IL CAIRO, 30 marzo - L'Egitto ha annunciato di aver creato un "squadra d'inchiesta" per coordinare le Procure coinvolte nelle indagini sull'uccisione di Giulio Regeni. "Vista la diversità dello spazio geografico dove sono state rinvenute le prove" durante le indagini sulla morte del giovane ricercatore, il procuratore generale ha ordinato la formazione di un pool "per proseguire le inchieste sull'omicidio al fine di giungere alla verità", si annuncia in un comunicato.
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mercoledì 30 marzo 2016
CASO REGENI, l'Egitto crea un pool di procure
IL CAIRO, 30 marzo - L'Egitto ha annunciato di aver creato un "squadra d'inchiesta" per coordinare le Procure coinvolte nelle indagini sull'uccisione di Giulio Regeni. "Vista la diversità dello spazio geografico dove sono state rinvenute le prove" durante le indagini sulla morte del giovane ricercatore, il procuratore generale ha ordinato la formazione di un pool "per proseguire le inchieste sull'omicidio al fine di giungere alla verità", si annuncia in un comunicato.
martedì 29 marzo 2016
La madre di REGENI: ho riconosciuto Giulio solo dalla punta del naso
ROMA, 29 marzo - "Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo". Lo ha detto la madre del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel corso della conferenza stampa a Roma con il Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i diritti umani e il padre del giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto. Prevista anche la partecipazione degli avvocati Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale e del portavoce di Amnesty international Italia Riccardo Noury.
La madre del giovane ha detto che "Se il 5 aprile sarà una giornata vuota confidiamo in una risposta forte del nostro Governo. Forte ma molto forte. E' dal 25 gennaio che attendiamo una risposta su Giulio".
Noi sapevamo che Giulio non era nei Servizi - Noi, a livello viscerale, sapevamo che nostro figlio non era nei servizi segreti, con tutto il rispetto per chi fa il lavoro di intelligence". Lo ha detto la madre nel corso della conferenza stampa al Senato spiegando che anche se Giulio Regeni era andato via di casa ormai da dieci anni tra i genitori e lui c'era un rapporto strettissimo, appunto, ha ribadito Paola Regeni "viscerale".
Ho riconosciuto Giulio solo da punta del naso - "In obitorio ho riconosciuto Giulio solo dalla punta del naso, non vi dico quel che gli hanno fatto". Così Paola Regeni ha descritto le condizioni del figlio dopo aver visto la salma all'istituto di medicina legale. L'ultima foto del ricercatore, ha raccontato la donna, risale a 10 giorni prima della scomparsa ed è proprio quella circolata centinaia di volte sui media, quella in cui si vede Giulio sorridente, con un maglione verde. "Il suo era un viso sorridente, con una sguardo aperto - ha detto Paola - e quella è una foto felice. Non si vede, ma sotto c'era un piatto di pesce, perché Giulio era con i suoi amici e sapeva anche divertirsi, non solo studiare". Dopo quell'immagine, però, i genitori ne hanno dovuta vedere un'altra. "E' un immagine che con dolore io e Claudio cerchiamo di sovrapporre a quella di quando era felice. Il suo volto, come restituito dall'Egitto - ha spiegato Paola - è completamente diverso. Al posto di quel viso solare e aperto c'è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui". Così, quando è entrata nell'obitorio, Paola Regeni ha riconosciuto suo figlio dal naso. "L'unica cosa che ho ritrovato di quel suo viso felice è il naso. Lo ho riconosciuto subito dalla punta del naso". La madre del ricercatore ha poi affermato che quello di Giulio non è un caso isolato. "Se ci riferiamo a quel che è accaduto, e cioè alle torture subite da un cittadino italiano, allora è probabilmente un caso isolato. Ma altrimenti non lo è affatto poiché gli stessi amici di Giulio, la parte amica dell'Egitto, ci hanno detto che lo hanno torturato e ucciso come un egiziano.". La morte di Giulio, ha concluso la donna, "non è dovuta al morbillo o alla varicella. Forse le sue idee non piacevano?".
