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lunedì 15 agosto 2016

NEW YORK, caccia agli assassini dell'iman e del suo assistente


NEW YORK, 15 agosto -E' caccia all'uomo a New York. La polizia è mobilitata alla ricerca del killer dell'imam della moschea di Ozone Park nel Queens e del suo assistente. Un agguato in pieno giorno che, secondo le ricostruzioni iniziali, sembra un'esecuzione: i due uomini, usciti dalla moschea, sono stati attaccati alle spalle e colpiti con spari alla testa. Sul movente ancora poche indicazioni: la polizia è cauta e esamina l'ipotesi rapina. Per la comunità islamica del Queens è "un crimine di odio" e puntano il dito contro Donald Trump - I residenti dell'area, però, non sono d'accordo con gli agenti. Decine di musulmani si sono riversati in strada nei pressi della sparatoria: per loro il movente è chiaro. Un crimine d'odio. Alcuni puntano il dito contro Donald Trump, accusato di aver creato un'atmosfera ostile nei confronti dei musulmani. "Con la sua retorica ha creato l'islamofobia" afferma Khairul Islam, che vive nelle vicinanze. "Aveva appeno finito di pregare. E' un crimine d'odio" denuncia Kobri Chowdhury, presidente di un'altra moschea nelle vicinanze.
L'imam arrivato due anni fa dal Bangladesh, "era rispettato da tutti" - L'imam Maulama Akonjee era un rispettato leader religioso fino dal suo arrivo negli Stati Uniti due anni fa dal Bangladesh. "Era un uomo umile, un imam modello" afferma Kobir Chowdhury, leader di un'altra moschea nelle vicinanze. Akonjee sarebbe dovuto partire per il Bangladesh fra 10 giorni per prendere parte al matrimonio di suo figlio. L'assistente Thara Uddin erano conosciuto per essere estremamente religioso e "non aveva problemi con nessuno" mette in evidenza il fratello Mashuk Uddin, precisando che il fratello è deceduto dopo quattro ore dall'agguato al Jamaica Hospital.
L'identikit del killer - Le indagini sono in corso. Il killer è descritto con occhiali e barba e, al momento dell'attacco, indossava pantaloncini corti e una maglietta blu scuro. Secondo le descrizioni diffuse, è di corporatura media, con occhiali e barba. Gli investigatori stanno esaminando le riprese delle telecamere vicino al luogo dell'agguato.

sabato 5 settembre 2015

FATTI DELLA VITA/ Confessano gli assassini dell'ucraino-eroe di Napoli

Anatolij Korol
NAPOLI, 5 settembre - Svolta decisiva nelle indagini sull'omicidio di Anatolij Korol, l'operaio ucraino 38enne ucciso la settimana scorsa nel tentativo di sventare una rapina a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli.
"Siamo stati noi", hanno confessato agli inquirenti Marco Di Lorenzo e Gianluca Ianuale, i due giovani, entrambi maggiorenni, fermati stamane dai carabinieri a Scalea, nel Cosentino: sono fratellastri, figli di madri diverse ma dello stesso padre, considerato il boss del clan egemone della zona.
Il tragico episodio risale alla sera del 29 agosto scorso, un sabato, quando Korol, fatta la spesa nel supermercato "Piccolo" di via Selva, vede entrare nel negozio due persone con i volti coperti dal casco: messa al sicuro la figlioletta di due anni, rientra nell'esercizio, sorprende i due rapinatori in azione e ne blocca uno ma viene ferito mortalmente da un colpo esploso dalla pistola dell'altro.
Le indagini scattano immediate, incentrate sulle testimonianze dei presenti e sulle immagini del circuito di videosorveglianza, e nel giro di una settimana il cerchio si stringe intorno ai responsabili: stamattina prima filtra la notizia di una serie di perquisizioni in via Leopardi, nel rione Cisternina, complesso di edilizia popolare di Castello di Cisterna - dove, nella tromba di un ascensore condominiale, vengono trovati un fucile mitragliatore, una pistola calibro 7.65, munizioni e tre bilancini di precisione - poi quella del fermo di due sospetti.
 
Di Lorenzo e Ianuale, formalmente indagati per concorso in rapina aggravata e omicidio volontario, vengono interrogati nella caserma dei carabinieri di Castello di Cisterna dal procuratore capo di Nola, Paolo Mancuso: "stanno collaborando con le forze dell'ordine", rivela il loro legale.

lunedì 17 agosto 2015

FATTI DELLA VITA/ Confessano i due stranieri che hanno ucciso i coniugi di BRESCIA




