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venerdì 14 aprile 2017

In Italia 4 milioni e mezzo di POVERI assoluti


La povertà assoluta in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui). E' quanto risulta dal rapporto 'Noi Italia' dell'Istat. I valori sono stabili sul 2014 sia per l'incidenza di povertà assoluta sia per quella relativa. Rispetto al 2014 peggiorano soprattutto le condizioni delle famiglie con 4 componenti (dal 6,7% al 9,5%). Il 10,4% delle famiglie è relativamente povero (2 milioni 678 mila); le persone in povertà relativa sono 8 milioni 307 mila (13,7% della popolazione).
In Italia sono occupate poco più di 6 persone su 10 tra i 20 e i 64 anni, il dato peggiore nell'Unione europea ad eccezione della Grecia. Tra i 20 e i 64 anni nel 2016 era occupato il 61,6% della popolazione con un forte squilibrio di genere (71,7% gli uomini occupati, 51,6% le donne). Grande anche il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno (69,4% contro il 47%). Nella graduatoria Ue sul 2015 solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore, mentre la Svezia registra il valore più elevato (80,5%).

Il Pil pro capite dell'Italia, misurato in standard di potere d'acquisto (per un confronto depurato dai differenti livelli dei prezzi nei vari paesi), risulta inferiore del 4,5% rispetto a quello medio dell'Ue, più basso di quello di Germania e Francia (rispettivamente del 23,6 e 9,2%). L'Istat sottolinea che il valore italiano è però superiore del 5% al prodotto interno lordo spagnolo pro capite.

Nel 2016 5 mln i cittadini stranieri in Italia (+0,2)  - A inizio 2016 ammontavano a poco più di 5 milioni il numero di cittadini stranieri residenti in Italia, vale a dire lo 0,2% in più rispetto al 2015: secondo il rapporto nel confronto con l'Ue il nostro Paese presenta un'incidenza più alta della media, andando a occupare l'11/mo posto, subito dopo Regno Unito (8,4%) e Germania (9,3%) e prima della Francia (6,6%). Da rilevare comunque che nello stesso periodo erano presenti sul territorio italiano quasi 4 milioni di cittadini non comunitari (cioè stranieri non comunitari in possesso di un documento valido di soggiorno e gli iscritti sul permesso di un familiare). Altro dato di rilievo segnalato dall'Istat riguarda il flusso di ingresso di cittadini comunitari, che dal 2011 starebbe facendo segnare una flessione, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud. Non a caso, viene sottolineato, nel 2015 i nuovi permessi rilasciati sono stati il 3,8% in meno rispetto all'anno precedente. Nel mercato del lavoro si assottiglia il divario tra italiani e stranieri: nel 2015 il tasso di occupazione (20-64 anni) si è attestato al 62,4% contro il 60.3 degli italiani.

Peso fisco cala, ma peggio di Italia solo la Francia  - Nel 2016 la pressione fiscale in Italia è scesa al 42,9%, in riduzione di 0,7 punti percentuali dal massimo del biennio 2012-2013. Tuttavia, il nostro Paese rimane fra i paesi con i valori più elevati, superato, tra i maggiori partner europei, solo dalla Francia. Per quanto riguarda la spesa pubblica, lo Stato ha speso nel 2015 circa 13,6 mila euro per abitante, un valore sostanzialmente in linea con quello medio dell'Ue. Tra le grandi economie dell'Unione, Germania, Regno Unito e Francia presentano però livelli più elevati, mentre la Spagna spende meno dell'Italia.

Ancora pochi laureati e troppi abbandoni  - Su numero di laureati e abbandoni degli studi l'Italia ha fatto passi in avanti ma resta lontana dalla media europea. Emerge dall'ultimo rapporto Istat "Noi Italia" che mostra pure come per spesa pubblica in istruzione il nostro Paese occupi il quartultimo posto: incide sul Pil per il 4,1%, valore più basso di quello medio europeo (4,9%). L'Italia risulta quartultima anche nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello di istruzione non elevato, con una incidenza quasi doppia rispetto all'Ue28 (rispettivamente 40,1% e 23,5%). E anche se la percentuale - il 26,2% - dei 30-34enni che ha conseguito la laurea nel 2016 è in linea con quanto stabilito dall'Europa come obiettivo per l'Italia, resta lontana dal 40% fissato per la media europea: in Europa il nostro Paese continua a ricoprire l'ultima posizione, 25,3% contro il 38,7% della media Ue28. Miglioramenti si registrano sul fronte degli abbandoni scolastici: nel 2016 la quota di giovani che lasciano gli studi è scesa, infatti, al 13,8% superando l'obiettivo nazionale del 16% fissato dalla Strategia Europa 2020. Ciononostante l'Italia si piazza anche in questo caso al quartultimo posto (14,7% contro una media Ue28 dell'11%). Peggio di noi solo Romania, Malta e Spagna. Un primato però l'Italia lo detiene: per quota di Neet siamo al top in Europa con oltre 2,2 milioni i giovani di 15-29 anni che nel 2016 non studiano e neppure lavorano.