Padre, fiducia in Italia ma serve risposta forte - "Abbiamo fiducia nelle nostre istituzioni e andremo avanti con loro, ma crediamo che un richiamo forte sia necessario se non arriveranno risposte concrete". Così Claudio Regeni ha risposto ad una domanda su quale debba essere l'atteggiamento del governo italiano qualora continuassero i depistaggi e la mancanza di risposte da parte delle autorità egiziane che indagano sulla morte del figlio. "Credo che le proposte avanzate dal senatore Manconi siano la risposta giusta in mancanza di collaborazione" ha aggiunto il padre del ricercatore ricordando che "non abbiamo mai avuto la sensazione che il governo egiziano voglia collaborare seriamente" alla ricerca della verità. Claudio Regeni ha poi ribadito che Giulio non era una spia - "avevano contatti frequenti e profondi, ci raccontava tutto dei suoi rapporti al Cairo e niente lasciava minimamente pensare che lavorasse con i servizi" - e che quando è partito dall'Italia per tornare al Cairo era "sereno, contento e tranquillo".
Manconi, richiamare ambasciatore per consultazioni - Richiamare l'ambasciatore italiano al Cairo per consultazioni, rivedere le relazioni consolari tra i due paesi, inserire l'Egitto nell'elenco dei paesi non sicuri dell'unità di crisi della Farnesina. Sono le proposte che il presidente della Commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi ha lanciato nel corso della conferenza stampa con i genitori di Giulio Regeni. Proposte che hanno trovato l'appoggio della famiglia del ricercatore torturato e ucciso. "La famiglia - ha detto Manconi - ha una fiducia forte nei confronti del procuratore Pignatone e dell'operato degli investigatori. Ma bisogna operare con più forza". Per questo il governo dovrebbe "porre la questione dei richiamo, non del ritiro, del nostro ambasciatore per consultazioni. Un gesto non solo simbolico per far comprendere come il nostro paese segue il caso". Ed inoltre, ha aggiunto, "penso sia necessario considerare la revisione delle relazioni diplomatico-consolari tra i due paesi, mettendo in conto l'urgenza e l'ineludibilità di altri atti concreti da parte dell'Unità di crisi della Farnesina, che potrebbe dichiarare l'Egitto paese non sicuro".
venerdì 25 marzo 2016
Nuova pista egizina per il delitto REGENI, ma non convince
IL CAIRO, 25 marzo -"Il caso Regeni non è affatto chiuso". Investigatori e inquirenti italiani sollevano diversi dubbi sulla "svolta" di cui parlano i colleghi egiziani e precisano: "Non c'è alcun elemento certo che confermi che siano stati loro", riferendosi ai cinque uccisi a Il Cairo in uno scontro a fuoco con la polizia. E ricordano che, a due mesi dalla morte del giovane, l'Italia è ancora in attesa di documenti e atti fondamentali dell'inchiesta egiziana.
Le cinque persone sono state uccise a Il Cairo in uno scontro a fuoco con la polizia,. secondo una fonte della sicurezza, sarebbero sequestratori legati all'omicidio di Giulio Regeni. I 5 provenivano dal governatorato di Sharqiyya e da Shubra El-Khema, a nord della capitale egiziana. Secondo il ministero dell'Interno, in casa di una parente di un killer sono stati trovati il passaporto e altri documenti dell'italiano.
Le cinque persone sono state uccise a Il Cairo in uno scontro a fuoco con la polizia,. secondo una fonte della sicurezza, sarebbero sequestratori legati all'omicidio di Giulio Regeni. I 5 provenivano dal governatorato di Sharqiyya e da Shubra El-Khema, a nord della capitale egiziana. Secondo il ministero dell'Interno, in casa di una parente di un killer sono stati trovati il passaporto e altri documenti dell'italiano.
sabato 12 marzo 2016
"GIULIO REGENI venduto ai servizi segreti egiziani"
IL CAIRO, 12 marzo - Incomprensioni tra Giulio Regeni e il capo del sindacato degli ambulanti Mohamed Abdallah "potrebbero essere state alla base" della morte in Egittio del giovane ricercatore italiano. Lo afferma l'amica di Regeni Hoda Kamel, dell'Egyptian Center for Economic and social rights, parla delle infiltrazioni dei servizi nel sindacato e ipotizza che Giulio sia stato "venduto". Intervistata da Repubblica, Hoda Kamel non esclude che l'arresto di Giulio sia figlio di una vendetta di Abdallah, che avrebbe fornito l'occasione che le autorità aspettavano per arrestarlo.
"Abdallah pensava che Giulio avesse deciso di rinunciare alla ricerca e quindi al finanziamento perché Giulio aveva a un certo punto smesso di parlarne con lui. In realtà Regeni non aveva alcuna intenzione di lasciar cadere il progetto e rinunciare al suo finanziamento".
