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mercoledì 29 giugno 2016

CASO REGENI, il SENATO blocca le forniture all'Egitto di pezzi di ricambio per F16


ROMA, 29 giugno - Passa a Palazzo Madama il cosiddetto "emendamento Regeni" al decreto legge sulle missioni che blocca la fornitura di pezzi di ricambio degli F-16 all'Egitto. Il via libera del Senato arriva con 159 voti a favore, 55 contrari e 17 astenuti dopo un lungo e animato dibattito. L'emendamento modifica il comma 6 dell'articolo 4 del provvedimento e su di esso il governo si era rimesso all'Aula.
I dibattito in Aula è stato vivacissimo e forti sono state le proteste di gran parte dei gruppi di centrodestra, a cominciare dal capogruppo FI Paolo Romani, che definito quanto accaduto una vergogna.

Il senatore Gal ed ex ministro della Difesa Mario Mauro aveva invece sottolineato che i pezzi di ricambio sul quale interviene l'emendamento sono stati in realtà già consegnati all'Egitto. Parole alle quali ha replicato il presidente della commissione Difesa Nicola Latorre.

"Io sono casualmente informato della cosa, e approfitto per informare che le forniture non sono state consegnate ma i pezzi di ricambio sono imballati in porto di Taranto", ha spiegato il senatore Pd ribadendo il sostegno dei Dem all'emendamento. "E' la prima volta, come Parlamento, che abbiamo la possibilità con un'iniziativa di manifestare il bisogno di accelerare i tempi della verita'" sul caso Regeni.

"Ciò che facciamo è un atto che vuole sollecitare questo obiettivo senza compromettere alcun tipo di relazione", ha spiegato Latorre.

domenica 17 aprile 2016

CASI REGENI, L'Egitto smentisce gli IMPORTANTI SVILUPPI"

IL CAIRO, 17 aprile - Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abou Zeid, in dichiarazioni all'ANSA ha smentito di aver parlato di un importante sviluppo nel caso di Giulio Regeni ma ha confermato che il Cairo chiede di allentare le "pressioni politiche" sul dossier.
Alla richiesta di un commento sull'accuratezza della sintesi fatta dal sito del quotidiano Al Watan sull'intervento telefonico fatto ieri in tv, il portavoce ha detto: "smentisco di aver parlato di un importante sviluppo nel caso". "Ho domandato alla parte italiana di allontanare le pressioni politiche dal caso", ha detto ancora Abu Zeid aggiungendo "è necessario lasciare che gli apparati competenti proseguino la loro missione".
Il sito del quotidiano egiziano Al Watan aveva scritto che "il portavoce del ministero degli Esteri egiziani, Ahmed Abou Zeid, ha affermato che c'è stato un importante sviluppo negli ultimi due giorni" sul dossier di Giulio Regeni, senza fornire dettagli su questo "sviluppo" investigativo ma precisando che il portavoce aveva parlato ieri a una tv.

domenica 10 aprile 2016

CASO REGENI, l'Italia "sconsiglierà" l'Egitto ai turisti. Rientrato l'ambasciatore


ROMA, 10 aprile - E' sempre più tensione tra Italia ed Egitto dopo il fallimento del vertice tra gli inquirenti dei due Paesi sul caso della morte del ricercatore Giulio Regeni. Dopo aver richiamato l'ambasciatore italiano da Il Cairo, rientrato oggi in Italia, la Farnesina avrebbe intenzione, tra le prossime misure da prendere, di "sconsigliare" ai nostri turisti l'Egitto.
L'ambasciatore italiano in Egitto, Maurizio Massari, come previsto, ha lasciato Il Cairo ed è rientrato  in Italia. Massari, salutato da un funzionario dell'ambasciata allo scalo egiziano, non ha rilasciato dichiarazioni.

Dopo il rifiuto degli investigatori egiziani di consegnare i tabulati, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni avrebbe intenzione, secondo Il Corriere della Sera, di esaminare con l'ambasciatore italiano Maurizio Massari quali provvedimenti prendere.

