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sabato 4 febbraio 2017

Il malfunzionamento della PA ci costa 16 miliardi di euro all'anno


Il malfunzionamento della Pubblica amministrazione costa allo Stato 16 miliardi di euro l'anno. E' quanto calcola la Cgia di Mestre tenendo conto degli sprechi nella sanità, le misure di contrasto alla povertà percepite da famiglie abbienti e la quota di spesa pubblica indebita denunciata dalla guardia di finanza. Se, inoltre, si potesse quantificare anche la spesa riconducibile ai falsi invalidi, a quella riferita a chi percepisce deduzioni fiscali non dovute o alla cattiva gestione del patrimonio immobiliare, molto probabilmente lo Stato potrebbe risparmiare, per la Cgia, altrettanti miliardi di euro.

Una montagna, quella degli sprechi della P.a., che, secondo la Cgia, assume una dimensione ancor più preoccupante se si tiene conto dei dati forniti dal Fondo monetario internazionale. Se la P.a., rileva la Cgia, avesse in tutta Italia la stessa qualità nella scuola, nei trasporti, nella sanità, nella giustizia, che ha nei migliori territori del Paese, il Pil aumenterebbe di 2 punti (oltre 30 mld/anno di euro).

martedì 4 agosto 2015

Interni/ Dal SENATO via libera definitivo alla riforma della PA

Il ministro Madia
ROMA, 4 agosto - Via libera definitivo al ddl di riforma della Pubblica Amministrazione. L'Aula del Senato ha infatti approvato la delega sulla P.A, con 145 voti a favore. I contrari sono invece stati 97 e nessun astenuto.

ECCO IL TESTO DELLA RIFORMA:
  • - SCURE SU PARTECIPATE. La delega parla esplicitamente di una loro riduzione e, per quelle che gestiscono servizi pubblici di interesse generale, di un numero massimo di esercizi in rosso dopo cui scatta la liquidazione. La parte variabile del compenso degli amministratori dipenderà dai risultati economici. Per quelle 'indisciplinate' è previsto un taglio dei trasferimenti.
  • - SCOMPARE FORESTALE, RIORDINO FORZE. Il ddl pone le basi per l'accorpamento della Forestale in un'altra forza (con tutta probabilità i Carabinieri). Si tratterebbe di un trasferimento in blocco, anche se si concedono spazi a quanti preferiscono non essere, come si dice da più parti, 'militarizzati'.
    - NUMERO UNICO PER EMERGENZE. Basterà chiamare il 112 per chiedere aiuto in ogni circostanza. L'idea e' quella di realizzare centrali in ambito regionale. Addio a tutti gli altri numeri (come 113, 115 e 118).
    - FARO SU 'FILE' IN SANITÀ. Niente più ombre sui tempi medi di attesa per visite specialistiche, analisi o referti. Ciascuna struttura dovrà pubblicare i dati sulla durata tipo.
    - STOP A PRECARIATO. Obiettivo della delega è regolare le forme di lavoro flessibile, limitandole a tassative fattispecie.
    Tutto anche al fine di prevenire il precariato.
    - CONCORSI, POLO UNICO E FOCUS SU INGLESE. Viene sancita l'importanza dell'inglese e di altre lingue straniere. Si va poi verso un polo unico per le selezioni, una sorta di agenzia ad hoc con il compito di gestire le prove.
    - DIRIGENTI LICENZIABILI DOPO 'BOCCIATURA'. I manager potranno essere mandati via dalla P.A. dopo essere stati valutati negativamente. Per non essere licenziato il dirigente pubblico potrà chiedere di essere 'demansionato' a funzionario.
    - MAGLIE PIÙ LARGHE PER PENSIONATI IN P.A. Si allentano i vincoli per il conferimento di incarichi pubblici a pensionati.Salta infatti il tetto di un anno come durata massima, purché non si tratti di posizioni direttive o dirigenziali, per cui resta il limite di 12 mesi. Per tutti la condizione è però 'costo zero' (gli incarichi devono essere gratuiti).
    - FREEDOM OF INFORMATION ACT ITALIANO. Tutti avranno il diritto di accedere, anche via web, a documenti e dati della P.A. Lo scopo è quello di spalancare gli archivi pubblici, così da rendere possibile un controllo a 360 gradi anche sull'utilizzo delle risorse pubbliche. 
    - LIBRETTO UNICO PER AUTO. Si apre al trasferimento del Pubblico registro automobilistico (Pra), retto dall'Aci, al ministero Infrastrutture e Trasporti, a cui fa capo la Motorizzazione. Si va infatti verso un'unica banca dati per la circolazione e la proprietà, con un solo libretto.
    - PRATICHE DIMEZZATE PER OPERE INTERESSE GENERALE. Un 'taglia burocrazia', al fine di semplificare ed accelerare, fino al dimezzamento dei tempi, le operazioni in caso di rilevanti insediamenti produttivi, opere di interesse generale o di interventi con effetti positivi sull'occupazione.

