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sabato 22 aprile 2017

TREVISO Radiato dall'Ordine medico anti-vaccini


TREVISO, 22 aprile - "Grazie a Ordine medici Treviso per aver radiato primo medico per il suo comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini". Lo annuncia con un tweet il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi. Il medico radiato dall'Ordine è Roberto Gava, già noto per le sue tesi contro le vaccinazioni. 
  Il dottor Gava" è stato condannato soltanto per le sue idee, idee ben fondate sull'esigenza di personalizzazione di ogni vaccinazione per prevenire i gravi pericoli e i vari danni da vaccino ai singoli pazienti, contro la vaccinazione indiscriminata di massa". Lo affermano in un post sul profilo Facebook del medico i suoi avvocati, Silvio Riondato e Giorgio Piccolotto.
"In mancanza della motivazione che ritarda rispetto alla divulgata notizia sulla sanzione della radiazione inflitta al dottor Roberto Gava dall'Ordine dei medici di Treviso, la Difesa del dottor Gava - scrivono - nota che la radiazione è conforme alle attese fin dalle primissime fasi del procedimento, perché già allora il Presidente dell'Ordine Luigino Guarini ha comunicato a più persone che il procedimento contro Gava sarebbe stato un 'processo a Galileo Galilei', il quale com'è noto è stato ingiustamente e pesantemente condannato, come ora capita al dottor Gava".

mercoledì 27 gennaio 2016

In VENETO un altro caso di virus ZIKA

TREVISO, 27 gennao - Una cittadina italo-venezuelana è stata curata circa un mese fa in Veneto perchè affetta dal virus Zika. Ricoverata a Treviso, la donna - fa sapere l'assessore alla sanità, Luca Coletto - è guarita dopo pochi giorni ed è stata dimessa. E' il quinto caso in Italia dopo gli altri 4 dello scorso anno, tutti guariti.
"La sanità veneta - prosegue l'assessore - monitora da tempo la presenza del virus Zika, sia nelle zanzare che ne sono il vettore, sia negli umani. La situazione è quindi completamente sotto controllo e non c'è alcun motivo di allarme". "Zika - specifica Coletto - è da tempo monitorato in tutte le persone che presentino stati febbrili compatibili con il virus, principalmente provenienti dall'estero, assieme agli altri virus tipici delle zone tropicali e subtropicali, come ad esempio la malaria, quello più preoccupante, e la febbre dengue". "Non solo, ma questo virus - prosegue - fa parte di quelli ricercati nelle zanzare nell'ambito del sistema regionale di sorveglianza attivo da giugno a novembre, assieme al più noto West Nile. Se c'è lo troviamo e lo curiamo". 

martedì 26 gennaio 2016

ASOLO, bruciata nella notte l'AUDI GIALLA protagonista di rocambolesche fughe

TREVISO, 26 gennaio - E' stata bruciata nella notte nel trevigiano l'Audi gialla al centro di una imponente caccia, da giorni, da parte delle forze dell'ordine. I tre malviventi che la usavano, sentendosi braccati, hanno incendiato la vettura in aperta campagna, vicino ad un torrente, tra i comuni di One' di Fonte ed Asolo. Le fiamme hanno allarmato alcuni cittadini che hanno chiamato i vigili del fuoco. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri che hanno constatato che si trattava dell'Audi Gialla rubata a Milano lo scorso dicembre e con la quale tre banditi si sono resi protagonisti di rocambolesche fughe, sul filo dei 260 km/h e in contromano sul passante di Mestre. Dei malviventi, per il momento, non è stata trovata traccia. L'Audi si era fatta vedere l'ultima voltalunedì sera, dopo due giorni si silenzio. Era' sfrecciata ad alata velocoità per via Schiavonia a Trevioo, in direzione Casale. Era passata con il rosso e poi era sparita nel nulla. L'avvistamento è stato ritenuto concreto dai carabinieri che hanno inviato numetose pattuglie. Fino al ritrovamento del rottame bruciato.

