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giovedì 10 marzo 2016

Calata la disoccupazione nel 2015 (la prima volta in 7 anni)


ROMA, 10 marzo - Nella media del 2015 il tasso di disoccupazione scende all'11,9% dal 12,7% della media del 2014. La disoccupazione annua diminuisce per la prima volta dopo sette anni. Lo rileva l'Istat spiegando che nel 2015 la stima dei disoccupati diminuisce ''in maniera significativa'' (-203.000 unità, -6,3%), soprattutto nella seconda metà dell'anno.

Il tasso di disoccupazione nel quarto trimestre 2015 è all'11,5% (dati destagionalizzati), stabile rispetto al terzo trimestre (rivisto al ribasso dall'11,7% all'11,5%). Se si guarda ai dati grezzi il tasso nel quarto trimestre è all'11,9%, in calo di 1,3 punti rispetto al IV trimestre 2014.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nella media del 2015 è sceso al 40,3% (-2,4 punti percentuali) registrando la prima diminuzione annua dal 2007. Lo rileva l'Istat spiegando che per la fascia tra i 25 e i 34 anni il tasso di disoccupazione è al 17,8% (-0,8 punti sul 2014). Nel quarto trimestre il tasso di disoccupazione giovanile scende al 40% (-3,3 punti sullo stesso periodo del 2014). Il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 25 e i 34 anni è nel quarto trimestre al 17,6% (-due punti percentuali sullo stesso periodo 2014).

Nel 2015 l'occupazione è cresciuta in media annua di 186.000 unità (+0,8%) portando il tasso di occupazione al 56,3% (+0,6 punti). L'Istat sottolinea che la crescita è trainata dall'occupazione alle dipendenze (+207.000).
Nel quarto trimestre 2015 si registra un aumento di occupazione di 184.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2014 trainato dall'occupazione dipendente (+298.000 unità), grazie soprattutto ai rapporti a tempo indeterminato (+207.000). Gli occupati nel trimestre risultavano 22.559 in aumento di 0,8 punti sul quarto trimestre 2014. Gli indipendenti sono in calo di 114,000 unità. Nel quarto trimestre sulla base dei dati destagionalizzati il tasso di disoccupazione era all'11,5% con 2.943.000 persone in cerca di lavoro (-0,1 punti rispetto al trimestre precedente, dati destagionalizzati -10,7 punti sull'anno, dati grezzi).

venerdì 4 marzo 2016

Il PIL è cresciuto dell'1% nel 2015. Crescita indebolita

ROMA, 4 marzo - Il Pil italiano è salito dell'1% nel 2015. Lo rende noto l'Istat, comunicando che nell'ultimo trimestre dell'anno la crescita si è fermata a +0,1% rispetto al periodo luglio-agosto-settembre. "Nel corso dell'anno la crescita congiunturale ha mostrato un progressivo indebolimento", scrive l'Istituto di statistica nella nota a commento dei dati. Il 2015 era iniziato a +0,4%, seguito da un +0,3% e da un +0,2%. 
Nel 2015 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,6%. Si fa notare che il 2015 ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al 2014. La variazione acquisita per il 2016 è pari a 0,2%. 
Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono aumentati in maniera significativa, con incrementi dello 0,3% per i consumi finali nazionali e dello 0,8% per gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dell'1,0% e dell'1,3%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,4 punti percentuali alla crescita del PIL, con apporti di 0,2 punti decimali dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e di 0,1 punti decimali sia della spesa della Pubblica Amministrazione, sia degli investimenti fissi lordi. 
La variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del PIL (-0,4 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è stato positivo per 0,1 punti percentuali. Si registra un andamento congiunturale positivo per il valore aggiunto dell'industria e dei servizi (+0,1% per entrambi i comparti), mentre il valore aggiunto dell'agricoltura è diminuito dello 0,1%. In termini tendenziali, il valore aggiunto dell'agricoltura è aumentato dell'8,4%, quello dell'industria dell'1% e quello dei servizi dello 0,5%.

sabato 13 febbraio 2016

CGIL, la spesa media mensile delle famiglia calata del 6,3% nel 2015


ROMA, 13 febbraio - La crisi ha colpito e modificato i consumi. La spesa media mensile delle famiglie nel 2015 risulta inferiore del 6,3% rispetto al 2008 (che equivale a 156 euro in meno, passando da 2.487 a 2.331 euro medi) e del 2,9% rispetto a dieci anni prima. E' quanto emerge dal rapporto 2015 "I consumi delle famiglie italiane" realizzato dalla Filcams-Cgil, in collaborazione con la Fondazione di Vittorio della Cgil e l'istituto Tecnè, in cui si delineano anche le nuove modalità di acquisto, all'impronta del risparmio. Con Internet che fa da bussola: il 30% delle famiglie verifica prima online i migliori prezzi di vendita dei prodotti alimentari che andrà a comprare, percentuale che sale al 63% quando si tratta di generi non-alimentari. Dal rapporto emerge anche che sette famiglie su dieci hanno cambiato standard di consumo. E che il 29% dichiara consumi inferiori alle sue necessità reali, non riuscendo quindi a soddisfare tutti i bisogni effettivi.
   

