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venerdì 11 agosto 2017

Ordine di AL QAEDA ai "lupi solitari": fate deragliare i treni"


L'organizzazione terroristica "Al Qaeda nella Penisola arabica" (Aqap) ha annunciato che pubblicherà sul prossimo numero della sua rivista, Inspire, un manuale per "lupi solitari" su come "fare deragliare treni in Paesi occidentali usando materiali facilmente reperibili". Lo riferisce Site, portale che monitora i media e i messaggi dei gruppi jihadisti, tra cui Al Qaeda e l'Isis.

venerdì 3 marzo 2017

Elicotteri, droni e truppe (americani?) all'attacco di al Qaeda nel sud dello YEMEN


ADEN -Una serie di attacchi con droni ed elicotteri militari è stata lanciata contro obiettivi di Al Qaeda nel sud dello Yemen. Lo riferiscono testimoni all'emittente Al Arabiya. I velivoli con cui gli attacchi sono stati sferrati potrebbero essere americani. Da questi, riferisce il sito della tv panaraba, sono scesi soldati che per circa mezz'ora hanno sostenuto uno scontro a fuoco con militanti di Al Qaeda nell'area di Al Saeed, provincia di Shabwa.

lunedì 15 agosto 2016

YEMEN, preso il leader più pericoloso" di Al-Qaeda


ADEN, 15 agosto - La polizia yemenita ha detto oggii di aver arrestato quello che ha descritto come il leader "più pericoloso" di Al-Qaeda nella città sud-occidentale costiera di Aden insieme con altri due complici, dopo aver sventato un attentato.
In una dichiarazione, la polizia ha detto di aver arrestato Bassem AboudY "il più pericoloso leader di Al-Qaeda in Aden", che le autorità yemenite hanno preso nella capitale temporanea del Paese, dopo che  le milizie Houthi, che avevano  tentato un colpo di stato per rovesciare il governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Abedrabu Mansour Hadi nel settembre 2014, lo avevano costretto fuori della capitale Sanaa.
La polizia ha detto che AboudY era dietro una serie di omicidi e assassini mirati contro la sicurezza e la leadership militare ad Aden.
Due dei complici di AboudY, che erano "in procinto di eseguire un'operazione di autobomba in città," sono stati arrestati, la polizia ha aggiunto nei pressi di una fabbrica di bibite nel quartiere di al-Mansura.
L'indagine ha finora rivelato che Aboudi era in grado di modificare le informazioni sulla sua carta d'identità, al fine di ingannare le autorità.
L'arresto arriva dopo che il governo di Hadi, con il sostegno della coalizione arabo saudita-led, ha ucciso 40 sospetti militanti di Al-Qaeda e combattuto nella roccaforte dei militanti in Yemen orientale.
Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) ha sfruttato la guerra civile tra Hadi e  Houthi per conquistare un 600-km tratto di costa del Mar Arabico nello Yemen orientale.

giovedì 4 febbraio 2016

YEMEN, drone USA uccide capo di al Qaeda


ADEN (Yemen), 4 febbraio - Un raid aereo effettuato da un drone americano in Yemen delSud stamattina ha ucciso un capo di spicco del ramo di Al-Qaeda nel paese dilaniato dalla guerra.
Jalal Belaidi, alias Abu Hamza, un comandante in capo di Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), è stato ucciso insieme a due guardie nella zona di Maraqesha della provincia di Abyan.
Una fonte tribale ha confermato  la morte di Belaidi a seguito del contatto con i militanti AQAP nella zona.
Belaidi, nato a Abyan, in passato ha svolto il ruolo di leader di Al-Qaeda a Zinjibar e ha scalato i ranghi del gruppo jihadista per diventare un comandante militare.
Gli jjihadisti di AQAP e dell’Isis hanno guadagnato terreno nel sud, con i combattenti AQAP che hanno conquistato la città di Azzan in Shabwa all'inizio di questa settimana.