venerdì 23 gennaio 2015

UNA DICIOTTENNE italo-tunisina tra i 5 foreign fighter italiani in Siria


TREVISO - Si chiama Sonia K., ha diciotto anni e la doppia cittadinanza (italiana e tunisina): sarebbe lei il quinto nome sulla lista degli italiani partiti per combattere in Siria. Cresciuta a Oné di Fonte, nel Trevigiano, ha fatto perdere le sue tracce da alcuni mesi, quando era ancora minorenne. Forse la giovane potrebbe essere partita per la Siria assieme al fidanzato, un 25enne tunisino. Secondo quanto riportato dal quotidiano "La Repubblica", Sonia sparisce da casa ad agosto 2014. Il padre, un operaio di origine tunisina, si reca infatti dai carabinieri per denunciare la scomparsa della figlia: "Non so più dove sia, aiutatemi".
L'allora 17enne Sonia da alcuni mesi era tornata a vivere in Tunisia con la madre, forse per le precarie condizioni economiche in cui la famiglia versava in Italia. E proprio qui avrebbe conosciuto il fidanzato, un 25enne. Ad agosto la madre di Sonia chiama il marito in Italia allarmata per la sparizione della figlia. L'uomo si precipita dai carabinieri.
Inizialmente la questione viene però archiviata come un allontanamento volontario da casa: ad ottobre la ragazza compie diciotto anni e inoltre in più di un'occasione telefona alla madre raccontandole di essere in Turchia insieme al fidanzato e di stare bene. Solo in un secondo momento gli inquirenti italiani cominciano a pensare e a indagare su Sonia, inserendola infine nell'elenco dei foreign fighter italiani.

Gli altri foreign fighetrs italiani 
Sono cinque, secondo quando annunciato dal ministro Angelino Alfano, i foreign fighter italiani. Oltre a Sonia, c'è un'altra donna, Maria Giulia Sergio, 27enne di origine campana, il genovese Giuliano Ibrahim Delnevo (ucciso ad Aleppo nel 2013), il calabrese Giampiero F. (arrestato in Iraq), e l'italo-marocchino Anas El Abboubi.

giovedì 7 agosto 2014

Un caso di LEBBRA a Treviso. E' un bengalese, in Italia da 8 anni


L'ospedale Ca' Foncello di Treviso, dove è ricoverato il bengalese
TREVISO - Una forma di lebbra è stata diagnostica a un paziente ricoverato presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso. L'uomo, un bengalese di 37 anni, in Italia da circa 8 anni, è residente nel Comune di Quinto di Treviso. Ne dà notizia il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia.
Si tratta, precisano i sanitari, di una malattia poco contagiosa che, sinora, la letteratura scientifica ha quantificato in una decina di casi l'anno in Italia. Il paziente bengalese era stato ricoverato per sintomatologia di tipo cardiologico in unità coronarica. E' stato effettuato uno studio emodinamico e sulla base della sintomatologia sono state effettuate biopsie cutanee che, refertate dopo il tempo necessario, hanno dato esito di una forma di lebbra. In malattie infettive e' iniziato trattamento specifico in accordo col centro di riferimento nazionale di Genova.
Zaia: "Tornano malattia scomparse da 200 anni" - "Si tratta di un segnale molto brutto - sottolinea Zaia - che testimonia come purtroppo le nostre preoccupazioni sulla ricomparsa di malattie da tempo debellate fossero fondate. Una giovane donna morta di Tbc poco tempo fa, oggi questo caso di lebbra - aggiunge Zaia - sono elementi che provano il ritorno di patologie, per lo più infettive, che qui erano scomparse da 200 anni, nei confronti delle quali l'attenzione del nostro sistema sanitario è e sarà massima".

domenica 3 agosto 2014

La tragica esondazione del torrente a REFRONTOLO (Treviso) causata da un "tappo" di balle di fieno