A livello politico il ventaglio delle possibilità prevede il raffreddamento delle relazioni, ovvero un "downgrade" del livello dei contatti (missioni e consultazioni delegate a sottosegretari o funzionari, non più a ministri) e, ovviamente, il congelamento dei vertici intergovernativi annuali. Quello di quest'anno, che era in agenda pur senza una data, a meno di svolte clamorose non si terrà.

Le sanzioni economiche e il blocco di tutti gli accordi commerciali (si parla di 5 miliardi di investimenti, a partire dal maxi giacimento di gas di Zohr) viene, almeno per il momento, ritenuta l'ultimissima ratio, nel caso in cui la situazione dovesse irrimediabilmente precipitare. Ma sarebbe il proverbiale punto di non ritorno e comunque per un passaggio del genere sarebbe necessario un sostegno concreto dei partner europei, dal momento che misure unicamente bilaterali finirebbero per essere inefficaci e inutilmente autolesionistiche.

"I nostri investigatori spiati in Egitto" - Intanto è emerso che i nostri investigatori, durante la missione in Egitto, sarebbero stati spiati. E' quanto rivela La Repubblica. Non solo. Per per otto settimane, tra il 5 febbraio e il 30 marzo, Il Cairo avrebbe monitorato ogni mossa anche del personale diplomatico.

sabato 9 aprile 2016

CASO REGENI, l'EGITTO non consegnerà i tabulati telefonici, è "incostituzionale"


IL CAIRO, 9 aprile - L'Egitto non consegnerà i tabulati telefonici sul caso della morte di Giulio Regeni perché "sarebbe contro la Costituzione e le leggi vigenti egiziane": lo ha detto il procuratore generale aggiunto egiziano Mostafa Soliman in una conferenza stampa al Cairo in cui sta illustrando i risultati della missione a Roma dei giorni scorsi.
 "Fonti vicine alla delegazione giudiziaria egiziana"  hanno confermato al sito del quotidiano egiziano Youm7 che per l'Egitto è "incostituzionale" la richiesta italiana di produrre i tabulati di tutti i telefoni che il 25 gennaio agganciarono la cella di Dokki, il distretto del Cairo dove quel giorno fu sequestrato Giulio Regeni. Le fonti hanno precisato che la richiesta è "contraria all'articolo 57 della Costituzione" egiziana che protegge la privacy di "mail telefonate e ogni sorta di comunicazioni". Inoltre si tratterebbe di qualcosa di "estremamente difficile da realizzare" dato che l'esame di simili tabulati "necessita di una tecnologia moderna e tempi lunghi".
Ciononostante la Procura di Roma la prossima settimana inoltrerà una nuova rogatoria internazionale nella quale saranno riformulate alle autorità egiziane le richieste di acquisizione dei tabulati telefonici di una decina di persone e dei video delle zone frequentate da Giulio Regeni. E' quanto si apprende da ambienti della Procura di Roma che, malgrado il fallimento del summit di ieri, non lascerà nulla di intentato per far luce sull'omicidio di Giulio Regeni. 

martedì 5 aprile 2016

CASO REGENI, domani gli inquirenti egiziani a ROMA


IL CAIRO, 5 aprile - Gli apparati egiziani hanno preparato un dossier sulla vicenda di Giulio Regeni di 2000 pagine che indica le linee generali del crimine e la scomparsa del corpo, nonché le indagini su 200 persone di diverse nazionalità che avevano relazioni con la vittima". L'incontro tra gli inquirenti e gli investigatori di Italia ed Egitto che indagano sulla morte del ricercatore italiano, si terrà domani 6 aprile. La nuova data dell'incontro è stata resa nota da fonti di polizia italiane e confermata successivamente da fonti dell'ambasciata italiana al Cairo. Poi Il capo dell'ufficio della cooperazione internazionale della procura egiziana Kamel Samir Girgis, ha detto all'Ansa che "le notizie pubblicate sull'annullamento della visita degli inquirenti egiziani in Italia sono false e destituite di ogni fondamento". Ha aggiunto che "la delegazione, che comprende funzionari di polizia e della magistratura, partirà mercoledì prossimo per l'Italia per incontrare gli inquirenti italiani".

