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mercoledì 1 marzo 2017

Concessa grazia parziale alla ex agente Cia condannata per il rapimento di ABU OMAR


ROMA, 1 marzo - l Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha concesso la grazia parziale a Sabrina De Sousa, cittadina statunitense, condannata nel processo sul caso Abu Omar. Lo si apprende in ambienti vicini all'ex agente della Cia. La richiesta di Grazia al capo dello Stato era stata depositata da tempo. L'avvocato Dario Bolognesi del foro di Ferrara l'aveva sollecitata di nuovo, recandosi al Ministero di giustizia "per insistere in ordine ad una decisione rapida", aveva tra l'altro detto.  
Dopo la firma della grazia parziale per Sabrina De Sousa da parte del presidente della Repubblica, il procuratore generale di Milano, Antonio Lamanna, ha revocato l'ordine di esecuzione di pena emesso nei confronti dell'ex agente della Cia il 24 settembre 2012. Il Pg ha anche richiesto all'autorità di polizia l'immediata restituzione dell'ordine di esecuzione della pena "in quanto non più eseguibile".
"Sabrina De Sousa è libera - ha spiegato il legale della donna - perchè le è stata concessa la grazia con riduzione di pena e dunque non potrà essere tradotta in Italia: sono soddisfatto di questo provvedimento che riporta la situazione ad un equilibrio tra i vari imputati di questa vicenda assurda che rischiava di portare in carcere la mia assistita". 
Gli Usa plaudono alla decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedere una grazia parziale all'ex agente Cia Sabrina De Sousa, condannata nella vicenda del rapimento dell'ex imam di Milano Abu Omar. "Abbiamo visto la notizia che il presidente italiano Mattarella ha concesso una grazia parziale a Sabrina de Sousa. Accogliamo con favore la decisione del presidente Mattarella in questo caso", ha detto All'ANSA Mark Toner, portavoce pro tempore del Dipartimento di Stato Usa.
Lo sviluppo della vicenda in queste ore. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concesso la grazia parziale, con la riduzione di pena di un anno, alla De Sousa, condannata per il caso Abu Omar e di cui era stata disposta l'estradizione dal Portogallo per espiare la pena residua dei 7 anni definitivi, poi diventati 4 per effetto dell'indulto. Ora, però, con la grazia e la riduzione di un anno, la pena residua scende a tre, con la conseguenza diretta e automatica della revoca dell'ordine di esecuzione nei suoi confronti, potendo beneficiare della sospensione condizionale. Il decreto di grazia è stato firmato oggi dal presidente della Repubblicai. Con lo sconto di un anno di pena per effetto della grazia, quella residua da scontare si riduce a tre anni e dunque la procura generale della Corte d'appello di Milano (l'atto è firmato dal procuratore generale Antonio Lamanna), prendendo atto della decisione del presidente Mattarella, ha revocato l'ordine di esecuzione, che non è più eseguibile. Proprio domani era previsto il suo arrivo in Italia, dopo che nelle settimane scorse si era messa in moto la macchina per la sua estradizione. Il legale della De Sousa aveva sollecitato più volte la Presidenza della Repubblica ad adottare la grazia, concessa ad altri coimputati della ex agente Cia coinvolti nel caso Abu Omar e poi condannati. Interpellato questa sera, ha preso atto del provvedimento, non sapendo tuttavia quale possa essere la decisione di Sabrina De Sousa, che da libera cittadina potrebbe comunque arrivare in Italia, per regolarizzare la sua posizione giudiziaria nell'ambito dell'Unione europea. "Dovrò comunque - ha spiegato l'avvocato - proporre istanza al Tribunale di Sorveglianza di affidamento in prova ai servizi sociali per il residuo della pena, in modo che non possa più avere pendenze a suo carico".

venerdì 13 novembre 2015

GRAZIA parziale all'imprenditore di Arzago Mella che uccise un ladro in fuga


ROMA, 13 novembre - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concesso la grazia parziale di due anni di reclusione ad Antonio Monella, l'imprenditore di Arzago d'Adda (Bergamo) che nel 2006 sparò e uccise un ladro in fuga dalla sua abitazione. L'uomo è stato condannato in via definitiva nel 2012 a sei anni e due mesi di reclusione, (pena confermata il 25 febbraio 2014) per omicidio volontario.
La decisione tiene conto del parere favorevole formulato da lministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria. Per effetto del provvedimento del Quirinale, resterà da espiare una pena residua inferiore a tre anni. Essa rientra dunque nell'ambito di applicabilità dell'istituto dell'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 dell'Ordinamento penitenziario).
Nel valutare la domanda di grazia presentata da Monella, il Capo dello Stato ha tenuto conto del comportamento positivo tenuto dal condannato durante la detenzione (iniziata l'8 settembre del 2014) e della circostanza che il percorso di educazione sino a ora compiuto potrebbe utilmente proseguire con l'applicazione di misure alternative al carcere.

