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venerdì 2 giugno 2017

GRILLO mette in fila i suoi: si vota la legge elettorale "tedesca"


ROMA, 2 giugno - "Se gli altri partiti non cambieranno idea sul modello tedesco, i portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento voteranno a favore del testo, come deciso dai nostri iscritti che hanno e avranno sempre l'ultima parola su tali questioni". Così Beppe Grillo, sul suo blog, conferma le intenzioni del M5s, spiegando che "stiamo cercando di inserire alcuni correttivi di governabilità che possano evitare il grande inciucio post elettorale".
Erano stati esponenti di spicco del Movimento, come Roberto Fico e Paola Taverna, ad esprimere perplessità sulla legge elettorale, ma Grillo sul blog scrive: "Il MoVimento 5 Stelle chiede di andare al voto dal 4 dicembre e sin da allora abbiamo proposto di approvare una legge elettorale costituzionale che permettesse di farlo. Prima era il Legalicum, ora è il modello tedesco, votato a stragrande maggioranza dai nostri iscritti con oltre il 95% delle preferenze".

"I portavoce del MoVimento 5 Stelle - è il richiamo di Grillo - devono rispettare questo mandato perché il testo depositato in commissione mercoledì sera corrisponde al sistema votato dai nostri iscritti: proporzionale con 5% di sbarramento e divisione tra seggi proporzionali e collegi uninominali con predominanza dei primi per assegnare i seggi".

Boschi: "Fiduciosa che lʼaccordo tenga" - "Io sono sempre fiduciosa, quindi spero che l'accordo fra i tre principali partiti possa avere ovviamente un esito favorevole". Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi.

Rosato (Pd): "Buon segno il post di Grillo" - Il post di Beppe Grillo che ha assicurato il sostegno del M5s al sistema tedesco "è un buon segno" all'interno di una "trattativa faticosa tra i quattro grandi partiti" che però "serve a dare al Paese regole condivise". E' il commento di Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera.

domenica 21 maggio 2017

LEGGE ELETTORALE, Berlusconi sposa il sistema tedesco.Martina: pronti al confronto


ROMA, 21 maggio - Sulla legge elettorale "spero e credo che si potrà tornare a ragionare con il Pd", dopodiché si potrà votare "in autunno". A dirlo è il leader di FI, Silvio Berlusconi, secondo il quale "questa proposta non è una buona base di partenza. Il sistema tedesco, quello vero, che noi chiedevamo, è uno dei due grandi sistemi possibili, accanto al semipresidenzialismo francese. L'unico che funziona davvero in Europa". 
In un'intervista al Messaggero, Berlusconi spiega che il sistema misto maggioritario-proporzionale proposto dal Pd "è confuso e pericoloso. Se venisse adottato, dalle elezioni potrebbe uscire una maggioranza casuale, che sarebbe comunque espressione di una minoranza dei cittadini, o anche due maggioranza diverse fra Camera e Senato. Mi sembra un tentativo di forzatura da parte del Pd, del tutto sorprendente anche rispetto alle indicazioni del Capo dello Stato per una legge elettorale condivisa. Questa proposta, che non ha la maggioranza in Senato, così com'è spacca il Paese su un tema che invece dovrebbe unire, come le regole elettorali".

Il leader di Forza Italia interviene anche sul prossimo G7 di Taormina. L'assenza della Russia, dice, "non solo poteva" essere evitata ma "doveva. La Russia non è un avversario, è un partner indispensabile che fa parte dell'Occidente".

Martina: "Pd pronto a confronto" - "Se è un'apertura vera il Partito democratico è pronto a un confronto serio con tutti per dare agli italiani una legge di stampo europeo". Lo dice il vicesegretario del Pd Maurizio Martina, commentando le dichiarazioni di Berlusconi.

Salvini: "Nessun accordo con il Pd" - Matteo Salvini risponde a Berlusconi dal congresso leghista di Parma e gli ricorda: "Sappia che a noi non interesserà ragionare col partito democratico né adesso né mai". E aggiunge: "Lavoreremo per avere una coalizione la più ampia e avvolgente possibile. Ma a condizioni chiare: voglio sapere il giorno prima del voto con chi vai a governare. Spero che il Parlamento approvi una legge elettorale maggioritaria chiara, per andare a votare il prima possibile".