martedì 29 marzo 2016

CASO REGENI, l'Egitto frena e precisa: la ricerca degli assassini è tuttora in corso, aperte tutte le piste

IL CAIRO, 29 marzo - L'Egitto precisa di non aver modificato le sue posizioni sulcaso Regeni, assicura che "la ricerca dell'assassino è ancora in corso" e che "le autorità italiane saranno aggiornate sugli sviluppi". All'indomani della "nuova" verità sulla morte del giovane ricercatore da parte delle autorità de Il Cairo, il ministro dell'Interno Abu Bakr Abdel Karim ha tenuto a spiegare che "non c'è stato alcun cambiamento dopo le pressioni del governo italiano".
"Il procuratore di Roma ha ricevuto una lunga telefonata dal procuratore generale della Repubblica Araba di Egitto, nel corso della quale è stato informato dello sviluppo delle indagini sulla morte di Giulio Regeni". Lo ha affermato lo stesso Giuseppe Pignatone. Nel corso del colloquio il magistrato egiziano ha "ribadito l'impegno di continuare le indagini in ogni direzione, sino all'accertamento della verità". La pista di una banda di criminali dietro l'omicidio non sarebbe dunque l'unica seguita dagli investigatori egiziani.

E il premier Matteo Renzi, riferendosi alla nuova versione secondo la quale il ricercatore sarebbe stato ucciso da una banda di criminali comuni specializzati in rapimenti agli stranieri, aveva detto: "L'Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo".

Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, in un'intervista al quotidiano Al-Youm, aveva affermato che "l'identificazione e l'incriminazione dei responsabili servirà a dissipare le nuvole, proverà che la giustizia egiziana funziona". "Certo, ci sono molti interrogativi sulle circostanze della scomparsa" di Giulio Regeni - aveva aggiunto il ministro - il "cui corpo è stato scoperto proprio il giorno in cui il ministro italiano per lo sviluppo economico era a Il Cairo con una delegazione", ricordando come questo portò all'interruzione della missione. 

Il 5 aprile, intanto, gli investigatori egiziani sono attesi a Roma, dove dovrebbero fornire risposte al procuratore Pignatone. In quest'occasione le autorità egiziane consegneranno tutta la documentazione richiesta dagli inquirenti italiani e quella ulteriormente raccolta. 

Molte perplessità hanno suscitato le nuove versioni egiziane. Chi indaga fa notare come tra gli effetti personali mostrati dalle autorità del Cairo siano riconducibili a Regeni solo le due tessere universitarie, il passaporto e la carta di credito. Il resto, e cioè lo zainetto, gli occhiali da sole, il portafoglio e un pezzetto di hashish non era di proprietà della vittima.

domenica 27 marzo 2016

CASO REGENI, il ministro degli esteri egiziano: vogliamo collaborare con l'Italia


IL CAIRO, 27 marzo - L'Egitto "lavora con trasparenza vuole collaborare a fondo con l'Italia: non abbiamo alcun interesse" che gli italiani abbiano dubbi e ne risentano le relazioni. Così il ministro degli Esteri Sameh Shoukry sul caso di Giulio Regeni. "Ciò che sta accadendo è un caso isolato. Non merita questa esagerazione anche se è una realtà da affrontare". L'identificazione dei responsabili "proverà che la giustizia egiziana funziona", ha quindi aggiunto.
"Certo, ci sono molti interrogativi sulle circostanze della scomparsa" di Giulio Regeni il "cui corpo è stato scoperto proprio il giorno in cui il ministro italiano per lo sviluppo economico era a Il Cairo con una delegazione", ha sottolineato Shoukry, ricordando come questo portò all'interruzione della missione.
 "Molte preoccupazioni sono seguite in ambienti italiani e certo hanno avuto un impatto negativo sul progresso e lo sviluppo delle relazioni" tra i due Paesi, ha proseguito il ministro egiziano, ribadendo che Il Cairo "non ha nessun interesse" che "queste preoccupazioni restino e continuino ad avere un impatto" sui rapporti tra l'Egitto e Roma.