ROMA, 29 marzo - A marzo il clima di fiducia dei consumatori migliora "lievemente", mentre diminuisce quello delle imprese. Gli indici Istat registrano un aumento dai 114,5 punti di febbraio a 115 per i consumatori e un calo da 103,2 a 100,1 per le aziende. Dall'istituto di statistica precisano che le interviste sono concentrate nei primi 15 giorni del mese, prima degli attentati di Bruxelles del 22 marzo. Tra le aziende, la fiducia sale solo nella manifattura (a 102,2 da 102) mentre il calo maggiore è nei servizi (a 103,2 da 106,5).
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martedì 29 marzo 2016
A MARZO migliora la fiducia dei consumatori, cala quella delle imprese
ROMA, 29 marzo - A marzo il clima di fiducia dei consumatori migliora "lievemente", mentre diminuisce quello delle imprese. Gli indici Istat registrano un aumento dai 114,5 punti di febbraio a 115 per i consumatori e un calo da 103,2 a 100,1 per le aziende. Dall'istituto di statistica precisano che le interviste sono concentrate nei primi 15 giorni del mese, prima degli attentati di Bruxelles del 22 marzo. Tra le aziende, la fiducia sale solo nella manifattura (a 102,2 da 102) mentre il calo maggiore è nei servizi (a 103,2 da 106,5).
giovedì 25 febbraio 2016
Cala la fiducia dei consumatori, sale quella delle imprese
ROMA, 25 febbraio - A febbraio cala la fiducia dei consumatori e migliora quella dell'imprese. L'Istat rileva che l'indice relativo ai consumatori passa a 114,5 punti dai 118,6 del mese precedente e vede cali in tutte le componenti a partire da quella economica e futura. Quanto alle imprese, l'indice aumenta fino a 103,1 punti da 101,4. Ci sono progressi nella fiducia delle costruzioni e del commercio al dettaglio e un "calo contenuto" nella manifattura. L'andamento dei servizi di mercato è stabile.
mercoledì 28 ottobre 2015
ECONOMIA/ ISTAT, cresce la fiducia delle imprese e dei consumatori, da anni mai così alta
ROMA, 28 ottobre - La fiducia delle imprese ad ottobre è in crescita per il terzo mese consecutivo e segna il livello più alto dall'inizio della crisi (ottobre 2007). L'Istat rileva un aumento dell'indice a 107,5 dal 106,1 di settembre. Nel commercio in particolare l'indice tocca il livello maggiore dall'inizio delle serie storiche (gennaio 2003). Soddisfatto il premier Matteo Renzi "Per la prima volta - ha detto il premier da l'Avana - dopo anni c'è in Italia un cambiamento di clima profondo. Come certifica l'Istat, la fiducia dei consumatori e delle imprese è tornata a livelli pre-crisi. L'Italia ci crede, noi ci siamo".
La fiducia dei consumatori registrata dall'Istat ad ottobre è la più alta da febbraio 2002, oltre 13 anni fa. Sale a 116,9 punti dai 113 di settembre. Sono in espansione tutte le componenti della fiducia a partire da quella economica. Migliorano i giudizi e le attese sulla situazione economica del paese e calano le attese di disoccupazione.
Cresce voglia di un'auto nuova, mattone fermo - Gli italiani tornano a sognare una nuova auto. L'Istat segnala un miglioramento delle intenzioni di acquisto dell'autovettura dei consumatori, mentre restano stabili gli orientamenti all'acquisto di un'abitazione e diminuiscono i progetti di manutenzioni straordinarie nella propria casa. In generale sono in aumento i giudizi positivi sull'opportunità di acquisto di beni durevoli per la crescita di coloro che ritengono di poter spendere "molto di più che in passato per questi beni" (al 23,2% dal 22,7%).