sabato 22 marzo 2014

Se lo Stato paga tutti i debiti alle imprese, incasserà 5 miliardi di Iva

ROMA  Con l'eventuale pagamento di tutti i debiti accumulati dalla Pubblica Amministrazione (Pa)), che secondo il premier Renzi ammontano a 68 miliardi di euro, l’Erario vedrebbe aumentare di circa 5 miliardi il gettito dell'Iva. Lo rileva la Cgia.
''In un momento in cui l'esecutivo è alla ricerca delle coperture necessarie per sostenere le misure per il rilancio del Paese - dichiara il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - lo sblocco totale dei debiti della Pa darebbe una preziosa boccata di ossigeno sia alle migliaia di aziende che da anni aspettano di recuperare i propri crediti sia alle casse dello Stato che beneficerebbero del gettito Iva legato a questi pagamenti''. Infatti, sottolinea la Cgia, nei rapporti commerciali tra la Pa e le imprese, queste ultime, una volta terminata una manutenzione o una fornitura, emettono fattura e nella stragrande maggioranza dei casi posticipano il versamento dell'Iva al momento dell'avvenuto pagamento. Pertanto, è logico attendersi che l'eventuale smaltimento dei debiti arretrati della Pa dovrebbe produrre dei grossi benefici in materia di Iva. Una prima stima prudenziale consentirebbe allo Stato di incassare 5 miliardi.
La Cgia spiega come è giunta a stimare in circa 5 miliardi di euro il maggior gettito Iva. Per pagare i debiti accumulati in questi ultimi anni, ricordano dall'Ufficio studi, i precedenti Esecutivi hanno messo a disposizione dello Stato e delle Amministrazioni locali 27 miliardi per il 2013 e altri 19,8 miliardi per il 2014. Per quanto concerne le risorse assegnate per il 2013, non sono stati ancora pagati 4,4 miliardi di euro. Pertanto, nell'anno in corso sono disponibili questi 4,4 miliardi che vanno ad aggiungersi ai 19,8 miliardi già stanziati in precedenza (4,4 + 19,8 = 24,2). Di conseguenza, per pagare i 68 miliardi di euro promessi nei giorni scorsi dal premier Renzi, è necessario stanziare altri 43,8 miliardi di euro (68 - 24,2 = 43,8) . Pertanto, la stima del maggior gettito Iva potenziale è stata calcolata sui 43,8 miliardi di euro. Al fine di quantificarne l'importo, la Cgia ha considerato due aliquote Iva, applicando le stesse metodologie utilizzate dai tecnici dell'Amministrazione finanziaria, così come riportato nelle relazioni tecniche allegate ai provvedimenti fiscali dell'anno scorso che hanno sbloccato i pagamenti alle imprese.

La Cgia si basa su due ipotesi. Ipotesi a: applicando l'aliquota media dell' 11,3%, la stima del gettito Iva dovrebbe attestarsi sui 4,5 miliardi di euro. L'aliquota dell'11,3% è stata ''estrapolata'' dalla lettura della relazione tecnica allegata al decreto del Mef del 30 novembre 2013. Ipotesi b: applicando invece l'aliquota media del 14,74%, il gettito Iva dovrebbe garantire alle casse dell'Erario 5,6 miliardi di euro. Questa aliquota è stata ''ricavata'' dalla lettura della relazione tecnica allegata al decreto dello scorso anno in cui i tecnici del Ministero hanno stimato un maggiore gettito Iva di 925 milioni di euro a fronte del pagamento alle imprese di ulteriori 7,2 miliardi di euro per l'anno 2013. Ma per la Cgia il gettito ''potrebbe essere di circa 8,5 miliardi".