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martedì 25 luglio 2017

Il Consiglio di Stato ha dato il via libera al PARCO DEL COLOSSEO


ROMA, 25 luglio - Il Consiglio di Stato ha dato il via libera al parco archeologico del Colosseo. Sì anche alla nomina di cittadini non italiani quali direttori del parco. Sono stati così accolti gli appelli del ministero dei Beni culturali proposti contro due sentenze del Tar del Lazio che avevano a loro volta accolto i ricorsi di Roma Capitale in relazione all'istituzione del parco archeologico e alla nomina con selezione pubblica internazionale del direttore.

Nelle sentenze, il Consiglio di Stato si è pronunciato su tre questioni: quella del necessario coinvolgimento di Roma Capitale nel processo decisionale; quella della fonte istitutiva ed infine quella del conferimento dell'incarico di direzione del parco archeologico anche a cittadini non italiani.

Il necessario coinvolgimento di Roma Capitale nel processo decisionale - La prima fase riguarda la necessità di coinvolgere Roma Capitale per assicurare il principio di leale collaborazione nella fase di istituzione del parco archeologico. I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che fosse necessario "distinguere la fase di organizzazione amministrativa da quella di esercizio delle funzioni di valorizzazione del patrimonio culturale". La prima, che riguarda la creazione di uffici dirigenziali statali, "rientra nell'esclusiva competenza legislativa dello Stato e amministrativa del Ministero" mentre "l'esigenza di assicurare il principio di leale collaborazione viene in rilievo nella seconda fase che è quella della gestione dei beni".

La natura istitutiva del parco -Per quanto riguarda la natura della fonte istitutiva del parco, i giudici d'appello hanno ritenuto che la legge speciale di disciplina della materia autorizzasse il Ministero ad adottare un decreto non regolamentare.

Incarichi di direzione anche a cittadini non italiani - La terza questione esaminata ha riguardato la possibilità che incarichi direttivi possano essere attribuiti anche a cittadini non italiani. I giudici hanno affermato che il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia ammettono che sia consentita una riserva di posti a soli cittadini italiani, con deroga al principio generale di libera circolazione dei cittadini europei, soltanto in relazione a posti che implicano l'esercizio, diretto o indiretto, di funzioni pubbliche. Nel caso in esame il Consiglio di Stato ha ritenuto che il Direttore del parco non è chiamato a svolgere tali funzioni, in quanto il bando di gara gli attribuisce compiti che attengono essenzialmente alla gestione economica e tecnica del parco. Si è, pertanto, ritenuta legittima la previsione di una selezione pubblica internazionale.

Franceschini: "Irina Bokova nel cda" - "Un onore che Irina Bokova, Direttore Generale Unesco, abbia accettato il mio invito a far parte del consiglio di amministrazione del Parco Archeologico del Colosseo". Ad annunciarlo è il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini con un post su Twitter. "La sentenza del Consiglio di Stato - ha sottolineato subito dopo in una nota - fa davvero giustizia. Ora possono ripartire sia il Parco Archeologico del Colosseo che la selezione internazionale del Direttore, bloccati dalla sentenza del Tar del Lazio. Anche Roma, con il Parco Archeologico più importante e visitato del mondo, potrà allinearsi con i musei e i luoghi della cultura che stanno vivendo una stagione di successi grazie alla riforma del sistema museale italiano e ai nuovi direttori, da Pompei a Brera, dalla Reggia di Caserta agli Uffizi e Capodimonte".

"Riforma condivisa da tutti i comuni tranne Roma" - "Tutti i sindaci e i comuni italiani coinvolti - ha proseguito il ministro - hanno apprezzato e condiviso la riforma e i suoi risultati, tranne il comune di Roma che prima ha pensato di bloccare tutto, ricorrendo al Tar, poi ha esultato come se una sentenza di primo grado fosse definitiva. Ora possiamo andare avanti con riforme e innovazione. Sono stati spesi fiumi di parole su giornali e social network con giudizi affrettati e perentori sugli errori giuridici che il Mibact avrebbe commesso, in quantità almeno equivalente allo stupore per la sentenza sulla stampa internazionale. Ora mi attendo, per onestà professionale altrettanti articoli riparatori".