La fiducia dei consumatori registrata dall'Istat ad ottobre è la più alta da febbraio 2002, oltre 13 anni fa. Sale a 116,9 punti dai 113 di settembre. Sono in espansione tutte le componenti della fiducia a partire da quella economica. Migliorano i giudizi e le attese sulla situazione economica del paese e calano le attese di disoccupazione.
Cresce voglia di un'auto nuova, mattone fermo - Gli italiani tornano a sognare una nuova auto. L'Istat segnala un miglioramento delle intenzioni di acquisto dell'autovettura dei consumatori, mentre restano stabili gli orientamenti all'acquisto di un'abitazione e diminuiscono i progetti di manutenzioni straordinarie nella propria casa. In generale sono in aumento i giudizi positivi sull'opportunità di acquisto di beni durevoli per la crescita di coloro che ritengono di poter spendere "molto di più che in passato per questi beni" (al 23,2% dal 22,7%).
sabato 8 agosto 2015
Fatti della Vita/ TURISMO, tornano ad aumentare le imprese, soprattutto al Sud
ROMA, 8 agosto - Nel secondo trimestre del 2015 tornano ad aumentare le imprese del turismo e della somministrazione. Tra aprile e giugno di quest'anno si registrano 8.199 alberghi, bar e ristoranti in piu' rispetto allo stesso periodo del 2014, per una variazione positiva del 2%. A crescere più velocemente sono il Sud e le Isole, che mettono a segno un aumento medio del 2,5% del numero di imprese, contro l'1,8% del centro-nord.
L'aumento di imprese riguarda in particolare le grandi città. Nei comuni capoluoghi di Regione le imprese aumentano del 3,1%, per un totale di 4.189 attività: più della metà della crescita registrata a livello nazionale. E' quanto emerge dalle rilevazioni dell'Osservatorio Confesercenti sulla nati-mortalità delle imprese della ricettivitaà e del turismo nel secondo trimestre del 2015. "Dopo le contrazioni registrate negli anni scorsi, finalmente la ricettività e la somministrazione provano a ripartire", spiega Esmeralda Giampaoli, Presidente di Fiepet, l'associazione di categoria dei pubblici esercizi Confesercenti. Tra i settori, quello che cresce più velocemente è la ristorazione (+3%). I ristoranti sono in aumento in tutte le regioni d'Italia, soprattutto in Umbria - dove si rileva una crescita del 4,6% - ma anche in Lombardia (+4,5%) e Sicilia (+3,9%). A livello complessivo, e' il centro-nord a trainare l'inversione di tendenza, con un aumento del 3,2% contro il 2,8% del Sud e delle Isole. Grande dinamismo imprenditoriale anche nella ricettività turistica, che registra un aumento di 1.333 (+2,7%) tra alberghi, pensioni e hotel. La regione che mostra la maggiore vitalità èla Puglia, dove il numero di imprese del settore cresce del 9.8%, seguita da Lazio (+6,7%) e Sicilia (+5,8%). Per la Puglia si tratta di una conferma dell'alta attrattività turistica della regione, che registra il più alto afflusso in Italia di turisti estivi. Analizzando le macro-regioni, l'aumento di alberghi e hotel appare più rilevante nel Mezzogiorno e nelle Isole (+3,9%) rispetto al centro-nord (+2,3%). Proprio al Centro Nord appartiene l'unica Regione ad aver registrato una leggera diminuzione del numero di imprese nel comparto: l'Emilia Romagna (-0,2%). .
lunedì 27 ottobre 2014
IMPRESE, diecimila fallimenti in 9 mesi
ROMA - Chiude in positivo l'anagrafe delle imprese nel terzo trimestre del 2014 con un saldo attivo pari a 16.451 unità, quasi 4mila in più rispetto allo stesso trimestre del 2013. Il tasso di crescita del periodo (+0,3%) è però il risultato del più basso volume di iscrizioni rilevate nel terzo trimestre dal 2005. Continuano a crescere i fallimenti: sono oltre 10mila nei primi 9 mesi dell'anno, il 19% in più rispetto al dato dell'analogo periodo del 2013.
