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venerdì 24 luglio 2015

LIBIA, chiesto il riscatto per i 4 italiani rapiti

TRIPOLI, 24 luglio - I quattro italiani rapiti in Libia sono vivi e nelle mani di un gruppo di malviventi che chiedono soldi. Nessun intento politico o richieste d scambi con scafisti scafisti nelle nostre galere, attraverso i mediatori dell'intelligence è arrivata la richiesta di riscatto per la liberazione di Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, i quattro tecnici sequestrati il 20 luglio nella zona di Mellitah.
Nessuno scambio con gli scafisti - Il sottosegretario con delega ai servizi Marco Minniti ha scartato nettamente l'ipotesi che i rapitori siano legati in qualche modo ai trafficanti arrestati nelle settimane scorse in Italia e che il sequestro possa essere utilizzato come "merce di scambio" per ottenere dall'Italia il rilascio dei detenuti. E' una "via impercorribile" e quindi va esclusa. Minniti, nel corso di un'audizione al Copasir, ha detto che siamo di fronte a un sequestro a scopo estorsivo e quindi, pur nella difficoltà della situazione, la vicenda è più facilmente gestibile. 

Il problema dei due governi - Il pericolo semmai è legato ad un allungamento dei tempi del sequestro oppure alla difficoltà di individuare le fonti con cui interloquire in Libia, fonti che siano attendibili e che possano portare in tempi rapidi a una soluzione della vicenda. L'incubo ovviamente è che i quattro possano essere venduti ad organizzazioni jihadiste in qualche modo legate all'Isis. 
Il premier di Tripoli Khalifa al Ghweil ha considerato anche lui "molto scarsa" la probabilità che il rapimento abbia una relazione con i trafficanti. Al Ghweil è convinto che gli autori possano essere "criminali che vogliono turbare le relazioni che vogliamo instaurare con l'Italia". Ma è il caos politico nel Paese che rende per l'Italia più complicata la vicenda. Il premier di Tripoli non è infatti il governo riconosciuto a livello internazionale. Cosa che invece è il governo di Tobruk. E quindi le parole di Khalifa al Ghweil possono essere interpretate anche come un "avvertimento". 

Gentiloni: "Serve prudenza" - Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni dal canto suo ha chiesto "prudenza e riserbo per riportare a casa" gli italiani e ha invitato a "non inseguire il carosello di rivendicazioni, ipotesi e retroscena che vengono fatti in modo più o meno strumentale". Sulla stessa linea il titolare del Viminale Angelino Alfano. 
Intanto a Sirte, dove negli ultimi mesi si è rafforzata la presenza dell'Isis, si sono verificati violenti combattimenti tra la Brigata 166 dei Fratelli Musulmani e gruppi affiliati allo Stato Islamico. Critica la situazione anche a Bengasi, dove si susseguono gli scontri fra l'esercito e formazioni islamiste.

mercoledì 22 luglio 2015

LIBIA, i 4 italiani rapiti portati nel deserto. Alfano: scambio con scafisti? Possibile


TRIPOLI, 22 luglio - Il rapimento degli italiani Filippo Calcagno, Salvatore Failla, Fausto Piano e Gino Tullicardo, tutti alle dipendenze di società di costruzioni italiana Bonatti,  può essere una richiesta di scambio con degli scafisti detenuti? "Non credo che possiamo escludere una pista, ma facciamo lavorare chi ha titolo a farlo e a farlo nel silenzio": lo ha detto Angelino Alfano a Skytg24. "Nessuno può dire se il rapimento possa essere attribuito" alla lotta agli scafisti.
 Il quotidiano online libico 'Akhbar Libia24', citando fonti di Sabrata, città sulla costa nord-occidentale del Paese, ha scritto che "i 4 italiani rapiti sarebbero stati portati in una zona desertica dove è facile trovare nascondigli". Secondo le fonti, "i rapitori "hanno fatto scendere gli italiani dalla loro macchina, e li hanno fatti salire in un'auto obbligandoli a lasciare i loro telefoni cellulari". Il sito aggiunge che "l'autista dell'auto degli italiani è stato legato e abbandonato nel deserto".
Un certo numero di altri italiani sono stati rapiti in Libia nel corso dell'ultimo anno e mezzo, quasi tutti per riscatto. Un anno fa, tre operai di un'altra impresa di costruzioni italiana che lavora in Zuwara, la Piacentini Costruzioni, sono stati sequestrati nella zona. Due, un bosniaco e un macedone, sono stati rilasciati incolumi un paio di giorni più tardi, ma il terzo, italiano Marco Vallisa , si è svolta per altri quattro mesi.

lunedì 20 luglio 2015

LIBIA, i quattro italiani rapiti "ostaggio di milizie tribali locali"