venerdì 19 maggio 2017

LA LEGGE ELETTORALE, in aula il 5 giugno. Affondo di BERSANI


ROMA, 19 maggio - Slitta di una settimana, dal 29 maggio al 5 giugno, l'approdo in Aula della legge elettorale: la decisione della Conferenza dei capigruppo della Camera arriva al termine di una giornata di altissima tensione tra il Pd e gli altri partiti, compresi gli alleati di governo, a causa della prova di forza dei Dem sui tempi dell'iter parlamentare della legge. Ma anche sul merito si è aperto un nuovo motivo di querelle tra i bersaniani e il Pd, con l'ex segretario che chiede a Prodi e Pisapia di ritirare il loro assenso al Rosatellum, la proposto del Pd. Dopo che mercoledì sera il relatore Dem, Emanuele Fiano, aveva depositato il nuovo testo base, il Pd si è presentato in Commissione Affari costituzionali deciso a pretendere di farlo votare in poco più di una settimana così da portarlo in aula il 29 maggio. Questa data era stata sì concordata, ma prima che l'improvviso cambio di opinione del Pd avesse fatto saltare il precedente testo base del presidente Andrea Mazziotti, determinando quindi lo slittamento di una settimana di tutti i lavori. A mandare su tutte le furie gli avversari della proposta del Pd, il Rosatellum, ci aveva pensato lo stesso Matteo Renzi che mercoledì sera aveva affermato che il Parlamento aveva "perso tempo" e gli ingiungeva di approvare la legge entro metà giugno. In effetti se il testo approdasse in Aula il 29 maggio, col cambio del mese scatterebbe il contingentamento dei tempi, secondo il regolamento della Camera.
Alla fine il presidente della Commissione Mazziotti ha trasferito lo scontro, che è politico e non procedurale, al massimo livello, ed ha incontrato la presidente Laura Boldrini che ha convocato la Conferenza dei Capigruppo. Qui è prevalsa la mediazione proposta da Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto: una settimana in più in commissione, con l'approdo in Aula il 5 giugno, e l'impegno dei gruppi di non fare ostruzionismo e di approvare la legge entro il mese. Ma lo scontro si è svolto anche sul piano del merito, con un affondo di Pierluigi Bersani e degli altri esponenti di Mdp (da Federico Fornaro a Miguel Gotor) sul testo: "Qui si allude non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali", ha detto Bersani, che ha invitato Prodi e Pisapia a "riconsiderare le loro aperture". Il motivo della critica è presto detto: il testo prevede sì per metà collegi uninominali, che favoriscono la nascita di coalizioni, ma non stabilisce che ci sia un simbolo unico per l'eventuale coalizione, come era con il Mattarellum. I Dem hanno replicato sdegnati, sostenendo con Dario Parrini, Andrea Marcucci e Rosato, che l'ex segretario "è mosso solo dal rancore verso Renzi".
passeggiata per nessun partito, ognuno dei quali tira la corta coperta da una parte. A far infuriare i partiti più piccoli non è solo la soglia del 5% del testo base, superiore al 3% dell'Italicum, ma anche la necessità di un numero di firme assai elevato a sostegno della presentazione delle candidature: una ulteriore soglia di sbarramento contro i "cespugli".

giovedì 27 aprile 2017

LEGGE ELETTORALE alla Camera il 29 maggio, dopo il pungolo di Mattarella

ROMA, 27 aprile - L'Aula della Camera esaminerà la riforma della legge elettorale nell'ultima settimana di maggio, a partire da giorno 29. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La presidente Laura Boldrini ha fatto appello ai gruppi perchè "l'esame del testo si concluda in tempo utile in commissione. Sempre la conferenza dei capigruppo ha deciso che l'Aula della Camera esaminerà la manovra economica dal 29 maggio.
Poco prima, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva incontrato al Palazzo del Quirinale il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, e la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, sottolineando l'esigenza che il Parlamento provveda sollecitamente al compimento di due importanti adempimenti istituzionali: la nuova normativa elettorale per il Senato e per la Camera e l'elezione di un giudice della Corte Costituzionale. 
Il Presidente ha chiesto ai Presidenti di Senato e Camera di rappresentare ai rispettivi gruppi parlamentari l'urgenza che rivestono entrambe le questioni per il funzionamento del nostro sistema istituzionale.
Il presidente della Repubblica  ha anche chiesto che il Parlamento provveda sollecitamente a eleggere  il giudice della Corte Costituzionale che deve essere ancora rimpiazzato.

venerdì 10 febbraio 2017

ITALICUM, le motivazioni della Consulta: omogeneizzare le due leggi, ballottaggio lesivo