BRESCIA, 17 agosto - "Abbiamo raccolto la confessione piena di chi ha commesso il duplice omicidio.  Gli autori sono gli stessi dell'agguato di un mese fa ai danni del dipendente dei Seramondi". Lo ha detto il procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno nel corso della conferenza stampa sull' arresto di un indiano e di un pakistano per l'agguato dell'11 agosto alla pizzeria Frank dove sono stati uccisi marito e moglie titolari dell'eserizio. Sono un pakistano di 32 anni e un indiano di 33 anni. Gli investigatori sono risaliti a Sarbjit Singh, cittadino indiano di 33 anni, irreperibile da tre giorni, perchè una sua impronta è stata rinvenuta nella pizzeria. Gli uomini della Mobile lo hanno rintracciato a Casazza e nel corso degli appostamenti hanno visto raggiungerlo Muhammad Adnan, 32enne cittadino pakistano titolare del Dolce e Salato, del quale sono stati individuati presto i collegamenti con la famiglia Seramondi. L'uomo era già stato denunciato per l'incendio del Dolce e Salato. Il collegamento tra i due è stato determinante per comprendere la matrice del delitto.
A sparare sarebbe stato il cittadino pakistano titolare del Dolce e Salato. Deve rispondere di duplice omicidio volontario premeditato e tentato omicidioIl dipendente albanese non era stato in grado di riconoscere i suoi aggressori perché avevano il volto travisato da passamontagna. Lo ha sottolineato il capo della Squadra Mobile Giuseppe Schettino. "Determinante per le indagini è stato il rinvenimento sulla porta del negozio di un'impronta del soggetto indiano, che non aveva alcun collegamento con Brescia. Il suo ultimo domicilio era a Casazza e lì lo abbiamo tenuto costantemente sott'occhio. Abbiamo avuto la fortuna di assistere all'incontro tra i due e poi al tentativo di disfarsi di pezzi del motorino. A quel punto li abbiamo bloccati. Abbiamo poi recuperato anche il fucile e il fodero, abbandonati in un fossato di via Roncadelle. Ma abbiamo recuperato anche l'Alfa usata anche per il tentato omicidio di Arben Corri, sempre in zona via Roncadelle". Lo ha rivelato il capo della Squadra Mobile Schettino.
Il legame con la famiglia Seramondi è da ricondurre alla vicinanza dei due esercizi commerciali, in particolare il cittadino pakistano era stato denunciato per l’incendio dell’altro esercizio.
Il cittadino pakistano titolare del Dolce e Salato dopo il duplice omicidio era subito tornato sulla scena del delitto, ha rilasciato dichiarazioni alla stampa sul degrado della zona e sulla scarsa incisività delle forze dell’ordine e ha persino ripreso la Polizia all’opera col suo cellulare. Lo ha rivelato il capo della Mobile Schettino.
I presunti killer avrebbero atteso due ore nei dintorni del locale dei coniugi prima di agire. Secondo quanto detto in conferenza stampa, l'indiano e il pakistano sarebbero arrivati nei pressi della pizzeria dei Seramondi alle 8,20 della mattina dell'11 agosto e si sarebbero nascosti in un edificio in disuso, prima di entrare nell'esercizio dei coniugi e fare fuoco.
"Fondamentali per individuare gli autori - ha spiegato ancora Buonanno - sono state le videoregistrazioni effettuate all'interno e all'esterno del locale dove è avvenuto il duplice omicidio". Il procuratore ha poi spiegato che "gli autori stavano tentando di distruggere il motorino usato per la spietata esecuzione dell'omicidio".
Dalla conferenza stampa è inoltre emerso che il pakistano Muhammad Adnan, colui che avrebbe esploso i quattro colpi di fucile per uccidere i coniugi Seramondi  è tornato nel suo locale dopo l'omicidio,.

venerdì 3 ottobre 2014

THAILANDIA: due giovani di Myanmar confessano l'omicidio dei due inglesi

KOH TAO - I due assassini (e una terza persona) a bordo di una moto dopo l'assassino
Il recupero dei corpi sulla spiaggia di Koh Tao
Le due vittime
BANGKOK -Due uomini di Myanmar hanno confessato di aver ucciso una coppia di turisti britannici su una spiaggia thailandese e il DNA li ha incastrati, ha detto la polizia.
David Miller, 24, e Hannah Witheridge, 23, sono stati uccisi con una zappa giardino all’esterno di un bar sulla spiaggia, sull'isola di Koh Tao il mese scorso. Uno dei presunti assassini, un 21enne di nome Win che lavora nel bar, ha detto di aver ucciso i due durante un attacco pianificato per violentare la ragazza.  "Insieme con altri elementi di prova e racconti di testimoni che abbiamo raccolto , siamo convinti che questi due lavoratori migranti sono gli assassini," ha detto il capo della polizia Decha Budnampetch . 
La polizia arrestato Win e altri due operai per un interrogatorio dopo le uccisioni. Poi Win e un altro uomo finalmente hanno confessato il delitto.
Miller e Witheridge viaggiavano zaino in spalla attraverso la Thailandia prima di essere  uccisi. La polizia ha trovato i loro corpi  nudi sulla spiaggia, una zappa insanguinata nelle vicinanze.
L'autopsia ha mostrato Miller aveva acqua nei polmoni quando morì , un segno che ha lottato con il suo aggressore in acqua.
In origine, i poliziotti avevano indagato un gruppo di lavoratori edili di  Myanmar che lavoravano nella zona così come due degli amici di Miller, che avevano viaggiato con lui.

Ma la prova del DNA e le confessioni hanno portato altrove.