TRIPOLI, 20 luglio - Secondo Al Jazeera, sarebbero in ostaggio di milizie tribali locali i quattro operai italiani rapiti questa mattina nei pressi del compound dell'Eni a Mellitah. Secondo il corrispondente dell'emittente, che cita fonti militari, gli italiani sarebbero stati sequestrati da elementi vicini al cosiddetto Jeish Al Qabail (L'esercito delle tribù), le milizie tribali della zona ostili a quelle di Fajr Libya (Alba della Libia). La zona dove sono stati rapiti gli italiani è stata teatro in passato di violenti scontri tra elementi armati dell'Esercito delle tribù e Fajr Libya, la coalizione di miliziani filo-islamici che detiene il controllo di Tripoli. 
"I quattro italiani erano rientrati in Libia dalla Tunisia. Al momento del rapimento erano diretti a Mellitah". Lo rendono noto fonti libiche. Per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, è al momento difficile fare ipotesi sugli autori del rapimento di quattro italiani in Libia. Lo ha detto a margine di una riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue a Bruxelles, precisando che l'Unità di crisi della Farnesina sta lavorando con urgenza. "Stiamo lavorando con l'intelligence per ottenere maggiori informazioni  - ha spiegato -, si tratta di una zona in cui ci sono dei precedenti e dobbiamo concentrarci per ottenere informazioni sul terreno. Nella notte abbiamo avvisato la famiglia".

Quattro ITALIANI rapiti nei pressi del compoud ENI in LIBIA


TRIPOLI, 20 luglio - La Farnesina informa che quattro italiani sono stati rapiti in Libia nei pressi del compound dell'Eni nella zona di Mellitah. Si tratta di dipendenti della società di costruzioni Bonatti. L'Unità di Crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta.

Mellitah è il punto di partenza del gasdotto Greenstream, il più lungo d'Europa, minacciato da mesi dai combattimenti e dall'avanzata dei miliziani dello Stato Islamico. Greenstream  -  gestito per tre quarti dall'Eni e per un quarto dalla Noc, la Compagnia nazionale libica  -  è un gioiello ingegneristico realizzato nel 2004, 520 chilometri affogati nel Mediterraneo fino a una profondità di 1.200 metri, un investimento di 7 miliardi metà dei quali messi dall'Eni.
"L'Unità di crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti",dice il ministero degli Esteri. "Come noto in seguito alla chiusura dell'ambasciata d'Italia in Libia il 15 febbraio, la Farnesina aveva segnalato la situazione di estrema difficoltà del Paese invitando tutti i connazionali a lasciare la Libia".
La Bonatti spa è un general contractor internazionale che ha sede a Parma. Offre, spiega il sito istituzionale della azienda, servizi di ingegneria, costruzione, gestione e manutenzione impianti per l'industria dell'energia. Ha sussidiarie o associate in Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Kazakhstan, Austria, Messico Canada, Mozambico e Libia. Bonatti opera in 16 nazioni: Algeria, Austria, Canada, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Kazakhstan, Messico, Mozambique, Romania, Arabis Saudita, Spagna, Turkmenistan e appunto Libia.

venerdì 14 novembre 2014

Rapiti dalla loro casa e strangolati i coniugi italiani uccisi a Medellin, ex capitale dei narcos colombiani


MEDELLIN (Colombia) - I corpi torturati e senza vita dell'italiano, Marco Rallo, 46 anni, e dalla moglie colombiana Maria Clara Uribe, 36, sono stati trovati sabato scorso a Las Palmas, sobborgo della famigerata Medellin, la città in cui negli anni tra il 1976 ed il 1993 imperversava l'omonimo cartello di narcotrafficanti.

  La stampa locale ha aggiunto particolari alla notizia resa nota ieri: i due sono stati rapiti dalla loro casa a La Calera, sobborgo di Medellin. Lui era un uomo d'affari e la donna un avvocato. I cadaveri sono stati ritrovato, a distanza di due chilometri uno dall'altro, in pigiama con mani e piedi legati e con del nastro adesivo a tappare la bocca.
 La prima autopsia ha indicato che i due sono stati strangolati, dopo le torture. La polizia indaga sulle ultime attività dell'imprenditore: potrebbe aver "pestato i piedi" a qualcuno.

domenica 18 marzo 2012

Ecco cosa c'è da vedere nello stato indiano dellOrissa, dove i maoisti hanno rapito due italiani