Un'auto trascinata nel torrente
I momenti successivi alla tragedia: sotto il tendone allagato tre persone cercano di mettersi in salvo
TREVISO - L'esondazione del Lierza, a Refrontolo in provincia di Treviso, con un bilancio di 4 morti, sarebbe stata provocata dallo scivolamento nel torrente di materiali vari,tra cui numerose rotoballe di fieno che hanno provocato un effetto "tappo", ostruendo il corso del torrente e determinandone lo sversamento. La particolarità del territorio, caratterizzato da colline coltivate a vigneti - si tratta, infatti, della zona del Prosecco - è quella di non offrire grande resistenza in caso di piogge incessanti come quelle che hanno imperversato in questo periodo: di conseguenza - spiega la Forestale - "aumenta il rischio di scivolamenti dei detriti nei torrenti, con successivo pericolo di esondazione". L'elicottero del Corpo forestale, inoltre, sorvolerà il territorio dei comuni di Cison di Val Marino e Tarzo (Treviso) che nei giorni scorsi hanno segnalato "eventi calamitosi di simile natura ma fortunatamente senza esiti nefasti per la cittadinanza, per monitorare lo stato dei torrenti e dei territori, anche con l'ausilio di esperti geologi, per predisporre in tempi utili eventuali piani di evacuazione o interventi specifici".
La bomba d'acqua è piombata sull'area con un'onda di altezza stimata in oltre 3 metri.  La violenza dell'acqua ha travolto persone, suppellettili, auto, provocando smottamenti del terreno e divellendo gli alberi. Cessata l'onda d'urto, il parcheggio vicino alla sagra era ancora sommerso da due metri e mezzo d'acqua, che a fatica sono defluiti nella notte. 
"Un dramma del genere - ha affermato il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - deve far riflettere sull' importanza della messa in sicurezza del territorio, ma soprattutto delle politiche di prevenzione. 
Le vittime sono 4 uomini: Maurizio Lot, 52 anni di Farra di Soligo, collaboratore della pro loco di Refrontolo; Luciano Stella, 50 anni , gommista di Pieve di Soligo; Giannino Breda, 67 anni di Falzè di Piave (frazione di Sernaglia della Battaglia); Fabrizio Bortolin, 48 anni, di Santa Lucia di Piave (ultimo a essere riconosciuto dopo che la moglie ne aveva denunciato la scomparsa nella notte al Commissariato di polizia di Conegliano).
Per quanto accaduto la scorsa notte nel Trevigiano, il Governo esprime il cordoglio per le vittime al presidente Zaia, ma annuncia di aver "voltato pagina. Basta inseguire e fare i 'notai' delle emergenze - è scritto sul sito di Palazzo Chigi - adesso investiamo in opere di difesa, prevenzione e sicurezza. Al via anche i 570 cantieri anti dissesto". "Quanto accaduto nel trevigiano - si legge sul sito del GOverno - è solo l'ultimo dei numerosi campanelli d'allarme che in questo inizio estate ha visto vittime e danni causati da un clima sempre più caratterizzato da fenomeni meteorologici un tempo definiti estremi e purtroppo ormai ordinari. Piangiamo altre vittime che allungano la lista dei lutti ma questo Governo, a differenza di quanto è sempre avvenuto in passato, ha scelto di chiudere la stagione che ha visto l'Italia inseguire le emergenze e iniziamo ad investire in difesa e mitigazione dei rischi, in prevenzione e sicurezza. Per questo, già nello sblocca Italia, sblocchiamo cantieri anti-dissesto investendo i primi 650 milioni non spesi da anni. Per questo è al lavoro la Struttura di missione del Governo - è scritto ancora sul sito di Palazzo Chigi - che coordina questo settore ed abbiamo già effettuato incontri con tutte le Regioni, a partire dal Veneto, per individuare le opere più urgenti da realizzare, i troppi finanziamenti dello stato mai trasformati in cantieri, anche per il patto di stabilità, e il percorso più rapido per superare i paradossali vincoli burocratici che rallentano o bloccano opere anti emergenza". "Con lo sblocca dissesto e opere idriche, mettiamo a gara entro il 2014 circa 1,1 miliardi di euro ancora non spesi per opere urgenti (650 per cantieri antidissesto e 480 milioni per l'idrico). Lo spiega Erasmo D'Angelis, capo di #italiasicura, la struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche. "Sono interventi - dice - che portano 31 mila occupati e sono già finanziati e in ritardo di anni o addirittura decenni"
Il Molinetto della Croda



Il 'Molinetto della Croda', l'antica ruota ad acqua vicino alla quale la notte scorsa si è consumato il disastro, è un raro esempio funzionante di architettura rurale del '600. Il mulino, di proprietà del Comune di Refrontolo dal 1991, visitabile a pagamento, sorge in una lunga forra, ai piedi di una cascata che alimenta la struttura, dove scorre il torrente Lierza. Nei suoi quattro secoli di storia ha ispirato scrittori, pittori e cultori dell'arte, in 'concorrenza' con la celebre villa Spada dove è ambientato il romanzo di Alberto Molesini vincitore di un Campiello, "Non tutti i bastardi sono di Vienna". E' sopravvissuto alla distruzione durante la prima Guerra Mondiale, ed è uno dei punti di maggior richiamo per quanti seguono le 'tracce' della strada del prosecco nel trevigiano. Costruito in piccole dimensioni, è stato via via ampliato per dare ospitalità anche alle famiglie dei mugnai che si sono succeduti nella struttura, perché collocato in un luogo impervio e lontano alcuni chilometri da altri abitati. Ha macinato farina per secoli sopravvivendo a due disastri naturali, nel 1941 e nel 1953, simili a quello accaduto questa notte. In pratica con l'esondazione violenta e in pochi secondi del torrente causati da 'tappi' costituiti da frane o slavine che scivolavano nel suo letto. Nel 1953, a seguito dell'ultima alluvione, venne chiuso per andare progressivamente in rovina. Acquisito dal Comune è stato interamente recuperato e reso funzionante per poter essere visitato anche a scopo didattico. Nei pressi del mulino sorgono alcune vecchie case coloniche, alcune utilizzate per l'agricoltura, altre divenute ristoranti o agriturismo. Ai piedi del mulino, un ampio piazzale era stato utilizzato in questi giorni per la 'Festa degli Omeni'. Si tratta di un appuntamento tradizionale e tutto al maschile, fatto di grigliate, vino ed allegria. Una tradizione tipica dell'arco alpino che, secondo leggenda, si perpetua il 2 agosto come 'sfregio' a Napoleone Buonaparte. Lo sfottò, sarebbe tutto nell'uso delle 'brache' da lavoro dei montanari veneti rispetto ai pantaloni attillati (fuseaux) che venivano usati dai soldati di Napoleone.

Bomba d'acqua nella notte a Refrontolo (Treviso): 4 morti, esonda torrente, spazzata via una festa

