria l'Isis è sulla difensiva nella regione di Raqqa, stretta tra l'offensiva governativo-russa verso Tabqa e da quella curdo-americana su Manbij. La cittadina è quasi isolata dalle milizie guidate dall'ala siriana del Pkk. Dopo un'offensiva verso il nord di Aleppo, i jihadisti si sono ritirati anche da Kaljibrin, tra Marea e Azaz a ridosso del confine turco.

Resta ora da capire quale sarà la risposta del "Califfo", visto che per lui, secondo la maggior parte degli analisti, la sua resa è fuori questione.

venerdì 3 giugno 2016

MIGRANTI, 117 cadaveri sulla costa libica a ZUARA


TRIPOLI, 3 giugno - Almeno 117 cadaveri di migranti sono stati trovati lungo un tratto di costa libica, vicino alla localita' di Zuara, a 120km dalla capitale Tripoli. Lo ha reso noto la Mezzaluna Rossa  nel suo account Facebook. L'organizzazione umanitaria ha aggiunto che procederà al recupero dei corpi. Nella zona la scorsa settimana la Guardia Costiera aveva intercettato 4 gommoni con piu' di 450 persone a bordo e alcuni dei migranti tratti in salvo avevano riferito che "più' di cento" potevano essere annegati nella traversata.
Piu' di 350 migranti, invece, sono stati soccorsi al largo delle coste di Creta dopo che l'imbarcazione a bordo della quale viaggiavano e' affondata. Le operazioni di soccorso nella zona proseguono ma il numero totale delle persone presenti sul barcone non e' ancora noto, anche se si parla di almeno 700. Secondo quanto riferito dalla Guardia costiera, centinaia le persone a bordo e i sopravvissuti, salvati da navi presenti nella zona, almeno quattro, dovrebbero essere trasferiti a Creta.
L'imbarcazione, lunga 25 metri, si è capovolta e a lanciare l'allarme è stata una barca di passaggio. Sul posto sono state inviate due motovedette, un aereo e un elicottero. 
Gia' il 27 maggio scorso la polizia portuale aveva intercettato a lardo di Creta un'imbarcazione guidata da due sospetti scafisti, un ucraino e un egiziano, con a bordo 65 tra siriani, afghani e pachistani. Non e' ancora chiaro se l'imbarcazione, partita dalla Turchia, fosse diretta in Italia o avesse scelto tale rotta per evitare le navi della Nato dispiegate più a Nord.

mercoledì 1 giugno 2016

La LIBIA chiede l'aiuto militare della RUSSIA


TRIPOLI, 1 giugno - Forse ispirato dalla svolta sul campo in Siria dopo l'intervento militare russo dello scorso 30 settembre anche il governo di unita' nazionale libico chiede aiuto a Mosca. Il ministro della Difesa del governo di accordo nazionale libico, Mahdi al Barghouti, ha ricevuto ieri Ivan Molotkov, il capo della missione russa in Libia che si è trasferita a Tunisi dall'estate del 2014. Secondo quanto riferisce il sito informativo libico "al Wasat", i due hanno discusso della cooperazione militare tra Libia e Russia. In particolare al Barghouthi ha chiesto aiuto per l'assistenza militare all'esercito libico fedele a Tripoli, composto in buona parte dalle milizie di Misurata e sostegno nella formazione e addestramento del personale. Il diplomatico russo ha affermato che "Mosca è pronta a dare il suo appoggio per la stabilita' in Libia aiutando le forze armate a combattere il terrorismo". Molotkov è stato ricevuto anche da Fayez al Serraj, il premier del governo di accordo nazionale, al quale ha detto che pero' per la Russia non può esserci un governo di unita' nazionale "legittimo" in Libia finche' non avra' ricevuto l'approvazione del parlamento di Tobruk. Il governo di accordo nazionale libico del premier Sarraj nel frattempo ha ricevuto il sostegno ufficiale della Lega araba, dopo l'appoggio garantito da Onu e paesi occidentali. Ora il governo insediato a Tripoli dal 30 marzo scorso rappresenta a tutti gli effetti la Libia all'interno del consesso pan-arabo. Nel corso della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi della Lega araba che si e' tenuta nel fine settimana scorso al Cairo, il ministro degli Esteri di Tripoli, Mohammed Taher Siala, ha ottenuto il seggio che spetta al suo paese come nuovo rappresentante della Libia, così come e' stato dato il via libera per la nomina del nuovo ambasciatore di Tripoli presso l'istituzione panaraba.