"Semplicemente - prosegue - sapeva che la legge egiziana vieta donazioni dirette ai sindacati e dunque stava pensando a un modo alternativo per fare andare in porto il progetto. Aiutare gliambulanti era un suo obiettivo".
mercoledì 2 marzo 2016
La PRESIDENZA egiziana: terroristi islamici dietro la morte di GIUIO REGENI
IL CAIRO, 2 marzo - Una fonte di alto rango della presidenza egiziana ha ribadito la convinzione del Cairo che dietro la tortura a morte di Giulio Regeni vi siano terroristi islamici. "Il terrorismo in Egitto non è finito e cerca di danneggiare i rapporti tra l'Egitto stesso e altri paesi come è stato nel caso del cittadino italiano Giulio Regeni", ha dichiarato all'ANSA la fonte altamente qualificata.
Attraverso quest'atto coloro che vogliono colpire l'Egitto e la regione e coloro che sono legati a gruppi terroristici hanno addossato sul ministero dell'Interno egiziano la responsabilità dell'uccisione di Regeni", ha aggiunto la fonte della presidenza del Cairo. La fonte ha ricordato "le conferme del presidente Abdel Fattah Al Sisi secondo le quali il terrorismo cerca di danneggiare i rapporti egiziani con gli altri paesi prendendo di mira le comunità straniere come avvenuto nel caso dell'aereo russo" esploso sul Sinai a fine ottobre "o facendo circolare voci che nuocciono alle relazioni dell'Egitto con altri paesi, come nel caso dell'omicidio di Regeni". La dichiarazione è stata resa dalla presidenza per chiarire una frase pronunciata da Sisi il 20 febbraio in un discorso a Sharm El Sheikh quando, in maniera evidentemente troppo sintetica, aveva detto: "Chi ha abbattuto l'aereo russo che voleva? Voleva danneggiare solo il turismo? No, voleva danneggiare le nostre relazioni con la Russia e l'Italia".
venerdì 12 febbraio 2016
FIUMICELLO, L'addio discreto di Giulio Regeni
FIUMICELLO, 12 febbraio - Ultimo addio oggi al ricercatore ucciso al Cairo, Giulio Regeni. Gremita la palestra per il funerale a Fiumicello. Poche le corone e i cuscini di fiori, tra i quali quello dell'Ambasciata d'Italia e dell'Università di Cambridge.
L' amministrazione comunale ha studiato l'organizzazione nel dettaglio, ribadendo la volontà dei genitori di Giulio, Paola e Claudio: nessuno porti vessilli, bandiere, simboli di organizzazioni, né macchine fotografiche o telecamere. Insomma, che non si tratti di una passerella, che ognuno venga in quanto individuo e in quanto persona toccata da questa tragedia di così immane atrocità.
I circa mille posti a disposizione sistemati nella palestra sono stati già tutti occupati da oltre un'ora, ad esclusione di un settore centrale destinato ai parenti ed agli amici più stretti di Giulio. Un coro ha intonato alcuni inni, poi si e' fermato in attesa dell'arrivo del feretro
All'esterno della palestra almeno altrettante mille persone sono rimaste in attesa. Il servizio d'ordine è stato particolarmente rigoroso ma anche discreto.
A Fiumicello tutti gli esercizi pubblici sono chiusi per lutto cittadino ad esclusione di bar e ristoranti, aperti proprio per servire da bere e mangiare per gli ospiti e i giornalisti venuti da fuori. Mezz'ora prima dell'inizio della cerimonia è giunto il presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini epoi la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.
"Grazie Giulio, per avermi insegnato tante cose. Resta nel mio cuore l' energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza. Con affetto, la mamma". È il messaggio di Paola Regeni, la mamma di Giulio, letto sull'altare da un ragazzo. E' stata l'ultima di tante testimonianze di affetto durante i funerali
"Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace": è la scritta su un cartello che qualcuno ha appeso al cancello davanti al portone del Battistero.
"Grazie per questo compito di testimonianza che ci coinvolge tutti. Grazie, grazie e ancora grazie": ha detto il parroco di Fiumicello, don Luigi Fontanot, rivolgendosi al suo amico personale Giulio Regeni, nel corso dell'omelia ai funerali. Il parroco ha definito "Giulio una persona speciale, per l'entusiasmo, per la voglia di conoscere" ricordando i concetti di libertà e di amicizia che aveva espresso: "Libertà è la possibilità di esprimere te stesso in un certo contesto; amicizia è un rapporto incondizionato tra due persone".
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