I militanti di al-Qaeda controllano la capitale della provincia di Abyan Zinjibar e la vicina città di Jaar. Si muovono liberamente tra Hadramawt, Shabwa e Abyan.

mercoledì 27 gennaio 2016

MALI, al Qaida chiede lo scambio tra l'infermiera svizzera rapita e alcuni militanti prigionieri

Beatrice Stckly, come appare nel video di al Qaeda

BAMAKO, 27 gennaio - Il ramo di al Qaida nel Maghreb (Aqmi) ha pubblicato un video nel quale compare la missionaria svizzera Beatrice Stockly, rapita lo scorso gennaio in Mali. Un jihadista a volto coperto chiede, in inglese, per la sua liberazione il rilascio di alcuni miliziani incarcerati in Mali e di Ahmad Al Faqi Al Mahdi, un estremista imprigionato in Niger e consegnato alla Corte penale internazionale. La donna, definita dai jihadisti "una miscredente cristiana che ha deviato molti dall'Islam seducendoli con le briciole della vita terrena", appare nel video con un hijab e conferma di essere stata rapita dall'Aqmi.
   

sabato 24 ottobre 2015

ESTERI/ Il leader di al Qaeda in Siria ucciso ad Aleppo

Abu Sulaiman Al Masri e, sotto, il suo cadavere

ALEPPO -Il leader di al-Qaeda in Siria,  è stato ucciso in uno scontro a fuoco con il Kurdistan Workers Party (PKK)  aD Aleppo.
Il Fronte al-Nusra, la milizia jihadista IN lotta contro le forze governative siriane nella guerra civile, ha confermato la morte sceicco dello Abu Sulaiman Al Masri avvenuta questa mattina.
Immagini del suo corpo, che contengono una ferita alla testa sanguinante, sono stati condivisi online.
E 'stato ucciso mentre combatteva contro i membri del PKK, una battaglia durante la quale è stato colpito al cranio. 
La sua morte è considerata un colpo devastante per le operazioni del gruppo terroristico nella guerra che ha lacerato il paese del Medio Oriente.
Al-Nusra  è considerato il secondo gruppo jihadista più potente in Siria dopo l'Isis. 
Almeno 28 combattenti Isis e 21 soldati e miliziani sono stati uccisi nella battaglia per la strada che portano al settore del governo della città.
Aleppo era prima della guerra il centro economico della Siria, ma è stato devastato  da metà del 2012 ed è diviso tra il controllo del governo ad ovest e il controllo dei ribelli nella parte orientale.


venerdì 26 giugno 2015

PRESO a Fiumicino pakistano di cellula di al Qaeda che progettava attentati in VATICANO


ROMA, 26 giugno - Già da tempo gli 007 italiani monitoravano un gruppo legato ad Al Qaeda, che nel 2010 aveva progettato un attentato inVaticano. L'idea fu messa da parte perché i terroristi si sentirono braccati. Giovedì è stato arrestato a Fiumicino un membro della banda, Siyar Khan, 36enne pakistano da anni residente a Roma. Faceva parte del gruppo di ricercati, a vario titolo, per i reati di strage, terrorismo internazionale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dalla Procura di Cagliari. Ieri, intorno alle 19, è atterrato all'aeroporto di Fiumicino con un volo della Qatar Airlines, proveniente da Doha, ed è stato subito fermato e arrestato dalla polizia di frontiera che lo attendeva sulla pista.
Il 24 aprile scorso la Procura di Cagliari aveva emesso 18 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone indagate, a vario titolo, per reati legati al terrorismo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con cui il gruppo si finanziava. Alcuni degli indagati sono ritenuti responsabili di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan, tra cui la strage nel mercato cittadino Meena Bazar a Peshawar, avvenuta il 28 ottobre del 2009, dove morirono più di 100 persone. Dieci ordinanze erano state eseguite lo stesso giorno nei confronti di nove pakistani e un afghano, tra Olbia, dove operava la cellula qaedista, Civitanova Marche, Bergamo, Roma e Sora. Un'operazione che aveva avuto il suo fulcro a Olbia, dove erano finiti in manette i cittadini pakistani Imitiaz Khan, gestore del negozio “Mondo Bazar” e il cugino Wali Sultan Khan, ritenuto il capo della cellula di Al Qaeda scoperta dalla Dda di Cagliari e dagli uomini della Digos di Sassari. L’indagine, avviata nel 2005 dopo la scoperta di un’auto con tracce di esplosivo condotta da ambulanti pakistani al porto di Olbia, aveva portato in cella 12 presunti affiliati all’organizzazione terroristica di Osama Bin Laden, tra i quali Siddique Muhammad, il terzo uomo finito in cella in Gallura.
Al vertice dell'organizzazione l'imam di Bergamo Muhammad Hafiz Zulkifal. Tra le otto persone ancora ricercate c'era anche il 36enne arrestato ieri sera all'aeroporto di Fiumicino. Dopo le operazioni di fotosegnalamento l’uomo è stato portato nel carcere di Civitavecchia. Siyar Khan era residente a Roma nel quartiere Esquilino 
Secondo le accuse, Siyar Khan, l'uomo arrestato a Fiumicino, gestiva l'immigrazione clandestina. Dai proventi di questa attività, incassava soldi per finanziare il suo gruppo terroristico. La cellula era attiva in tutto il centro-nord, soprattutto nelle comunità pakistane e afghane. Il gruppo, poi, si finanziava anche grazie alla gestione della "zakat", elemosina in arabo, una pratica assai diffusa che garantisce notevoli introiti. I proventi di queste offerte non finivano a opere di carità, se non una minima parte, ma per provvedere alle necessità della cellula terroristica.
Nella Capitale, dove risiedeva anche il 36enne arrestato ieri sera, un ruolo di spicco era affidato a Niaz Mian, che raccoglieva i fondi per finanziare le attività terroristiche. Imprenditore, da anni viveva nel quartiere Alessandrino, e gestiva in via di San Vito, all’Esquilino, un’agenzia di viaggi e diversi punti Money transfer sparsi per tutto il territorio. Era lui a coordinare a livello nazionale le «collette» organizzate tra le comunità islamiche del nord Sardegna, del Lazio e delle Marche.
Le indagini, si legge nell'ordinanza, hanno fatto emergere l’insediamento ad Olbia di un gruppo di persone di nazionalità pakistana che, in stretto collegamento con altri esponenti della comunità in Italia e con connazionali rimasti in Pakistan, hanno dato vita ad un’organizzazione fondamentalista collegata ad Al Qaeda e ad altre formazioni jihadiste internazionali.
«Tale organizzazione - scrive ancora il gip - strettamente correlata alla gestione dell’immigrazione illegale in Italia, che costituisce ad un tempo una forma di finanziamento e una fonte inesauribile di reclutamento e penetrazione nel territorio, ha mostrato una concreta efficacia operativa sia nel finanziamento del terrorismo internazionale, sia nella programmazione ed esecuzione di atti terroristici, tra i quali spicca la terribile strage avvenuta nel mercato di Peshawar».
Il gruppo, però, secondo quanto accertato dalle indagini «aveva progetti di azioni violente anche in Italia».