L'Orissa (romanizzato in Odisha, in hindi उड़ीसा) è uno stato federato dell'India, con una popolazione di 36.706.920 abitanti e si trova sulla costa orientale affacciato sul Golfo del Bengala. Qui sono stati rapiti i nostri due connazionali dai ribelli maoisti.
E’ lo stato più grande dell’area orientale e il  nono in India, e l'undicesima per numero di abitanti. Oriya è la lingua ufficiale, parlata da tre quarti della popolazione. Quasi un terzo di Orissa è coperto da foreste, che costituiscono circa il 37,34% della superficie totale dello Stato. Queste foreste coprono la maggior parte meridionale e occidentale Orissa. Il paesaggio è costellato dda un gran numero di templi. I templi di Orissa sono conformi allo stile architettonico Indo Nagara di architettura, con specifiche caratteristiche distintive di questa regione. Il più noto di questi sono il tempio Lingaraja a Bhubaneshwar, il Tempio di Jagannath Puri e il Tempio del Sole a Konark. I templi dell'Orissa mostrano una maestosa grandezza. Un tempio Oriya (Deula) di solito consiste in un santuario, uno o più verande (jagamohana) di solito con i tetti piramidali, una sala da ballo (nata mandir) e una sala di offerte (bhog Mandir).
Il Dam Hirakud  , nei pressi di Sambalpur e è la diga di terra più lungo del mondo. Orissa ha diverse destinazioni turistiche  popolari. Puri, Konark e Bhubaneswar sono conosciuti come il Triangolo d'Oro della parte orientale dell'India. 

Puri
Con il tempio di Jagannath  vicino alla Baia del Bengala è famosa anche la grande festa indu Rath Yatra (foto) , con il tempio come fulcro. Durante la festa, i devoti provenienti da tutto il mondo vengono a Puri con un desiderio sincero di aiutare a tirare i carri votivi aiutando i sacerdoti che tlo fanno con le corde. Essi considerano questo un atto pio e rischiano la vita in mezzo alla folla enorme. Le grandi processioni che accompagnano i carri riprodurre canzoni devozionali con tamburi, tamburelli, trombe mentre la folla fiancheggia le strade attraverso le quali passeranno . I carri (Rath) sono di 14 metri di altezza e sono tirati dalle migliaia di pellegrini che si presentano per l'evento, i sono costruiti ex novo ogni anno e solo da un particolare tipo di albero. Milioni di devoti si riuniscono a Puri per questo evento annuale da tutto il paese e dall'estero. E 'anche trasmesso in diretta su molti canali televisivi indiani e stranieri.
Un particolare tipo di forma d'arte è stato sviluppato presso Puri, ma si è diffuso in tutto il mondo. Sono le sculture di sabbia.  La materia prima è di sabbia pulita e grana fine mescolato con acqua. Con l'aiuto di questo tipo di sabbia e dalla magia delle dita, un artista può ritagliarsi una scultura bellissima e attraente sulla spiaggia. Sundarshan Pattnaik è uno dei più importanti artisti di fama mondiale in questo tipo di scultura.
Orissa ha una tradizione culinaria che attraversa secoli se non millenni. La cucina del famoso tempio di Jagannath  è noto per essere il più grande del mondo, con un migliaio di cuochi, di lavoro intorno 752 a legna focolari di argilla chiamati Chulas, per sfamare oltre 10.000 persone ogni giorno

Konarak
Konarak è nota per il famoso Tempio del Sole (foto) chiamato anche la Pagoda Nera, una meraviglia architettonica. Costruito nel tredicesimo secolo dal Raja Narasimhal, il Tempio del Sole si specchia nelle acque blu del Golfo del Bengala, ed è consacrato a Surya, il Dio del Sole.Splendida creazione in pietra, il tempio è progettato a forma di enorme carro decorato con magnificenza, montato su ventiquattro ruote altrettanto enormi e trainato da sette forti cavalli. Un tempio alto 69 metri, la torre del santuario è ora crollata, e viene conservata in un museo vicino.
Le mura del Tempio del Sole sono coperte di intagli lussureggianti che descrivono quasi tutti gli aspetti della vita. Temi principali sono amore e passione. La bellezza femminile è mostrata in maniera squisita. Sul tetto dell'edificio si trovano alcune fra le statue piú belle, eseguite in dimensioni grandiose, che si accompagnano al carro del Dio del Sole.
Entro il recinto del tempio si trova anche il Museo Archeologico. Tra gli oggetti in mostra nelle sue tre gallerie vi sono anche una ruota di carro ricostruita, effigi in pietra del Dio del Sole, del Raja Narasimha I, di musici e di animali.

Bhubaneshwar
La moderna capitale di Orissa, Bhubaneshwar, è un ottimo punto di partenza per recarsi a visitare altre parti della regione, oltre a costituire, di per sé, una destinazione di grande interesse. In questa antica città si ergono ancora centinaia di templi in diverso stato di conservazione. Essi risalgono al periodo che va dal sesto al tredicesimo secolo, e comprendono il maestoso Lingaraj (foto), nonché diversi altri santuari situati lungo le strade.

Informazioni Generali
Capoluogo:
Bhubaneswar
Superficie:
155.707 km²
Abitanti:
39.858.000 (2008)
Altitud:
1000 mt.
Lingua parlata
Oriya (Lingua ufficiale); Hindi, Kui, Telugu, Santali, Urdu, Bengalese, Ho, Munda, Kurukh, Savara, Gondi, Malto, Mundari, Kuwi, Inglese


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