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martedì 17 marzo 2015

SCANDALO GRANDI OPERE, Ercolino, il "dominus totale" da tenere buono (con tangenti e altro)

Ercole Incalza
ROMA, 17 marzo - E' il "dominus totale" delle Grandi opere, l'uomo al centro del "sistema corrotto" rispettato da ministri, politici ed ex; "l'incantatore di serpenti" che va tenuto buono per non rischiare di rimanere fuori dal giro che conta; il funzionario che si compiace al telefono quando un quotidiano lo inserisce tra i 6 uomini più potenti d'Italia: le carte dell'inchiesta di Firenze, confermano così il potere di "Ercolino" Incalza, come lo chiama un indagato.
Al ministero, a legger le carte, non c'è argomento che non venga toccato da Incalza. Il ministro Lupi deve fare un'intervista? E' Ercolino che gli predispone le risposte. Il ministro deve rispondere ad un'interrogazione parlamentare che chiede conto proprio della nomina di Incalza? L'intervento, dice il Gip, lo prepara l'avvocato del funzionario, Titta Madia. 
Quello con Lupi è un "legame strettissimo" tanto che il ministro minaccia di far cadere il governo se la struttura di missione diretta da Incalza viene cancellata: "su questa roba ci sarò io e ti garantisco che se viene abolita...non c'è più il governo...l'hai capito o non l'hanno capito!?". Un'influenza, quella di Incalza su Lupi, che emerge chiaramente il 28 febbraio 2014 quando il governo Renzi, durante il Cdm, nomina 44 sottosegretari, di cui 9 viceministri. Lupi chiama Incalza: "dopo che tu hai dato...hai dato la sponsorizzazione per Nencini, l'abbiamo fatto vice ministro alle infrastrutture". 

L'inamovibile Incalza, il "dominus totale" che, ricorda il gip, ha ricevuto lo stesso incarico "da ogni compagine governativa che si è succeduta negli anni" dirigeva "ogni grande opera, predisponendo le bozze della legge obiettivo e individuando di anno in anno quelle da finanziarie e quelle da bloccare". Secondo i carabinieri del Ros, coordinati dai pm Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini, Incalza 'sceglieva' gli appaltatori 'amici' suggerendo poi loro il nome dei direttori dei lavori, sempre persone riferibili all'altro arrestato, l'imprenditore Perotti. In cambio riceveva compensi per consulenze, come i 500 mila euro ottenuti da una società impegnata nella Av Firenze-Bologna o i 700 mila dati da un'altra ditta a suo genero, Alberto Donati.
Lui, Ercolino, al telefono con un amico ricorda che c'è anche un altro socialista al ministero, Umberto del Basso De Caro. E il suo amico commenta: "complimenti, sempre più coperto". Quando tutto sembra finito, con Incalza finalmente in pensione, arriva però la nomina a collaboratore del ministero, criticata da più parti. E in molti non ci stanno. "E' veramente una cosa... - dice Burchi - una schifezza tale che non se ne può più...mi viene anche a me da vomitare...si sono scatenati tutti alla difesa di Incalza oggi, da Alfano a Schifani". Gaspari condivide: "Naturalmente hanno fatto un bando che si adatta solo ad Ercolino...vabbè, non l'hanno capito che la gente si sta scocciando di tutte queste porcate e prima o poi farà casino".
Oltre 100 le perquisizioni eseguite e che hanno interessato, tra gli altri, uffici della Struttura di missione presso il ministero delle Infrastrutture, della Rfi, dell'Anas International Enterprises, delle Ferrovie del Sud-Est, del Consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell'Autostrada regionale Cispadana e dell'Autorita' portuale Nord Sardegna. Nel mirino degli inquirenti, gli appalti delle piu' importanti tratte dell'Alta velocita' del nord e centro Italia e di numerose altre Grandi opere, con importi gonfiati fino al 40%: le indagini sono partite nel 2013 per accertare presunti illeciti nella gestione degli appalti per la realizzazione del Nodo Tav di Firenze e del sotto-attraversamento della citta'.
  Gli investigatori avrebbero documentato gli "stretti rapporti" esistenti tra Incalza e l'ingegner Perotti, ritenuto "figura centrale dell'indagine", a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse "Grandi opere". Lo stesso Perotti avrebbe "influito illecitamente" anche sull'aggiudicazione dei lavori del Palazzo Italia Expo 2015 e sulla realizzazione del nuovo terminal del porto di Olbia.
Si indaga su "un valore di 25 miliardi di appalti", ha spiegato in una conferenza stampa il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, secondo cui "Perotti affidava consulenze ben retribuite a Incalza". Mentre nelle 268 pagine dell'ordinanza di custodia il Gip di Firenze disegna una rete fittissima di favori, consulenze e compensi con "protagonisti principali" l'ingegner Perotti, capace di concentrare su di se' un gran numero di direzioni lavori, e Incalza, "in grado di condizionare il settore degli appalti pubblici da moltissimi anni". "Ercolino", come lo chiama confidenzialmente al telefono un ex alto dirigente delle Ferrovie ("fa il bello e il cattivo tempo ormai la' dentro.. il dominus totale") era cosi' influente all'interno del dicastero delle Infrastrutture - argomenta il Gip - da aggiornare il ministro Lupi, in procinto di farsi intervistare, sullo stato dei lavori e dei finanziamenti delle Grandi opere, da buttare giu' il programma di governo dell'Ncd e da ottenere - come si è detto - la nomina del senatore Nencini a sottosegretario. Il Gip dedica ampio spazio allo strettissimo legame tra il dirigente e il ministro, "una relazione che ha sicuramente contribuito all'affermazione del potere di Incalza".

