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lunedì 19 giugno 2017

CONFESERCENTI: in 6 anni chiusi 267mila negozi

ROMA, 19 giugno – La crisi del mercato interno ha colpito soprattutto le Pmi del commercio, che sono state letteralmente decimate. Tra il 2011 ed il 2016, ci sono state ben 267mila chiusure, in media 122 al giorno. A lanciare l’allarme è Confesercenti in occasione dell’assemblea annuale.
Fa eccezione il commercio in franchising, che trova affermazione nella grande distribuzione ma anche e soprattutto tra i piccoli commercianti. E che ha realizzato un fatturato complessivo che nel 2016 si attesta a oltre 24 miliardi di euro, registrando una crescita del +0,5% rispetto all’anno precedente. Il settore conta infatti ben 54 mila punti vendita (circa il 6,6% del totale delle imprese commerciali in sede fissa censite dal Ministero dello Sviluppo Economico) e offrendo lavoro a circa 200mila addetti.
Guardando al mercato del lavoro la situazione non appare migliore. Escludendo le libere professioni, dal 2007 ad oggi, imprenditori, lavoratori in proprio e collaboratori familiari sono passati da 4,3 milioni a 3,7, con una perdita secca superiore alle 600mila unità. Nello specifico, abbiamo perso 81mila imprenditori in senso stretto, 78mila lavoratori in proprio con dipendenti, 336mila senza dipendenti e 108mila coadiuvanti familiari.

domenica 16 agosto 2015

FATTI DELLA VITA/ FERRAGOSTO, più gente al mare, ma la ripresa stenta


ROMA, 16 agosto - Il Ferragosto 2015 ha segnato rispetto all'anno scorso un netto aumento degli afflussi di vacanzieri nelle località balneari, ma la strada della ripresa dei consumi turistici degli italiani appare ancora lunga. Come emerge dalle indagini condotte da Confesercenti con Swg, quest'anno rispetto al 2007 si è ridotta sia la durata media delle vacanze (-6 giorni) sia il budget previsto per persona (-94 euro). Nel 2007 sono andati in vacanza 33,1 milioni di italiani, il 72% della popolazione tra i 18 ed i 79 anni, e in media hanno speso 934 euro per persona per trascorrere 17 giorni di villeggiatura. Nel 2015 la durata delle ferie è scesa ad 11 giorni.
In particolare, si sono dimezzate le vacanze di durata superiore ad un mese (dall'8 al 4%), mentre sono aumentate le villeggiature da meno di una settimana (dal 32 al 41%). A crescere sono state soprattutto le mini-vacanze ed i weekend.
Quest'anno il 17% dei vacanzieri ha preventivato una spesa intorno ai 250 euro per persona, più del doppio della quota di italiani dal budget minimo registrata nel 2007 (8%). In media, quest'estate i viaggiatori hanno previsto una speda di 840 euro per persona.
Nonostante il recupero sullo scorso anno, nel 2015 è sceso anche il numero di connazionali che ha pianificato una vacanza: quest'estate sono stati 31,8 milioni, 1,3 milioni in meno rispetto a prima della crisi. E se prima della recessione solo una su 3 tra le persone che hanno scelto di trascorrere l'estate in casa lo ha fatto per questioni economiche, ora la percentuale è salita al 51%.

sabato 1 novembre 2014

TFR in busta paga: interessa a meno di 2 lavoratori su 10


ROMA - Meno di 2 lavoratori su 10 (il 18%) avrà il Tfr in busta paga, a fronte del 67% che invece continuerà a lasciarlo in azienda. Lo rivela un sondaggio Confesercenti-Swg. A scegliere di usufruire della possibilità offerta dalla legge di Stabilità, soprattutto chi ha tra i 35 e i 44 anni (21%), seguiti dai piu' giovani fra 18 e i 24 (19%). A lasciarlo in azienda i lavoratori più vicini alla pensione. Tra i lavoratori che hanno intenzione di richiedere il Tfr in busta paga, dice ancora il sondaggio, la maggior parte è ancora incerta su come utilizzare la liquidità in piu' (44%), mentre il 17% la investirà soprattutto in forme di risparmio alternative. Il 16% punta a pensioni integrative e il 13% dice che userà la somma per saldare pagamenti e debiti pregressi. La percentuale sale al 36% tra i giovani compresi tra i 18 e i 24 anni. Solo il 10% investirà il Tfr in acquisti.
Sul fronte aziende, emerge che il 64% degli imprenditori teme che, se tutti o la maggior parte dei dipendenti, scegliessero di avere il Tfr su base mensile, l'impresa avrebbe difficoltà con la liquidità disponibile, a fronte di un 36% che, invece, non avrebbe problemi. Gli ostacoli nascono dagli impedimenti che le imprese incontrano nell'ottenere prestiti dal canale bancario, segnalati dal 66% degli imprenditori.