lunedì 16 maggio 2016

Vertice di VIENNA: revocare l'embargo delle armi alla LIBIA

VIENNA, 16 maggio - "E' imperativo che la comunità internazionale sostenga il governo Sarraj, che è l'unico legittimo della Libia e ora deve iniziare a lavorare": Lo ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry, in conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il premier designato libico Fayez al Sarraj . "Appoggeremo il consiglio di presidenza e cercheremo di revocare l'embargo e fornire gli strumenti necessari per contrattaccare Daesh", ha aggiunto Kerry, premendo per una "urgente soluzione della situazione" in Libia.
Dal canto suo, il titolare della Farnesina ha dichiarato: "Cercheremo di rafforzare l'accordo politico, per combattere contro l'Isis, incluso il generale Haftar, ma - ha ammonito - serve il riconoscimento pieno" del governo di unità nazionale.
''Niente boots on the ground''. Non vuole truppe di terra occidentali contro l'Isis il nuovo premier libico Fayez al-Sarraj che in un intervento sul Daily Telegraph ha chiesto invece alla comunità internazionale di addestrare le truppe di Tripoli e di porre fine all'embargo sulle armi per il Paese nordafricano. E ha ancora precisato: ''I terroristi saranno sconfitti dalle nostre forze armate e non da milizie rivali''. L'Occidente ha il dovere di aiutare la Libia, ha aggiunto Sarraj, che ha sottolineato come il Paese si senta abbandonato dalla comunità internazionale dopo l'intervento militare per rovesciare il regime del colonnello Gheddafi. Per Sarraj, il nemico peggiore non è rappresentato dall'Isis ma dalle divisioni nel Paese e solo l'unità nazionale permetterà di uscire da anni di difficoltà.

sabato 30 aprile 2016

SABRATHA (Libia), affonda gommone di migranti, 70 annegano


SABRATA (Libia), 30 aprie . Un gommone carico di migranti diretti verso l'Italia è semiaffondato in acque libiche, a circa quattro miglia da Sabratha: si temono una settantina di dispersi.Ventisei le persone che sono state invece tratte in salvo da un mercantile italiano dirottato sul punto dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera.
L'allarme dato con un telefono satellitare - Durante la mattina di venerdì è giunta a Roma, alla Guardia Costiera, una telefonata "muta" da un satellitare. Il telefono satellitare chiamante è stato localizzato in mare, a sette miglia da Sabrahta, in acque libiche, per cui, temendo pericoli per le persone, sono state subito informate le autorità di Tripoli. Contemporaneamente la Guardia Costiera, da Roma, ha dirottato sul punto un mercantile italiano, il Valle Bianca, diretto in Libia per attività commerciali.

Si stima ci possano essere almeno 70 dispersi - L'equipaggio del mercantile ha cominciato le ricerche ed ha individuato il gommone semiaffondato, sospinto verso la costa da vento e mare forza 4 in peggioramento, in acque libiche, a quattro miglia da Sabratha. Rapidamente sono state soccorse e trasferite sul Villa Bianca i 26 naufraghi e sono cominciate le ricerche dei dispersi: una settantina, temono le autorità, dal momento che i gommoni diretti dalla Libia verso l'Italia viaggiano con non meno di cento migranti a bordo.

lunedì 25 aprile 2016

La LIBIA chiede aiuti per proteggere le risorse petrolifere del Paese

TRIPOLI, 25 aprile - Il Consiglio presidenziale libico guidato da Fayez al Sarraj chiede all'Onu, ai Paesi europei e quelli africani confinanti "aiuti per proteggere" le risorse petrolifere del Paese. In un comunicato, il Consiglio esprime profonda preoccupazione per gli avvertimenti ricevuti dalla Compagnia Nazionale Petrolifera (Noc) e dai rapporti delle forze di sicurezza su possibili attacchi a installazioni petrolifere, anche marittime. Due giorni fa l'Isis ha lanciato una nuova offensiva nei pressi dei pozzi di Brega.

Daily Mail,commando Gb preparano attacco a Sirte - I commando britannici "si preparano" a lanciare entro alcune settimane un attacco contro l'Isis a Sirte. Lo scrive il Daily Mail, precisando che le forze speciali Gb si uniranno a quelle francesi e americane. I militari britannici verranno impiegati simultaneamente anche nell'operazione per riconquistare Mosul, la 'capitale' del Califfato in Iraq.