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mercoledì 17 giugno 2015

La "cartolina" dell'Italia? Per gli esperti sono le DOLOMITI


ROMA, 17 giugno - Cos'è "la cartolina estiva"? E' più di una semplice domanda fatta ai nostri esperti (il panel degli intervistati da Isnart per le indagini periodiche) su cosa meglio raffiguri l'Italia dal punto di vista turistico:  è l'immaginario che essi hanno ed essi vogliono trasmettere del nostro Paese, soprattutto all'estero. E' più di un gioco, quindi, che ci racconta quanto si pensa possa essere più penetrante e duraturo nel ricordo di una vacanza estiva in Italia.


Quest'anno, come già prima dell'estate 2012 abbiamo inserito la "cartolina" nel questionario sottoposto al Panel. Forse anche più di tre anni fa i risultati si sono dimostrati interessanti.

Non solo mare e sole i "soliti" paesaggi monumentali delle coste italiane, come ad esempio i Faraglioni di Capri. Paesaggi monumentali sì, ma dolomitici. Quasi un terzo degli intervistati hanno citato al primo posto "le passeggiate tra le verdi vallate alle pendici delle Dolomiti". E' lo stesso risultato del 2012, segno che quell'incalcolabile bellezza, patrimonio Unesco dell'Umanità, è ormai riconosciuta dal Nord e dal Sud come irrinunciabile marchio turistico italiano. Non scontato.

Mare sì, ma non quello tradizionale, quello delle spiagge, delle barche. Al secondo posto, con un quarto delle citazioni, vengono indicate "Venezia, Genova, Napoli, Palermo e le altre grandi città di mare". La bellezza architettonica, storica, ancestrale, legata alla cultura ed ai colori del mare. E non è un caso che anche in questo contesto si parli di Unesco.

Finalmente si arriva al mare che tutti intendiamo, ma anche in questo caso una piccola sorpresa. Vince, con un certo distacco, il Salento, con la sua bellezza selvatica, rispetto a nomi ben più blasonati e conosciuti a livello internazionale, come Capri, la Romagna, Portofino, la Versilia. Quale significato? In fondo sono questi ultimi i nomi che attirano i turisti americani, cinesi, russi. Quelli che hanno ancora potere di spesa.

Però, in Italia, il campanile è sempre il campanile. Analizzando le risposte per area geografica di provenienza degli intervistati, si nota che ognuno fa il tifo per le bellezze della propria zona. Non in senso assoluto, ma un po' sì.

Allora si vede che gli esperti del Nord-Ovest, in misura doppia degli altri, citano le Calette di Portofino. Quelli del Nord-Est le attrezzatissime spiagge romagnole, le mille vele del Lago di Garda e, in misura di più del 50%, le già descritte Dolomiti. Al Sud il Salento, la Costiera Amalfitana ed il mare senza eguali delle Egadi ricevono segnalazioni sopra la media. E al Centro? Forse in questo senso ci sono meno paesaggi noti. Infatti si assieme allo stupendo Monte Conero, si cita, unico caso, un paesaggio "fuori casa": il mare e gli ulivi del Salento. Senza dimenticare, però, Milano e lo shopping in via Montenapoleone.


domenica 9 febbraio 2014

Il made in Italy contraffatto sul web: il regno falso del settore agroalimentare

ROMA - Negli scorsi mesi di ottobre e novembre 2013, Isnart ha realizzato una prima analisi la definizione del contesto del problema della contraffazione del Made in Italy sul web. Obiettivo della ricerca è stato non quantificare il fenomeno, ma cercare di comprendere i contenuti dello stesso e di delinearne la cornice.
A livello operativo, si sono analizzate le due macroaree più colpite, ovvero il settore agroalimentare ed il settore della moda e del lusso.
Si è dunque provveduto ad identificare una rosa di siti di vendita e distribuzione dei prodotti del falso Made in Italy e se ne sono osservati e descritti i contenuti in particolare in riferimento a: la tipologia dei prodotti, i produttori e i marchi, la presunta e reale origine dei prodotti e le nazioni estere maggiormente coinvolte, la clientela, le quantità proposte e i prezzi di vendita.

La metodologia

La ricerca si è sviluppata nell’arco di un mese ed è stata mediante la tecnica dell’indagine documentale ricercando, osservando ed analizzando i siti di interesse e le singole pagine del mondo Web. Non uno studio esaustico vel fenomeno, ma un primo modo per cercare di dare risposte a domande quali: chi fa cosa? Dove lo fa? Chi compra?
Lo studio ha avuto inizio consultando il testo di un rapporto sviluppato sul tema da parte dell’IPR (Intellectual Property Right) Desk di New York nell’ottobre 2010: “Rapporto sulla contraffazione negli Stati Uniti, approfondimento sui prodotti italiani falsificati” e quello di una Risoluzione della Camera del 7 febbraio 2007, “Made in Italy”. Successivamente si è ampliato il raggio delle informazioni disponibili attraverso la consultazione articoli di cronaca, infine visitando i siti web degli stessi produttori e distributori.
Durante la ricerca si è riscontrata la presenza di altri settori/categorie merceologiche colpiti dal fenomeno della contraffazione, ossia ceramica, farmaceutica e meccanica. Si è reputato tuttavia maggiormente utile, in questa fase, non disperdere risorse e restare focalizzati sui due settori precedentemente citati, che in ogni caso risultano i più colpiti, in modo da avere un più preciso quadro di riferimento, per le eventuali azioni successive.
In particolare, questa è una sintesi dei risultati emersi durante la fase dedicata alla contraffazione agroalimentare.