23,3% della spesa sanitaria totale a carico famiglie  - Nel 2014 la spesa sanitaria pubblica e' attestata attorno al 2.400 dollari procapite a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e dei 4.000 in Germania. Le famiglie hanno contribuito alla spesa sanitaria complessiva per il 23,3% e la quota e' in leggero aumento. Il tasso di mortalita' infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere del paese, continua a diminuire in Italia, nel 2014 in Italia e' stato del 2,8 per mille nati vivi, tra i valori piu' bassi in Europa.

lunedì 16 gennaio 2017

DISUGUAGLIANZE, 8 super ricchi hanno la ricchezza di 3,6 miliardi di poveri


LONDRA, 16 gennaio - La disuguaglianza cresce nel mondo. Bastano i primi 8 'Paperoni' del pianeta per fare la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri. E' quanto calcola il rapporto Oxfam - la ong britannica attenta all'economia sociale - che conferma il dato che emerge dal 2015: l'1% dei più facoltosi al mondo possiede quanto il restante 99%.
In un contesto di crescenti contrasti la ricchezza cumulata da un'esigua minoranza di super ricchi sta crescendo a dismisura tanto che, con questo ritmo, tra 25 anni potremmo trovarsi di fronte al primo 'trillionario', con una ricchezza superiore ai 1.000 miliardi di dollari. Il rapporto aggiorna i dati della disuguaglianza in occasione dell'appuntamento del World Economic Forum che vede i potenti del mondo riuniti a Davos, nella cittadina svizzera del cantone dei Grigioni nota per la sua ''montagna incantata''.
Tanto che viene accompagnato da una petizione rivolta ai governi per chiedere una serie di interventi in favore di una economia umana. Otto i punti sollecitati: politiche per arginare la concentrazione di ricchezza; stop alla concorrenza fiscale al ribasso; sostegno a modelli di business non orientati solo a massimizzare il profitto; incoraggiamento di innovazioni tecnologiche a vantaggio di tutti; una transizione verso l'uso di energie rinnovabili; la promozione dello sviluppo in base anche ad indicatori relativi al benessere dei cittadini e non solo del Pil.

martedì 15 settembre 2015

ECONOMIA/ Più che raddoppiato in 7 anni il numero dei POVERI in Italia


ROMA, 15 settembre - Il numero di persone in povertà assoluta è più che raddoppiato in 7 anni, passando da 1,8 milioni del 2007 a 4,1 milioni del 2014. E' quanto emerge dal secondo Rapporto Caritas sulle politiche contro la povertà in Italia, presentato oggi a Roma. Confrontando il 2014 con il 2007, ultimo anno prima dell'inizio della crisi, si osserva che il numero delle persone in poverà assoluta è salito dal 3,1% al 6,8% del totale, anche se i più recenti dati Istat segnalano che la poverta' ha smesso di crescere: per la prima volta dal 2007, infatti, nel 2014 la percentuale di persone colpite (il 6,8% del totale) si è stabilizzata rispetto al 2013, in cui era il 7,3%. L'insieme degli interventi di sostegno al reddito varati dal Governo Renzi ha fornito ai poveri qualche sollievo.
Il bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti, il bonus bebe' per famiglie con figli entro i tre anni, il bonus per le famiglie numerose e l'Asdi si traducono in un complessivo incremento medio del reddito delle famiglie povere pari al 5,7%, risultato migliore rispetto ai precedenti governi. Tuttavia, secondo il Rapporto, in materia di sostegno al reddito l'attuale Esecutivo, a oggi, non si è discostato in misura sostanziale dai suoi predecessori. I diversi contributi sin qui introdotti raggiungono nel loro complesso una quota limitata delle famiglie in povertà' assoluta, intorno al 20%.
Infine, l'Italia è l'unico paese europeo, insieme alla Grecia, privo di una misura nazionale come il reddito minimo, mirata a sostenere l'intera popolazione in povertà assoluta. La Caritas Italiana "auspica l'introduzione" di "un sistema fondato su una misura rivolta a chiunque sia in povertà assoluta", come "quello previsto dal Reddito d'inclusione sociale (Reis) proposto dall'Alleanza contro la povertà in Italia". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio de Vincenti, rileva: "Siamo tutti buoni a proporre di stanziare dieci, venti o trenta miliardi per il reddito di cittadinanza, come fanno alcune forze politiche. Ma questa e' cialtroneria politica che non risolve il problema della povertà. Al Ministero del Lavoro si sta lavorando ad una soluzione analoga, come ispirazione, al reddito di inclusione sociale", è prevista "l'apertura di un confronto con l'Alleanza contro la povertà per costruire insieme un piano nazionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale".