sabato 24 maggio 2014
Ritardi record nei pagamenti e un'impresa su 5 è costretta a licenziare
MESTRE - Un'impresa italiana su cinque (il 20% degli intervistati) è stata costretta a licenziare a causa degli effetti negativi dovuti ai ritardi nei pagamenti. L' analisi è della Cgia di Mestre che ha elaborato dati Intrum Justitia relativi a un'indagine effettuata nei primi 3 mesi del 2014."Nonostante il dato sia inferiore a quello registrato nei principali paesi Ue - segnala Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia - è drammatico che in l'Italia, con un tasso di disoccupazione che ormai galoppa verso il 13%, molte aziende siano costrette ad espellere una parte del personale perché non vengono pagate con regolarità".
L'Italia, rileva la Cgia, continua ad essere il peggiore pagatore d'Europa. Se mediamente la nostra P.a paga le imprese a 165 giorni (+107 giorni rispetto la media Ue), nei rapporti commerciali tra imprese ci vogliono 94 giorni affinché il committente saldi il proprio fornitore (+47 giorni rispetto la media Ue). Anche nei rapporti tra privati (cioè cittadini/famiglie) e imprese, la situazione rimane difficile: sono necessari mediamente 75 giorni per essere definitivamente pagati (+41 della media Ue). In tutti e tre i casi appena descritti, nessun altro Paese d'Europa fa peggio di noi.
Si pensi che nel rapporto tra P.a. e imprese in Bosnia i pagamenti avvengono in 41 giorni, in Serbia in 46 e in Grecia in 155. Questa situazione assume una dimensione ancor più preoccupante se si analizza l'andamento dei tempi medi di pagamento rilevati in questi ultimi 6 anni di crisi economica (2009-2014). Nel confronto tra l'Italia, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna, solo da noi si sono allungati i giorni necessari affinché il committente saldi il pagamento al proprio fornitore. Se tra privati (vale a dire cittadini/famiglie) e le imprese l'aumento è stato di 5 giorni, nelle transazioni commerciali tra imprese è salito di 6. Drammatica, invece, la situazione nei rapporti tra P.a e i propri fornitori. I pagamenti si sono allungati di 37 giorni, sebbene dal 2011 la nostra Pa ha cominciato a migliorare la sua performance. Secondo Bortolussi "le lungaggini burocratiche, il cattivo funzionamento degli uffici pubblici, i vincoli economici legati al Patto di stabilità interno, l'abuso di posizione dominante del committente e la mancanza di liquidità sono alcune delle motivazioni che consegnano al nostro Paese la maglia nera nella correttezza dei pagamenti. Nonostante dall'1 gennaio 2013 la legge stabilisca che il Pubblico deve pagare entro 30/60 giorni, mentre i privati tra i 60/90 giorni, queste disposizioni continuano a essere palesemente inapplicate, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere contrattuale molto limitato". La Cgia ricorda che in attesa di conoscere l'effettivo stock di debiti accumulati dalla nostra Pa nei confronti delle imprese private, nel biennio 2013-2014 sono stati stanziati 47 miliardi di euro. Ad oggi sono stati pagati circa 23,5 miliardi di euro, mentre il Ministero dell'Economa ha annunciato nei gironi scorsi l'avvio di una procedura di erogazione di un'altra tranche per gli Enti locali pari a 1,8 miliardi. Infine, secondo la Legge di Stabilità 2014, il Governo Renzi ha pianificato per l'anno in corso un intervento pari a 13 miliardi di euro, anche se secondo la Relazione tecnica potranno essere pagati nel 2014 solo 5.