lunedì 16 marzo 2015

TANGENTI GRANDI OPERE, un arrestato fece assumere il figlio del ministro Lupi, che smentisce

Il ministro Lupi

FIRENZE, 16 marzo - L'imprenditore Stefano Perotti avrebbe garantito un incarico lavorativo a Luca Lupi, figlio del ministro delle Infrastrutture Maurizio, nell'ambito di una commessa dall'Eni. E' quanto si legge nell'ordinanza (corredata da brani di intercettazioni telefoniche) con cui il Gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti ha disposto la custodia cautelare in carcere per lo stesso Perotti e per il supermanager del ministero Lavori Pubblici Ercole Incalza nell'ambito dell'inchiesta "Sistema" sulle grandi opere. "Particolarmente significativa al fine di comprendere il giro di interessi e l'influenza che Stefano Perotti ha sul 'mondo politico' è la vicenda relativa al conferimento dell'incarico a Luca Lupi, figlio del ministro Maurizio Lupi", scrive il giudice. Il 30 gennaio 2014 Stefano Perotti, "nell'informare il cognato di essere riuscito a convincere i dirigenti dell'Eni ad avviare un'attività di progettazione a loro affidata gli prospetta la necessità di far lavorare in quest'appalto un giovane pagato da loro stessi: "...e metterei un direttore... un giovane che ho bisogno di far entrare.... ovviamente è rimborsato da noi....". Il 10 febbraio 2014 poi, si legge ancora nell'ordinanza, "Luca Lupi si vede con Stefano Perotti presso il cantiere della City Life e, dopo meno di un'ora, il secondo telefona al suo ufficio ravennate e chiede alla dipendente quale sia la procedura più conveniente ai fini contributivi per l'assunzione di un "ragazzo... che deve prendere 2.000 euro più Iva"". Da una telefonata del 12 febbraio 2014 effettuata da Perotti a una sua collaboratrice "si comprende che, nell'ambito della commessa Eni, egli stipulerà un contratto con Giorgio Mor (cognato di Perotti, ndr) affidandogli l'incarico di coordinatore per il lavoro e che, a sua volta, Giorgio Mor nominerà quale "persona fissa in cantiere" Luca Lupi corrispondendogli la somma di 2.000 mila euro oltre Iva al mese". Mor, il 19 febbraio, esprime "qualche perplessità sull'opportunità di tale azione" e "inizialmente chiede al cognato se fosse possibile assumere Luca Lupi "...in maniera meno formale"" ma Perotti lo esclude dicendo che "a lui dobbiamo dare la sicurezza" anche se "può esistere un minimo di rischio" sul fatto che le cose "vengano fuori". Ma "al termine della telefonata - scrive il Gip - gli interlocutori concludono per effettuare la "triangolazione"" e "la preoccupazione" di Stefano Perotti e Giorgio Mor "non è comprensibile al di fuori di uno scenario illecito".
«Non ho mai chiesto all'ingegner Perotti nè a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato», replica Lupi in una nota, precisando che il figlio lavora a New York dai primi di marzo. «Mio figlio Luca si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode dopo un periodo di sei mesi presso lo studio americano SOM (Skidmore Owings and Merrill LLP) di San Francisco, dove era stato inviato dal suo professore per la tesi. Appena laureato ha ricevuto un'offerta di lavoro dallo stesso studio per la sede di New York», spiega Lupi. «In attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti - prosegue - (un primo visto l'ha ricevuto nel giugno 2014, subito dopo il matrimonio, per ricongiungimento con la moglie che è ricercatrice in Italia e in America), ha lavorato da febbraio 
2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese. Nel gennaio 2015 gli è stata reiterata l'offerta dello studio SOM, gli è quindi finalmente arrivato il visto e dai primi di marzo mio figlio lavora a New York». «Ripeto - conclude il ministro -, non ho mai chiesto nulla a nessuno per il suo lavoro, mi sembra, inoltre, dato il suo curriculum di studi, che non ne avesse bisogno». 
"Renzi ha rottamato la legalità in questo Paese". Lo ha detto il deputato M5S Alessandro Di Battista in una conferenza stampa al Senato in cui i parlamentari 5 stelle chiedono le dimissioni del ministro Lupi dopo "l'ennesimo scandalo sulla corruzione", riferendosi all'arresto di Ercole Incalza.