sabato 3 maggio 2014

I 10 italiani più ricchi hanno il patrimonio di 500mila famiglie operaie


ROMA - Sono le diseguaglianze sociali sempre piu' marcate "il vero male che corrode l'Italia". Ad affermarlo e' il Censis, secondo cui "i dieci uomini piu' ricchi del Paese dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500mila famiglie operaie messe insieme". Non solo: poco meno di 2mila italiani "paperoni", membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi (escluso il valore degli immobili), cioe' lo 0,003% della popolazione possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale.
  Le distanze nella ricchezza sono cresciute nel tempo. Oggi, in piena crisi, il patrimonio di un dirigente è pari a 5,6 volte quello di un operaio, mentre era pari a circa 3 volte vent'anni fa. Il patrimonio di un libero professionista è pari a 4,5 volte quello di un operaio (4 volte vent'anni fa). Quello di un imprenditore è pari a oltre 3 volte quello di un operaio (2,9 volte vent'anni fa). Rispetto a dodici anni fa, i redditi familiari annui degli operai sono diminuiti, in termini reali, del 17,9%, quelli degli impiegati del 12%, quelli degli imprenditori del 3,7%, mentre i redditi dei dirigenti sono aumentati dell'1,5%. L'1% dei "top earner" (circa 414mila contribuenti italiani) si e' diviso nel 2012 un reddito netto di oltre 42 miliardi di euro, con redditi netti individuali che volano mediamente sopra i 102mila euro, mentre il valore medio dei redditi netti dichiarati dai contribuenti italiani non raggiunge i 15mila euro. E la quota di reddito finita ai "top earner" è rimasta sostanzialmente stabile anche nella fase di crisi. Negli anni della crisi (tra il 2006 e il 2012), i consumi familiari annui degli operai si sono ridotti, in termini reali, del 10,5%, quelli degli imprenditori del 5,9%, quelli degli impiegati del 4,5%, mentre i consumi dei dirigenti hanno registrato solo un -2,4%. "Distanze gia' ampie che si allargano, dunque - rilevano i ricercatori del Censis - compattezza sociale che si sfarina, e alla corsa verso il ceto medio tipica degli anni '80 e '90 si è sostituita oggi una fuga in direzioni opposte, con tanti che vanno giù e solo pochi che riescono a salire. In questa situazione e' alto il rischio di un ritorno al conflitto sociale".
  Le iniquita' sociali non riguardano solo patrimoni e redditi, ci sono anche eventi della vita che generano diversita'. Come avere o non avere bambini: la nascita del primo figlio fa aumentare di poco, rispetto alle coppie senza figli, il rischio di finire in poverta' (nel primo caso il rischio riguarda l'11,6%, nel secondo caso il 13,1%). Ma la nascita del secondo figlio fa quasi raddoppiare il rischio di finire in poverta' (20,6%) e la nascita del terzo figlio lo triplica (32,3%). Inoltre, avere figli raddoppia il rischio di finire indebitati per mutuo, affitti, bollette o altro rispetto alle coppie senza figli: il rischio riguarda il 15,7% nel primo caso, il 6,2% nel secondo caso. Anche la geografia ha il suo peso: il rischio di finire in poverta' e', per i residenti nel sud (33,3%), triplo rispetto a quelli del nord (10,7%) e doppio rispetto a quelli del centro (15,5%). Al sud (18%) i residenti hanno anche un rischio quasi doppio di finire indebitati rispetto al nord (10,4%) e di 5 punti percentuali piu' alto rispetto a quelli del centro (13%).

mercoledì 26 marzo 2014

Il 5% dei contribuenti italiani dichiara il 23% del reddito complessivo


ROMA - Il 5% dei contribuenti italiani dichiara il 22,7% del reddito complessivo, secondo i dati diffusi dal ministero dell'Economia riguardanti il 2012. La metà del totale dispone invece di un reddito complessivo inferiore ai 15.654 euro. Sono numeri che testimoniano un divario fortissimo tra i ricchi e i poveri nel Paese, dove il reddito medio risulta pari a 19.750 euro.