venerdì 19 giugno 2015

Al Qaeda smentisce la morte del terrorista algerino MOKHTAR BELMOKHTAR in Libia

Mokhtar Belmokhtar
ROMA, 19 giugno - A tre giorni dalla notizia del raid Usa che avrebbe ucciso in Libia il terrorista algerino, Mokhtar Belmokhtar, nella zona di Agedabia, al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim) nega tutto. Belmokthar era già dato per morto altre volte, salvo poi ricomparire, ed in questo caso anche il Pentagono prudentemente si era rifiutato di confermare la notizia. La smentita è apparsa sul sito Usa Site che monitora le attività dei jihadisti sulla rete secondo i quali il vero obiettivo dei due F-15 statunitensi era un raduno di capi di al Qaeda in una sede del Consiglio dei mujahidin di Agedabia.
  Belmokhtar è il sanguinario terrorista mente dell'assalto al sito di gas algerino di In Amenas, il 16 gennaio nel 2013, quando sequestro 800 persone tra cui molti stranieri, causando la morte di 67 persone. L'uomo e' una delle 'menti' dietro le rotte di contrabbando nel nord-Africa. Il 43enne Belmokhtar è uno dei più noti terroristi del Nordafrica. Leader del gruppo al Murabitoun, è considerato un esponente di Al Qaeda fedele al suo capo Ayman al-Zawahiri nonostante la rottura con Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Recentemente si è parlato di un avvicinamento dei suoi uomini all'Isis, poi smentito dal gruppo. Da sempre alla macchia, tanto da guadagnarsi il soprannome di 'imprendibile', Belmokhtar e stato dato per morto già diverse volte, l'ultima il 2 marzo del 2013 dalle autorità ciadiane nel nord del Mali In una nota il governo libico ha sostenuto che il raid è avvenuto in collaborazione con il proprio esecutivo e ha aggiunto che l'azione rientra nel suo impegno nella lotta al terrorismo e nel sostegno offerto alla comunità internazionale in questo settore, chiedendo inoltre nuovi raid e maggiore collaborazione contro lo Stato islamico in Libia.

venerdì 24 aprile 2015

La cellula di AL QAEDA sgominata a Cagliari progettava anche un attentato in Vaticano

CAGLIARI - Uno dei sospetti terroristi arrestato
CAGLIARI, 23 aprile - Nel blitz della polizia di Stato contro un network terroristico di matrice islamica affiliato ad Al Qaida, con base operativa in Sardegna con 18  misure cautelari è emersa la presenza in Italia di un kamikaze e l' ipotesi che si progettasse un attentato in Vaticano. Lo hanno riferito inquirenti e investigatori nel corso della conferenza stampa negli uffici della procura di Cagliari. Secondo quanto reso noto dal procuratore Mauro Mura, l'ipotesi di progetto di attentato contro la Santa Sede risalirebbe al marzo del 2010, durante la permanenza in Italia del kamikaze pakistano. Il piano potrebbe essere sfumato dopo una perquisizione effettuata dalla Polizia a casa di uno degli indagati. Due kamikaze pakistani erano appena sbarcati a Roma. Quasi contemporaneamente la Polizia fece scattare delle perquisizioni. L'organizzazione contattò i due terroristi, facendo capire loro di dover "cambiare aria". Raggiunsero subito uno Olbia e uno Bergamo. Durante la successiva perquisizione a carico del capo della comunità islamica di Olbia fu trovato un foglio di carta con il voto al martirio di uno dei terroristi.
"Da quel poco che si dice sembra una ipotesi del 2010 senza seguito. Quindi la cosa non è oggi rilevante e non è motivo di particolari preoccupazioni", risponde all'ANSA il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Due degli appartenenti al network terroristico facevano parte, secondo gli investigatori, dell'organizzazione di fiancheggiatori che in Pakistan proteggeva lo sceicco Osama Bin Laden. Sono anche emersi contatti diretti tra le famiglie degli affiliati e Osama Bin Laden.
Il capo della comunità islamica di Olbia, Khan Sultan Wali, arrestato mentre si imbarcava da Olbia per Civitavecchia, considerato elemento di spicco della cellula terroristica sgominata dalla Polizia, aveva creato una società che lavorava all'interno del cantiere del G8 a La Maddalena. Con lui lavorava anche un talebano che aveva protezione come rifugiato politico.

