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mercoledì 28 giugno 2017

LA CASSAZIONE, niente processo di appello per ALBERTO STASI


ROMA, 28 giugno - Rimane in carcere Alberto Stasi e per lui non ci sarà un processo di appello ter. Lo ha deciso la Cassazione che dichiarato inammissibile il ricorso dei suoi legali per riaprire il caso, sospendere la pena e riesaminare in un nuovo processo di appello i testi già sentiti in primo grado. Stasi sta scontando la condanna a 16 anni di reclusione per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007.

venerdì 23 giugno 2017

La CASSAZIONE annulla l'ergastolo all'ex primario della "clinica degli orrori" di MILANO


ROMA, 23 giugno - E' stata annullata dalla Cassazione la condanna all'ergastolo per l'ex primario di chirurgia toracica della clinica Santa Rita di Milano, Pier Paolo Brega Massone. Per i supremi giudici non sono "omicidi dolosi" quelli dei 4 anziani portati in sala operatoria per "interventi inutili". La Corte d'Assise d'Appello di Milano dovrà riqualificare l'accusa di omicidio, escludendo la volontarietà e il dolo, e riquantificare la pena per Brega Massone. E' stato così annullato il verdetto emesso il 21 dicembre 2015 in appello. Quel giorno di dicembre di due anni fa, prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio, l'ex primario era intervenuto in aula, lanciando un ultimo appello. "Non sono un serial killer, la mia priorità è sempre stata quella di dare ai pazienti la sicurezza". Un estremo tentativo di difesa che però non gli servì ad evitare la conferma della condanna all'ergastolo nel processo di secondo grado sul caso della "clinica degli orrori".
Le accuse contro Brega Massone - I giudici in Appello avevano però abbracciato la tesi della procura che riteneva Brega Massone responsabile per l'uccisione di Giuseppina Vailati, 82 anni, Maria Luisa Scocchetti, 65 anni, Gustavo Dalto, 89 anni, e Antonio Schiavo, 85 anni. Tutti anziani portati, secondo l'accusa, in sala operatoria senza alcuna giustificazione clinica per interventi "inutili" effettuati al solo fine di "monetizzare" i rimborsi del Sistema sanitario nazionale per la clinica convenzionata.
L'unico ad essere assolto in quella occasione, "perché il fatto non costituisce reato", fu un medico della sua equipe, Marco Pansera, condannato in primo grado a 26 anni e 2 mesi di carcere. L'ex braccio destro di Brega Massone, il chirurgo Fabio Presicci, ebbe invece una riduzione della pena, da 30 a 25 anni.
La parola passa ora ai giudice d'Appello-bis - Adesso i giudici d'appello-bis dovranno quindi riqualificare il reato di omicidio volontario e rideterminare la pena, da cui sarà escluso anche un episodio di lesioni dichiarato prescritto dalla Cassazione. Brega Massone sta già scontando una condanna definitiva a 15 anni e mezzo di reclusione per i casi di lesioni ai danni di pazienti, oltre alla truffa al Sistema sanitario nazionale per avere eseguito interventi inutili o dannosi "a scopo di lucro".

mercoledì 21 giugno 2017

STRAGE BRESCIA, la Cassazione conferma gli ergastoli

ROMA, 21 giugno - La Cassazione ha confermato le condanne all'ergastolo per i neofascisti Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, accusati per la strage di piazza della Loggia avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974. Il verdetto conferma la sentenza emessa in Corte d'assise d'appello di Milano il 22 luglio 2014, nel processo d'appello bis. Il pg della Suprema Corte aveva chiesto la conferma del carcere a vita ricordando i depistaggi delle indagini e dicendo che per il popolo italiano "è arrivata l'ora della verità" su questa vicenda "che ha inciso il tessuto democratico".

lunedì 15 maggio 2017

CASSAZIONE, gli immigrati hanno l'obbligo di conformarsi ai valori della nostra società