L'Italia, rileva la Cgia, continua ad essere il peggiore pagatore d'Europa. Se mediamente la nostra P.a paga le imprese a 165 giorni (+107 giorni rispetto la media Ue), nei rapporti commerciali tra imprese ci vogliono 94 giorni affinché il committente saldi il proprio fornitore (+47 giorni rispetto la media Ue). Anche nei rapporti tra privati (cioè cittadini/famiglie) e imprese, la situazione rimane difficile: sono necessari mediamente 75 giorni per essere definitivamente pagati (+41 della media Ue). In tutti e tre i casi appena descritti, nessun altro Paese d'Europa fa peggio di noi.
Si pensi che nel rapporto tra P.a. e imprese in Bosnia i pagamenti avvengono in 41 giorni, in Serbia in 46 e in Grecia in 155. Questa situazione assume una dimensione ancor più preoccupante se si analizza l'andamento dei tempi medi di pagamento rilevati in questi ultimi 6 anni di crisi economica (2009-2014). Nel confronto tra l'Italia, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna, solo da noi si sono allungati i giorni necessari affinché il committente saldi il pagamento al proprio fornitore. Se tra privati (vale a dire cittadini/famiglie) e le imprese l'aumento è stato di 5 giorni, nelle transazioni commerciali tra imprese è salito di 6. Drammatica, invece, la situazione nei rapporti tra P.a e i propri fornitori. I pagamenti si sono allungati di 37 giorni, sebbene dal 2011 la nostra Pa ha cominciato a migliorare la sua performance. Secondo Bortolussi "le lungaggini burocratiche, il cattivo funzionamento degli uffici pubblici, i vincoli economici legati al Patto di stabilità interno, l'abuso di posizione dominante del committente e la mancanza di liquidità sono alcune delle motivazioni che consegnano al nostro Paese la maglia nera nella correttezza dei pagamenti. Nonostante dall'1 gennaio 2013 la legge stabilisca che il Pubblico deve pagare entro 30/60 giorni, mentre i privati tra i 60/90 giorni, queste disposizioni continuano a essere palesemente inapplicate, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere contrattuale molto limitato". La Cgia ricorda che in attesa di conoscere l'effettivo stock di debiti accumulati dalla nostra Pa nei confronti delle imprese private, nel biennio 2013-2014 sono stati stanziati 47 miliardi di euro. Ad oggi sono stati pagati circa 23,5 miliardi di euro, mentre il Ministero dell'Economa ha annunciato nei gironi scorsi l'avvio di una procedura di erogazione di un'altra tranche per gli Enti locali pari a 1,8 miliardi. Infine, secondo la Legge di Stabilità 2014, il Governo Renzi ha pianificato per l'anno in corso un intervento pari a 13 miliardi di euro, anche se secondo la Relazione tecnica potranno essere pagati nel 2014 solo 5.
giovedì 27 marzo 2014
Aumenta la fiducia delle imprese
ROMA - La fiducia delle imprese segna il quinto rialzo consecutivo, con l'indice a 89,5, al top da settembre 2011, ovvero da due anni e mezzo. Lo comunica l'Istat, nella prima rilevazione dopo l'insediamento del governo Renzi. La spinta arriva dalla manifattura e, soprattutto, dai servizi, mentre costruzioni e commercio peggiorano.
sabato 13 luglio 2013
Lo sport piace agli italiani, anche con la crisi. Oltre 15mila le imprese del settore
MILANO - Lo sport piace agli italiani.
Sono oltre 15 mila le imprese che si occupano di sport in Italia, in crescita
del 3,5% rispetto al 2012. 7.798 gli impianti sportivi, 7.447 le attività
sportive e 300 le attività miste. La regione più “in forma” è la Lombardia:
2.923 imprese, per un peso del 18,8% sul totale italiano di settore. Seguono
Lazio (1.584 imprese, 10,2%), Emilia Romagna (1.537, 9,9%), Toscana (1.277,
8,2%) e Piemonte (1.180, 7,6%). La Lombardia è prima in tutti i settori con
1.360 impianti (il 17,4% nazionale),
1.505 attività sportive (20,2%) e 58 attività miste (19,3%).
