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lunedì 27 febbraio 2017

"Sempre più concreto" il rischio di attacchi terroristici in ITALIA


ROMA, 27 febbraio - E' "sempre più concreto" il rischio che alcuni soggetti "radicalizzati in casa" decidano di non partire verso Siria ed Iraq determinandosi "a compiere il jihad direttamente in territorio italiano". Lo segnala la relazione annuale dell'intelligence inviata oggi in Parlamento, che parla di "pronunciata esposizione dell'Italia alle sfide rappresentate dal terrorismo jihadista".
Alle minacce alla sicurezza "non si risponde chiudendosi ma accettando la sfida. Più sicurezza non vuol dire meno libertà", dice il premier Paolo Gentiloni, presentando con il direttore del Dis Pansa la relazione annuale sull'intelligence. "I cittadini italiani possono essere certi, non della mancanza di minacce perché sarebbe un'illusione ma della la qualità molto alta di chi lavora per contrastarle".
La relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza "racconta pur tra mille contraddizioni la capacità che c'è stata di conoscere, prevenire e contrastare sfide e minacce di vario tipo anche relativamente nuove per noi. E' motivo di soddisfazione", ha detto Gentiloni.
"L'Italia deve difendersi e difendere la propria sovranità. Non è nessuna concessione a strane idee di voler riportare in Ue dinamiche conflittuali nei singoli paesi, noi crediamo nell'Europa ma difendiamo tuttavia i nostri interessi tecnologici e strategici", ha detto ancora il premier alla presentazione, a Palazzo Chigi, della Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza, a cura del Dis.

mercoledì 21 dicembre 2016

TERRORISMO, in Italia nessun allame specifico, ma allerta alta


ROMA, 21 dicembre - Sull'Italia non sussiste uno specifico allarme terrorismo, ma dopo l'attentato di Berlino, c'è il timore che inermi cittadini riuniti per le festività o altri eventi pubblici possano nuovamente diventare obiettivo di camion usati come armi improprie. Il Viminale ha diramato una circolare con cui autorizza prefetti e questori ad annullare gli eventi pubblici che non presentino i requisiti di sicurezza costitutiti dalle "misure passive" di protezione, soprattutto a Milano. A protezione dei tanti turisti e dei milanesi che affollano la città in questo periodo di feste, saranno dunque installate lungo le principali arterie degli ostacoli per impedire l'accesso di eventuali terroristi a bordo di auto e camion nelle zone più frequentate. La fattibilità concreta e le fasce orarie per l'installazione di questi "blocchi" è già stata affidata alla polizia locale.
Nella giornata di martedì 20 dicembre si è tenuto al Viminale un incontro presieduto dal nuovo ministro dell'Interno, Marco Minniti, "a seguito dei recenti episodi verificatisi in campo internazionale", del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa) al quale hanno partecipato i vertici nazionali delle Forze di Polizia e dei servizi di Intelligence.

Una riunione nella quale si è convenuto "di tenere alto il livello di attenzione intensificando le misure di vigilanza e di sicurezza a protezione degli obiettivi ritenuti più a rischio". È stato lo stesso ministro, nella direttiva a tutti i prefetti e questori, a chiedere esplicitamente, anche in prossimità delle festività natalizie, "di rafforzare i controlli nelle aree di maggiore afflusso di persone in occasione dello svolgimento di eventi o cerimonie previste", ma anche verso i luoghi che di solito registrano particolare afflusso di visitatori.

Non solo: il Comitato antiterrorismo rimarrà riunito in seduta permanente mentre i prefetti convocheranno, in ambito provinciale, riunioni del Comitato per l'ordine e la sicurezza per valutare eventuali segnali di rischio.

mercoledì 27 aprile 2016

BRENNERO, rete, corsie separate e forse l'esercito. E L'AUSTRIA vuole iniziare i cointrolli in ITALIA