ROMA, 15 maggio - Gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale hanno "l'obbligo" di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso "di stabilirsi" ben sapendo che "sono diversi" dai loro e "non è tollerabile che l'attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante". Lo sottolinea la Cassazione condannando un indiano sikh che voleva circolare con un coltello 'sacro' secondo i precetti della sua religione.
"In una società multietnica, - prosegue il verdetto della Suprema Corte - la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l'identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l'integrazione non impone l'abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell'art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante". Con questa sentenza, i supremi giudici hanno respinto il ricorso di un indiano sikh condannato a duemila euro di ammenda dal Tribunale di Mantova, nel 2015, perchè il sei marzo del 2013 era stato sorpreso a Goito (Mn), dove c'è una grande comunità sikh, mentre usciva di casa armato di un coltello lungo quasi venti centimetri. L'indiano aveva sostenuto che il coltello (kirpan), come il turbante "era un simbolo della religione e il porto costituiva adempimento del dovere religioso". Per questo aveva chiesto alla Cassazione di non essere multato, e la sua richiesta era stata condivisa dalla Procura della Suprema Corte che, evidentemente ritenendo tale comportamento giustificato dalla diversità culturale, aveva chiesto l'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna.
Ad avviso della Prima sezione penale della Suprema Corte, invece, "è essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all'ordinamento giuridico che la disciplina". Il verdetto aggiunge che "la decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha la consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quella di provenienza, ne impone il rispetto e non è tollerabile che l'attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante".

venerdì 12 maggio 2017

CONCORDIA, confermata in Cassazione la condanna a 16 anni di SCHETTINO. Andrà in carcere


ROMA, 12 maggio - La Cassazione ha confermato stasera la condanna a 16 anni erogata in primo grado e in appello nei confronti del comandante della Concordia Francesco Schettino che dovrà ora andare in carcere. Schettino non era presente, ma i suoi avvocati hanno spiegato che si presenterà nel carcere a lui più vicino, nel luogo segreto dove ora si trova.

mercoledì 10 maggio 2017

CASSAZIONE, stop al parametro del "tenore di vita matrimoniale" nell'assegno di divorzio

ROMA, 10 maggio - Rivoluzione copernicana della Cassazione sull'assegno di divorzio che fino ad oggi, con 30 anni di indirizzo costante, era collegato nella sua entità al parametro del "tenore di vita matrimoniale", una pietra miliare che da oggi va in soffitta e lascia il posto a un "parametro di spettanza" basato sulla valutazione dell'indipendenza o dell'autosufficienza economica dell'ex coniuge che lo richiede.
Il matrimonio non è più la "sistemazione definitiva": sposarsi, scrive la Corte, è un "atto di libertà e autoresponsabilità". Con la sentenza 11504, depositata oggi dalla Cassazione e relativa al divorzio tra un ex ministro e una affascinate imprenditrice, i supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la ex moglie chiedeva l'assegno di divorzio già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014 che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione dei redditi e valutato che l'ex marito dopo la fine del matrimonio aveva subito una "contrazione" dei redditi. Ad avviso dei supremi giudici, la decisione milanese deve essere corretta in motivazione perché a far perdere il diritto all'assegno alla ex moglie non è il fatto che si suppone abbia redditi adeguati, ma la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre "superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come 'sistemazione definitiva'" perchè è "ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonchè come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile". "Si deve quindi ritenere - afferma la Cassazione - che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale".
   

sabato 3 dicembre 2016

La Cassazione annulla la condanna di DEL TURCO


ROMA, 3 dicembre - Ci sarà un nuovo processo per l'ex governatore dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco e alcuni degli atri imputati nel processo per la 'Sanitopoli' abruzzese: lo ha deciso la Cassazione, che ha annullato con rinvio la condanna per Del Turco e altri 2 imputati, in relazione all'accusa di associazione per delinquere. I giudici di Perugia dovranno rideterminare il trattamento sanzionatorio e rivedere la condanna che per Del Turco in appello era stata diminuita da 9 anni e 6 mesi a 4 anni e 2 mesi.
   

mercoledì 16 novembre 2016

Il Pg di Cassazione: troppo un milione al mese di Berlusconi a Veronica Lario


ROMA, 16 novembre - La Procura della Cassazione ha spezzato una lancia a favore del ricorso di Silvio Berlusconi contro l'assegno stratosferico da due milioni di euro al mese che ha dovuto versare durante la fase di separazione alla ex moglie Veronica Lario per decisione della Corte di Appello di Milano che, nel 2014, ha ridotto di un milione l'importo stabilito nel 2013 dal Tribunale di Monza. Ad avviso del Sostituto procuratore Francesca Cerioni, la cifra anche se è stata ridotta è sempre eccessiva, ed è da accogliere il reclamo della difesa di Berlusconi affinchè la corte di appello riveda la sua decisione. A quanto si è appreso, il Pg ha condiviso la tesi sulla necessità di porre una "soglia" massima, agli assegni di mantenimento, in tutti i casi in cui la 'rendita' finisce per produrre ricchezza, o consentire grandi investimenti. Il Pg ha invece respinto la richiesta di inviare alla Consulta le norme che non prevedono la fissazione di limiti per gli assegni alle ex. La decisione della Cassazione si conoscerà tra un mese.