La rete fondamentalista aveva a disposizione armi in abbondanza e numerosi fedeli che erano disposti a compiere atti di terrorismo in Pakistan ed Afghanistan, per poi rientrare in Italia. Era anche impegnata nel traffico di migranti. Pakistani e afghani venivano introdotti illegalmente in Italia per poi proseguire il loro viaggio verso il nord Europa. L'ingresso in Italia avveniva attraverso imprenditori compiacenti che fornivano falsi contratti di lavoro. In altri casi l'organizzazione forniva documenti falsi da cui i migranti risultavano vittime di persecuzioni etniche o religiose. Il network forniva anche supporto logistico e finanziario ai migranti, assicurando loro patrocinio presso gli uffici immigrazione e istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l'asilo politico, apparecchi telefonici e sim.
Un imam e formatore coranico che operava tra Brescia e Bergamo era l'esponente dell' organizzazione fondamentalista addetto alla raccolta dei fondi da destinare per attentati terroristici in Pakistan. L'uomo, un dirigente del movimento pietistico Tablig Eddawa (Società della Propaganda) stimolava le donazioni presso le comunità pakistano-afghane radicate nel territorio italiano. I fondi raccolti venivano poi inviati in Pakistan mediante membri dell'organizzazione. In un caso è stato riscontrato il trasferimento di 55.268 euro mediante un volo per Islamabad in partenza da Fiumicino.

Tra gli arrestati ci sono gli autori di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan compresa la strage del mercato di Peshawar, Meena Bazar, avvenuta ad ottobre 2009 in cui vennero uccise più di 100 persone. L'indagine della procura distrettuale di Cagliari, coordinata dal Servizio operativo antiterrorismo, ha coinvolto le Digos di 7 province.

domenica 12 aprile 2015

PAKISTAN, droni Usa uccidono due alti responsabili di al Qaeda


ISLAMABAD (Pakistan) - Due alti responsabili di Al Qaeda nel Subcontinente indiano, Ahmad Farooq e Qari Imran, sono stati uccisi durante raid di droni americani sul Waziristan settentrionale pachistano. Lo ha annunciato lo stesso movimento terroristico con un audio inviato alla stampa. Nella registrazione di 43 minuti il portavoce del gruppo, Osama Mahmood, precisa che "i Predator Usa hanno ucciso 50 militanti".

domenica 1 marzo 2015

Il boia dell'ISIS faceva parte a LONDRA di una cellula dormiente di al Qaeda


LONDRA, 1 marzo - Prima di diventare 'Jihadi John', Mohamed Emwazi faceva parte di una cellula dormiente di Al Qaida, i 'London boys', che pianificava di compiere attentati in Gran Bretagna su ordine di Osama bin Laden. Lo rivela il Mail on Sunday. Oltre a Mohamed del gruppo facevano parte altri tre giovani addestrati in un campo di Al Qaida in Somalia.
L'appartenza di 'Jihadi John' ad una cellula di Al Qaida è emersa dagli atti di un processo del 2011. Il leader del gruppo era un ex comandante di al Shabaab, Bilal Berjaw. Con lui e un terzo terrorista somalo che viveva a Londra, Emwazi parti' per la Tanzania nel 2009, ma furono fermati all'aeroporto di Dar es Salaam. L'intelligence sospetta che Berjawi sia stato anche coinvolto nel fallito attacco alla metropolitana di Londra il 21 luglio del 2005, due settimane dopo i tragici attentati in cui morirono 55 persone. Berjawi e' tornato poi in Somalia nel 2012 dove e' stato ucciso da un drone americano.

Nel 2010 'Jihadi John' si sentiva perseguitato dai servizi segreti britannici al punto da minacciare il suicidio. Lo rivelano delle mail scritte dal 'boia dell'Isis' a un giornalista del Mail on Sunday contattato da Emwazi per denunciare i presunti abusi degli 007. "Sono un condannato a morte", scriveva, "non tanto perche' mi uccidera' l'MI5 ma perche' un giorno prendero' tante di quelle pasticche che dormiro' per sempre. Voglio solo scappare da quelle persone!".

mercoledì 14 gennaio 2015

CHARLIE HEBDO, identicato il complice dei fratelli Kuoachi, che hanno ricevuto 20mila dollari da al Qaeda