lunedì 25 gennaio 2016

Il 2015 anno più CALDO di sempre


Per la prima volta, le temperature nel 2015 hanno superato di circa 1 grado centigrado quelle del periodo pre-industriale: lo afferma un'analisi dell'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) che ha confermato oggi che la temperatura media alla superficie del globo nel 2015 ha ampiamente battuto tutti i record, risultando di 0,76 gradi centigradi sopra la media del periodo di riferimento 1961-1990.
Nel 2015, il fenomeno El Nino, eccezionalmente forte, ed il riscaldamento globale causato dai gas serra "hanno unito le loro forze con un effetto drammatico sul sistema climatico", ma mentre "l'impatto di El Nino svanirà nei prossimi mesi, quelli dei cambiamenti climatici indotti dall'uomo resteranno con noi per molti decenni", ha ammonito il Segretario generale dell'Omm Petteri Taalas commentando il "Provisional Statement on the Status of the Climate Change". Le temperature record alla superficie della terra e degli oceani nel 2015 sono state accompagnate da molti eventi meteorologici estremi come ondate di caldo, inondazioni e siccità, afferma l'Omm. "Se gli impegni presi nel corso dei negoziati sui cambiamenti climatici a Parigi saranno rispettati e se adotteremo misure più ambiziose di riduzione delle emissioni abbiamo ancora una possibilità di rimanere entro i limiti della soglia dei 2 gradi centigradi", ha aggiunto Taalas. Per il segretario generale dell'Omm, "il cambiamento climatico avrà un impatto sempre più negativo almeno per i prossimi cinque decenni ed è quindi necessario investire nell'adattamento oltre che nella mitigazione. E' importante rafforzare la capacità dei paesi di disporre di sistemi di allarme precoce in caso di disastri per minimizzare le perdite umane ed economiche", ha detto Taalas.

martedì 30 dicembre 2014

2015, anno nero (tasse) per gli automobilisti e non solo


ROMA, 30 dicembre - Il 2015 registrerà, sul fronte fiscale, una serie di rincari. Secondo la Cgia di Mestre, i più penalizzati saranno gli automobilisti, le categorie professionali che quotidianamente utilizzano l'auto o il camion (taxisti, agenti di commercio, autotrasportatori) e, soprattutto, i lavoratori autonomi iscritti alla sezione separata dell'Inps (freelance). Sono ben 12 le "voci" toccate dagli aumenti: dall'acqua al pellet.
Accanto alla conferma del bonus Irpef, alla riduzione dell'Irap per le imprese e alla cancellazione dei contributi Inps a carico delle imprese per i neoassunti a tempo indeterminato, dal primo gennaio 2015 scatteranno anche una serie di aumenti che interesseranno tutti gli italiani.

Dalla benzina al pellet - Per la Cgia sono 12 le voci su cui il fisco andrà ad intervenire con aumenti. Eccoli: 
- acqua potabile;
- benzina e gasolio per autotrazione;
- multe per violazione del codice della strada;
- tasse automobilistiche dovute anche per gli autoveicoli e motoveicoli ultraventennali di particolare interesse storico e collezionistico;
- pedaggi autostradali;
- contributi previdenziali per artigiani e commercianti;
- contributi previdenziali gestione separata Inps;
- birra e prodotti alcolici
- tassazione dei fondi pensione;
- tassazione sulla rivalutazione del Tfr;
- riduzione esenzioni sui capitali percepiti in caso di morte in presenza di assicurazione sulla vita;
- Iva per l’acquisto del pellet. 

"I soggetti interessati da questi aumenti - fa notare il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - saranno in particolar modo gli automobilisti e tutte le categorie professionali che utilizzano quotidianamente un'auto o un camion, come i taxisti, gli agenti di commercio, gli autonoleggiatori o gli autotrasportatori. Oltre all'aumento del costo del carburante, dal primo gennaio scatteranno il ritocco delle sanzioni in caso di violazione del codice della strada, il probabile aumento medio dei pedaggi autostradali fino all'1,5% e le tasse per le auto/moto storiche. Ma coloro che subiranno gli aumenti più preoccupanti saranno le partite Iva iscritte alla sezione separata dell'Inps. Per questi freelance l'aliquota passerà dal 27,72 al 30,72%".
Chi sono questi lavoratori autonomi? Formatori, ricercatori, informatici, creativi e altre categorie di consulenti, generalmente operanti al di fuori di ordini e albi professionali, che lavorano per imprese o enti della Pubblica Amministrazione. 
Secondo Bortolussi, comunque, per uscire dalla crisi è necessario rilanciare i consumi interni. "Sebbene sia stato confermato il bonus Irpef per i redditi medio-bassi e le bollette di luce e gas siano destinate a subire una leggera flessione, nel 2015 - spiega - i consumi delle famiglie continueranno a ristagnare, attestandosi, secondo le previsioni, attorno ad un modesto +0,6%. Seppur in aumento rispetto agli ultimi anni, con questi livelli di crescita torneremo alla situazione pre-crisi solo fra 10-12 anni. Se vogliamo uscire da questa fase di depressione dobbiamo assolutamente rilanciare la domanda interna attraverso una ripresa degli investimenti, una riduzione del carico fiscale e un conseguente incremento degli impieghi a favore delle famiglie e delle piccole imprese. Le decisioni economiche prese in questi ultimi mesi vanno nella direzione giusta, ma sono ancora troppo timide. Con un tasso di disoccupazione che nel 2015 è destinato a sfiorare il 13% non abbiamo alternative: dobbiamo ridare slancio ai consumi interni".