sabato 28 giugno 2014

Confesercenti: i pensionati italiani i più tartassati d’Europa: 118 euro al mese in più dal 2008


ROMA - Dal 2008, in 6 anni, un pensionato italiano ha perso 1.419 euro di potere d'acquisto, oltre 118 al mese. E' quanto ha calcolato il presidente di Confesercenti, Marco Venturi secondo il quale sono "118 gli euro sottratti ogni mese ai consumi". "L'Italia è il solo Paese in Ue in cui i pensionati pagano in proporzione più tasse di quando erano attivi". I nostri pensionati sono i "più tartassati d'Europa", prosegue Venturi.
"Il pensionato subisce un maggior prelievo rispetto al dipendente e tale extra imposta è più forte tanto più la pensione è bassa: 72 euro per una pensione pari a tre volte il minimo e 131 rispetto alle pensioni d'importo inferiore. Nel resto d'Europa non è così - continua Venturi - anzi, avviene il contrario. In tutti i Paesi, a parità di reddito, un pensionato paga in misura inferiore del dipendente".
I nostri pensionati sono i "più tartassati d'Europa", spiega la Confesercenti, confrontando quanto paga un italiano rispetto ai suoi colleghi europei. Confesercenti mette in evidenza anche il risultato che emerge nel caso di un trattamento pensionistico pari a tre volte il minimo: "il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco!", continua la nota. 

"E' ora di dare una svolta definitiva a questa ingiustizia, ripensando il sistema fiscale" - conclude Venturi - "Soprattutto si deve tener conto dell'erosione del potere d'acquisto dei pensionati, estendendo anche a loro, come primo passo, il bonus fiscale, in modo tale da ridurre almeno la perdita su base mensile".

venerdì 15 giugno 2012

Un italiano su tre non andrà in vacanza



ROMA - La crisi morde e almeno un italiano su tre passerà l'estate a casa. Secondo un sondaggio Confesercenti-Swg le vacanze estive quest'anno avranno la "retromarcia" innestata: solo il 66% (era il 79% nel 2010) non ci rinuncia, il 13% in meno. I vacanzieri saranno 33,3 milioni, nel 2010 erano 39 milioni. Si annuncia l'exploit del fai da te per risparmiare; la spesa complessiva ammonterà a 30 miliardi e sale leggermente il budget rispetto al 2011 con 906 euro contro 823 dell'anno precedente (cifre entrambe inferiori rispetto ai 1022 euro del 2010 e comunque sotto i mille euro). 
Si sente in particolare il peso del caro-carburanti (visto che comunque il mezzo preferito per fuggire dalle città resta l'auto cui si affida il 64% mentre appaiono in leggero calo aerei e navi). Si profila, invece, un bugdet decisamente ridotto per i giovanissimi (attorno ai 500 euro). 
Ad influire sulle scelte delle ferie estive dominano il fattore reddito disponibile (quest'anno al 39%), la preoccupazione per la situazione economica (22%), le tasse (10%) new entry del sondaggio. Malgrado le difficoltà la voglia di vacanze non abbandona gli italiani che anzi si rivelano per nulla abitudinari: ben il 60% ama cambiare ogni volta la località per 'staccare' dagli impegni familiari e di lavoro. 
E che si punti a risparmiare non si nota solo dalla borsa della spesa sempre più frequentemente fra le mani delle famiglie in vacanza ma anche da altre scelte: cresce di 10 punti ad esempio la preferenza per alberghi a due stelle (dal 6 al 16%) mentre in assoluto prevale l'orientamento verso le 3 stelle che però scontano una flessione (dal 66% del 2010 al 59% di quest'anno). 
Intanto calo nei villaggi turistici mentre le presenze nei campeggi si attesta al 7% ma, a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi per il soggiorno nei campeggi e nei villaggi turistici, si assiste ad una contrazione della durata media del soggiorno e sul incoming si registrano cancellazioni dai principali mercati generatori di domanda verso l'Italia (Francia, Germania, Svizzera e Austria). Il mese leader è più che mai agosto nel quale si concentra ben il 55% dei vacanzieri (il 53% nel 2010, il 52% nel 2011), mentre un 36% resta fedele come negli scorsi anni a luglio ed un 19%, dato leggermente superiore al 2011 e 2010, vira decisamente su settembre. 
La concentrazione delle ferie provoca una netta flessione delle vacanze fuori stagione che con il 36% calano del 5% rispetto al 2011. L'approdo preferito resta il mare: anzi quest'anno con il 53% di preferenze ed un balzo di 5 punti rispetto al 2011 e di 4 punti sul 2010 inverte una tendenza al declino che procedeva dal 2009. 7 italiani su 10 resteranno nel nostro Paese, mentre uno su cinque non si muoverà dalla propria regione. Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Calabria e le isole riscuotono i maggiori successi.