mercoledì 23 settembre 2015

ESTERI/ IL CAIRO, graziato giornalista di AL JAZEERA


IL CAIRO, 23 settembre - Il giornalista di Al Jazeera, Mohamed Fahmy, in carcere in Egitto, ha ricevuto la grazia del presidente al Sisi. Lo riferisce il suo legale. Il provvedimento prevede la grazia anche per altri 99 attivisti. Fahmy era stato condannato a tre anni di carcere per la diffusione di "notizie false" e copertura faziosa.

giovedì 20 marzo 2014

Iran, graziata Sakineh, condannata alla lapidazione per l'omicidio del marito

Una manifestazione a favore di Sakineh
TEHERAN - Sakineh Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione nel 2006 con l'accusa di aver ucciso il marito con la complicità dell'amante, è stata graziata e rimessa in libertà. Lo ha annunciato l'avvocato di Pordenone Bruno Malattia che aveva patrocinato il caso al Parlamento europeo. L'amnistia è arrivata dopo otto anni di carcere. La vicenda di Sakineh, oggi 47enne, aveva provocato una mobilitazione internazionale. 
L'annuncio però già in passato aveva avuto diversi precedenti, poi smentiti, che negli scorsi anni provocarono alternanza di sollievo e docce fredde nei governi, nelle organizzazioni per i diritti umani e i media di tutto il mondo. Ora il nuovo annuncio, che attende la conferma dei fatti e che potrebber essere letto come un gesto distensivo nell'ambito del "nuovo corso" impresso alla politica estera dal presidente Hassan Rohani.
L'avvocato Malattia ha precisato che "il provvedimento di clemenza è stato adottato in coincidenza con l'anno nuovo secondo il calendario iraniano (il nuovo anno è il 1393 dall'emigrazione di Maometto dalla Mecca alla Medina)" e che l'annuncio è stato dato da Mahamad Javad Larijiani, responsabile dei diritti umani in Iran e diffuso dalla stampa governativa iraniana (Pars News, Jane Jami, Tesermine).

La lunga vicenda processuale di Sakineh - Sakineh Mohammadi-Ashtiani, 47 anni, di Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran, è stata condannata nel 2006, sotto la presidenza di Mahmud Ahmadinejad, alla lapidazione per adulterio, con sentenza poi sospesa nel 2010. Ma ha rischiato poi l'impiccagione in un processo per l'uccisione del marito. Nel 2010 il Comitato internazionale contro la lapidazione, con sede in Germania e guidato dalla dissidente iraniana Mina Ahadi, aveva dato notizia della imminente impiccagione di Sakineh e poco più di un mese dopo del suo rilascio. Notizia smentita dalle autorità iraniane, che l'attribuì ad un'azione di propaganda della stampa occidentale.

La confessione e le accuse di tortura - La tv di Stato iraniana mostrò la donna che confessava l'adulterio e la complicità nell'omicidio del marito: una confessione che il figlio della donna, Sajad Qaderzadeh, disse esserle stata estorta con la tortura. Il figlio aggiunse che ogni giorno a Sakineh veniva detto che sarebbe stata giustiziata l'indomani. Nel 2011 fu dato l'annuncio della sospensione dell'impiccagione, anch'esso smentito dalla magistratura iraniana. Solo nel 2012 gli avvocati dissero che il regime islamico non pensava più alla sua impiccagione ed era propenso a tramutarle la pena in 10 anni di carcere.

L'interessamento italiano - Il caso di Sakineh era stato anche posto all'attenzione del Parlamento Europeo con la predisposizione di un dossier che documentava l'innocenza della donna e le violenze subite dall'avvocato Hutan Kia che in Iran l'aveva difesa. Fra i governi che si mobilitarono in suo favore anche quello italiano, con l'allora ministro degli Esteri Franco Frattini. 

lunedì 22 luglio 2013

Dubai: graziata la donna norvegese condannata a 16 mesi per essere stata stuprata. Può tornare a casa


DUBAI - Marte Dalelv si reca dal Procuratore seguita dall'ambasciatrice norvegese