Tra le province italiane Roma è prima con 1.233 imprese
attive nei settori dello sport, il 7,9% del totale nazionale. Seguono Milano
con 880 imprese e il 5,7% del totale italiano, Napoli (650 imprese, 4,2%),
Torino (626 imprese, 4%) e Brescia (580 imprese, 3,7%).
Il capoluogo lombardo è a pari merito con Brescia per
numero di iscrizioni con il 5,7% di tutte le nuove attività sportive italiane
(pari a 246) registrate nel primo trimestre del 2013. Vengono poi Roma e Torino
con il 4,5% delle nuove imprese sportive in Italia.
Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di
Milano su dati registro imprese al primo trimestre 2012 e 2013.
Quali
sono i progetti previsti per promuovere le attività sportive in vista
dell’Expo? Quali le iniziative utili a diffonderne i valori educativi e
formativi? Se ne è parlato IERI all’Università degli Studi di Milano-Bicocca
durante la giornata di studio dal titolo “Expo 2015: cultura, sport e turismo
in campo – Ricerca Exsport: azioni e verifica delle aspettative”.
“Expo 2015 rappresenta una grossa
opportunità anche per il rilancio di tutte le attività economiche legate allo
sport, alla cultura e alla multimedialità” -
ha dichiarato Dario Bossi Migliavacca, consigliere della Camera
di commercio di Milano e presidente di Ascofoto, associazione che rappresenta tutti gli operatori attivi nel settore del
commercio di articoli per la fotografia. “Il comparto legato alle imprese
dello sport, già significativo nel capoluogo lombardo, avrà occasione di
svilupparsi ulteriormente e di far crescere la dimensione internazionale”.
Sedi d’impresa attive nei settori delle
attività sportive
Regione
|
stadi, piscine, campi da tennis, palestre
ed altri impianti sportivi
|
peso%
|
altre attività sportive (tra cui scuole
di nuoto, equitazione, vela, sci, scherma e simili
|
peso%
|
altre imprese del settore sport
|
peso%
|
totale 2013
|
peso%
|
totale 2012
|
var.% 2012/2013
|
ABRUZZO
|
290
|
3,7%
|
151
|
2,0%
|
8
|
2,7%
|
449
|
2,9%
|
444
|
1,1%
|
BASILICATA
|
81
|
1,0%
|
47
|
0,6%
|
8
|
2,7%
|
136
|
0,9%
|
121
|
12,4%
|
CALABRIA
|
175
|
2,2%
|
86
|
1,2%
|
4
|
1,3%
|
265
|
1,7%
|
254
|
4,3%
|
CAMPANIA
|
702
|
9,0%