lunedì 29 dicembre 2014

IL TRAGHETTO IN FIAMME, ore 18.00, il ministro Lupi conferma: possibili 38 dispersi. I morti sono 8.

ROMA, 29 dicembre - Nel pomeriggio, durante una conferenza stampa congiunta, il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, hanno spiegato che al momento i dispersi risultano 38, 8 le persone morte, 427 i passeggeri salvati. Secondo quanto riferito dalle autorità italiane, non è possibile al momento stabilire il numero preciso dei dispersi, in quanto non c’è sicurezza sui numeri della lista passeggeri indicata inizialmente con 468 nomi: «Può esistere un margine di errore, da qui non siamo in grado di stabilirlo», ha ribadito il ministro Lupi. Ad una domanda dei giornalisti sulla eventuale presenza di clandestini a bordo, la Guardia costiera fa sapere che «sono in corso accertamenti» e che «tra le persone recuperate ci sono nomi che non sono nella lista».

Uomini picchiavano donne e bambini per salire sugli elicotteri


"E' stato allucinante perché i militari portavano prima bambini, donne e anziani al livello dove potevano salire sull'elicottero, ma c'erano uomini, che li picchiavano, tiravano loro i capelli e li buttavano fuori per prendere il loro posto". Il racconto è del soprano Dimitra Theodossiou, salvata dalla Norman Atlantic.

mercoledì 5 marzo 2014

Alitalia-Etihad, "si chiude entro il 31 marzo"


ROMA,- "Entro il 31 marzo, così nelle intenzioni di Alitalia ed Etihad, si concluderà il dialogo che è tra due soggetti privati e si dovrà presentare, come ho chiesto all'ad di Etihad James Hogan, un piano industriale che dica quale è la prospettiva di sviluppo di questa partnership". Lo ha detto il ministro Maurizio Lupi in question time.

sabato 5 ottobre 2013

Alitalia, il ministro Lupi: lunedì vedremo le opzioni

ROMA, - Il governo valuterà lunedì pomeriggio in un incontro con Alitalia e con le banche ''tutte le opzioni che sono sul tavolo''. Lo ha confermato il ministro dei trasporti Maurizio Lupi durante la visita a MadeExpo che si conclude stasera alla fiera di Rho-Pero. Sulla praticabilità dell'ipotesi di un intervento di FS, ventilata da fonti di stampa, il ministro Lupi non ha espresso un giudizio: ''Ribadisco - ha detto - che lunedì ad un tavolo con le banche e l'impresa vedremo tutte le soluzioni''.