Il capo della polizia tirolese Helmutg Tomac in conferenza stampa
BRENNERO, 27 aprile - Al Brennero, con l'introduzione dei controlli di confine, saranno in servizio 250 poliziotti austriaci, annuncia il capo della polizia tirolese Helmut Tomac, spiegando che in caso di necessità "saranno inviati al Brennero anche soldati, ma la decisione spetterà al ministero della Difesa". Ma le autorità austriache chiedono anche di poter effettuare controlli sui treni e sulla strada già sul territorio italiano: "L'allestimento di una rete sul confine italo-austriaco al Brennero dipende dall'Italia", dice ancora Helmut Tomac, che aggiunge. "In vista dell'imminente incontro dei ministri Sobotka e Alfano a Roma, sono stati rinviati i lavori di allestimento".
Ribatte il presidente del consiglio italiano:  "L'ipotesi di chiudere il Brennero è sfacciatamente contro le regole europee, oltre che contro la storia, contro la logica e contro il futuro",  scrive nella sua newsletter Enews. 
Si è tenuto al Brennero il vertice di rappresentanti delle forze dell'ordine di Italia, Austria e Germania per discutere gli ormai imminenti controlli di frontiera. I controlli al Brennero prevedono una rete di 370 metri. "Si tratta di una normale rete e non di un filo spinato. Sarà allestita solo se necessario in caso di massiccio arrivo di migranti", ha spiegato ancora il capo della Polizia tirolese. La struttura portante, ha spiegato, sarà allestita prossimamente ma la rete vera e propria sarà "attaccata" solo in caso di bisogno. "L'Austria non intende isolarsi ma incanalare gli eventuali flussi di migranti". Tomac si è detto fiducioso che la rete possa essere evitata. Al valico proseguono infatti i preparativi per consentire i controlli delle macchine e dei camion in transito. Sono previste - è stato detto - quattro corsie autostradali separate e sarà imposto il limite di velocità di 30 all'ora. Nell'area dove verranno svolti controlli personali e controlli a vista, si dovrà procedere a passo d'uomo.I tir verranno separati dalle auto. I veicoli "sospetti" verranno deviati su alcune piazzole di sosta per ulteriori verificheControlli verranno effettuati anche lungo la Statale.
I controlli prevedono anche uno stop forzato dei treni a Steinach, subito dopo il confine. «Controlleremo tutti i passeggeri su tutti i treni se l'Italia non dovesse consentire ai poliziotti austriaci di iniziare i controlli già da Fortezza. La fermata a Steinach con relativi ritardi saranno inevitabili». Tomac, ha precisato che il nodo dei controlli di agenti austriaci su territorio italiano non è stato ancora sciolto. Anche il vertice oggi con rappresentanti della Questura di Bolzano e con il ministero degli interni non ha portato ad un accordo, ha aggiunto. La questione sembra rinviata all'incontro dei ministri Alfano e Sobotka
"Confidiamo che Vienna non prenderà decisioni unilaterali nei prossimi mesi. E che l'Austria continuerà a collaborare strettamente con noi nella crisi dei profughi". Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'intervista al quotidiano austriaco Die Presse dopo l'annuncio del ministro dell'interno di Vienna Wolfang Sobotka di controlli ai confini con il Brennero per la fine di maggio.

martedì 23 febbraio 2016

Rapimento di ABU OMAR, la corte di STRASBURGO condanna l'Italia


STRASBURGO, 23 febbraio -  La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per il rapimento e la detenzione illegale dell'ex imam Abu Omar. "Tenuto conto delle prove, la Corte ha stabilito che le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un'operazione di 'extraordinary rendition' cominciata con il suo rapimento in Italia e continuata con il suo trasferimento all'estero", afferma la Corte. L'Italia ha violato il diritto di Abu Omar a non essere sottoposto a tortura e maltrattamenti.
L'Italia, secondo i giudici di Strasburgo, ha inoltre violato il diritto dell'ex imam e della moglie al rispetto della vita familiare. I giudici hanno quindi stabilito che l'Italia deve pagare 70 mila euro a Abu Omar e 15 mila a sua moglie per danni morali. La sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se lo Stato italiano non chiederà e otterrà dalla Corte di Strasburgo un nuovo esame davanti alla Grande Camera. L'Italia ha applicato il legittimo principio del segreto di Stato in modo improprio e tale da assicurare che i responsabili per il rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti ad Abu Omar "non dovessero rispondere delle loro azioni". La Corte afferma che "nonostante gli sforzi degli inquirenti e giudici italiani, che hanno identificato le persone responsabili e assicurato la loro condanna, questa è rimasta lettera morta a causa del comportamento dell'esecutivo"
Era il 17 febbraio del 2003 quando l'imam Abu Omar venne rapito a Milano da alcuni agenti della Cia e trasferito in Egitto, dove fu recluso. Il religioso ha raccontato di essere stato torturato nel corso degli interrogatori e di essere stato detenuto per anni senza che gli venissero formalizzate accuse. Il 20 aprile 2004, Abu Omar venne liberato con l'intimazione di non parlare con nessuno di ciò che gli era successo. Meno di un mese dopo fu nuovamente arrestato. Trasferito in diverse prigioni, è stato rilasciato definitivamente nel febbraio 2007.
Per accertare le responsabilità nella vicenda Abu Omar, ci furono lunghi processi. Il pm Armando Spataro, nel corso di un dibattimento, aveva accusato i presidenti del Consiglio Prodi e Berlusconi di "impedire all'autorità giudiziaria l"accertamento della verità" tramite il segreto di Stato. Alla fine i vertici dei Servizi segreti italiani furono assolti, mentre quelli della Cia in Italia condannati. Due di loro sono stati graziati prima dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano e poi da Sergio Mattarella.