|
417
|
5,6%
|
54
|
18,0%
|
1.173
|
7,5%
|
1.140
|
2,9%
|
EMILIA ROMAGNA
|
613
|
7,9%
|
890
|
12,0%
|
34
|
11,3%
|
1.537
|
9,9%
|
1.466
|
4,8%
|
FRIULI-VENEZIA GIULIA
|
155
|
2,0%
|
162
|
2,2%
|
3
|
1,0%
|
320
|
2,1%
|
303
|
5,6%
|
LAZIO
|
678
|
8,7%
|
875
|
11,7%
|
31
|
10,3%
|
1.584
|
10,2%
|
1.545
|
2,5%
|
LIGURIA
|
203
|
2,6%
|
170
|
2,3%
|
5
|
1,7%
|
378
|
2,4%
|
355
|
6,5%
|
LOMBARDIA
|
1.360
|
17,4%
|
1505
|
20,2%
|
58
|
19,3%
|
2.923
|
18,8%
|
2.834
|
3,1%
|
MARCHE
|
213
|
2,7%
|
234
|
3,1%
|
4
|
1,3%
|
451
|
2,9%
|
430
|
4,9%
|
MOLISE
|
46
|
0,6%
|
18
|
0,2%
|
-
|
-
|
64
|
0,4%
|
63
|
1,6%
|
PIEMONTE
|
605
|
7,8%
|
558
|
7,5%
|
17
|
5,7%
|
1.180
|
7,6%
|
1.137
|
3,8%
|
PUGLIA
|
456
|
5,8%
|
332
|
4,5%
|
18
|
6,0%
|
806
|
5,2%
|
757
|
6,5%
|
SARDEGNA
|
199
|
2,6%
|
116
|
1,6%
|
2
|
0,7%
|
317
|
2,0%
|
309
|
2,6%
|
SICILIA
|
473
|
6,1%
|
345
|
4,6%
|
16
|
5,3%
|
834
|
5,4%
|
805
|
3,6%
|
TOSCANA
|
459
|
5,9%
|
795
|
10,7%
|
23
|
7,7%
|
1.277
|
8,2%
|
1.249
|
2,2%
|
TRENTINO - ALTO ADIGE
|
290
|
3,7%
|
101
|
1,4%
|
2
|
0,7%
|
393
|
2,5%
|
387
|
1,6%
|
UMBRIA
|
117
|
1,5%
|
96
|
1,3%
|
3
|
1,0%
|
216
|
1,4%
|
220
|
-1,8%
|
VALLE D'AOSTA
|
45
|
0,6%
|
23
|
0,3%
|
-
|
-
|
68
|
0,4%
|
65
|
4,6%
|
VENETO
|
638
|
8,2%
|
526
|
7,1%
|
10
|
3,3%
|
1.174
|
7,6%
|
1.133
|
3,6%
|
Italia
|
7.798
|
100,0%
|
7447
|
100,0%
|
300
|
100,0%
|
15.545
|
100,0%
|
15.017
|
3,5%
|
Elaborazione della Camera di commercio di Milano su
dati registro imprese al I trim. 2012 e 2013
Sedi d’impresa attive nei settori delle
attività sportive – per provincia
Provincia
|
stadi, piscine, campi da tennis, palestre
ed altri impianti sportivi
|
altre attività sportive (tra cui scuole
di nuoto, equitazione, vela, sci, scherma e simili
|
altre imprese del settore sport
|
totale 2013
|
quota per provincia
|
AGRIGENTO
|
38
|
15
|
1
|
54
|
0,3%
|
ALESSANDRIA
|
70
|
27
|
1
|
98
|
0,6%
|
ANCONA
|
59
|
60
|
1
|
120
|
0,8%
|
AOSTA
|
45
|
23
|
-
|
68
|
0,4%
|
AREZZO
|
39
|
57
|
1
|
97
|
0,6%
|
ASCOLI PICENO
|
40
|
26
|
-
|
66
|
0,4%
|
ASTI
|
16
|
15
|
-
|
31
|
0,2%
|
AVELLINO
|
52
|
25
|
1
|
78
|
0,5%
|
BARI
|
200
|
168
|
7
|
375
|
2,4%
|
BELLUNO
|
32
|
12
|
2
|
46
|
0,3%