L'analisi

Come già specificato, la ricerca di ipotetici produttori e/o distributori dei prodotti contraffatti è stata effettuata sulla base di informazioni documentali o mediante investigazione diretta sui principali motori di ricerca web.
I siti dei produttori e distributori di prodotti rilevati sono stati raggruppati per tipologia di prodotto e si è proceduto ad analizzarne il contenuto concentrandosi in particolar modo su quattro aspetti:

•    Quali sono i prodotti maggiormente coinvolti?
•    Chi li produce?
•    Dove?
•    Chi compra?

Anzitutto occorre dire che nel caso dei prodotti agroalimentari la contraffazione si basa fondamentalmente sullo sfruttamento dell’italian sounding, ovvero della fama che i prodotti italiani hanno per la loro elevata qualità. Non sono stati rilevati casi, comuni invece nell'ambito moda/lusso, in cui la contraffazione sia caratterizzata (soprattutto nei Paesi asiatici) da una vera e propria falsificazione, con la riproduzione dei prodotti di marche prestigiose

I prodotti dell’enogastronomia maggiormente colpiti dal fenomeno della contraffazione risultano essere:
•    Formaggi, in particolare quelli tipici come Parmigiano Reggiano, Asiago, ricotta, gorgonzola, mozzarella, provolone
•    Vini e liquori
•    Olio d’oliva
•    Pasta, alimentare e fresca
•    Sughi e salse di pomodoro
•    Pomodori pelati e conserve di pomodori
•    Salumi e affettati

I Paesi maggiormente coinvolti nel fenomeno della contraffazione di prodotti agroalimentari risultano essere: 

Nazioni extraeuropee (in ordine alfabetico)
•    Argentina: parmigiano
•    Australia: parmigiano, mozzarella, ricotta, salsa di pomodoro
•    Brasile: parmigiano, ricotta
•    Canada: parmigiano
•    Cina: parmigiano, caciotta, salsa di pomodoro, pomodorini di collina
•    India: gorgonzola
•    Stati Uniti (Wisconsin, California, Minnesota, New York, New Jersey, Illinois, Texas, Kentucky): formaggi – tra cui parmigiano, mozzarella, provolone - pomodori pelati e conserve di pomodori, sughi, pasta, vini, olio d’oliva

Nazioni europee (in ordine alfabetico)
•    Austria: gorgonzola
•    Belgio: gorgonzola, parmigiano
•    Estonia: salsa di pomodoro
•    Germania: gorgonzola, vini
•    Gran Bretagna: parmigiano, affettati
•    Portogallo: pasta
•    Romania: vino barbera
•    Spagna: olio d’oliva

Il sistema di produzione di prodotti imitativi sembra essere costituito da:

A.   Piccole e piccolissime aziende, tipiche della tradizione americana, a diffusione locale (sono da considerarsi quelle che offrono esempi di fake più fantasioso e  grossolano ma per certi versi anche più dannosi all’immagine dei prodotti autentici italiani);

B.    Aziende di medie dimensioni a diffusione nazionale come Bel Gioioso, Primo Taglio, Pollyo, Progresso, Sorrento;

C.    Aziende controllate da multinazionali come Nestlè, Kraft, Heinz, General Mills, Campbell.


Dai siti identificati non è stato possibile individuare un profilo specifico dei compratori.
Si possono comunque distinguere i tre livelli geografico, analizzando  il target di clientela a cui si rivolgono produttori e distributori ed eventualmente i siti di e-commerce a cui affidano la vendita.

A.    Internazionale (Es. www.alibaba.com, www.21food.com, www.amazon.com, www.ebay.com)



B. Nazionale (Es. www.bookhams.com in UK, www.dcicheeseco.com e www.schurmanscheese.com in USA-Wisconsin,www.queijosnobrasil.com.br e www.latscala.com.br in Brasile)

C.    Locale (Es. www.greatolives.com della famiglia Penna in USA-California). Per quanto analizzato si tratta per lo più di vendita a privati compratori.


Nel settore agroalimentare i prezzi dei prodotti contraffatti sono prezzi di mercato legali e corretti, ovvero la contraffazione non si basa tanto sulla riduzione del prezzo quanto piuttosto sulla fama che il prodotto italiano ha per qualità, il cosiddetto ”Italian Sounding”.
Si sottolinea, però, anche il fatto che i prodotti così contraffatti vengono a volte dichiaratamente venduti come sostitutivi di prodotti italiani originalidifficilmente reperibili in loco, dai prezzi esorbitanti o comunque soggetti a deperimento per il lungo viaggio.

