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venerdì 14 luglio 2017

VASTO INCENDIO alle porte di SCIACCA (Agrigento)


SCIACCA, 14 luglio - Un vasto incendio sta interessando Sciacca (Agrigento), all'ingresso est della città. Le fiamme si sono propagate all'interno dell'area boschiva di contrada Pierderici, allargandosi in pochi minuti e raggiungendo le aree residenziali situate tra le vie Figuli e Ravasio e il viale della Vittoria. Alcune abitazioni sono state evacuate dalla protezione civile. In tutto sono state fatte sgomberare circa 40 famiglie.
Il bosco, da dove è divampato il rogo, era stato ripiantato 20 anni fa dopo un grave incendio. Sulla zona sono intervenuti alcuni Canadair, a supporto delle squadre di vigili del fuoco e corpo forestale dello Stato.
È stata evacuata anche una scuola dentro la quale si stavano svolgendo le attività della parrocchia vicina. Non sono stati segnalati feriti, ma alcune persone, soprattutto anziane, sono rimaste intossicate per il fumo. Il rogo si è esteso fino in via Ravasio, all'ingresso della città.

martedì 20 giugno 2017

AGRIGENTO, arrestato "Rambo", torturatore di migranti


AGRIGENTO - La Polizia di Agrigento ha fermato John Ogais, nigeriano, 25 anni. L'uomo, che si trovava nel Cara "S.Anna" di Isola di Capo Rizzuto, è accusato di far parte di un'organizzazione criminale che gestiva la tratta di migranti tra la Libia e la Sicilia, di sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento di immigrazione clandestina. Sarebbe poi responsabile di torture e sevizie nella prigione di "Alì il Libico", altro componente dell'associazione criminale, dove i migranti aspettavano di partire. Ogais sarebbe anche uno dei complici di Sam Eric Ackom, ghanese, arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento a marzo scorso. L'inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile di Agrigento diretta da Giovanni Minardi, dalla Squadra Mobile di Crotone diretta da Nicola Lelario e dallo Sco, è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dal pm della Dda Gery Ferrara e dalla pm Giorgia Spiri.  
"Durante la mia permanenza all'interno di quel 'ghetto' da dove era impossibile uscire ho sentito che l'uomo che si faceva chiamare Rambo ha ucciso un migrante. So che mio cugino e altri hanno provato a scappare e che sono stati ripresi e ridotti in fin di vita, a causa delle sevizie cui sono stati poi sottoposti". Comincia così il drammatico racconto di una delle vittime di John Ogais, nigeriano, 25 anni, detto Rambo, fermato dalla polizia nel Cara di Isola Capo Rizzuto. E' uno dei componenti dell'organizzazione criminale, scoperta dalla Dda di Palermo, che gestiva i viaggi dei migranti tra la Libia e le coste siciliane. E' accusato, oltre che di tratta di esseri umani, di omicidio, sequestro di persona, e violenza sessuale. "Vi era un altro tale Rambo della Nigeria - conferma uno dei testimoni delle violenze che ha aiutato gli inquirenti a identificare l'africano fermato - che anche se non mi ha picchiato seviziava altri migranti. Le torture cui sono stato sottoposto sono innumerevoli. Sono stato torturato con i cavetti elettrici in tensione. Mi facevano mettere i piedi per terra dove precedentemente avevano versato dell'acqua. Poi azionavano la corrente elettrica per fare scaricare la tensione addosso a me. Subivo delle scariche elettriche violentissime. Questo avveniva circa due volte alla settimana. Alcune volte mi picchiavano, in varie parti del corpo, con dei tubi. Alcune volte mi legavano le braccia e poi mi appendevano in aria, per picchiarmi violentemente". "Una volta, - prosegue il drammatico racconto - ho avuto modo di vedere che Rambo, il nigeriano, ha ucciso dopo averlo imbavagliato e torturato a lungo, un migrante suo connazionale che si trovava lì con noi". "Ho assistito personalmente al pestaggio sino alla morte di due persone, un nigeriano minorenne e un altro uomo, anch'esso nigeriano ucciso da Rambo davanti al fratello della vittima - conferma un terzo testimone -. Nello stesso momento dell'omicidio, Rambo minacciava armato di pistola, il fratello della vittima, di non raccontare nulla alla famiglia e di farsi mandare immediatamente i soldi".

venerdì 19 febbraio 2016

AGRIGENTO, due corpi di emigranti avvistati in mare

La spiaggia di Torre Salsa
AGRIGENTO, 19 febbraio - Un elicottero della Guardia Costiera ha avvistato in mare al largo di Agrigento i corpi di due migranti. Uno dei cadaveri è stato recuperato. L'altro, inizialmente avvistato, a causa della risacca delle onde, è momentaneamente scomparso, ma le ricerche di guardia costiera, carabinieri e guardia di finanza proseguono. I cadaveri erano a pochi metri dalla battigia. I carabinieri stanno, intanto, sentendo, attraverso un mediatore culturale, i dieci migranti che sono riusciti a fermare e che subito avevano fatto capire che alcuni loro compagni di viaggio erano caduti in mare, morendo. La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo d'inchiesta. Il velivolo della Guardia Costiera era entrato in azione dopo che il gruppo di migranti era giunto sulla spiaggia di Torre Salsa di Siculiana, in provincia di Agrigento ed era stato avvistato dai carabinieri.

venerdì 10 aprile 2015

AGRIGENTO, lite: spara alla moglie e si suicida


Giorgio Luparelllo e Patrizia Moscato

AGRIGENTO, 10 aprile - Omicidio-suicidio in nottata ad Agrigento. Un imprenditore, Giorgio Luparello, di 57 anni, al culmine dell'ennesima lite ha ucciso con alcuni colpi di fucile la moglie, Patrizia Moscato, di 48 . L'uomo ha poi rivolto l'arma contro se stesso suicidandosi. La tragedia è avvenuta  al quarto piano di una palazzina di edilizia popolare nel quartiere,   al civico 1 di via Alessio Di Giovanni.  Luparello, titolare di una piccola impresa di pulizie, veniva aiutato nel lavoro dalla moglie.

domenica 4 gennaio 2015

PALERMO, un record: viadotto inaugurato la vigilia di Natale, crollato a Capodanno


PALERMO, 4 gennaio - Era stato inaugurato alla vigilia di Natale, il viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento è crollato a Capodanno. L'Anas parla di "un anomalo cedimento del piano viabile in corrispondenza del rilevato retrostante della spalla del viadotto". Metà carreggiata è sprofondata e la restante presenta una profonda spaccatura. Per fortuna nessun veicolo transitava quando è avvenuto il collasso dell'arteria. E' scattata l'inchiesta della procura di Termini Imerese per crollo colposo La procura ha sequestrato l'area. Domani sarà affidata una consulenza tecnica ai periti.
L'Anas ha deciso di chiudere al traffico la strada statale 121 tra il km 226 e il km 227 nei pressi di Mezzojuso. L'apertura della variante di "Scorciavacche" era avvenuta il 23 dicembre, con tre mesi di anticipo rispetto ai tempi previsti. Il viadotto rientra nei lavori di ammodernamento dell'itinerario Palermo-Lercara Friddi sulla statale 121. Il presidente dell'Anas Pietro Ciucci aveva salutato con favore l'inaugurazione anticipata della struttura. L'Anas ha contestato alla ditta che ha eseguito l'opera il difetto di esecuzione, disponendo l'immediata installazione di un sistema di monitoraggio di tutte le strutture su cui si regge la strada e ordinando di procedere al ripristino della carreggiata nel più breve tempo possibile. Il traffico è stato deviato sulla provinciale 55, dal chilometro 10,5 al chilometro 12,4. 
A realizzare i lavori è stata la "Bolognetta scpa", (raggruppamento di imprese tra la capofila Cmc di Ravenna, Tecnis e Ccc). Alla guida del Contraente generale il capo progetto Pierfrancesco Paglini, coadiuvato da Davide Tironi, dal direttore tecnico Giuseppe Buzzanca e da una squadra di professionisti.
"Viadotto Scorciavacche, Palermo. Inaugurato il 23 dicembre, crolla in 10 giorni. Ho chiesto a Anas il nome del responsabile. Pagherà tutto. #finitalafesta". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo aver appreso della vicenda del viadotto crollato nel palermitano.
Il crollo del viadotto sulla Palermo-Agrigento, "è un fatto inaudito e inaccettabile. Ho immediatamente chiesto all'Anas una relazione dettagliata sull'appalto, sui lavori e anche sulla commissione di collaudo". Lo dichiara in una nota il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: "c'è chi l'ha costruito male, chi non ha controllato che i lavori fossero fatti a dovere e chi ha dato il via libera alla circolazione". Ora "ogni negligenza irresponsabilità in tutto questo non verrà assolutamente giustificata".

