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venerdì 2 giugno 2017

La domanda di VOLI cresce e crescerà nei prossimi anni


Pensavate che la crisi del trasporto aereo fosse evidente, anche alla luce della crisi di Alitalia? Beh, vi sbagliate. La domanda di voli cresce e crescerà nei prossimi anni. Pensavate che il treno ad alta velocità avesse ormai irreversibilmente soppiantata l'aereo per le tratte nazionali? Non è così. Il trasporto aereo è cresciuto anche negli anni della crisi. Tra il 2007 e il 2017, nel decennio della crisi economica globale, il trasporto aereo in Italia è aumentato del 21,8%. Nel 2016 il traffico negli scali italiani ha superato i 164 milioni di passeggeri. La crescita nell’ultimo quinquennio è stata dell’11,1% e solo nell’ultimo anno del 4,6%. Anche la congiuntura più recente è molto positiva: +6,6% nel primo quadrimestre del 2017. 
Lo dice il Censis, in un rapporto confezionato per i 50 anni di Assaeroporti. Nei prossimi vent’anni il traffico raddoppierà. Secondo una stima basata sui tassi di crescita previsti per il traffico mondiale (Iata) nel 2035 il numero di passeggeri in Italia arriverà a 311 milioni. Anche proiettando in avanti l’andamento registrato a livello nazionale nell’ultimo decennio, avremo comunque 289 milioni di passeggeri. Flussi imponenti che il settore aeroportuale, le città italiane, tutto il sistema-Paese dovranno attrezzarsi per accogliere e gestire.
È forte l’impatto sul ciclo economico dell’industria aeroportuale. L’industria aeroportuale mondiale vale 260 miliardi di dollari e dà lavoro a 2,6 milioni di addetti diretti. A livello nazionale il settore aeroportuale, considerando l’impatto diretto, indiretto e indotto, vale il 3,6% del Pil. La crescita del trasporto aereo sulle rotte internazionali traina gli investimenti diretti esteri (secondo Cassa Depositi e Prestiti ogni incremento di traffico del 10% genera aumenti di investimenti dall’estero del 4,7%). Il turismo mondiale presenta tassi di crescita notevoli (+75% negli ultimi quindici anni, +110% per i Paesi emergenti). L’Italia ha il capitale di base per intercettarne quote importanti, ma per cogliere questa opportunità è necessario il miglioramento quantitativo e qualitativo della connettività aeroportuale.
Il sistema nazionale resta improntato a un forte policentrismo. Il ruolo importante dei medi aeroporti italiani configura un sistema meno gerarchizzato rispetto ai principali Paesi europei. I gate intercontinentali di Fiumicino – primario hub nazionale –, Malpensa e Venezia (secondo la definizione del Piano Nazionale Aeroporti) intercettano il 43% del traffico passeggeri, ma i 7 aeroporti non gate, con più di 5 milioni di passeggeri all’anno, ne movimentano il 33%. Completano il quadro i 32 aeroporti con meno di 5 milioni di passeggeri, con una quota sul totale del 24%.

venerdì 5 dicembre 2014

CENSIS, quadro impietoso degli italiani al tempo della crisi: cinici, attendisti, capitale umano "dissipato"