Conclusioni

Riassumendo quanto emerso dallo studio, è possibile affermare che nel caso dei prodotti agroalimentari la contraffazione si basa fondamentalmente sullo sfruttamento dell’italian sounding, ovvero della fama che i prodotti italiani hanno per la loro elevata qualità.

Una grande diffusione del fenomeno si ha negli Stati Uniti, ma si è rilevato come lo stesso fiorisca in tutto il mondo (anche all’interno dell’Europa stessa) su un’ampia varietà di prodotti, tra cui, in special modo, i formaggi.

I prezzi dei prodotti contraffatti sono "di mercato" e non ribassati: questi prodotti infatti vengono venduti come reali sostitutivi degli originali italiani.

venerdì 5 luglio 2013

Un hotel di Palermo il vincitore assoluto del premio "Ospitalità italiana"

L'hotel Joli di Palermo
ROMA - L’hotel Joli di Palermo è il vincitore assoluto della VII edizione del premio “Ospitalità italiana” realizzato dall’Isnart, l’istituto nazionale di ricerche turistiche, in collaborazione con il sistema delle Camere di Commercio italiane. A premiare l’albergo il presidente dell’Isnart, Maurizio Maddaloni, insieme al presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, al termine della serata finale che si è tenuta a Roma presso gli Horti Sallustiani in piazza Sallustio alla quale hanno preso parte anche il ministro del Turismo, Massimo Bray e il  presidente dell’Enit, Pierluigi Celli. Madrina d’eccezione l’attrice Maria Grazia Cucinotta. Sul palco per presentare i vincitori l’attrice Barbara Chiappini e il conduttore radiofonico Tinto.
Trenta le strutture finaliste, tra alberghi, agriturismi e ristoranti. Su podio anche quest’anno i ristoranti italiani all’estero. Vincitore assoluto il ristorante “Soffritto” di Newark che ha battuto la concorrenza di altri locali di Dubai, Guayaquil in Ecuador, Pontevedra in Spagna e North Hobart in Australia che hanno ottenuto il marchio di qualità  Isnart.
Premiati anche i vincitori delle categorie alberghi da due a cinque stelle; gli agriturismi e i ristoranti gourmet, tipici, internazionali, classici e pizzerie.
Per vincere il Premio “Ospitalità Italiana” le strutture sono state votate, tramite Internet, dai turisti che vi hanno soggiornato o mangiato e quindi testate personalmente durante gli scorsi mesi. Un sistema che si è rivelato vincente e che ha raccolto fin dal suo esordio le reazioni positive del pubblico e degli operatori turistici.
Nato nel 2005 grazie alla collaborazione tra le Camere di Commercio e l’Isnart, il Premio e il marchio “Ospitalità Italiana” su cui si fonda, rappresentano oggi un valido punto di riferimento per chi cerca strutture di qualità nel Belpaese. Quest’anno l’iniziativa di Isnart e del sistema camerale ha coinvolto oltre ottomila strutture in Italia e all’estero.
“Puntare sulla qualità delle strutture e dei servizi turistici attraverso la certificazione del sistema delle Camere di Commercio è la marcia in più per moltiplicare le presenze di turisti italiani e stranieri tutto l’anno. Lo ha affermato il presidente dell’Isnart, Maurizio Maddaloni che ha aggiunto: “Questo premio è innanzitutto  un successo di tutto il sistema ricettivo del nostro Paese e il neoministro per il Turismo ha assicurato che l’iniziativa diventerà un punto di riferimento stabile per la promozione del made in Italy e dell’eccellenza delle strutture di accoglienza italiane e dei ristoranti del Belpaese all’estero”. Per il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello: “La qualità è da sempre un marchio distintivo della nostra cultura dell’accoglienza e  un fattore competitivo che stiamo valorizzando con successo attraverso il marchio di Ospitalità italiana. Le strutture certificate rappresentano dei veri e propri ambasciatori del made in Italy nel mondo”.


Ecco l’elenco completo dei vincitori per singola categoria:

Vincitore assoluto Hotel 3 stelle: Hotel Joli di Palermo

Agriturismo: Agriturismo Vecchio Gelso di Ortezzano (Fermo)
Hotel 2 stelle: Hotel Roma di Camposampiero (Padova)
Hotel 3 stelle: Hotel Joli di Palermo
Hotel 4 stelle: Sangallo Palace Hotel di Perugia
Hotel 5 stelle: Il Boscareto Resort & Spa di Serralunga d’Alba (Cuneo)
Ristorante tipico regionale: Fiorentino di Sansepolcro di Arezzo
Ristorante pizzeria: L’Osteria di Sirolo (Ancona)
Ristorante Classico italiano: Il Ghiottone Raffinato di Palermo
Ristorante internazionale: Hotel delle Colline di Muro Lucano  (Potenza)
Ristorante Gourmet: La Dogana di Portogruaro Venezia)

Ristoranti italiani all’estero:

Vincitore assoluto Soffritto italian grill di Newark (Stati Uniti)

Riviera di Guayaquil (Ecuador)
Italian Pantry di Hobart (Australia)
Il Piccolo di Pontevedra (Spagna)
Certo di Dubai (Eau)