ROMA, 10 febbraio - Nel giorno in cui la Camera avvia ufficialmente l'iter della legge elettorale, la Corte costituzionale pubblica le motivazioni della sentenza con cui ha bocciato il ballottaggio dell'Italicum. Motivazioni nelle quali i giudici esortano il Parlamento a rendere omogenee le leggi di Camera e Senato, come già aveva fatto il presidente Sergio Mattarella, ma anche il presidente della Commissione Affari costituzionali e relatore, Andrea Mazziotti.
Insomma guai ad andare a votare con i due sistemi usciti dalle due sentenze; un monito rafforzato dalla Corte Costituzionale nelle sue motivazioni. Per altro la tentazione del voto a giugno senza una nuova legge elettorale sembra stato scartato anche da Matteo Renzi e da M5s che ne erano stati gli alfieri. Ma la Consulta ha chiarito anche un aspetto importante del ballottaggio, da lei bocciato nell'Italicum: così come era stato congegnato "è lesivo" del principio di rappresentanza, perché non pone una soglia minima per accedere al secondo turno. Questo significa che sistemi con un doppio turno sono teoricamente ancora in campo, anche se andrebbero articolati diversamente. Ma con l'attuale bicameralismo sono tecnicamente difficili da realizzare.
In tutto 99 pagine, redatte dal giudice Nicolò Zanon e poi esaminate collegialmente dalla Corte. Definito e condiviso l'impianto, il testo è stato poi riletto e limato prima delle procedure di cancelleria. E ora l'ultimo passaggio sarà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che darà efficacia a questo testo atteso dalla politica per individuare paletti certi in cui incanalare il dibattito sulla nuova legge elettorale. Perché se è vero che il sistema è di per sé applicabile, strutturato per funzionare in caso di necessità, l'invito a fare un passo avanti è chiaro.

Monito al legislatore - La Costituzione, scrive infatti la Consulta, "non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all'esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee". E' proprio da qui che il Parlamento deve ripartire per individuare uno strumento che assicuri rappresentanza e governabilità.

Premio di maggioranza - L'Italicum prevede l'assegnazione di un premio di maggioranza che attribuisce 340 seggi alla Camera alla lista che ottenga il 40% dei voti. E secondo la Corte Costituzionale questa soglia "non è irragionevole". Un passaggio importante, che promuove appieno il premio, che punta a "bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività" "con gli obbiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale".

Ballottaggio lesivo - Il secondo turno previsto nell'Italicum dà al partito che vince 340 seggi indipendentemente da una soglia minima di voti. Ma così strutturato determina "una lesione". La Corte spiega infatti che "il premio attribuito al secondo turno resta un premio di maggioranza e non diventa un premio di governabilità". Così costruito deve essere vincolato all'esigenza costituzionale "di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell'assemblea elettiva e l'eguaglianza del voto". Una compressione che invece si realizza perché "una lista può accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito, al primo turno, un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno".

"Ballottaggio per i Comuni è altra cosa" - Niente a che vedere, specificano le motivazioni, con il ballottaggio previsto per l'elezione dei sindaci, che avviene in maniera diretta e riguarda una carica monocratica.

Capilista bloccati - La Corte non solo non ha bocciato i capilista bloccati, ma anzi nella sentenza ne sottolinea la legittimità. Innanzitutto, le motivazioni fanno notare che nel Porcellum erano bloccate le liste nella loro interezza, e questo fu giudicato incostituzionale perché non lasciava alcun margine di scelta all'elettore. Nell'Italicum le liste sono presentate in cento collegi plurinominali di dimensioni ridotte, è bloccato solo il capolista, il suo nome compare sulla scheda e l'elettore può esprimere sino a due preferenze. Non solo, c'è da considerare un altro aspetto: il ruolo che la Costituzione stessa affida ai partiti "quali associazioni che consentono ai cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare, anche attraverso la partecipazione alle elezioni, la politica nazionale". E i capilista ne sono espressione.

Sorteggio per multicandidature ma va adeguato - Restano valide anche le multicandidature, ma cade la norma che consentiva al candidato di scegliere, a urne chiuse, in quale collegio essere materialmente eletto. La Corte l'ha giudicata "irragionevole" perché viola il principio d'uguaglianza e della personalità del voto. Sopravvive il criterio del sorteggio per la scelta. Ma è la stessa Corte a dire che questa non è la regola più adeguata. Spetta al "legislatore sostituire tale criterio con altra più adeguata regola, rispettosa della volontà degli elettori".