ROMA - Più diseguaglianze, meno integrazione, ceto medio corroso. Sono gli effetti della crisi secondo il Censis, nel  Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2014. L'Italia "ha fatto della coesione sociale un valore e si è spesso ritenuto indenne dai rischi delle banlieue parigine", ma le problematicità ormai incancrenite di alcune zone urbane "non possono essere ridotte ad una semplice eccezione". 
L'Italia è un paese dal capitale umano "inagito" e "dissipato", afferma il Censis nel suo rapporto, in cui conta quasi 8 milioni di individui non utilizzati: 3 milioni di disoccupati, 1,8 mln di inattivi e 3 milioni di persone che, pur non cercando attivamente un impiego, sarebbero disponibili a lavorare.
Italiani vulnerabili, vincono attendismo e cinismo - La crisi economica ha diffuso in Italia "una percezione di vulnerabilità" tale da far ritenere al 60% degli italiani che a chiunque possa capitare di finire in povertà, "come fosse un virus che può contagiare chiunque". La reazione è un "attendismo cinico", per cui non si investe e non si consuma, il contante è considerato una tutela necessaria e prevale la filosofia del "bado solo a me stesso". 
Giovani non autonomi, a 2,4 milioni serve l'aiuto dei genitori - Dei circa 4,7 milioni di giovani che vivono per conto proprio, oltre un milione non riesce ad arrivare a fine mese. Sono 2,4 milioni quelli che ricevono "regolarmente o di tanto in tanto" un aiuto economico dei propri genitori. Lo scrive il Censis nel rapporto sulla situazione sociale del Paese, in cui si rileva il rischio di "scissione tra il welfare e i giovani" per le difficoltà occupazionali e reddituali incontrate dalle fasce più giovani della popolazione.

sabato 20 settembre 2014

CRISI: in 8 anni i consumi degli italiani sono diminuiti di 80 miliardi. I soldi, se ci sono, restano in banca

ROMA - Dal 2007 a oggi i consumi in Italia sono diminuiti di 80 miliardi di euro. In 7 anni ogni famiglia ha ridotto mediamente gli acquisti per oltre 3.300 euro, un taglio dei consumi pari a circa 1.300 euro a testa, neonati compresi. Lo sostiene il Codacons secondo cui tra i settori più colpiti dalla spending delle famiglie figurano i trasporti (-23%), abbigliamento e calzature (-17%), mobili per la casa ed elettrodomestici (-12%). Si riducono anche i consumi primari con gli alimentari che scendono del -11,5%. Nello stesso periodo - ricorda l'associazione dei consumatori - è raddoppiato il numero dei disoccupati. 
 Il 33% degli italiani teme di diventare povero. E solo il 30% sente di avere le spalle coperte dal sistema di welfare, mentre la percentuale sale al 58% in Spagna, 61% nel Regno Unito, 73% in Germania e 74% in Francia. E' quanto risulta, invece, da uno studio del Censis pubblicato nel "Diario della transizione".   In un contesto così difficile, con crescita e occupazione che non ripartono, gli italiani pensano sia essenziale proteggersi in caso sopravvenga una malattia, la perdita del lavoro o semplicemente per fronteggiare le spese impreviste. Il 44% risparmia per far fronte ai rischi sociali, di salute o di lavoro, il 36% perché è il solo modo per sentirsi sicuro, il 28% per garantirsi una vecchiaia serena.
Boom di contanti e depositi bancari. Negli anni della crisi gli italiani hanno preferito tenere i soldi cash o fermi sui conti correnti, a disposizione per ogni evenienza. Il valore di contanti e depositi bancari è aumentato di 234 miliardi di euro negli ultimi sette anni. Le consistenze sono passate dai 975 miliardi di euro del 2007 a una massa finanziaria di 1.209 miliardi nel marzo 2014, con un incremento del 9,2% in termini reali. E' quanto risulta dalloo studio del Censis che sottolinea come "gli italiani siano ormai l'azienda più liquida d'Italia".

sabato 31 maggio 2014

Censis: le scuole cadono a pezzi

ROMA - Insufficiente manutenzione e seri problemi strutturali. Il Censis lancia l'allarme sulle condizioni delle scuole italiane. In 24 mila istituti su 41 mila, gli impianti elettrici, idraulici o termici non funzionano o non sono a norma. Il 30% degli istituti, inoltre, è stato costruito prima del 1960. Altissimo il rischio amianto, presente in 2mila scuole: 342mila alunni e studenti sono a contatto ogni giorno con materiali pericolosi. Dallo studio del Censis, messo a punto nell'ambito del quinto "Diario della transizione", emerge infine come 9mila edifici sono praticamente privi di intonaco e in altri 7.200 sarebbe necessario rifare tetti e coperture. 
Negativo anche il capitolo degli interventi di manutenzione svolti finora: tra i 10mila compiuti negli ultimi 3 anni, in più di un quarto sono stati effettuati lavori scadenti o inadeguati. 
Il governo: "Pronti 8.200 interventi" - "I dati diffusi dal Censis non ci colgono impreparati. Il governo conosce bene la situazione dell'edilizia scolastica. Proprio per questo abbiamo in programma già oltre 8.200 interventi da far partire nel 2014". Lo annuncia in una nota Roberto Reggi, sottosegretario all'Istruzione con delega all'edilizia scolastica, annunciando che "altri 11mila interventi partiranno all'inizio del 2015".