mercoledì 21 giugno 2017

Il Consiglio di Stato dice sì al risarcimento DELLA REGIONE LOMBARDIA a BEPPINO NEGLARO


ROMA, 21 giugno - Il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso della Regione Lombardia, ha detto sì al risarcimento a Beppino Englaro. La Regione non si fece carico del ricovero di Eluana, in stato vegetativo per 17 anni, in una struttura sanitaria adeguata per la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione come richiesto dal padre. Per questo Eluana fu poi trasferita dalla casa di cura di Lecco alla casa di riposo la Quiete di Udine dove morì il 9 febbraio 2009. A Beppino Englaro la Regione dovrà risarcire quasi 133.000 euro.
   

sabato 14 maggio 2016

ELEZIONI ROMA, il Tar conferma, fuori Fassina. Lui ricorre al Consiglio di Stato


ROMA, 14 maggio - E' stato depositato ufficialmente al Consiglio di Stato l'appello contro la sentenza con la quale nella tarda serata di ieri il Tar del Lazio ha confermato l'esclusione delle liste di appoggio alla candidatura di Stefano Fassina a sindaco di Roma per le consultazioni del 5 giugno prossimo. La terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Luigi Maruotti, deciderà lunedì sull'appello proposto. L'udienza è stata fissata alle 12.
"Apprendiamo con rammarico la sentenza del Tar del Lazio che esclude le nostre liste dalla competizione elettorale a Roma. Non ci fermiamo qui. Siamo convinti delle nostre ragioni e ricorreremo al Consiglio di Stato". Lo ha dichiarato Stefano Fassina, candidato Si-Sel a sindaco di Roma.

mercoledì 27 aprile 2016

Il canone tv in bolletta, ok del Consiglio di Stato


ROMA, 27 aprile - L'amministrazione finanziaria dello Stato ha accolto tutte le proposte avanzate sul pagamento del canone Rai e così anche il Consiglio di Stato ha dato il suo parere favorevole alla riforma. Per i giudici infatti sono stati superati i rilievi mossi in un precedente parere interlocutorio. Chiariti anche gli aspetti relativi alle compensazioni economiche per le aziende elettriche concessionarie della riscossione.
Niente canone per tablet o smartphone - "L'Amministrazione - ha spiegato il consigliere Franco Frattini che presiede le Commissioni speciali incaricate di rendere i pareri sui provvedimenti normativi - ha accolto nella sostanza tutte le proposte del Consiglio di Stato e oggi c'è chiarezza in un atto già reso pubblico dall'Amministrazione sul proprio sito istituzionale". Riguardo ai rilievi che erano stati avanzati, è stato chiarito cosa si debba intendere per apparecchio tv e che tablet o smartphone non sono soggetti a canone.

Un solo canone anche per chi possiede più tv - "C'è la certezza - ha spiegato Frattini - che se ci sono più apparecchi tv, il canone è uno solo. Si è ottenuto un importante arricchimento delle forme di pubblicità dei moduli dei documenti, delle istanze, di tutto ciò può essere utile al cittadino per accedere ai propri diritti. E infine tutti i dati del cittadino saranno trattati secondo la prescrizione del codice della privacy, sotto le istruzioni del garante: erano dati destinati a circolare e quindi da proteggere".

La compensazione delle concessionarie non peserà sulla bolletta dei cittadini -Chiarito inoltre che le aziende elettriche concessionarie del canone avranno una compensazione economica, ma a valere su fondi dell'Agenzia delle entrate e in maniera forfettaria. In sostanza è stato acclarato che la compensazione non ricade in bolletta sui cittadini, ma è coperta dall'Agenzia delle Entrate in modo forfettario per evitare che le aziende elettriche possano chiedere più di quanto stabilito. Il Consiglio di Stato, infine, ha chiesto che anche in futuro si garantisca, in maniera ordinaria e stabile, la massima pubblicità, anche sui siti istituzionali dell'Amministrazione, di tutti gli atti e di tutta la modulistica in materia e che le istruzioni siano scritte con linguaggio comprensibile ai non addetti ai lavori.