mercoledì 22 giugno 2016

La CASSAZIONE dice sì alla stepchild adoption


ROMA, 22 giugno -  La Cassazione dice sì alla stepchild adoption (adozione del figliastro): è stata infatti confermata una sentenza della Corte di Appello di Roma con la quale è stata accolta una domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre, con questa stabilmente convivente. La stepchild adoption "prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempre che alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore". La prima sezione civile della Cassazione ha precisato anche che la stepchild adoption "non determina in astratto un conflitto di interesse tra il genitore biologico e il minore adottato, ma richiede che l'eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice".

lunedì 13 giugno 2016

La CASSAZIONE conferma i 20 anni a PAROLISI per l'uccisione della moglie MELANIA


ROMA, 13 giugno - E' stata confermata dalla Cassazione la condanna a venti anni per Salvatore Parolisi, il militare che ha ucciso la moglie Melania in un bosco del teramano dove la donna era scomparsa l'11 aprile del 2011. Il ricorso di Parolisi contro la condanna ridotta nell'appello bis è stato "rigettato", come aveva chiesto stamani la procura della Cassazione. E' stato dunque convalidato quanto deciso dalla Corte di Assise di Perugia, nel secondo processo d'appello, con la sentenza emessa il 27 maggio 2015, che ora è definitiva.   
Gli avvocati difensori di Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, hanno però annunciato, il ricorso alla Corte europea di Strasburgo "per verificare se abbia subito un giusto processo". L'ex caporalmaggiore dell'esercito è rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e continua a proclamarsi estraneo al delitto. Per gli avvocati Biscotti e Gentile, del foro di Perugia, quello a Parolisi "rimane un processo aperto con grandissimi dubbi". "Riteniamo - hanno detto - che tante ombre incertezze non siano state dissipate dalle sentenze". 

sabato 14 maggio 2016

PROCESSO THYSSEN, la Cassazione conferma le condanne


ROMA, 14 maggio - La Cassazione ha confermato le condanne dell'appello bis nei confronti dei sei imputati per il rogo alla Thyssen nel quale, nel dicembre 2007, morirono 7 operai. La pena più alta è di 9 anni e 8 mesi inflitta all'ad Harald Espenhahn, quella più bassa, di 6 anni e 3 mesi per i manager Marco Pucci e Gerald Priegnitz. Condannati inoltre gli altri dirigenti Daniele Moroni a 7 anni e 6 mesi, Raffaele Salerno a 7 anni e 2 mesi e Cosimo Cafueri a 6 anni e 8 mesi. E' stato così confermato il verdetto della Corte d'Assise d'Appello di Torino del 29 maggio 2015.
Parenti delle vittime, finalmente giustizia - "E' una vittoria, una vittoria per noi e per tutte le vittime morte sul lavoro". Così le mamme, le sorelle e le mogli dei sette operai morti a causa del rogo dello stabilimento Thyssen di Torino, hanno accolto il verdetto della Cassazione. "Ascoltando le richieste del pg avevamo pianto di rabbia. Ora - dicono tutte insieme - possiamo andare dai nostri ragazzi al cimitero e dire che finalmente c'è stata giustizia e ci sono pene severe, anche se il nostro dolore è per sempre".
" Prendiamo atto con rispetto del dispositivo della sentenza". Così la Thyssenkrupp sulla decisione della Cassazione per il rogo di Torino. L'azienda ha fatto conoscere la sua posizione attraverso una nota. "I tribunali italiani - ha sostenuto TK- hanno dovuto affrontare il difficile compito di valutare penalmente il tragico incidente di Torino e le sue terribili conseguenze per i nostri collaboratori e i loro familiari". "Esprimiamo nuovamente -continua la nota della Thyssen - il nostro cordoglio alle vittime e alle loro famiglie. Thyssenkrupp è profondamente addolorata che in uno dei suoi stabilimenti si sia verificato un incidente così tragico. Faremo il possibile affinché tale disgrazia non accada mai più".
Il sostituto pg della Cassazione, Paola Filippi, aveva chiesto di annullare le condanne per tutti e sei gli imputati del processo Thyssen, per rideterminare le pene per i reati di omicidio colposo plurimo e per rivalutare il 'no' alle attenuanti per quattro degli imputati. 