sabato 3 maggio 2014

I 10 italiani più ricchi hanno il patrimonio di 500mila famiglie operaie


ROMA - Sono le diseguaglianze sociali sempre piu' marcate "il vero male che corrode l'Italia". Ad affermarlo e' il Censis, secondo cui "i dieci uomini piu' ricchi del Paese dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500mila famiglie operaie messe insieme". Non solo: poco meno di 2mila italiani "paperoni", membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi (escluso il valore degli immobili), cioe' lo 0,003% della popolazione possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale.
  Le distanze nella ricchezza sono cresciute nel tempo. Oggi, in piena crisi, il patrimonio di un dirigente è pari a 5,6 volte quello di un operaio, mentre era pari a circa 3 volte vent'anni fa. Il patrimonio di un libero professionista è pari a 4,5 volte quello di un operaio (4 volte vent'anni fa). Quello di un imprenditore è pari a oltre 3 volte quello di un operaio (2,9 volte vent'anni fa). Rispetto a dodici anni fa, i redditi familiari annui degli operai sono diminuiti, in termini reali, del 17,9%, quelli degli impiegati del 12%, quelli degli imprenditori del 3,7%, mentre i redditi dei dirigenti sono aumentati dell'1,5%. L'1% dei "top earner" (circa 414mila contribuenti italiani) si e' diviso nel 2012 un reddito netto di oltre 42 miliardi di euro, con redditi netti individuali che volano mediamente sopra i 102mila euro, mentre il valore medio dei redditi netti dichiarati dai contribuenti italiani non raggiunge i 15mila euro. E la quota di reddito finita ai "top earner" è rimasta sostanzialmente stabile anche nella fase di crisi. Negli anni della crisi (tra il 2006 e il 2012), i consumi familiari annui degli operai si sono ridotti, in termini reali, del 10,5%, quelli degli imprenditori del 5,9%, quelli degli impiegati del 4,5%, mentre i consumi dei dirigenti hanno registrato solo un -2,4%. "Distanze gia' ampie che si allargano, dunque - rilevano i ricercatori del Censis - compattezza sociale che si sfarina, e alla corsa verso il ceto medio tipica degli anni '80 e '90 si è sostituita oggi una fuga in direzioni opposte, con tanti che vanno giù e solo pochi che riescono a salire. In questa situazione e' alto il rischio di un ritorno al conflitto sociale".
  Le iniquita' sociali non riguardano solo patrimoni e redditi, ci sono anche eventi della vita che generano diversita'. Come avere o non avere bambini: la nascita del primo figlio fa aumentare di poco, rispetto alle coppie senza figli, il rischio di finire in poverta' (nel primo caso il rischio riguarda l'11,6%, nel secondo caso il 13,1%). Ma la nascita del secondo figlio fa quasi raddoppiare il rischio di finire in poverta' (20,6%) e la nascita del terzo figlio lo triplica (32,3%). Inoltre, avere figli raddoppia il rischio di finire indebitati per mutuo, affitti, bollette o altro rispetto alle coppie senza figli: il rischio riguarda il 15,7% nel primo caso, il 6,2% nel secondo caso. Anche la geografia ha il suo peso: il rischio di finire in poverta' e', per i residenti nel sud (33,3%), triplo rispetto a quelli del nord (10,7%) e doppio rispetto a quelli del centro (15,5%). Al sud (18%) i residenti hanno anche un rischio quasi doppio di finire indebitati rispetto al nord (10,4%) e di 5 punti percentuali piu' alto rispetto a quelli del centro (13%).