PARIGI, 14 gennaio - Il misterioso "quarto uomo", complice dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly negli attacchi terroristici di Parigi, è stato identificato dagli inquirenti. Il riconoscimento è stato reso possibile grazie alle chiavi di una moto trovate nel rifugio di Coulibaly, secondo quanto si apprende dal quotidiano Le Parisien. L'uomo potrebbe essere già fuggito in Siria. Secondo la Cnn, Al Qaeda diede 20mila dollari a Cherif Kouachi per l'attacco.
La polizia ha scoperto l'identità del misterioso complice quando è entrata nel nascondiglio di Coulibaly, sabato sera a Gentilly, banlieue di Parigi. Nel covo, gli agenti hanno trovato armi, esplosivi, documentazione sull'Islam radicale e bandiere con la sigla dello stato islamico. Poi, le chiavi di una moto, la cui scoperta avrebbe consentito di identificare il giovane, un pregiudicato originario della banlieue.
Gli inquirenti sospettano si tratti dell'aggressore dell'uomo che faceva jogging alla vigilia della strage di Charlie Hebdo e che fu raggiunto da colpi di arma da fuoco. 
"Coulibaly comprò armi in Belgio" - Amedy Coulibaly comprò le armi in Belgio. Lo riferiscono i media belgi secondo cui il venditore si è presentato martedì alla polizia. Secondo la Libre Belgique, il mitragliatore Scorpio di Coulibaly proveniva da Bruxelles. L'uomo avrebbe acquistato anche i kalashnikov usati dai fratelli Kouachi alla stazione di Bruxelles Midi per meno di 5mila euro.
"Al Qaeda diede 20mila dollari a Kouachi" - Cherif Kouachi rientrò dallo Yemen nel 2011 con 20mila dollari in contanti, denaro che Al Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) gli avrebbe dato per portare a termine l'attacco terroristico al giornale satirico. Lo riferisce la Cnn che cita alti funzionari.

AL QAEDA dello Yemen rivendica l'attentato a CHARLIE HEBDO

I due fratelli terroristi Kauchi
SANAA - Il gruppo militante di Al Qaeda nella penisola arabica (AQAB), con sede in Yemen, ha assunto la responsabilità DEL sanguinoso attentato una settimana prima Al giornale satirico francese Charlie Hebdo, in cui 12 persone, tra cui disegnatori e agenti di polizia, sono stati uccisi.
Il gruppo ha accompagnato la sua richiesta con l'immagine della dissoluzione Torre Eiffel. 
Il gruppo ha detto in un comunicato su Internet che ha rivendicato la responsabilità "per questa operazione come una vendetta per il messaggero di Allah", un apparente riferimento aLLE frequenti satira di Charlie Hebdo SUL Profeta Muhammad con raffigurazioni che molti musulmani considerano sacrilega.
Il gruppo ha detto che "ha scelto l'obiettivo e il piano e ha finanziato l'operazione."


mercoledì 7 gennaio 2015

CHARLIE HEBDO, il dolore e la rabbia della Francia. Isis e al-Qaeda festeggiano


Le quattro vittime dei terroristi, Wolinski, Cabu, Charb e Tignous
L'assalto degli uomini armati
La desolazione dei colleghi scampati alla strage


La manifestazione di lutto a Parigi



PARIGI, 7 gennaio - Nel tardo pomeriggio migliaia di persone si sono riunite in place de la Republique per dimostrare la loro solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, la rivista satirica assalita da tre terroroisti che hanno ucciso dodici persone, compresi il direttore e tre famosi vignettisti. La gente ha alzato verso i cielo penne e matite, per significare la difesa della libertà d'espressione. In tutti, dolore, desolazione, rabbia. E anche pauraIntanto continua la caccia ai tre terroristi, che sembrano volatilizzati.
Nel campo avverso anche i jihadisti legati allo Stato islamico "festeggiano" l'attacco di Parigi contro la sede del settimanale. Lo riferisce Site, il sito di monitoraggio dell'estremismo islamico sul Web, che aveva in precedenza parlato del "giubilo" manifestato dai sostenitori di Al Qaeda dopo la strage nella redazione francese.



