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martedì 18 luglio 2017

CORTE D'APPELLO DI BRESCIA, per BOZZETTI confermato l'ERGASTOLO


BRESCIA, 18 giugno - Dopo oltre 15 ore di camera di consiglio, la Corte d'Appello a mezzanotte e mezzo ha deciso:  ergastolo confermato per Massimo Bossetti, l'assassino di Yara Gambirasio.

lunedì 17 luglio 2017

Delitto CACCIA, ergastolo al killer ROCCO SCHIRRIPA


MILANO, 17 luglio - Rocco Schirripa è stato condannato all'ergastolo come esecutore materiale dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato dalla 'ndrangheta nel 1983 a Torino. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Milano al termine del processo (ripartito "da zero" dopo un vizio formale) a carico del 64enne ex panettiere, arrestato nel dicembre 2015 a oltre 30 anni di distanza dai fatti.

Per l'omicidio è stato già condannato in via definitiva come mandante Domenico Belfiore, dell'omonimo clan. Ad accusare Schirripa è stato il pentito Domenico Agresta che testimoniando al processo milanese, a marzo, aveva affermato che esponenti della famiglia di 'ndrangheta Belfiore "entrarono nell'ufficio di Caccia per convincerlo ad aggiustare processi e indagini, ma lui gli urlò addosso e gli sbatté la porta in faccia" e loro "lo uccisero proprio per la rabbia di essere stati cacciati così, lo uccisero perché era inavvicinabile e incorruttibile".

Rispondendo alle domande del pm della Dda di Milano Marcello Tatangelo, davanti alla Corte d'Assise, Agresta ha confermato quanto già detto a verbale nei mesi scorsi, ossia di aver saputo in carcere che ad ammazzare Caccia furono Rocco Schirripa e Francesco D'Onofrio, ex militante di Prima Linea, ritenuto vicino alla 'ndrangheta e da poco indagato anche lui come esecutore dell'omicidio. I due assieme, secondo Agresta, "hanno commesso tanti omicidi".

mercoledì 28 gennaio 2015

TORINO, ergastolo per l'omicida del consigliere comunale Musy

Francesco Furchì
TORINO, 28 gennaio - Francesco Furchì, l'uomo accusato dell'omicidio del consigliere comunale torinese Alberto Musy, è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Torino, come richiesto dal pm Roberto Furlan. Musy venne ferito a colpi di pistola il 21 marzo 2012 nell'androne di casa e morì dopo sette mesi di agonia. Furchì commenta a caldo la sentenza: "E' un'ingiustizia, io sono innocente".
La moglie della vittima: "E' una liberazione" - "Finalmente so che cosa dire alle mie bambine quando torno a casa". Parole di Angelica Corporandi d'Auvare, moglie di Alberto Musy, che commenta a caldo la sentenza. "Mi aspettavo un verdetto del genere, per tutti noi è una liberazione, ora possiamo tornare a vivere. Ringrazio la Squadra Mobile della polizia per il grande lavoro fatto. Dopo l'agguato non sapevamo proprio chi potesse essere, abbiamo considerato tutte le possibili ipotesi senza capire chi potesse avercela con Alberto", aggiunge. 
Un milione di euro ai familiari - I giudici hanno riconosciuto alla vedova di Musy, che rappresentava anche le quattro figlie, una provvisionale complessiva di un milione di euro. Alla madre di Musy, Paola Pavia, e alla sorella Antonella una provvisionale di 100mila euro ciascuna. Per il Comune di Torino, che si è costituito parte civile, l'acconto è di 30mila euro. Per l'Università del Piemonte Orientale, dove insegnava Musy, la somma è di 83 mila euro. Furchì è stato anche dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale.