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giovedì 13 aprile 2017

EUTANASIA, morto a ZURIGO Davide, che aveva chiesto il suicidio assistito

ZURIGO, 13 aprile - Davide, l'uomo di 53 anni, ammalato dal 1993 di sclerosi multipla che aveva chiesto di mettere fine alle proprie sofferenze, è morto. L'annuncio del decesso lo ha dato Mina Welby che aveva accompagnato Davide nella clinica Svizzera, dove è possibile praticare il suicidio assistito.
"Davide è morto circa mezz'ora fa. Ricordiamolo tutti", ha detto la copresidente dell'Associazione Luca Coscioni a Radio Radicale, precisando che il decesso è avvenuto poco dopo le 9.

martedì 28 febbraio 2017

SUICIDIO ASSISTITO, ogni anno 50 italiani vanno in Svizzera per morire


Sono 232 le persone che, dal 2015, si sono rivolte all'Associazione Luca Coscioni per chiedere informazioni su come ottenere l'eutanasia all'estero: di queste, 115 si sono poi effettivamente rivolte a cliniche in Svizzera ma alcuni tra questi malati hanno poi cambiato idea. A rendere noti gli ultimi dati in merito alla richiesta della "dolce morte" è il segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo.
Numeri in crescita anche secondo il presidente dell'Associazione Exit-Italia, Emilio Coveri, che sottolinea come "in media, sono circa 50 l'anno gli italiani che chiedono e in molti casi ottengono il suicidio assistito in Svizzera". 

L'iter per la "dolce morte" in Svizzera - E' però sulla base di un preciso protocollo previsto dalla legge svizzera sulla "Morte Volontaria Assistita" che il paziente può arrivare a porre fine alla sua vita. Il primo passo, spiega Coveri, prevede l'attivazione dei contatti con la struttura sul territorio svizzero e l'invio della documentazione medica che attesti la patologia da cui la persona è affetta.

Dopo l'accettazione da parte della struttura è previsto un colloquio con il medico che accompagnerà alla fine il soggetto. Per legge, il medico è tenuto a far desistere il paziente che lo ha richiesto dall'atto finale e, quindi, reiteratamente chiederà alla persona se vuole terminare i suoi giorni oppure vuole rimandare il tutto ad un altro momento. Il soggetto, sottolinea Coveri, può sempre cambiare idea e potrà fare ritorno a casa.

Se invece si vuol proseguire nell'intento, il medico incontrerà nuovamente il paziente e ripeterà la richiesta se davvero si vuole procedere. L'atto di accompagnamento alla "dolce morte", chiarisce il presidente di Exit Italia, "consiste nella preparazione di una dose letale a base di Pento Barbital di Sodio. Precedentemente, al paziente vengono somministrate due pastiglie antiemetiche (antivomito) in modo da poter assorbire meglio il composto chimico.

Un sonno profondo da cui il paziente non si risveglierà - A questo punto, il medico, ancora una volta, chiederà di desistere, ma nel caso in cui la persona voglia procedere, verserà la dose letale in un bicchiere di acqua per poterla sciogliere". E' "assolutamente indispensabile - afferma Coveri - essere in grado di intendere e volere in quel momento e soprattutto poter essere in grado di prendere il bicchiere in mano e poterlo bere deglutendo il composto disciolto in esso.

Per i malati di Sclerosi laterale amiotrofica tracheotomizzati, a cui è stata applicata la Peg, ossia il sondino che porta qualsiasi tipo di nutrizione o liquido direttamente nello stomaco, tale dose verrà introdotta direttamente come se fosse una bevanda qualsiasi". In pochi minuti, rileva, "il paziente si addormenta profondamente, in quanto tale composto contiene una forte dose di sonnifero. Nei minuti successivi, con il paziente addormentato e che non può percepire più nulla, interverrà l'arresto cardiaco, in quanto la dose letale è composta anche dal cloruro di potassio che fa in modo che il cuore si fermi".

Dieci minuti per morire - Complessivamente, dalla somministrazione del composto di farmaci alla fine, sottolinea Coveri, "il tempo necessario è di poco più di dieci-quindici minuti". Il costo complessivo per ottenere il suicidio assistito in una struttura svizzera, conclude, "è di circa 10mila euro".

lunedì 21 dicembre 2015

Suicidio assistito per Dominique a BERNA. I radicali si autodenunciano


ROMA, 21 dicembre - Dominique Velati, militante radicale e malata terminale, ha ottenuto il suicidio assistito in Svizzera, a Berna, ed è deceduta il 15 dicembre. Lo ha reso noto il radicale Marco Cappato autodenunciandosi per aver aiutato la donna ad ottenere l'eutanasia. Cappato ha annunciato la disobbedienza civile, contravvenendo al Codice penale italiano.
I Radicali hanno inoltre annunciato che, sempre come atto di disobbediuenza civile per richiamare l'attenzione del Parlamento su questo tema, pagheranno il  viaggio in Svizzera ai malati terminali che chiederanno di ottenere l'eutanasia in quel Paese.  Per questo, Cappato ha reso nota la costituzione dell'associazione 'Sos eutanasia', con apposito conto presso una sede bancaria, finalizzata alla raccolta fondi pubblica per l'iniziativa. L'azione contravviene agli articoli del Codice penale italiano che prevedono la reclusione fino a 12 anni  per chi agevola l'esecuzione di un suicidio in "qualsiasi modo". Cappato ha anche annunciato la sua autodenuncia alle Forze dell'ordine.
La notizia della morte di Dominique Velati è stata resa nota in una conferenza stampa nella sede del Partito radicale da Marco Cappato, Mina Welby e dal segretario dell'associazione 'Luca Coscioni', Filomena Gallo.
Velati, ha spiegato Cappato, è stata la prima persona aiutata economicamente ed 'accompagnata', in territorio italiano, nell'iter per l'ottenimento dell'eutanasia in Svizzera. Il caso della donna, militante radicale, era già rimbalzato sui mezzi di comunicazione con il suo annuncio di volersi recare in Svizzera per morire. Velati, ha reso noto Cappato, "ha ottenuto il suicidio assistito a Berna lo scorso 15 dicembre, ed oggi ne diamo notizia seguendo le volontà da lei indicate in merito ai tempi per rendere pubblico l'evento".
''Sono circa 90 le richieste ricevute nelle ultime settimane - ha sottolineato l'esponete radicale - da parte di cittadini malati terminali che chiedono un aiuto per ottenere l'eutanasia in Svizzera''. I Radicali hanno reso noto di aver già inviato comunicazione alla Questura di Roma, alla Procura generale della Repubblica ed al ministro della Giustizia dell'iniziativa illustrata, autodenunciandosi per l'aiuto fornito a Dominique Velati e per quello che si preparano ad offrire anche ad altri malati che lo richiedessero.