domenica 2 novembre 2014

YEMEN, 15 soldati presi in ostaggio da Al Qaeda sul Mar Rosso. Altri 13 uccisi



SANAA -  Quindici soldati sono stati presi in ostaggio da Al Qaeda nello Yemen occidentale dopo un attacco contro un quartier generale delle forze di sicurezza nel quale sono rimasti uccisi 13 militari. Secondo quanto riferiscono fonti locali, i terroristi hanno agito nella notte contro la sede delle forze di sicurezza in Jabal Ras, una cittadina in provincia di al Hudayda sul Mar Rosso. Altri 10 soldati sono rimasti feriti.

giovedì 3 luglio 2014

Minacce di al Qaeda agli Usa, misure di sicurezza rafforzate negli aeroporti


LONDRA - Misure di sicurezza rafforzate negli aeroporti (inglesi, ma non solo) con voli diretti verso gli Stati Uniti in risposta agli avvertimenti di una "minaccia credibile" di attentati provenienti degli Usa.
Il ministro dei Trasporti inglese Patrick McLoughlin ha confermato le misure, dicendo che erano state prese per proteggere il pubblico ed ha comunque escluso «perturbazione significativa" per i passeggeri.
Affiliati di al-Qaeda in Siria e Yemen stanno sviluppando le bombe da contrabbandare sugli aerei. Un funzionario Usa del Department of Homeland Security (DHS)  ha detto che i cambiamenti nella sicirezza sono stati una risposta in un "tempo reale" a una minaccia "credibile", ma di non poter commentare questioni di intelligence specifiche. "Il trasporto aereo rimane un obiettivo attraente ai terroristi globali, che sono costantemente alla ricerca di modi per aggirare le nostre misure di sicurezza. Come sempre, DHS continua ad adeguare le misure di sicurezza per opporsi a minacce in continua evoluzione. Le Informazioni sui livelli specifici di sicurezza sono dati sensibili che non vogliamo divulgare".
Quello che si sa è che tutte le vecchie regole restano in vigore. Quindi si dovrà ancora mettere liquidi in sacchetti trasparenti separati, prendere il portatile dalla borsa, togliere la cintura e magari le scarpe prima di passare attraverso i controlli di sicurezza.
Non è inoltre chiaro se questi cambiamenti influenzeranno ogni aeroporto, e se sono limitati ai voli da e per gli Stati Uniti, che hanno spinto a questa mossa.

Il livello effettivo della minaccia del terrorismo rimane lo stesso e significa che un attacco è una forte possibilità.

venerdì 21 febbraio 2014

Al Qaeda assalta il palazzo presidenziale di Mogadiscio

MOGADISCIO -Un’enorme autobomba è esplosa davanti al cancello del palazzo presidenziale della Somalia, seguita da una sparatoria feroce all’interno. Almeno due alti funzionari e nove attaccanti sono  morti, ma il ministro della sicurezza ha detto che la situazione era "sotto controllo". Il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha detto all'inviato Onu in Somalia che non è stato ferito.
Il gruppo di al-Qaeda legato al-Shabab ha rivendicato l'attacco. Un altro ufficiale di polizia, Hussein Farah, ha detto che c'erano circa 10 assalitori, che indossavano uniformi simili a quelle delle guardie presidenziali. "Tutti i Shabab sono morti, alcuni si sono fatti esplodere, mentre altri sono stati uccisi. Diverse guardie di governo sono morte", ha detto. "Ora la lotta è finita, e sparsi sulla scena ci sono  carne umana e sangue." Il Ministro della Sicurezza Abdi Karim Hussein ha detto che tutti i leader del paese erano al sicuro.

Il portavoce militare di Al-Shabab Sheikh Abdul Aziz Abu Musab ha precisato invece che i militanti avevano ancora il controllo di alcuni edifici all'interno del compound presidenziale. "I nostri commandos hanno attaccato il cosiddetto palazzo presidenziale, al fine di uccidere o arrestare coloro che  sono dentro", ha detto all'agenzia di stampa AFP.