|
BENEVENTO
|
31
|
41
|
0
|
72
|
0,5%
|
BERGAMO
|
136
|
227
|
5
|
368
|
2,4%
|
BIELLA
|
24
|
9
|
1
|
34
|
0,2%
|
BOLOGNA
|
129
|
137
|
1
|
267
|
1,7%
|
BOLZANO
|
181
|
47
|
-
|
228
|
1,5%
|
BRESCIA
|
172
|
404
|
4
|
580
|
3,7%
|
BRINDISI
|
40
|
28
|
1
|
69
|
0,4%
|
CAGLIARI
|
101
|
35
|
2
|
138
|
0,9%
|
CALTANISSETTA
|
20
|
17
|
2
|
39
|
0,3%
|
CAMPOBASSO
|
23
|
13
|
-
|
36
|
0,2%
|
CASERTA
|
86
|
37
|
1
|
124
|
0,8%
|
CATANIA
|
92
|
43
|
4
|
139
|
0,9%
|
CATANZARO
|
34
|
18
|
-
|
52
|
0,3%
|
CHIETI
|
80
|
33
|
3
|
116
|
0,7%
|
COMO
|
83
|
50
|
5
|
138
|
0,9%
|
COSENZA
|
67
|
43
|
1
|
111
|
0,7%
|
CREMONA
|
50
|
64
|
3
|
117
|
0,8%
|
CROTONE
|
14
|
8
|
-
|
22
|
0,1%
|
CUNEO
|
77
|
78
|
3
|
158
|
1,0%
|
ENNA
|
10
|
-
|
-
|
13
|
0,1%
|
FERMO
|
25
|
42
|
-
|
67
|
0,4%
|
FERRARA
|
38
|
141
|
20
|
199
|
1,3%
|
FIRENZE
|
98
|
158
|
9
|
265
|
1,7%
|
FOGGIA
|
65
|
34
|
4
|
103
|
0,7%
|
FORLI' - CESENA
|
64
|
65
|
1
|
130
|
0,8%
|
FROSINONE
|
53
|
57
|
2
|
112
|
0,7%
|
GENOVA
|
119
|
104
|
5
|
228
|
1,5%
|
GORIZIA
|
13
|
8
|
-
|
21
|
0,1%
|
GROSSETO
|
40
|
121
|
3
|
164
|
1,1%
|
IMPERIA
|
18
|
19
|
-
|
37
|
0,2%
|
ISERNIA
|
23
|
5
|
-
|
28
|
0,2%
|
L'AQUILA
|
89
|
24
|
3
|
116
|
0,7%
|
LA SPEZIA
|
32
|
20
|
-
|
52
|
0,3%
|
LATINA
|
66
|
67
|
5
|
138
|
0,9%
|
LECCE
|
102
|
54
|
1
|
157
|
1,0%
|
LECCO
|
48
|
26
|
2
|
76
|
0,5%
|
LIVORNO
|
46
|
69
|
1
|
116
|
0,7%
|
LODI
|
22
|
14
|
1
|
37
|
0,2%
|
LUCCA
|
47
|
85
|
2
|
134
|
0,9%
|
MACERATA
|
52
|
65
|
-
|
117
|
0,8%
|
MANTOVA
|
65
|
33
|
2
|
100
|
0,6%
|
MASSA CARRARA
|
27
|
33
|
3
|
63
|
0,4%
|
MATERA
|
22
|
15
|
2
|
39
|
0,3%
|
MESSINA
|
69
|
69
|
3
|
141
|
0,9%
|
MILANO
|
410
|
450
|
20
|
880
|
5,7%
|
MODENA
|
96
|
85
|
1
|
182
|
1,2%
|
MONZA E BRIANZA
|
117
|
64
|
10
|
191
|
1,2%
|
NAPOLI
|
390
|
223
|
37
|
650
|
4,2%
|
NOVARA
|
55
|
74
|
1
|
130
|
0,8%
|
NUORO
|
18
|
20
|
-
|
38
|
0,2%
|
ORISTANO
|
15
|
6
|
-
|
21
|
0,1%
|
PADOVA
|
122
|
127
|
3
|
252
|
1,6%
|
PALERMO
|
117
|
98
|
3
|
218
|
1,4%
|
PARMA
|
76
|
68
|
1
|
145
|
0,9%
|
PAVIA
|
97
|
46
|
2
|
145
|
0,9%
|
PERUGIA
|
86
|
78
|
0
|
164
|
1,1%
|
PESARO E URBINO
|
37
|
41
|
3
|
81
|
0,5%
|
PESCARA
|
50
|
48
|
0
|
98
|
0,6%
|