venerdì 13 maggio 2016

PROCESSO THYSSEN, il Pg di Cassazione chiede di annullare le sei condanne

ROMA, 13 maggio - Il sostituto pg della Cassazione, Paola Filippi, ha chiesto di annullare le condanne per tutti e sei gli imputati del processo Thyssen, per rideterminare le pene per i reati di omicidio colposo plurimo e per rivalutare il 'no' alle attenuanti per quattro degli imputati. Per il pg serve un terzo processo di appello.   Dopo aver ascoltato le richieste della procura della Cassazione i familiari delle vittime del rogo alla Thyssen di Torino, sono usciti dall'aula in segno di protesta. Alcune madri, sorelle e mogli sono scoppiate in lacrime. Altri hanno gridato 'venduti' all'indirizzo dei giudici e sono stati invitati alla calma da carabinieri e poliziotti.

mercoledì 11 maggio 2016

LA CASSAZIONE conferma i 20 anni a LUCA VARANI, che ha sfregiato la fidanzata Lucia


ROMA, 11 maggio - La Corte di Cassazione ha confermato ieri sera la condanna a vent'anni per Luca Varani, accusato di aver assoldato due albanesi per sfregiare con l'acido l'ex fidanzata Lucia Annibali. La sentenza è ora definitiva.

Lucia Annibali, tolto un peso - "Questa parte processuale e' finalmente finita. Era un peso rimasto sospeso". Cosi' Lucia Annibali, emozionata e contenta, ha commentato la conferma della condanna all'ex fidanzato Luca Varani e ai due autori materiali dell'agguato con l'acido. "E una giornata di svolta, dal passato al futuro, dopo tre anni trascorsi in sospeso. Ora vorrei reinserirmi nella societa' come una donna normale", ha aggiunto.  La conferma della condanna a vent'anni per Luca Varani era stata la richiesta del sostituto pg di Cassazione Paolo Canevelli. Il pg aveva chiesto infatti il rigetto di tutti i ricorsi, quello di Varani e dei due albanesi Altistin Precetaj e Rubin Talaban condannati a 12 anni dalla Corte d'appello di Ancona il 23 gennaio 2015, e anche del procuratore generale di Ancona che contestava la tardività dell'appello e in sostanza chiedeva di far rivivere la sentenza di primo grado. Il pg ha ritenuto "infondata ogni richiesta riguardo all'entità della pena", avanzata da Luca Varani che nel ricorso chiedeva che non gli venisse contestato il reato più grave di tentato omicidio.

venerdì 6 maggio 2016

EMANUELA ORLANDI, la Cassazione ha calato il sipario


ROMA, 6 maggio -  La Cassazione mette una pietra sull'inchiesta per la scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne residente nella città del Vaticano, di cui si sono perse le tracce dal 22 giugno 1983. La sesta sezione penale della Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso della famiglia contro l'archiviazione dell'indagine della procura di Roma.

Nell'ottobre scorso il gip aveva respinto l'opposizione, avanzata dai familiari di Emanuela e da quelli Mirella Gregori (scomparsa poche settimane prima), alla richiesta di archiviazione da parte del procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, e dei pm Simona Maisto ed Ilaria Calò. 
   L'inchiesta vedeva sei indagati per concorso in omicidio e sequestro di persona: monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant'Apollinare, Sergio Virtù, autista di Enrico De Pedis,Angelo Cassani, detto "Ciletto", Gianfranco Cerboni, ("Giggetto"),Sabrina Minardi, già supertestimone dell'inchiesta, e il fotografoMarco AccettiContro di loro sia la procura sia il gip hanno ritenuto che non fossero stati raccolti sufficienti elementi probatori. E ora è arrivato il visto della Cassazione. Rimangono pendenti per Accetti, che nelle scorse settimane è stato sottoposto a perizia psichiatrica che l'ha giudicato capace di intendere e volere ed anche di stare in giudizio benché affetto da disturbi della personalità di tipo narcisistico ed istrionico, le accuse di calunnia e autocalunnia. 