Il torrente Lienza ancora questa mattina fa paura
L'area spazzata via dalla piena del torrente
TREVISO - Quattro morti e diversi feriti, quattro dei quali in modo grave: è il bilancio di una bomba d'acqua che si è abbattuta a Refrontolo, nel Trevigiano. L'improvviso e violento acquazzone ha fatto esondare il torrente Lierza che ha sorpreso i partecipanti a una festa che stavano sotto un tendone. L'impeto dell'acqua ha trascinato parte dei presenti, alcuni dei quali sono stati scaraventati in un fiume vicino al Mulino della Croda.
Sono una ventina le persone rimaste ferite, di cui quattro in gravi condizioni. Nell'area d'erba di fronte al Molinetto della Croda era in corso la festa della Pro loco, con un centinaio di partecipanti. All'improvviso è arrivato il nubifragio che dalla collina si è abbattuto a valle coinvolgendo decine di auto e il tendone dove si svolgeva la festa, trascinando il tutto verso il torrente. I feriti sono stati accompagnati negli ospedali di Vittorio Veneto e Conegliano. Le operazioni di soccorso sono state rese difficili soprattutto dall'impraticabilità della zona.
Sulla zona si sono concentrati oltre 40 carabinieri, fatti arrivare dalle compagnie che hanno operato con difficoltà per i soccorsi. Attivata anche la Protezione civile, con numerosi volontari che hanno collaborato alle ricerche dei dispersi. L'Arma ha inoltre inviato mezzi con apparecchiature fotoelettriche per illuminare l'area, priva di ogni illuminazione, in maniera da rendere più agevoli le ricerche di chi mancava all'appello e per facilitare le operazioni di soccorso. Molti dei partecipanti alla festa sono stati allontanati con ambulanze, mezzi militari e con auto di amici e parenti che, appresa la notizia, si sono precipitati sul luogo della tragedia.
"Quando siamo arrivati nell'area dove si svolgeva la festa, al posto di una strada abbiamo trovato un fiume d'acqua alta più di un metro", ha raccontato un vigile del fuoco che ha partecipato ai soccorsi. "Molte persone - ha aggiunto - cercavano di resistere alla furia del vento aggrappati ai rami di alcuni alberi".

Una notte di ricerche - Le attività di ricerca delle persone disperse si è protratta per tutta la notte. Tre dei quattro corpi delle vittime sono stati individuati dagli uomini del Soccorso alpino, che con le sue squadre di volontari ha partecipate alle operazioni di soccorso assieme a forze dell'ordine e vigili dl fuoco giunti da più località del Veneto. I cadaveri delle vittime sono stati recuperati con tecniche alpinistiche e trasferiti al centro di coordinamento per le operazioni di riconoscimento. I sommozzatori dei vigili del fuoco, invece, hanno completato l'ispezione delle automobili che sono state trascinate nel fiume senza trovare altri corpi, per cui il bilancio di quattro morti viene ritenuto definitivo. A breve inizieranno le operazioni per recuperare vetture, arredi e altri oggetti finiti in acqua

venerdì 14 marzo 2014

"Cercasi cameriera che parli veneto". Rispondono anche dal Marocco

Massimiliano Fardin
TREVISO - Decine di ragazze, da tutta Italia e persino da Marocco, Romania e Ucraina, hanno risposto all'annuncio di un ristorante del Trevigiano pronto ad assumere una nuova cameriera a patto che sia in grado di parlare veneto. Le tante candidate, pur di ottenere un lavoro, non si sono fatte spaventare dall'originale richiesta dei proprietari del locale di San Marco di Resana e hanno risposto all'annuncio sperando di essere richiamate per un colloquio. Tutte pronte a imparare la lingua che si parla a Venezia e dintorni pur di trovare un posto di lavoro, a decine hanno quindi risposto all'inserzione postata in rete. L'annuncio richiedeva una donna sotto i 28 anni. Oltre alle venete, si sono proposte piemontesi, pugliesi, ma anche straniere, di origine romena o ucraina. Tra le venete, che giocano ovviamente in casa, la domanda di poter avere un colloquio è stata fatta, sempre online, perfino in dialetto. 
A raccontare l'esperienza, riportata sui giornali locali, è lo stesso ristoratore, Massimiliano Fardin, 36 anni, due figli, nel passato un lavoro da carpentiere e nel futuro un'attività neoimprenditoriale insieme alla moglie. "Il locale - spiega - si chiamerà Hosteria Dai Bastardi e offrirà ai suoi clienti i tipici cicchetti, nello stile di un bacaro veneto, a base di nervetti, baccalà, folpetti e bigoli". 
Fardin ha già avuto un colloquio con tre ragazze, tra le quali una romena e una ucraina. "Cerchiamo una cameriera che parli veneto perché questo è lo stile del locale - dice ancora Fardin -. Non è un fatto di razzismo verso qualcuno, è semplicemente perché il nostro menu sarà in dialetto".