sabato 20 dicembre 2014

VERONICA PANARELLO trasferita al carcere di Agrigento


RAGUSA - La madre del piccolo Loris, Veronica Panarello, accusata di avere ucciso il figlio di 8 anni, è stata trasferita dal carcere di Catania a quello di Agrigento. Lo dice il suo avvocato, Francesco Villardita: "Capita spesso che i detenuti vengano trasferiti - dice - è una decisione dell'amministrazione del dipartimento della polizia penitenziaria". "Mio figlio è stato ucciso due volte: la prima quando per mano dell' assassino ha smesso di vivere, la seconda quando mi hanno arrestata e messa in carcere come colpevole del suo omicidio". E' quello che ha detto Veronica Panarello, la madre del piccolo Loris Stival, al proprio avvocato dopo i funerali del figlio ai quali non ha preso parte.
"Non mi sono nemmeno accorto del cuscino a forma di cuore mandato da Veronica ai funerali di Loris: non è stata una mia scelta lasciarlo fuori dalla Chiesa". Così Davide Stival, padre del bimbo ucciso il 29 novembre scorso, tramite il suo avvocato Daniele Scrofani.
Stival è arrivato alle 14.30 il giorno dei funerali del figlio, portando a spalla la bara di Loris, ed entrando da una porta laterale per evitare l'assalto dei giornalisti. Il cuscino di fiori a forma di cuore inviato dalla mamma di Loris, adesso, si trova al cimitero di Santa Croce Camerina, dove il piccolo è stato seppellito il giorno stesso dei funerali.

sabato 27 settembre 2014

AGRIGENTO: esplode "vulcanello", il fango travolge i turisti. Una bimba morta, il fratellino disperso

Un vulcanello di Macalube
AGRIGENTO - Un'esplosione improvvisa, una colonna di fango che zampilla e schizza come se una bomba fosse caduta sul terreno, il terrore e le grida dei turisti. E' questa la scena avvenuta verso le 12.30 nella riserva naturale di Macalube d'Aragona (Agrigento) dove un cosiddetto "vulcanello freddo" è improvvisamente esploso eruttando gas e fango e coinvolgendo una famiglia di Joppolo Giancaxio: una bambina è morta, il fratello è disperso mentre il padre, un carabiniere, è salvo e partecipa alle ricerche insieme a carabinieri, polizia e protezione civile. Le forze dell'ordine stanno cercando di capire se vi siano altre persone disperse anche controllando le targhe delle auto che sono posteggiate nel parcheggio di accesso alla riserva. La riserva è gestita da Legambiente.
La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta, mentre il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ha ordinato alla Protezione civile e al dipartimento Ambiente della Regione di sospendere immediatamente gli accessi nella riserva. La Regione ha stabilito di istituire una commissione d'inchiesta sulla gestione della riserva di Macalube di Aragona (Ag) in capo a Legambiente Sicilia fin dal 1996.  L'esplosione sarebbe avvenuta in una zona in cui è consentito il passaggio delle persone senza alcuna precauzione. Alcune fratture e altri segnali visibili sul terreno indussero il gestore della riserva di Macalube ad Aragona (Ag) a interdire l'area per 15 giorni appena un mese fa. Lo riferisce il direttore della riserva, Mimmo Fontana. "Ad agosto abbiamo registrato delle lesioni e abbiamo deciso di sospendere gli ingressi mettendo dei cartelli, anche se - spiega Fontana - non possiamo impedire l'accesso perché parliamo di una riserva pubblica: noi facciamo da guida a chi lo richiede, ma non possiamo impedire gli accessi, una media di 10mila visitatori all'anno".
La famiglia distrutta nella tragedia ad Aragona stava festeggiando il compleanno di 9 anni del bambino scomparso tra la montagna di fango e detriti. Era stato proprio il festeggiato a chiedere al padre di portarlo a vedere quello strano e affascinante fenomeno naturale. Il genitore aveva così deciso di andare nella riserva Maccalube con i due figli.


Risale a sei anni fa l'ultima violenta esplosione dei vulcanelli nella riserva Macalube di Aragona, istituita nel 1995 e gestita da Legambiente Sicilia, ogni anno meta di migliaia di turisti. Le maccalube, dall'arabo maqlùb - "terra che si rivolta" - sono un esempio del fenomeno geologico denominato "vulcanesimo sedimentario". L'area si trova a circa 15 Km da Agrigento. Tra il 2002 e il 2008, le maccalube o "vulcanelli" sono state al centro di un fenomeno che ha prodotto profonde fenditure nel terreno e la formazione di una vasta collina a seguito di forti esplosioni con riversamenti di quantità enormi di argilla e fango. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua leggermente salata a temperature comprese tra i 20 ed i 25 °C, che danno luogo a un cono di fango la cui sommità è del tutto simile a un cratere vulcanico. La consistenza dei fanghi argillosi è a volte così liquida, come nella zona di Caltanissetta, da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici. Altre volte il fenomeno assume carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas e acqua scagliato a notevole altezza.