venerdì 18 marzo 2016

CASO RAGUSA, la CASSAZIONE annulla l'assoluzione di ANTONIO LOGLI


ROMA, 18 marzo - La corte di Cassazione ha accolto i ricorsi presentati dalla procura e dalle parti civili e ha annullato il proscioglimento di Antonio Logli, nel processo per la scomparsa della moglie Roberta Ragusa svanita nel nulla dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa). Lo ha reso noto l'avvocato Nicodemo Gentile, parte civile nel processo per conto dell'associazione Penelope Italia. La suprema corte accogliendo i ricorsi ha rinviato gli atti al tribunale di Pisa per un nuovo giudizio.
   

giovedì 28 gennaio 2016

CASSAZIONE, inutile e dannoso il reato di immigrazione clandestina

Giovanni Canzio
ROMA, 28 gennaio - Per perseguire il reato di immigrazione clandestina, "la risposta sul terreno del procedimento penale si è rivelata inutile, inefficace e per alcuni profili dannosa, mentre la sostituzione del reato con un illecito e con sanzioni di tipo amministrativo, fino al più rigoroso provvedimento di espulsione, darebbe risultati concreti". Lo sottolinea il Primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2016.
La Cassazione versa "in uno stato di profonda e visibile crisi di funzionamento e di identità", i dati di fine anno "segnano l'insuccesso di una strategia mirata alla deflazione delle pendenze e del pesante arretrato mediante il mero aumento della produttività, fino al limite dell'esaurimento delle energie dei magistrati e del personale". Lo sottolinea Canzio levando l'ennesimo grido d'allarme.
 Ormai è a rischio "la qualità della giurisdizione di legittimità", sommersa da una mole di ricorsi (105mila le cause civili pendenti da oltre tre anni, quelle tributarie sono il 32,7% quelle di lavoro il 14,3%) che ha "proporzioni mostruose" rispetto a quelle, molto esigue, di altre Corti. Se continua così, avverte Canzio, la Cassazione scivolerà sempre più nel "modesto ruolo di Corte di revisione o di terza istanza", abdicando a quello di 'Corte del precedente'. "Si impone l'urgente e coraggioso avvio di un percorso di autoriforma, mediante l'adozione,anche sperimentale, di misure organizzative interne, radicali e inedite". 

venerdì 13 novembre 2015

La CASSAZIONE conferma la condanna di MINZOLINI


ROMA, 13 novembre - La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini, confermando la condanna a due anni e mezzo per peculato continuato al giornalista e parlamentare, oltre all'interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena, come stabilito dalla Corte d'Appello di Roma il 27 ottobre 2014.

Secondo l'accusa l'ex direttore avrebbe utilizzato in maniera impropria la carta che gli era stata fornita dall'azienda per le spese di rappresentanza, consegnando sì le ricevute ma senza giustificare il motivo delle spese per i pasti, per un importo di circa 65mila euro. Minzolini era stato assolto dal tribunale di Roma in primo grado il 14 febbraio 2013 con la motivazione che non avesse consapevolezza di stare spendendo impropriamente denaro pubblico in quanto la stessa Rai gli aveva messo a disposizione la carta di credito che credeva una compensazione per l'esclusiva inserita nel contratto con la Rai. Era stato poi condannato dalla Corte d'Appello di Roma il 27 ottobre 2014. Da qui il ricorso in Cassazione presentato dal difensore dell'ex direttore, l'avvocato Franco Coppi. 

Minzolini: vogliono farmi fuori. "Sono allibito. In appello sono stato condannato da un giudice che è stato sottosegretario con i governi Prodi e D'Alema. E' come se Prodi o D'Alema dopo aver militato in politica per anni giudicassero Berlusconi. Questo e' il sistema giudiziario italiano. Sono stato assolto in primo grado e condannato in appello a una pena maggiore di quella che chiedeva l'accusa. Evidentemente c'è qualcuno che mi vuole vedere fuori dal Parlamento". Lo dice all'ANSA Augusto Minzolini.

mercoledì 23 settembre 2015

INTERNI/ CASSAZIONE, da rifare il processo "Ruby bis" a Fede e Minetti


ROMA, 23 settembre - E' da rifare il processo d'appello 'Ruby bis' a carico di Emilio Fede e Nicole Minetti: lo ha deciso la Terza sezione penale della Cassazione accogliendo i ricorsi dei due imputati. "Inammissibile" il ricorso della Procura di Milano che chiedeva condanne più alte. Fede era stato condannato a 4 anni e 10 mesi, Minetti a 3 anni.
I supremi giudici, presieduti da Claudia Squassoni, hanno così disatteso le richieste della Procura della Cassazione rappresentata dal Sostituto Ciro Angelillis. Il Pg, nella sua requisitoria durata un'ora e mezza, aveva chiesto agli Ermellini di annullare la condanna a 4 anni e tre mesi di reclusione inflitta in appello a Fede, che in primo grado aveva ricevuto sette anni. Lo 'sconto' di pena - dovuto al venir meno dell'accusa di aver saputo che Ruby era minorenne - sarebbe stato eccessivo, ad avviso del Pg, per un uomo pienamente consapevole di "aver procacciato" una diciassettenne. 

Il verdetto di martedì sera sembra aver accolto la tesi delle difese di Fede e Minetti. L'avvocato Maurizio Paniz, che ha difeso l'ex direttore del Tg4, nella sua arringa, ha insistito nel sostenere che "non c'è alcuna prova, nemmeno nelle intercettazioni delle 'Olgettine', che coinvolga Fede nell'accusa di favoreggiamento: lui e Mora procacciavano le ragazze per le cene di Arcore, e Fede si limitava solo ad invitarle". "L'invito a partecipare a una cena - aveva aggiunto Paniz - non può essere considerato favoreggiamento". 

Con la decisione di riaprire il processo d'Appello, torna in alto mare anche l'accusa - mossa al solo Fede - di aver tentato di far prostituire anche Danese, Battilana e Fadil. Ci vorranno almeno 30 giorni per conoscere le motivazioni che hanno spinto i supremi giudici ad annullare le condanne e a riaprire il dibattimento davanti a un'altra Sezione della Corte di Appello di Milano. Un risultato probabilmente non sperato dalle difese: Paniz aveva concluso chiedendo clemenza per Fede "che ha 84 anni ed è incensurato" invocando per il suo cliente almeno la concessione delle attenuanti.

lunedì 7 settembre 2015

FATTI DELLA VITA/ L'avvocato Bongiorno: Sollecito tenuto in carcere da super innocente


PERUGIA, 7 settembre - "La Cassazione conferma una volta di più che Raffaele Sollecito è stato processato per anni e tenuto in carcere da super-innocente": l'avvocato Giulia Bongiorno, difensore dell'ingegnere pugliese, commenta così le motivazioni della Cassazione che ha posto fine al processo per l'omicidio di Meredith Kercher assolvendo il suo assistito e Amanda Knox. Parole che per la penalista "rendono ancora più bella" quella sentenza e "prendono a bastonate gli errori compiuti nelle indagini".
   

OMICIDIO MEREDITH/ CASSAZIONE, Amanda e Sollecito assolti per "colpevoli omissioni di indagini"


ROMA, 7 settembre - Il processo per l'uccisione di Meredith Kercher ha avuto "un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillance o 'amnesie' investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine". Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni dell'assoluzione di Knox e Sollecito.
Ad avviso della Suprema Corte, se non ci fossero state tali defaillance investigative, e se le indagini non avessero risentito di tali "colpevoli omissioni", si sarebbe "con ogni probabilità, consentito, sin da subito, di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell'estraneità" di Knox e Sollecito rispetto all'accusa di avere ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia il 1 novembre 2007.
E' un dato "di indubbia pregnanza" a favore di Knox e Sollecito - "nel senso di escludere la loro partecipazione materiale all'omicidio, pur nell'ipotesi della loro presenza nella casa di via della Pergola" - la "assoluta mancanza di tracce biologiche a loro riferibili" nella stanza dell'omicidio o sul corpo della vittima.
I Supremi giudici - nella sentenza 36080 di 52 pagine - rilevano che sul luogo del delitto e sul corpo di Meredith sono "invece state rinvenute numerose tracce riferibili al Guede", il giovane ivoriano condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l'omicidio della Kercher "in concorso", con il rito abbreviato. Per quanto riguarda il gancetto del reggiseno della vittima, i Supremi giudici rilevano che la "sola traccia biologica" rinvenuta su tale gancetto non offre "certezza alcuna" in ordine alla sua "riferibilità" a Raffaele Sollecito "giacché quella traccia - sottolinea la Cassazione - è insuscettibile di seconda amplificazione, stante la sua esiguità, di talché si tratta di elemento privo di valore indiziario".