PIACENZA
|
44
|
38
|
0
|
82
|
0,5%
|
PISA
|
58
|
99
|
-
|
157
|
1,0%
|
PISTOIA
|
34
|
67
|
2
|
103
|
0,7%
|
PORDENONE
|
30
|
41
|
2
|
73
|
0,5%
|
POTENZA
|
59
|
32
|
6
|
97
|
0,6%
|
PRATO
|
33
|
52
|
2
|
87
|
0,6%
|
RAGUSA
|
47
|
17
|
-
|
64
|
0,4%
|
RAVENNA
|
42
|
60
|
2
|
104
|
0,7%
|
REGGIO DI CALABRIA
|
50
|
11
|
3
|
64
|
0,4%
|
REGGIO EMILIA
|
52
|
190
|
8
|
250
|
1,6%
|
RIETI
|
16
|
8
|
-
|
24
|
0,2%
|
RIMINI
|
72
|
106
|
0
|
178
|
1,1%
|
ROMA
|
497
|
714
|
22
|
1.233
|
7,9%
|
ROVIGO
|
35
|
22
|
-
|
57
|
0,4%
|
SALERNO
|
143
|
91
|
15
|
249
|
1,6%
|
SASSARI
|
65
|
55
|
0
|
120
|
0,8%
|
SAVONA
|
34
|
27
|
-
|
61
|
0,4%
|
SIENA
|
37
|
54
|
-
|
91
|
0,6%
|
SIRACUSA
|
31
|
30
|
2
|
63
|
0,4%
|
SONDRIO
|
31
|
28
|
-
|
59
|
0,4%
|
TARANTO
|
49
|
48
|
5
|
102
|
0,7%
|
TERAMO
|
71
|
46
|
2
|
119
|
0,8%
|
TERNI
|
31
|
18
|
3
|
52
|
0,3%
|
TORINO
|
293
|
322
|
11
|
626
|
4,0%
|
TRAPANI
|
49
|
53
|
1
|
103
|
0,7%
|
TRENTO
|
109
|
54
|
2
|
165
|
1,1%
|
TREVISO
|
120
|
96
|
2
|
218
|
1,4%
|
TRIESTE
|
33
|
31
|
-
|
64
|
0,4%
|
UDINE
|
79
|
82
|
1
|
162
|
1,0%
|
VARESE
|
129
|
99
|
4
|
232
|
1,5%
|
VENEZIA
|
86
|
58
|
-
|
144
|
0,9%
|
VERBANIA
|
37
|
29
|
-
|
66
|
0,4%
|
VERCELLI
|
33
|
4
|
-
|
37
|
0,2%
|
VERONA
|
129
|
115
|
2
|
246
|
1,6%
|
VIBO VALENTIA
|
10
|
6
|
-
|
16
|
0,1%
|
VICENZA
|
114
|
96
|
1
|
211
|
1,4%
|
VITERBO
|
46
|
29
|
2
|
77
|
0,5%
|
italia
|
7798
|
7447
|
300
|
15.545
|
100,0%
|
Elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati
registro imprese al I trim. 2013
Prime 15 province per numero di iscrizioni
nel settore attività sportive nel primo trimestre 2013
Province
|
Iscrizioni al I trimestre 2013
|
Peso
|
|
1
|
BRESCIA
|
14
|
5,7%
|
2
|
MILANO
|
14
|
5,7%
|
3
|
ROMA
|
11
|
4,5%
|
4
|
TORINO
|
11
|
4,5%
|
5
|
VERONA
|
9
|
3,7%
|
6
|
NAPOLI
|
7
|
2,8%
|
7
|
GENOVA
|
6
|
2,4%
|
8
|
LUCCA
|
6
|
2,4%
|
9
|
PADOVA
|
6
|
2,4%
|
10
|
VENEZIA
|
6
|
2,4%
|
11
|
CREMONA
|
5
|
2,0%
|
12
|
FERRARA
|
5
|
2,0%
|
13
|
LATINA
|
5
|
2,0%
|
14
|
PALERMO
|
5
|
2,0%
|
15
|
BERGAMO
|
4
|
1,6%
|
Italia
|
246
|
100,0%
|
Elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese
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